{"id":3448,"date":"2012-03-26T17:43:00","date_gmt":"2012-03-26T15:43:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-riforma-non-necessaria\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:51","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:51","slug":"una-riforma-non-necessaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-riforma-non-necessaria\/","title":{"rendered":"Una riforma &#8220;non necessaria&#8221;?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vivailconcilio.jpg\" style=\"font-style: normal; \"><img decoding=\"async\" style=\"float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 240px; height: 320px;\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vivailconcilio-224x300.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" id=\"BLOGGER_PHOTO_ID_5724248419243708690\" \/><\/a><\/p>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><b>L\u2019arcivescovo Giuseppe Siri, la Veglia Pasquale e le radici del Motu Proprio \u201cSummorum Pontificum\u201d<\/b><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>Una preziosa occasione di approfondimento del dibattito oggi in corso sulla Riforma Liturgica ci viene offerta dalla pubblicazione di un articolo ad opera di Nicola Giampietro, (\u201cO vere beata nox\u201d. L\u2019accoglienza dell\u2019\u201dOrdo Sabbati Sancti\u201d del 1951-1952, \u201cEphemerides Liturgicae\u201d, 125[2011], 142-189), nel quale egli offre una ampia rassegna delle numerose e favorevolissime testimonianze episcopali circa la introduzione del nuovo Ordo della Veglia Pasquale.<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>Come gi\u00e0 molte volte ricordato \u2013 anche su questo blog &#8211; tra coloro che espressero un giudizio critico circa la Riforma, spicca il parere negativo dell\u2019Arcivescovo di Genova Giuseppe Siri. Il pregio dell\u2019articolo di Giampietro sta nel pubblicare integralmente le pagine della relazione (158-161), inviata alla Sacra Congregazione dei Riti da Genova, il giorno 8 ottobre 1951. In essa possiamo leggere due ordini di preoccupazioni, che possono facilmente essere qui considerate, proprio per marcare la distanza del nostro tempo da quel tempo e della nostra sensibilit\u00e0 (prevalente) da quella sensibilit\u00e0.<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>Bisogna dire, tuttavia, che alcune delle cose che G. Siri considera prioritarie oggi rimangono ancora fortemente presenti nel corpo ecclesiale, al centro come in periferia. Soprattutto una certa sufficienza nei confronti di quella (prima) riforma liturgica  mostra oggi di aver mantenuto una sua forza e di aver anche intaccato luoghi di particolare autorevolezza.<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>Proprio per questo, dei due ordini di contestazioni che Mons. Siri rivolge alla riforma, il primo ha immediatamente colpito la attenzione dei teologi, ma \u00e8 il secondo, come vedremo, a risultare oggi il pi\u00f9 insidioso e il pi\u00f9 urgente da affrontare.<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>1. Le ragioni disciplinari e \u201cnaturali\u201d della critica negativa alla riforma della veglia pasquale<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>Non senza ragione, molti commentatori si sono soffermati sulle ragioni con cui Giuseppe Siri manifesta le sue perplessit\u00e0. Ne faccio qui una piccola collezione di citazioni. Anzitutto una concatenazione iniziale di cause ed effetti:<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div><span>a) \u201cLa innovazione ha avuto buon risultato, ma ci\u00f2 si deve <i>esclusivamente<\/i> al fatto che \u00e8 stata applicata in un numero ridotto di Chiese (per decreto dello stesso Arcivescovo)\u201d (158)<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>b) \u201cSi deve immobilizzare molto clero per le confessioni, mentre avviene la non breve cerimonia\u201d (ivi)<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>c) \u201cove la funzione \u201cin nocte\u201d divenisse obbligatoria, richiederebbe in Diocesi di Genova si potesse aumentare il Clero almeno del 40 per cento\u201d (ivi)<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>d) La innovazione non \u00e8 applicabile (tanto si dice sommessamente, rispettosamente, ma chiaramente, perch\u00e9 ne \u00e8 data licenza e perch\u00e9 si tratta ancora de lege condenda) per legge generale, tale che non si possano pi\u00f9 fare le funzioni \u201cin mane\u201d.<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>Se poi accadesse ci\u00f2 che l\u2019Arcivescovo paventa, ossia l\u2019applicazione generalizzata della Riforma, egli segnala i seguenti gravi danni per la propria Diocesi:<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>a) \u201cAssorbiti dalle chiese di maggior rilievo e maggiori mezzi per il giusto e decoroso espletamento della bellissima Liturgia del Sabato Santo in notte, verrebbero a mancare completamente i Confessori per tutta la campagna\u201d (159)<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>b) \u201cI Parroci di campagna rimarrebbero soli, non potrebbero confessare per lungo tempo in notte&#8230;e dopo una tale faticaccia non sarebbero in forma per attendere sempre da soli allo straordinario lavoro del mattino di Pasqua\u201d (ivi)<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>c) \u201cVerrebbe a mancare nella maggior parte dei casi&#8230;il decoro delle Sacre Funzioni, le quali nella fattispecie sono tali e di tale complicazione e bellezza, che o si fanno bene o meglio sarebbe non farle per non esporre sacrosante cose a troppo facile ludibrio\u201d (ivi)<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>d) \u201cLe ragioni delle funzioni notturne possono essere esteticamente e storicamente interessanti e fascinose, ma io sono d\u2019avviso che la notte (fatta eccezione per gli usi gi\u00e0 esistenti) non \u00e8 bene venga da noi facilmente violata, a meno che non si tratti di aprire alle vittime del rispetto umano una pi\u00f9 facile ed occulta porta verso i Santi Sacramenti, come accade nelle Sacre Missoni e come potrebbe accadere al Capodanno civile, allorch\u00e9 intanto tutti stanno levati ed \u00e8 meglio metter qualcosa di religioso, per evitare tutto vi diventi pagano\u201d (ivi)<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>Resta comunque nella opinione di G. Siri una grande perplessit\u00e0  anche di carattere \u201cspirituale\u201d circa la introduzione, per quanto ridotta, della novit\u00e0 rituale. Essa viene espressa tuttavia con argomenti quanto meno \u201csingolari\u201d:<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>a) \u201cIl Sabato Santo rimarrebbe vuoto e ci\u00f2 appare dannoso alla piet\u00e0 cristiana. E\u2019 difficile concepire in tal modo il giorno che \u00e8 la pi\u00f9 grande e venerabile vigilia dell\u2019anno. Non pare opportuno e facile contenere l\u2019esplosione della gioia pasquale fino a tarda notte\u201d (ivi)<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>b) \u201cIl digiuno quaresimale termina a mezzogiorno. Non \u00e8 coerente che il suono delle campane venga differito oltre quel termine, il quale segna per (160) legge universale della Chiesa la fine dello stato penitenziale. D\u2019altra parte \u00e8 tanto grande, fondamentale e gaudioso il giorno di Pasqua che si comprende come in questi otto secoli abbiano ritenuto non bastare ad esso le ventiquattro ore normali e le abbiano opportunissimamente dilatate, incorporando nel Dies quam fecit Dominus una parte della sua stessa vigilia\u201d (159-160) <\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>Molto interessante \u00e8 la logica con cui Siri propende per il mantenimento della \u201cstatu quo\u201d. E lo fa distinguendo tra \u201cnon inconvenienti\u201d e \u201cinconvenienti\u201d del regime ancora in vigore:<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>a) \u201cNon \u00e8 affatto un inconveniente il perdere una funzione notturna, anche se questa pu\u00f2 costituire un bellissimo nostalgico ricordo, perch\u00e9 le liturgie vigiliari notturne riflettono un quadro ben diverso da quello del nostro tempo, in cui non lo spirito penitenziale guida a volerle, ma la novit\u00e0 e l\u2019abitudine al leggero (troppo leggero) uso della notte. Poich\u00e9 la notte \u00e8 divenuta, per via della facilitante tecnica moderna a cominciare dalla illuminazione, la pi\u00f9 grande attrattiva d\u2019ogni scomposto istinto e la pi\u00f9 grande alleata di ogni sovversione naturale e di ogni peccato, (161) eccettuato il caso di facilitare Nicodemi delle Missioni e di santificare ore gi\u00e0 da tutti violate al fine di renderle meno pagane, sono di sommesso avviso non essere buon indirizzo incoraggiare anche per motivi liturgici e archeologici la violazione dell\u2019\u2019istituto naturale della notte\u2019\u201d(160-161)<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>b) Inconvenienti da non trascurare sono invece i seguenti:<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>&#8211; la liturgia ambientata al mattino del Sabato nella idea di \u2018notte\u2019, quando invece splende il sole;<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>&#8211; la difficolt\u00e0 di avere il popolo in massa per il perdurare del tempo lavorativo.<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>Va aggiunta, infine, una annotazione, che risulter\u00e0 molto significativa alla fine del nostro percorso: <\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>\u201cQuello che la Santa Chiesa far\u00e0, sar\u00e0 sempre ben fatto, anche se fosse contro tutti i miei argomenti. Ho parlato solo perch\u00e9 si tratta di \u201clex condenda\u201d. Dinanzi alla \u201clex condita\u201d io sarei un suo perfetto e convinto difensore.\u201d (161)<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>Si tratta, come \u00e8 evidente, di argomenti sicuramente molto ingegnosi, ma almeno altrettanto disarmanti. In essi si unisce una ingenuit\u00e0 teologica e pastorale con una insensibilit\u00e0 cos\u00ec piena e cos\u00ec sorda alle ragioni della riforma liturgica, da rasentare in molti casi l\u2019effetto comico. E\u2019 vero, fa sorridere il modo con cui Siri deplora l\u2019ampliarsi di una \u201cesperienza notturna\u201d che egli legge in chiave sostanzialmente moralistica. Ma dovremmo anche chiederci se noi, che ridiamo di queste parole, sappiamo veramente valorizzare la \u201cnotte santa\u201d, oppure se anticipiamo abilmente le nostre veglie in modo tale che, alle 22.00, tutti possono essere liberi di dedicarsi al meritato sonno? Non vi \u00e8, nel nostro sorriso all\u2019ascolto degli argomenti arditi e antiquati proposti da Siri, una sorta di insincerit\u00e0 profonda verso la stessa Riforma, che non contestiamo con strani \u201cargomenti mentali\u201d, ma con profonde \u201ctrasandatezze corporee\u201d?  <\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>2. La \u201cnon necessit\u00e0\u201d della Riforma<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>Il secondo registro delle osservazioni dell\u2019Arcivescovo di Genova \u00e8 invece quello della relazione tra la Riforma e l\u2019ordo vigente in precedenza. Qui, in modo meno appariscente, ma molto pi\u00f9 duraturo, Giuseppe Siri oppone al desiderio di Riforma le ragioni di una tradizione che non avrebbe alcuna necessit\u00e0 di essere modificata. A ben vedere non sono quelle argomentazioni di merito, bens\u00ec queste di metodo, ad aver avuto una fortuna critica inaspettata. Ascoltiamo la prima di queste affermazioni-chiave:<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>a) \u201cLa innovazione pu\u00f2 essere applicabile se lasciata in uso a casi determinati e pochi in modo da essere tanto estesi, quanto occorre perch\u00e9 non diventi dannosa. Siccome il limite in cui cessa di essere una bellissima cosa e diventa dannosa, varia da Diocesi a Diocesi, sarei del sommesso parere ne venissero facoltizzati gli Ordinari locorum, i quali sono in grado di giudicare delle circostanze di fatto; e prendendo tempo, possono potare con opportune provvidenze ad una sempre pi\u00f9 larga applicazione. Deliberatamente ho detto che la innovazione pu\u00f2 essere applicabile sia pure in scala ridotta. Non ho detto che \u2018debba\u2019\u201d(159)<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>Si nota poi una ulteriore conferma di questo \u201cminimalismo riformatore\u201d quando il presule ritorna, pi\u00f9 avanti, sulla \u201cnon necessit\u00e0\u201d del provvedimento.<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>b) \u201cIn conclusione, dopo aver lungamente studiato e meditato la questione, per quel che ne vedo da esperimento fatto in  mia diocesi, quanto so e posso supplico che la innovazione non venga sancita, con legge, che la imponga quale unica e definitiva disciplina; venga bens\u00ec concessa come indulto alla discrezione degli Ordinari dei luoghi, permettendo ad una pi\u00f9 completa esperienza \u2013 possibile solo in una serie di anni \u2013 dimostrare quanto sia nell\u2019interesse della gloria di Dio, nonch\u00e9 nell\u2019interesse delle anime\u201d (160)    <\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>Come \u00e8 evidente, le preoccupazioni dell\u2019Arcivescovo di Genova, per quanto non chiuse alla possibilit\u00e0 di un limitato e controllato esperimento della nuova forma di \u201cveglia in nocte\u201d,  propendono per una soluzione in cui convivano, sostanzialmente, due forme diverse (temporalmente, ritualmente, soggettivamente e oggettivamente diverse) del medesimo rito, in vista di una chiara acquisizione delle priorit\u00e0 nel volgere di alcuni anni. <\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>E\u2019 assai interessante, tuttavia, che questa forma di \u201cinnovazione sotto indulto\u201d tenda a oscurare totalmente che la \u201cquestione\u201d di cui ci si occupa \u2013 la vegli pasquale notturna &#8211;  in realt\u00e0 non \u00e8 la questione, bens\u00ec \u00e8 il principio di una \u201csoluzione\u201d, mentre la vera questione era rappresentata (allora, come oggi) dalla incapacit\u00e0 dei riti tradizionali di comunicare adeguatamente il senso stesso della veglia e dell\u2019intero triduo pasquale, in cui le priorit\u00e0 portanti erano diventate il  \u201cprecetto pasquale\u201d (con l\u2019obbligo di confessione e comunione semel in anno) e la gestione del \u201cpersonale sacerdotale\u201d in primis per le confessioni. La evidenza (sospetta e fittizia) di questo primato rende del tutto accessoria e secondaria ogni \u201criforma\u201d che voglia contribuire a riscoprire il primato della \u201ceucaristia celebrata\u201d. In ultima analisi, senza negare nulla alla bellezza della liturgia, con questo atteggiamento se ne riduce il senso a possibile distrazione dai veri compiti pastorali (che sono confessare i \u201cpasqualini\u201d e comunicarli nelle moltissime messe domenicali&#8230;). Sotto questa angolatura distorta dell\u2019esperienza ecclesiale, la veglia pasquale riformata era, \u00e8 e sar\u00e0 sempre chiaramente di ostacolo a queste priorit\u00e0 disciplinari e clericali. Su questo non ci piove. <\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>3. Negazione della questione liturgica e Motu Proprio Summorum Pontificum<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>Ci\u00f2 che colpisce, nel testo del 1951, \u00e8 la forma della argomentazione. Evidentemente si deve tenere conto che G. Siri elabora il proprio pensiero sulla soglia delle grandi riforme che proprio con la Veglia Pasquale stavano iniziando sotto Pio XII e che avrebbero poi riguardato la Settimana Santa, e poi, a partire da Giovanni XXIII e Paolo VI,  l\u2019intera liturgia. Di fronte a questo scenario, che in quel momento neppure poteva essere immaginato, G. Siri ridimensiona l\u2019impatto della riforma, trasformandola da \u201cnuova regola\u201d a \u201cnuova eccezione alla regola vecchia\u201d, che rimane inalterata. A suo avviso la Veglia \u201cin nocte\u201d non avrebbe dovuto alterare il regime ordinario della \u201cveglia in mane\u201d. Che cosa avrebbe potuto accadere, nella Chiesa, se avesse prevalso questa posizione di \u201cminimalismo riformatore\u201d non \u00e8 dato sapere. E\u2019 certo, tuttavia, che la confusione ecclesiale e il disorientamento dei fedeli sarebbe enormemente cresciuto. <\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><span style=\"white-space:pre\"> <\/span>Ma questo avveniva nel 1951, di fronte a una \u201clex condenda\u201d, che presto, contro il parere di Siri, sarebbe diventata \u201clex condita\u201d e che lo stesso Siri avrebbe difeso come \u201clegge generale\u201d, contro il suo stesso avviso. Questo, dobbiamo riconoscerlo apertamente, \u00e8 stato anche l\u2019atteggiamento che Siri ha tenuto anche successivamente, al sorgere delle prime forme di \u201cminimalismo e relativismo riformatore\u201d, dopo il Concilio Vaticano II. Trentun anni dopo, quando un monaco inglese scriveva allo stesso Cardinale Siri, chiedendogli  come si dovesse comportare in campo liturgico nel dubbio tra vecchio e nuovo rito, egli rispondeva: &#8220;Il potere col quale Pio V ha fissato la sua riforma liturgica \u00e8 lo stesso potere di Paolo VI. L&#8217;aver riformato l&#8217;Ordo implica la sua sostituzione all&#8217;antico.&#8221; (lettera del 6\/9\/1982). <\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>Ora \u00e8 evidente che la logica di contestazione che l\u2019Arcivescovo di Genova aveva attuato \u201cde lege condenda\u201d non poteva essere avanzata, a suo avviso, \u201cde lege condita\u201d. Che cosa dobbiamo pensare, se 25 anni dopo quella lucida risposta, a livello centrale, si rispolverano le argomentazioni del 1951 per sostenere che, nonostante la Riforma Liturgica, il vecchio Ordo continua a valere come \u201cforma straordinaria\u201d del medesimo rito romano che era stato formalmente e ufficialmente riformato? Che cosa dire di una teoria, come quella del Motu Proprio, che di fatto nega alla Riforma Liturgica di essere una \u201clegge generale\u201d? Per una tale visione, al di l\u00e0 di tutte le possibili contestazioni, occorre ritenere che della Riforma (non della sola Veglia Pasquale, ma dell\u2019intero sistema liturgico ecclesiale) non si sia colta la ragione della necessit\u00e0. Che tutto sia stato considerato alla stregua di una possibilit\u00e0, non di una necessit\u00e0. A questo sviluppo il Siri del 1951 offre indubbiamente una \u201cfonte\u201d illustre. Ma il Siri del 1982 non sembra proprio incline a questa logica, avendo assunto come propria, per quanto \u201cobtorto collo\u201d, la evidenza inoppugnabile della necessit\u00e0 (di fatto e di diritto) della riforma. <\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>4. Una parola conclusiva di Paolo VI: per la necessit\u00e0, oltre la sufficienza della Riforma<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>Dopo tutte queste considerazioni,  vorrei chiudere con un altro tono e su un altro piano. Chi ha considerato la Riforma una necessit\u00e0, senza mai volgerla in possibilit\u00e0 o in tragedia addirittura, ha capito comunque che era solo il primo passo per una svolta pastorale e spirituale di tutta la Chiesa. Per un mutamento paradigmatico di linguaggio e di priorit\u00e0 che le piccole diatribe sul \u201cprecetto pasquale\u201d non riescono a intravvedere neppure da lontano. Ascoltiamo le parole piene di sapienza e di lungimiranza, con cui Paolo VI accompagnava il primo esordio della Riforma Liturgica post-conciliare. E poi, se abbiamo coraggio, proviamo a riproporre i giochetti da avvocati che si attardano sui rapporti tra legge generale e legge particolare, tra messa senza popolo e con il popolo, tra solennit\u00e0 e necessit\u00e0. Saremo allora sicuri di aver perso il contatto con la realt\u00e0 e di esserci chiusi in un gioco autoreferenziale, in cui presunzione e disperazione si sovrappongono fino quasi a confondersi. La voce della speranza ci suggerisce invece ben altro:<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span>\u201c\u201cPer comprendere questo progresso religioso (= della Riforma liturgica) e per goderne i frutti sperati dovremo tutti modificare la mentalit\u00e0 abituale formatasi circa la cerimonia sacra e la pratica religiosa, specialmente quando crediamo che la cerimonia sia una semplice esecuzione di riti esteriori e che la pratica non esiga altro che una passiva e distratta assistenza. Bisogna rendersi conto che una nuova pedagogia spirituale \u00e8 nata col Concilio: \u00e8 la sua grande novit\u00e0; e noi non dobbiamo esitare a farci dapprima discepoli e poi sostenitori della scuola di preghiera che sta per cominciare. Pu\u00f2 darsi che le riforme tocchino abitudini care, e fors\u2019anche rispettabili; pu\u00f2 darsi che le riforme esigano qualche sforzo sulle prime non gradito; ma dobbiamo essere docili e avere fiducia: il piano religioso e spirituale, che ci \u00e8 aperto davanti dalla nuova Costituzione liturgica, \u00e8 stupendo, per profondit\u00e0 e autenticit\u00e0 di dottrina, per razionalit\u00e0 di logica cristiana, per purezza e per ricchezza di elementi cultuali ed artistici, per rispondenza all\u2019indole e ai bisogni dell\u2019uomo moderno\u201d.<\/span><\/div>\n<div style=\"font-style: normal; \"><span><span style=\"white-space:pre\">         <\/span>Paolo VI, 1965<\/span><\/div>\n<div style=\"font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; \"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019arcivescovo Giuseppe Siri, la Veglia Pasquale e le radici del Motu Proprio \u201cSummorum Pontificum\u201d Una preziosa occasione di approfondimento del dibattito oggi in corso sulla Riforma Liturgica ci viene offerta dalla pubblicazione di un articolo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":3557,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3448"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3448"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3448\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3725,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3448\/revisions\/3725"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3557"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3448"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3448"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3448"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}