{"id":3449,"date":"2012-03-16T10:01:00","date_gmt":"2012-03-16T09:01:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/3449\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:51","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:51","slug":"3449","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/3449\/","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/esequie-pa.jpg\"><img decoding=\"async\" style=\"float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 147px; height: 200px;\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/esequie-pa.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" id=\"BLOGGER_PHOTO_ID_5720417707486300738\" \/><\/a>Nel volume curato da P. Sorci dal titolo &#8220;La celebrazione cristiana delle esequie&#8221; (Trapani, Il Pozzo di Giacobbe, 2012) ho scritto un articolo (pp.19-31) di cui riporto qui l&#8217;inizio.<\/p>\n<div><span ><br \/><\/span><\/div>\n<div><span ><br \/><\/span><\/div>\n<div><span ><br \/><\/span><\/div>\n<div><span ><br \/><\/span><\/div>\n<div><span ><br \/><\/span><\/div>\n<div><span ><b>La morte interpretata dai riti cristiani<\/b><\/span><\/div>\n<div><span ><b>Nuove teologie della morte e rimozione del morire <span style=\"white-space:pre\"> <\/span><\/b><\/span><\/div>\n<div><span ><br \/><\/span><\/div>\n<div><span ><br \/><\/span><\/div>\n<div><span ><br \/><\/span><\/div>\n<div><span >\u201cCi sono delle culture della morte. Passando un confine, si cambia la morte. Si cambia morte, dove non si parla pi\u00f9 la stessa lingua, si cambia la morte\u201d<\/span><\/div>\n<div><span ><span style=\"white-space:pre\">        <\/span>J. Derrida  <\/span><\/div>\n<div><span ><br \/><\/span><\/div>\n<div><span ><br \/><\/span><\/div>\n<div><span >L\u2019acquisizione di una prospettiva corretta nel campo della coscienza ecclesiale circa la morte e la sua rilevanza nell\u2019esperienza di fede deve procedere in modo equidistante rispetto a due orientamenti, che appaiono in realt\u00e0 come difetti di prospettiva, i quali assillano la comune coscienza contemporanea (ecclesiale e civile). Da un lato l\u2019affidamento cieco alle abitudini tradizionali (del pensiero e della prassi) che riconducono il \u201csenso cristiano\u201d della morte a luoghi comuni senza pi\u00f9 spessore autorevole e incapaci di parlare al popolo di Dio e a ogni singolo cristiano. D\u2019altra parte le diverse forme di \u201ctrascendentalizzazione\u201d del morire, che in modo pi\u00f9 o meno accentuato prendono congedo dalla rilevanza della elaborazione rituale del lutto, confidando su evidenze di carattere coscienziale e soggettivo, che sarebbero capaci in qualche modo di sostituire il fenomeno \u201clutto\u201d con il suo significato. Il fenomeno della \u201crimozione della morte\u201d, che oggi insidia buona parte dell\u2019esperienza tardo-moderna (anche ecclesiale) deriva proprio dalla alleanza imprevista di questi due aspetti della questione. Da un lato, infatti, la ripetizione del medesimo non garantisce per niente la tradizione, pur mantenendone un sostrato corporeo tutt\u2019altro che secondario; viceversa, la riduzione trascendentale, mirando al rinnovamento del senso intenzionale di un dato atto, sospende e spesso sopprime il ruolo dei \u201csensi\u201d e confida solo nel primato del \u201csenso\u201d, creando cos\u00ec un opposto, ma coerente ostacolo alla tradizione medesima. N\u00e9 la ripetizione corporea senza intenzione, n\u00e9 l\u2019intenzione senza contingenza corporea garantiscono le tradizioni. E la morte ha terribilmente bisogno di tradizione, in modo almeno tanto urgente quanto le altre grandi esperienze della vita. Non solo una \u201cars moriendi\u201d, ma anche una \u201cars  celebrandi\u201d ne \u00e8 dunque la condizione essenziale. <\/span><\/div>\n<div><span >Cos\u00ec, come a me sembra, la discussione di entrambe queste \u201capparenti soluzioni\u201d s\u2019impone come compito preliminare a ogni possibile ricostruzione storica delle forme assunte dal cordoglio cristiano nello sviluppo di quell\u2019esperienza di comunione con Dio mediante il Figlio nello Spirito Santo che chiamiamo \u201cChiesa\u201d. Anzi, in larga parte, la nostra fatica corrisponder\u00e0 precisamente nel definire meglio i limiti di queste due prospettive erronee, con particolare riguarda alla \u201criduzione trascendentale\u201d del morire, che appare come il caso estremo di una tendenza della \u201cprima svolta\u201d antropologica, rispetto a cui cercheremo di additare qualche percorso di una \u201cseconda svolta antropologica\u201d, che non cada nell\u2019errore di svuotare di senso le \u201cPratiche categoriali\u201d dei cristiani intorno al morire.    Pertanto a un primo paragrafo che fotografa la situazione ambigua del nostro accompagnamento del morente (\u00a7.1) seguir\u00e0 un\u2019ampia discussione dei nuovi modelli trascendentali di \u201cteologia della morte\u201d (\u00a7.2) per poi concludere sommariamente con brevi  prospettive di riscoperta della importanza di \u201cpratiche rituali\u201d di elaborazione del lutto (\u00a7.3) per l\u2019avvenire della comprensione cristiana del morire. <\/span><\/div>\n<div style=\"font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; \"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel volume curato da P. Sorci dal titolo &#8220;La celebrazione cristiana delle esequie&#8221; (Trapani, Il Pozzo di Giacobbe, 2012) ho scritto un articolo (pp.19-31) di cui riporto qui l&#8217;inizio. 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