{"id":3450,"date":"2012-03-03T16:15:00","date_gmt":"2012-03-03T15:15:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/festa-di-congedo-per-elmar-salmann-a-santanselmo\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:51","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:51","slug":"festa-di-congedo-per-elmar-salmann-a-santanselmo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/festa-di-congedo-per-elmar-salmann-a-santanselmo\/","title":{"rendered":"Festa di congedo per Elmar Salmann a Sant&#8217;Anselmo"},"content":{"rendered":"<p><\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/salmann_s.jpg\" style=\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/salmann_s.jpg\" \/><\/a><\/div>\n<p><b><i>La mattina del 3 marzo 2012 si \u00e8 svolta a Sant&#8217;Anselmo sull&#8217;Aventino in Roma la festa per il congedo del prof. Elmar Salmann, dopo 30 anni di insegnamento presso l&#8217;Ateneo anselmiano e presso l&#8217;Universit\u00e0 Gregoriana. Ecco uno dei saluti che gli sono stati indirizzati<\/i><\/b><br \/><b><br \/><\/b><b><br \/><\/b><b><span style=\"font-size: large;\">Il romanzo della teologia:<\/span><\/b><br \/><b><span style=\"font-size: large;\">&nbsp;piccolo glossario salmanniano<\/span><\/b><\/p>\n<p>Non ho altra pretesa che raccontarvi &#8211; alla mia maniera \u2013 il modo del tutto straordinario con cui il nostro docente e collega prof. Elmar Salmann, dell\u2019ordine di S. Benedetto, ha saputo fare teologia nella forma di un romanzo sempre molto avvincente ed \u00e8 riuscito a trarre dal suo modo di \u201craccontare le cose divine\u201d una teologia appassionata e appassionante. Egli ha affrontato l&#8217;impresa teologica con un piglio del tutto particolare, singolarissimo e sorprendente. Cosi ha saputo attestare in modo efficacissimo la possibilita&#8217; di una teologia elegante come una sonata di Mozart e avvincente come un romanzo di Dickens. Sar\u00e0 anzitutto una galleria di personaggi &#8211; piu o meno strettamente legati al suo lavoro e al suo pensiero &#8211; ad accompagnarci in questa piccola riconsiderazione del modo speciale di teologare e di insegnare che P. Elmar Salmann ci ha offerto in tutti questi anni.<\/p>\n<p>I. Prima parte: una galleria di \u201cimagines\u201d<\/p>\n<p>Anzitutto, per un uomo tedesco come P. Elmar, mi ispirer\u00f2 a un grande tedesco come W. Benjamin, che ha scritto sui tedeschi un libretto tanto gustoso dal titolo Deutsche Menschen, \u201cUomini tedeschi\u201d (=UT). In questo libro Benjamin ospita lettere di grandi personaggi della cultura tedesca del 700 e 800, dalle quali scaturiscono aspetti sorprendenti e impressionanti della loro personalit\u00e0. Useremo alcune di queste lettere per capire meglio il pensiero e la parola di E. Salmann, ponendoci quasi davanti a una serie di \u201cimagines\u201d di tradizione sallustiana. Lo stile di Salmann apparir\u00e0 meglio alla luce di queste imagines. <\/p>\n<p>A) Lo sguardo sapienziale e la sprezzatura verso il progresso. Lasciamo la parola a Goethe che scrive a Zelter nel 1832:<\/p>\n<p>\u201cRicchezza e velocit\u00e0 \u00e8 ci\u00f2 che il mondo ammira e verso cui ognuno tende. Strade ferrate, poste rapide, navi a vapore e tutto quanto pu\u00f2 facilitare la comunicazione sono le cose di cui il mondo istruito va in cerca per sovraccaricarsi di istruzione e quindi rimanere fermo nella mediocrit\u00e0&#8230;E\u2019 proprio il secolo per le teste capaci, per uomini pratici e di intelletto pronto, i quali, forniti di una certa destrezza, sentono la propria superiorit\u00e0 sulla massa, pur non ssendo loro stessi dotati per quel che c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 elevato. \u201c (UT 11-12)<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un primo luogo comune della prosa salmanniana: un certo distacco, quasi una forma di disagio della civilt\u00e0, del progresso, senza troppa nostalgia, ma con una certa chiaroveggenza circa i limiti della esperienza che diciamo \u201ccontemporanea\u201d o \u201cattuale\u201d. La teologia di Salmann ha la attualit\u00e0 della inattualit\u00e0, non solo nella teoria, ma anche nella pratica del computer, usato come macchina da scrivere, e nel rifiuto &#8211; direi ideologico &#8211; del telefonino e della posta elettronica, dai quali il nostro collega si \u00e8 sempre difeso sine intermissione.<\/p>\n<p>B) Di qui viene il secondo aspetto che vorrei mettere in luce con un\u2019altra curiosa citazione. Essa riguarda l\u2019esercizio di una critica lineare, diretta, ispirata, che troviamo qui esemplificata dalla contestazione che a Immanuel Kant fece, nel gennaio del 1795, Samuel Collenbusch, quando con una sorprendente franchezza, tutta pietista, scriveva queste parole allo stesso Kant:<\/p>\n<p>\u201cL\u2019estate scorsa mi son fatto leggere un paio di volte la Sua etica e la Sua religione, ma non posso convincermi che Ella pensi sul serio quanto ha scritto. Una fede del tutto priva di ogni speranza e una morale del tutto priva di ogni amore \u00e8 uno strano fenomeno nella repubblica dei dotti.\u201d (UT 32)<\/p>\n<p>Ci sorprende una tale franchezza. Ma non \u00e8 forse questo uno dei registri pi\u00f9 tipici, pi\u00f9 efficaci e pi\u00f9 disarmanti, della parola e della prosa salmanniana? Non vi \u00e8 nella sua analisi del pensiero, dei fenomeni culturali, delle tendenze teologiche, dei tic di una civilt\u00e0, una grande spregiudicatezza che deriva proprio dal pi\u00f9 grande distacco da ogni accademismo formale e di maniera?<br \/>Un grande pietista insoddisfatto, come Collebusch, solleva una critica al pi\u00f9 pietista dei filosofi. Se lo ascoltiamo ancora per un poco, come possiamo non riconoscervi l\u2019eco lontano di una caratteristica strutturale dell\u2019approccio salmanniano alle questioni, diretto, disarmato e disarmante. Ascoltiamo l\u2019incipit di questa stessa lettera sorprendente di Collenbusch a Kant:<\/p>\n<p>\u201c Mio caro signor professore,<br \/>la speranza rallegra il cuore. Non vendo la mia speranza nemmeno per mille tonnellate d\u2019oro. La mia fede spera una meraviglia di bene da Dio. Sono un vecchio di settant\u2019anni, quasi cieco; come medico ritengo che fra breve sar\u00e0 cieco del tutto. Non sono nemmeno ricco, ma la mia speranza \u00e8 cos\u00ec grande che non mi cambierei con un imperatore!\u201d<\/p>\n<p>Di questa speranza, che viene dalla fede, dalla fede tedesca e dalla fede protestante, \u00e8 ricca la teologia di Elmar Salmann<\/p>\n<p>C) Ma un\u2019altra caratteristica, molto diversa, \u00e8 la consapevolezza del limite e la lucidita&#8217; nella sua ammissione. Ancora una volta Goethe ci introduce in questo aspetto, con una delle sue ultime lettere:<\/p>\n<p>\u201cMa la vita che passa davanti rumoreggiando, fra altre stranezze, ha anche questa, che noi, cos\u00ec impegnati in attivit\u00e0, cos\u00ec avidi di godimento, raramente sappiamo apprezzare e trattenere i particolari che l\u2019attimo ci offre. E cos\u00ec, nell\u2019estrema et\u00e0, ci rimane ancora il dovere di riconoscere l\u2019umano, che mai ci abbandona, almeno nelle sue peculiarit\u00e0, e di consolarci, attraverso la riflessione, di quelle mancanze che non possiamo del tutto evitare di imputarci\u201d (UT, 109)<\/p>\n<p>Non solo umanamente, ma direi teoreticamente Elmar Salmann ha sempre meditato queste parole, dimostrando una acutezza per l\u2019umano che raramente \u00e8 dato incontrare. Essendo ancora piuttosto lontano dalla et\u00e0 estrema, egli ha come estremizzato la sua sensibilit\u00e0, sapendo cogliere come un rabdomante &nbsp;i pi\u00f9 lievi fruscii del cuore, le pi\u00f9 lontane ombre della mente, i pi\u00f9 piccoli scricchiolii delle strutture e le pi\u00f9 sommesse esitazioni della voce. Anche quando ci \u00e8 sembrato sommamente distante, tutto notava e registrava, con una cura quasi certosina, nel centro del suo pensiero e del suo cuore.<\/p>\n<p>D) Infine, consideriamo un\u2019ultima qualit\u00e0 del suo modo particolare di \u201ctenere\u201d, di \u201coffrire\u201d, di \u201c porgere\u201d la lezione. Proviamo a capirlo per differenza, ascoltando alcune righe da una lettera che David Friedrich Strauss scrisse a Maerklin il &nbsp;giorno 15 novembre del 1831:<\/p>\n<p>\u201cIl professor Hegel \u00e8 morto ieri sera&#8230;che stai a fare a Berlino senza Hegel?\u201d e pi\u00f9 avanti egli rievoca il modo con cui Hegel faceva lezione: \u201cA prescindere da ogni particolare esteriore, il suo modo di esporre dava l\u2019impressione di uno spirito tutto assorto in se stesso, inconsapevole della propria esistenza per quanto riguarda gli altri; era, cio\u00e8, molto pi\u00f9 un riflettere ad alta voce che un discorso rivolto agli ascoltatori\u201d (UT, 102)<\/p>\n<p>Questa descrizione ci permette di considerare brevemente che cosa sia stata e sar\u00e0 ancora a lungo la vis rethorica della lezione salmanniana, che \u00e8 molto pi\u00f9 alla Schleiermacher che alla Hegel, dove una improvvisazione del tono, del linguaggio, della scelta della parola \u2013 per assonanza, per contrasto, per sinonimia, per arcaismo &#8211; si sposa sempre con una struttura rigorosa, ma duttile, costruita all\u2019antica, con elenchi lunghi &nbsp;anche 14 punti, come non si sente pi\u00f9 da nessuno, come faceva qui a S. Anselmo ancora Vagaggini, molti anni fa&#8230;La \u201cestroversione\u201d della lezione salmanniana ha richiamato il pubblico degli studenti pi\u00f9 diversi, e, come alle olimpiadi, qualcuno veniva per ascoltare il pensiero, qualcun altro per lasciarsi sorprendere dalle battute, qualcuno per sentire un bel discorso, qualcun altro per ritrovare la fede&#8230;ma dallo stesso prato l\u2019ape, il bue, la lepre e la lucertola uscivano sempre soddisfatti e invariabilmente toccati e commossi.. <\/p>\n<p>II. Seconda Parte: lo stile teologico e la parola di benedizione<\/p>\n<p>Salmann \u00e8 stato, come Schleiermacher, un oratore mai del tutto traducibile sulla pagina scritta. Ha usato l&#8217;ironia di Swift &nbsp;e la pietas di De Luca, il moralismo non moralistico di Fenelon e la accuratezza dei camerieri con cui inizia il Convivio di Dante. Ascoltiamone il folgorante inizio:<\/p>\n<p>\u201cNel cominciamento di ciascuno bene ordinato convivio sogliono li sergenti prendere lo pane apposito, e quello purgare da ogni macula\u201d<\/p>\n<p>Nel romanzo della teologia salmanniana la forza del pensiero cerca una sapienza che \u00e8 insieme strutturale e mistica, elementare e piena di sprezzatura&#8230;a quale ideale si \u00e8 ispirato p. Salmann se non a quello del cameriere o del \u201csergente\u201d dantesco?<\/p>\n<p>Potremmo dire, senza troppo forzare le cose, che Salmann ha adottato, fin dall\u2019inizio, il paradigma della complessita&#8217; per fare teologia.<\/p>\n<p>Quante volte gli abbiamo sentito dire questa frase:<\/p>\n<p>&#8220;se uno non e&#8217; integralmente teologo non e&#8217; ancora teologo. Ma se uno e&#8217; soltanto teologo, non lo e&#8217; piu'&#8221;.<\/p>\n<p>Da questa frase, lungamente ripetuta e meditata, applicata in fondo a tutti gli stati di vita, trapela una visione della irriducibilit\u00e0 dell&#8217;oggetto e del soggetto della teologia. Qui il pensiero di Salmann ha toccato le sue vette piu innevate e gli abissi piu oscuri. Ha dischiuso orizzonti ignoti e ha attraversato deserti solitari. Ma lo ha fatto \u2013 si badi bene &#8211; all\u2019interno di una \u201cscuola\u201d, nonostante tutto: di quella scuola che da Anselm Stolz, attraverso Cipriano Vagaggini e poi Magnus Loehrer, \u00e8 arrivata a lui, mediata dalla cattedra di teologia sistematica qui a S. Anselmo. Scuola di teologia monastica, ossia teologia non immediatamente scolastica, non razionalistica, neppure positivistica, ma attenta al lato sapienziale, mistico, corporeo, contingente, positivo della esperienza. In questa tradizione Salmann ha preso la parola, a modo suo, con il suo stile.<\/p>\n<p>Di questa parola forte, di questa risata contagiosa, di questa lucidita&#8217; impressionante, di questa sovrana liberta&#8217; di giudizio vogliamo qui ringraziarlo di cuore. Lo abbamo ascoltato per 60 semestri, qui a S. Anselmo e alla Universit\u00e0 Gregoriana, in centinaia di corsi, per migliaia di ore, tutte sempre ben costruite, con il gusto della compiuta conferenza, in grande stile e con smisurato senso della misura, intrecciando i pensieri come collane di perle, piene di scorribande per deserti e oasi di pacificata meditazione, con confessioni e con ironie, senza mai invettive, senza condanne troppo accese, cercando sempre una ragione piu profonda e lasciando spesso la parola al silenzio, senza mai prendersi troppo sul serio. Questo e&#8217; il senso originario di quella sprezzatura che tante volte gli abbiamo sentito nominare e qualche volta abbiamo anche pesantemente frainteso. &nbsp;Le sue pause, che non si possono trascrivere &#8211; come neppure i suoi occhi sgranati o la voce che si assottiglia e poi si fa profonda &#8211; hanno detto sempre questa interruzione dell&#8217;autocompiacimento di ogni pensiero troppo sicuro di se&#8217;. Le pause \u2013 proprio perch\u00e9 intrascrivibili &#8211; esattamente come i toni e i ritmi del discorso &#8211; &nbsp;fanno sempre torto ai suoi scritti. Essi mancano di quella sprezzatura che viene dal tono, dal silenzio, dallo sguardo, forme di comunicazione tipicamente \u201cnon verbali\u201d e quindi \u201cnon verbalizzabili\u201d<\/p>\n<p>Per questo Elmar Salmann ci ha soprattutto parlato, senza fidarsi mai solo del linguaggio verbale e lo ha fatto in tanti modi. Proviamo a farne una piccola rassegna:<\/p>\n<p>Ha parlato come un bambino che dice: il re e&#8217; nudo. Ma anche come un re, che se lo lascia dire divertito, senza nascondere quel poco di turbamento che non puo mancargli, se vuole essere davvero un re.<\/p>\n<p>Ha parlato come un monaco che prende del tutto sul serio la propria regola di vita e i 7 gradi della umilta&#8217;, ma anche come un semplice uomo vivente, vestito di scuro, che &#8220;non scapola allo scapolare&#8221;, ma che non si illude di aver trovato rifugio in una ideologia monastica per sfuggire alla serieta&#8217; sempre imbarazzante e promettente della vita.<\/p>\n<p>Ha parlato come un cattolico che ammira la superiore intelligenza dei protestanti ma anche come un protestante che non si fida mai del tutto della propria teoria straordinariamente raffinata e calibrata.<\/p>\n<p>Ha parlato come un ebreo che conosce la forza e il fascino della legge e del comandamento, ma anche come un cristiano che non dimentica mai la grazia sovrabbondante, con la sua beata capacit\u00e0 di relativizzare ogni legge.<\/p>\n<p>Ha parlato come un tedesco della Westfalia che non si fida mai del tutto della propria strategica vocazione per l&#8217;ordine e per la dignit\u00e0, ma ha parlato anche come un italiano di adozione che scopre quanto possa essere efficiente e giusta una improvvisata, estemporanea e quasi spudorata disorganizzazione.<\/p>\n<p>Ha parlato come un uomo moderno che rimpiange di aver perso la forza e la saggezza della tradizione, ma anche come un uomo antico, che aspira a &nbsp;una nuova e piu profonda liberta&#8217; e guarda ai fenomeni con grande spregiudicatezza, anche se diffida del computer e non si lascia contaminare dal \u201ctelefonino\u201d.<\/p>\n<p>Ha parlato come un padre di famiglia, che sa ammonire e consolare tutti i suoi figli numerosi e indisciplinati, ma anche come un figlio devoto, molto rispettoso della autorit\u00e0 e del tutto obbediente ai superiori.<\/p>\n<p>Ha parlato come un serio orologiaio che si guadagna il pane con la diuturna dedizione al proprio mestiere, ma anche come un giocoliere o come un acrobata che si diverte a iimprovvisare ogni volta di nuovo, lanciandosi in uno spettacolare salto mortale da un trampolino all&#8217;altro, senza rete ma non senza criterio.<\/p>\n<p>Tra ufficio e &nbsp;circo, tra bottega e foresta, tra cucina e mare aperto si e&#8217; mosso il suo pensiero e la sua parola. E forse proprio cosi, per la promiscuit\u00e0 di queste frequentazioni culturali, spirituali, umane, ha saputo generare figli molto diversi, liberati alla ricerca dalla imprendibilita teorica del maestro, che si convertiva sempre, al momento giusto, in parola sapiente e in sentenza consolatrice. Parola che diventava di volta in volta pacca sulla spalla, sferzata al fianco, freno alla irruenza, spinta al coraggio, realistica assunzione del limite, profetica speranza di inveramento, sapiente attesa di luce. Le sue prese di parola sono state &#8211; allo stesso tempo- gesti teatrali pieni di sprezzatura e umanissime forme di vera accoglienza e considerazione. Le due cose sempre insieme, indisgiungibili e inconfondibili, con tutti.<\/p>\n<p>Ma ora qualcosa cambier\u00e0. E non sar\u00e0 indolore, per nessuno. Tra qualche giorno p. Salmann non sara&#8217; piu presente regolarmente a s. Anselmo e a Roma. La sua regolata devozione \u2013 esercitata altrove \u2013 torner\u00e0 per\u00f2 a farsi vedere, a farsi sentire e ci toccher\u00e0 ancora. A questa benedetta contingenza chiediamo che possa essere non \u201cmeno di una necessita&#8217;\u201d, non un caso dolorosamente eventuale, ma \u201cpi\u00f9 di una necessita&#8217;\u201d, la ripresa piu alta di quanto di meglio abbiamo gia conosciuto: insomma una grazia piu che necessaria.<\/p>\n<p>Concludo. Ovviamente con un romanzo.<br \/>Alla fine dell&#8217;intreccio di Hard Times ci imbattiamo in alcune pagine davvero sorprendenti in cui Dickens riprende in modo toccante tutti i personaggi principali confrontandoli con il loro destino e con le loro attese. Ognuno viene soppesato e riconsiderato, dopo tutto quanto \u00e8 capitato di tragico e di comico lungo il corso del romanzo. Forse \u00e8 proprio il capo del circo, con la sua parlata sapiente, a dire la parola piu adeguata alla nostra conclusione. Egli esprime una pietas di fondo che piacerebbe al nostro collega Salmann: egli dice, con la sua inconfondibile &#8220;evve moscia&#8221;:<\/p>\n<p>\u201cSiate saggi, signovi, e buoni anche, pvendendovi pev il lato migliove e non pev il peggiove.\u201d<\/p>\n<p>\u201cPrendere per il lato migliore, non per il peggiore\u201d: forse sta tutta qui la sapienza salmanniana. Nel dare uno statuto teorico elementare e squisito alla prevalenza del bene, ma senza facili ottimisti; nel far spazio alle forme del rispetto, ma senza alcuna idealizzazione dell\u2019altro; nel coltivare le proprie buone maniere, senza confidare troppo in quelle altrui. Dunque sta forse nella benedizione il segreto del romanzo teologico salmanniano.<\/p>\n<p>A questa teologia sapienziale \u2013 a un tempo circense e cortese, giocoliera e meticolosa, scapigliatamente monastica e evangelicamente cattolica &#8211; sentiamo di essere stati garbatamente avviati dalla compagnia stabile del prof. Salmann in questo Ateneo, per tutto questo tempo, per 30 anni giusti giusti, per 60 semestri, per 360 mesi, per oltre 10.800 giorni, per pi\u00f9 di 270.000 ore&#8230;Ne avevamo quasi guadagnato la pretesa: ora possiamo solo riceverla gratuitamente, come all\u2019improvviso, per grazia. <br \/>Padre, le siamo davvero grati per tutto questo. E le assicuro che non ce lo dimenticheremo.<\/p>\n<p><\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/salmann-salmann.jpg\" style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/salmann-salmann-300x199.jpg\" height=\"212\" width=\"320\" \/><\/a><\/div>\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mattina del 3 marzo 2012 si \u00e8 svolta a Sant&#8217;Anselmo sull&#8217;Aventino in Roma la festa per il congedo del prof. 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