{"id":3447,"date":"2012-05-04T08:50:00","date_gmt":"2012-05-04T06:50:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/liturgia-e-musica\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:51","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:51","slug":"liturgia-e-musica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/liturgia-e-musica\/","title":{"rendered":"liturgia e musica"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/lectio_divina_res1.jpg\"><img decoding=\"async\" style=\"float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 202px;\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/lectio_divina_res1-300x188.jpg\" alt=\"\" id=\"BLOGGER_PHOTO_ID_5738583902145895730\" border=\"0\" \/><\/a><br \/><span style=\"font-weight: bold;\">Musica per pregare<\/span><br style=\"font-weight: bold;\"><span style=\"font-weight: bold;\">Il contesto liturgico del testo musicale<\/span><\/p>\n<p>   \u201c\uf02aI nostri organi non sono affatto strumenti, semmai sono i nostri strumenti ad essere degli organi aggiunti\u201d\uf02b<br \/>                                   Maurice Merleau-Ponty<\/p>\n<p>Alla discussione aperta dalla provocazione di Alberto Melloni vorrei contribuire con questa riflessione, che ragiona sul rapporto tra musica e liturgia, con l\u2019intenzione di superare gli eccessi del \u201crepertorio\u201d come anche della \u201cimprovvisazione\u201d. Come se la musica liturgica fosse o \u201csolo passato\u201d o \u201csolo futuro\u201d. Questa opposizione \u00e8 falsa e va superata. La tradizione musicale cristiana si \u00e8 costruita mediante il ricorso a tutte le forme, i suoni, i ritmi, i timbri. Non la si pu\u00f2 ricostruire efficacemente attraverso la opposizione di \u201cmusica sacra\u201d e \u201cmusica profana\u201d, perch\u00e9 tale differenza non dipende da una qualit\u00e0 intrinseca della musica, ma solo dal suo \u201cuso\u201d. Recuperare un \u201cuso liturgico\u201d della musica, tuttavia, non \u00e8 cosa semplice. Non procede n\u00e9 solo per imposizione di un repertorio oggettivo, n\u00e9 solo per l\u2019accendersi di emozioni e stati d\u2019animo soggettivi. Provo a disegnare un piccolo ragionamento intorno a questa promettente difficolt\u00e0.  <\/p>\n<p>   1. Ma l&#8217;azione rituale \u00e8 veramente una &#8220;risorsa&#8221;?<\/p>\n<p>   Nonostante la Riforma Liturgica, e il secolo abbondante ormai trascorso dal Motu Proprio di Pio X (Inter sollicitudines del 1903), la riscoperta della azione rituale, nella sua bellezza e nel suo esser risorsa ecclesiale, appare ancora un problema, non solo per i musicisti e per i maestri di coro, ma anzitutto per i semplici fedeli, per i pastori come anche per i teologi. Nella mia riflessione vorrei dunque partire dall&#8217;idea che non \u00e8 affatto ovvio che l&#8217;azione rituale sia una risorsa, cio\u00e8 che sia fonte di tutta l&#8217;azione della Chiesa. Proviamo ad esaminare le cause di questo nostro nascosto ma potente imbarazzo.<br \/>   Certo, se ce lo dice un&#8217;autorit\u00e0 come Ambrogio &#8211; che usa la bella espressione (En. in Ps., 1, 9-12) di \u201cfidei canora confessio\u201d &#8211; siamo portati a pensare che la \uf02aconfessio fidei\uf02b abbia buone ragioni per essere \uf02acanora\uf02b . Ma, nel fondo, siamo ancora abituati a pensare &#8211; secondo una tradizione teologica secolare &#8211; prima di tutto e forse esclusivamente alla confessio fidei &#8220;tout-court&#8221;, ricondotta e ridotta alla sua essenza, senza quegli accidenti di per s\u00e9 considerati inessenziali come la musica, il rito, lo spazio, il tempo, il corpo, la luce, il tatto, il gusto, la vista e quant&#8217;altro.<br \/>   Non riusciamo a capire la fidei canora confessio come \uf02arisorsa\uf02b perch\u00e9 affidiamo tutte le risorse ecclesiali ad una confessio fidei senza aggettivi, cio\u00e8 ad una confessio fidei che non \u00e8 di per s\u00e9 n\u00e9 canora, n\u00e9 ritualis, n\u00e9 corporalis, n\u00e9 sensibilis, n\u00e9 tangibilis, n\u00e9 visibilis. Il nostro ideale &#8211; di catechisti come di musicisti, di teologi come di pastori &#8211; \u00e8 spesso soltanto quello di una fidei intellegibilis confessio. Come se fosse ovvio che intellegibile non \u00e8 compatibile con sensibile e che canoro non \u00e8 compatibile con comprensibile: cos\u00ec, la garanzia dell&#8217;umano\/divino diventa per noi spesso disumanizzazione ad oltranza, in ragione di una comprensibilit\u00e0 e di una trasparenza che, appunto, non \u00e8 pi\u00f9 umana. E allora, poich\u00e9 la nostra intelligenza non \u00e8 sensibile, la sua dis-umanit\u00e0 travolge irreparabilmente tutto, sia la liturgia sia la musica. Ma se cos\u00ec non deve essere, \u00e8 necessaria una fatica speciale, che \u00e8 sempre anche \uf02afatica del concetto\uf02b, oltre che \uf02acompito ecclesiale e pastorale\uf02b primario e qualificante.<\/p>\n<p>   2. Dal testo al contesto<\/p>\n<p>   Vi \u00e8 dunque, per il musicista che voglia porsi criticamente nel proprio ministero liturgico, il problema di comprendere bene lo statuto della confessio fidei in relazione al cantus. Si badi, non si tratta affatto di dedurre il cantus dalla confessio fidei &#8211; come se fosse ovvio che la confessione avviene fuori, prima sopra o sotto il canto &#8211; n\u00e9 di sentimentalizzare il contenuto della fede con una sorta di &#8220;colonna sonora&#8221; musicale.<br \/>   In entrambe queste possibilit\u00e0 &#8211; che non mi pare siano soltanto ipotetiche &#8211; credo che venga totalmente frainteso il ruolo specifico della mediazione rituale che lega e collega tra loro la musica e la confessione di fede. Il contesto, dell&#8217;una come dell&#8217;altra &#8211; cio\u00e8 di ci\u00f2 che pu\u00f2 farsi testo &#8211; \u00e8 una relazione (mistero d&#8217;amore) che non pu\u00f2 mai farsi completamente testo.<br \/>   Ecco il primo punto su cui vorrei soffermare la mia attenzione: per grazia di Dio, tanto la musica quanto la confessione di fede possono farsi testo, cio\u00e8 possono prendere la forma di una serie di parole, oppure di una serie di note sul pentagramma, possono trasformarsi in repertori. Ma proprio questa provvidenziale opportunit\u00e0 si rivolta contro l&#8217;uomo quando essa pretende di sostituirsi al contesto, di valere come relazione, di stare al posto della res.<br \/>   La prima risorsa della azione rituale sta proprio in questo: che, pur avvalendosi di varie testualit\u00e0 (musicali, verbali, ma anche rubricali&#8230;) non pu\u00f2 mai essere ridotta a testo, a pena di perdere istantaneamente la propria verit\u00e0 di atto. Il testo \u00e8 solo strumento e potenza, di un contesto che \u00e8 vero fine e pienezza dell&#8217;atto.<br \/>   In tal modo la azione rituale, proprio per questa sua imbarazzante complessit\u00e0, conduce ogni testo alla relazione da cui deriva e verso cui aspira, restituisce al testo quella pienezza e concretezza da cui ogni testo, inevitabilmente, prende le distanze e astrae. L&#8217;azione rituale \u00e8 il grande contesto\/relazione che ricorda ad ogni suo testo (musicale o verbale, gestuale o iconico) la sua origine e la sua destinazione, in certo modo il suo perdono e la sua promessa.<br \/>   In questo senso dovremmo capire che la musica per la liturgia \u00e8 in realt\u00e0 musica della liturgia e musica dalla liturgia: non dice una aggiunta che facciamo, o una funzione che garantiamo, bens\u00ec d\u00e0 voce ad una necessit\u00e0 intrinseca alla azione rituale, che non pu\u00f2 non farsi anche suono, voce, canto, accento, sincope, pausa, silenzio.<\/p>\n<p>   3. Il rito e la contestualizzazione del testo<\/p>\n<p>   A questo punto, non possiamo non chiederci in che modo la azione rituale realizzi questa sua potenza espressiva ed esperienziale. Come \u00e8 possibile che proprio nel rito si possa passare, cos\u00ec potentemente, dal testo al contesto, dalla assenza attestata alla presenza adorata e ringraziata?<br \/>   Qui \u00e8 interessante commentare una bella teoria, che un bravo liturgista italiano ha recentemente proposto alla comune attenzione, e che merita di essere considerata con cura . Egli sostiene che la azione liturgica &#8211; collocandosi tra le esperienze simbolico-rituali &#8211; supera la distanza spazio-temporale, la distanza soggetto-oggetto, la distanza uno-molteplice con una tecnica molto diversa da quella cui siamo abituati. Lo sforzo &#8220;intelligente&#8221; (dove qui intelligenza va intesa in modo riduttivo come razionalit\u00e0 scientifica) di solito scava in profondit\u00e0 in un testo, contempla un brano musicale, esamina un quadro, analiticamente e dettagliatamente porta alla luce ci\u00f2 che \u00e8 nascosto. Cerca il vero &#8220;essere&#8221; del quadro, della parola, del gesto, della musica, contro la sua &#8220;apparenza&#8221;, in certo modo divide e separa sostanza e accidente, essenza ed esistenza, noumeno e fenomeno.<br \/>   L&#8217;azione rituale esercita una &#8220;intelligenza&#8221; di altro tipo, dispiega una sapienza pi\u00f9 sapiente di quella ordinaria, non tanto per argomentazione e deduzione, quanto per analogia e per associazione, per metafora e per metonimia. Con una bella espressione di R. Schaeffler potremmo dire che mentre la spiegazione causale ragiona in termini di &#8220;essere&#8221;, la ragione rituale utilizza la logica della &#8220;azione&#8221;, pensa con il fatto e per il fatto di agire.<br \/>   Perci\u00f2 il rito, di per s\u00e9, rinuncia a disvelare i testi, non procede alla ricerca &#8211; con procedimento analitico-argomentativo &#8211; dell&#8217;essenza nascosta delle azioni, ma mette accanto testi diversi (biblici, eucologici, musicali, gestuali, iconici, spaziali, temporali) e ne disvela il senso proprio del contesto\/relazione mediante questa strategia di accostamento e di moltiplicazione, di analogia e di imitazione. La liturgia non spiega un testo, ma lo impiega, non lo definisce, ma lo agisce, non lo delimita ma lo imita.<br \/>   E&#8217; evidente, perci\u00f2, che una tale strategia comporta un concetto di coerenza assai diverso da quello cui siamo fin troppo abituati. La coerenza della liturgia non \u00e8 anzitutto una coerenza sull&#8217;essere, ma una coerenza sulla azione; potremo dire, esagerando un poco, che la coerenza liturgica non \u00e8 una coerenza sulla sostanza, ma una coerenza sull&#8217;accidente, non sull&#8217;invisibile, ma sul visibile, non sull&#8217;essenza, ma sull&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>   4.  Sensibilit\u00e0 rituale per l&#8217;intelligenza musicale<\/p>\n<p>   Evidentemente questa consapevolezza introduce &#8211; nella azione e nella coscienza ecclesiale &#8211; una cesura comportamentale e ideale, quella che giustamente dovremmo chiamare una interruzione di esperienza. La azione liturgica, operando nella maniera &#8220;estetica&#8221; che abbiamo considerato, cio\u00e8 lavorando con gli accidenti prima che con le sostanze, con le esistenze prima che con le essenze, con i corpi prima che con le anime, con i sensi prima che con l&#8217;intelletto, introduce una singolare interruzione in tutte quelle forma di vita (pre- e post-liturgica) nelle quali si ha sempre a che fare &#8211; bene o male &#8211; con il primato dell&#8217;invisibile mentale sul visibile corporeo.<br \/>   Apparir\u00e0 forse paradossale, ma la logica dell&#8217;atto liturgico costituisce una singolare smentita di ogni spiritualismo\/intellettualismo lavorativo o esistenziale, religioso o civile: la liturgia interrompe le evidenze della vita, i valori della esistenza, assumendo e imponendo al loro posto una logica della azione e del corpo. In tal modo ricostruisce il contesto relazionale che d\u00e0 senso e pienezza ad ogni testo come ad ogni valore, ad ogni dovere come ad ogni diritto.<br \/>   Se questo \u00e8 il contesto liturgico, se questa \u00e8 la logica della azione rituale come risorsa, che cosa ne deriva per il testo musicale? Vorrei indicare queste conseguenze in tre brevi passaggi:<\/p>\n<p>a) il testo musicale non si delimita ad un singolo ambito, ma tende a fondersi con l&#8217;intero contesto, il che significa che l&#8217;attenzione \uf02amusicale\uf02b tende ad investire ogni manifestazione sonora: voce, voce parlante, cantillazione, canto, strumenti musicali, silenzio. E questa non \u00e8 una novit\u00e0 nella storia della chiesa, non \u00e8 il frutto di strane teorie di avanguardia, ma \u00e8 piuttosto una sapienza antica che oggi stiamo  riscoprendo lentamente, faticosamente, ma fruttuosamente. Ogni &#8220;evento sonoro&#8221; passa da testo a contesto, da oggetto da contemplare a relazione da vivere, da prospettiva con cui guardo a Dio a percezione dello sguardo che Dio rivolge su di me.<\/p>\n<p>b) accanto a questa esperienza di fusione, ed anzi, proprio per permetterne pi\u00f9 radicalmente l&#8217;esperienza, rimane per\u00f2 anche sempre una frattura, una necessaria coscienza della alterit\u00e0 e della differenza che la musica costituisce rispetto alla parola. Non la sua insignificanza, o la sua irrazionalit\u00e0, ma il suo diverso modo di significare e di ragionare porta il contesto alla sua verit\u00e0 di relazione. Solo la coscienza del diverso modo di condurre alla \uf02areferenza\uf02b costituisce la vera ragion d&#8217;essere del &#8220;musicale&#8221; nell&#8217;ambito della esperienza liturgica. Che l\u2019organo intervenga nella liturgia con diversi registri \u2013 oboe, flauto, trombone&#8230; \u2013 sollecita a comprendere il \u201csignificato\u201d dei timbri musicali secondo una logica diversa da quella dei concetti. E\u2019 l\u2019organo stesso \u2013 come \u201corchestra\u201d di registri diversi \u2013 ad escludere che ci sia \u201cun solo strumento\u201d della liturgia: nell\u2019organo, nella sua costitutiva pluralit\u00e0, tutti gli strumenti sono accolti e valorizzati nella celebrazione cristiana.<\/p>\n<p>c) infine, la musica, per tutte queste ragioni, risulta evidentemente parte sostanziale della azione liturgica e non semplicemente testo illustrativo, rappresentativo o esornativo di un altro testo scritto e rubricale. Essa diviene perci\u00f2 corresponsabile della azione liturgica e non invece azione strumentale\/professionale che commenta una essenza, la quale di per s\u00e9 basterebbe fosse detta o pensata. Anzitutto la musica insegna alla Chiesa la lode del tatto, del timbro, del ritmo, della melodia, della armonia.<\/p>\n<p>   5. Alcune conclusioni<\/p>\n<p>   Il nostro breve percorso giunge alla sua fine con un piccolo bagaglio di acquisizioni: che la azione rituale sia risorsa bella e che la musica trovi in questo contesto il valore del suo testo, lo abbiamo inteso. Ma abbiamo scoperto ben di pi\u00f9, e cio\u00e8 che la liturgia \u00e8 risorsa bella non in s\u00e9, non quando si chiude in un qualsiasi \uf02atesto\uf02b, bens\u00ec proprio con l&#8217;attivare le risorse belle di cui vive: belle parole, belle musiche, bei gesti, belle luci, belle vesti, bei silenzi, bei movimenti, buon pane, buon vino fanno della liturgia una risorsa bella, ossia, i contesti iconici, verbali, materiali, temporali, spaziali e dunque anche musicali fanno del testo liturgico un vero contesto, una relazione, un riposo, una consolazione, una profezia e una promessa. Questo gioco di testi e contesti \u00e8 evidentemente inesauribile: non ci sono n\u00e9 repertori fissi che garantiscono la liturgia, n\u00e9 idee liturgiche che garantiscano i repertori.     In un certo senso, come abbiamo visto, la &#8220;musica&#8221; \u00e8 sicuramente funzione della parola, ma, altrettanto certamente e in modo pi\u00f9 profondo e originario, la parola \u00e8 funzione della &#8220;musica&#8221;. La emancipazione da una ristrettezza di funzione della musica per la liturgia pu\u00f2 accadere soltanto superando il ristretto concetto di &#8220;musica d&#8217;uso&#8221; che &#8211; funzionalizzando l&#8217;arte &#8211; pone termine alla stessa esperienza musicale come vera risorsa liturgica.<br \/>   Una delle caratteristiche della ritualit\u00e0 \u00e8 comunque la intransitivit\u00e0, una sorta di &#8220;non-immediatezza&#8221; comunicativa, che attinge a registri dell&#8217;esperire e del comunicare che non sono affatto usuali.<br \/>Lo strumento della espressione musicale (come canto solo, come canto accompagnato e come musica solo strumentale), nell&#8217;interrompere la padronanza comunicativa che la parola rende inevitabilmente &#8220;alla portata&#8221; della Chiesa, articola e dispiega tutta la potenzialit\u00e0 della Parola, che le parole, da sole, non solo non adeguano, ma a lungo andare possono sempre tradire e sfigurare.<br \/>   Per fare questa esperienza del musicale occorre uscire da visioni riduttive della azione rituale, che le sottraggono proprio la qualit\u00e0 di risorsa e che in qualche modo sanno fare della musica solo uno &#8220;strumento&#8221; della liturgia, perch\u00e9 possono fare della liturgia solo uno strumento della teologia. Una tale musica non \u00e8 affatto risorsa della liturgia, perch\u00e9 la liturgia non \u00e8 affatto risorsa n\u00e9 per la fede n\u00e9 per la teologia.<br \/>   Invece, comprendendo la risorsa originaria della liturgia rispetto all&#8217;atto di fede, sapremo ridare alla musica il senso di risorsa originaria per la liturgia. Per far ci\u00f2, dobbiamo e dovremo uscire da ogni comoda visione funzionalizzante e strumentalizzante, tanto della musica quanto della liturgia.<br \/>   Il compito \u00e8 di sicuro non facile, ma del tutto appassionante e a lungo andare anche assai gratificante. Esso, oltrettutto, coincide con la fatica di concetto teologico (e di contatto pastorale) che il Movimento Liturgico ha introdotto nel XX secolo all&#8217;interno della esperienza ecclesiale. Per comprenderne la portata, possiamo lasciarci guidare dalle parole di un grande pensatore francese del secolo scorso &#8211; Maurice Merleau-Ponty &#8211; che suonano qui per noi quasi come una bella musica. In esse risuona d&#8217;un tratto questa lapidaria sentenza:<\/p>\n<p>   \u201cI nostri organi non sono affatto strumenti, semmai sono i nostri strumenti ad essere degli organi aggiunti\uf02b\u201d.<\/p>\n<p>   Una chiesa che si dimostri &#8220;intelligente&#8221; e &#8220;sensibile&#8221; &#8211; cio\u00e8 che sia cosciente di scoprire e di esprimere la propria comunione con Dio non solo con la testa ma anche con le mani, non solo con l&#8217;intelletto ma anche con il tatto &#8211; sapr\u00e0 comprendere fino in fondo che la liturgia non \u00e8 uno strumento nelle sue mani, ma un suo organo fondamentale, e cos\u00ec far\u00e0 anche della musica uno dei suoi organi aggiunti, bella risorsa di una liturgia ricondotta alla sua vocazione originaria di fons.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Musica per pregareIl contesto liturgico del testo musicale \u201c\uf02aI nostri organi non sono affatto strumenti, semmai sono i nostri strumenti ad essere degli organi aggiunti\u201d\uf02b Maurice Merleau-Ponty Alla discussione aperta dalla provocazione di Alberto Melloni&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":3556,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3447"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3447"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3447\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3724,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3447\/revisions\/3724"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3556"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3447"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3447"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3447"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}