{"id":3445,"date":"2012-05-16T23:33:00","date_gmt":"2012-05-16T21:33:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-lettera-del-papa-ai-vescovi-tedeschi\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:51","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:51","slug":"la-lettera-del-papa-ai-vescovi-tedeschi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-lettera-del-papa-ai-vescovi-tedeschi\/","title":{"rendered":"la lettera del Papa ai Vescovi tedeschi"},"content":{"rendered":"<div style=\"border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Rembrandt_Emmaus_Parigi2.jpg\" style=\"clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" border=\"0\" height=\"176\" kba=\"true\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Rembrandt_Emmaus_Parigi2-300x265.jpg\" width=\"200\" \/><\/a><\/div>\n<div style=\"border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;\"><\/div>\n<div style=\"border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;\">Esce oggi su &#8220;Settimana&#8221; ( 20\/2012, p.3) questo commento alla Lettera del Papa Benedetto XVI ai Vescovi Tedeschi<\/div>\n<div style=\"border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;\"><\/div>\n<div style=\"border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;\"><\/div>\n<div style=\"border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;\"><\/div>\n<div style=\"border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;\"><\/div>\n<div style=\"border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;\"><\/div>\n<div style=\"border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;\"><\/div>\n<div style=\"border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;\"><\/div>\n<div style=\"border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;\"><\/div>\n<div style=\"border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;\"><span style=\"font-weight: bold;\">Il &#8220;per tutti&#8221; diventer\u00e0 &#8220;pro multis&#8221;?<\/span><\/div>\n<div style=\"border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;\"><\/div>\n<div style=\"border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;\"><span style=\"font-weight: bold;\">Una lettera del papa ha puntualizzato ai vescovi tedeschi &#8220;perch\u00e9&#8221; \u00e8 meglio usare la traduzione letterale dell&#8217;espressione. Alcuni approfondimenti teologici e liturgici. Come si comporter\u00e0 la Chiesa italiana? <\/span><\/div>\n<div style=\"border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;\"><\/div>\n<div style=\"border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;\">La lettera che Benedetto XVI ha scritto ai Vescovi tedeschi il 14 aprile scorso manifesta apertamente l\u2019intenzione di portare una parola chiara e definitiva sulla questione della traduzione della formula \u201cpro multis\u201d, che compare nelle parole pronunciate sul calice all\u2019interno della celebrazione eucaristica. Vorrei qui presentare brevemente il contenuto della lettera, alcune piccole questioni che restano aperte al dibattito nonch\u00e9 alcune interessanti particolarit\u00e0 della recezione italiana della soluzione prospettata dal Papa per la Chiesa tedesca.<\/div>\n<p>Benedetto XVI inizia il suo testo con una premessa di carattere storico, ricordando che la decisione successiva al Concilio di tradurre il pro multis con \u201cper tutti\u201d, fondata dal punto di vista esegetico e teologico, costituisce tuttavia non una semplice traduzione, ma una interpretazione del testo originale, che risponde ad un progetto di apertura al mondo moderno dei testi biblici e liturgici, favorendone una pi\u00f9 diretta e profonda comprensione.<br \/>Cionondimento, citando la propria esperienza pontificale di celebrazione dell\u2019eucaristia in diverse lingue, il papa mette in luce come, nell\u2019adeguare alle diverse lingue il senso del testo originale, si sia rischiato di perdere la percezione del testo comune che \u00e8 sotteso alle singole traduzione, le quali, a loro volta, appaiono in alcuni casi anche come una versione \u201cbanalizzata\u201d dell\u2019originale. D\u2019altra parte, la istruzione \u201cLiturgiam authenticam\u201d (2001) ha introdotto il principio del primato della \u201ctraduzione letterale\u201d, che dovrebbe chiaramente indicare la differenza tra il tradurre e l\u2019interpretare, permettendo di salvaguardare anche la \u201cestraneit\u00e0\u201d della lingua biblica e liturgica. In tal modo la parola biblica e liturgica resterebbe nella sua identit\u00e0 anche \u201cestranea\u201d alla cultura, mentre la interpretazione teologica, da compiersi nella comunit\u00e0 ecclesiale, sarebbe chiamata ad comprenderla e a renderla accessibile al soggetto moderno.<br \/>In tale contesto la Santa Sede ha deciso che la espressione \u201cpro multis\u201d sia semplicemente tradotta, e non sia interpretata. In forza di questa decisione, tuttavia, Benedetto XVI \u00e8 consapevole che nel corpo ecclesiale potranno sorgere domande preoccupate intorno alla comprensione della salvezza che tale traduzione parrebbe avvalorare e solleva egli stesso alcune domande assai forti \u201cCristo non \u00e8 forse morto per tutti? La Chiesa ha cambiato la sua dottrina sulla salvezza? Si vuole distruggere l\u2019eredit\u00e0 del Concilio?\u201d. Per evitare questo turbamento ecclesiale il papa chiede che alla modifica del testo sia premessa una capillare catechesi, di cui Vescovi e presbiteri debbono sentirsi responsabili. In tale catechesi il Papa chiede che vengano illustrati i motivi che avevano portato ad una traduzione \u201cinterpretativa\u201d del \u201cpro multis\u201d con l\u2019espressione \u201cper tutti\u201d, da considerarsi con tutte le sue buone ragioni, allo scopo di offrire immediatamente il senso universale della salvezza cristiana, rispetto alla quale si tratterebbe ora di spiegare accuratamente i passaggi che permettono ai \u201cmolti\u201d di non chiudersi, ma di sentirsi responsabili per \u201ctutti\u201d.<br \/>Benedetto XVI vuole mostrare come le parole originali della istituzione della eucaristia &#8211; che parlano di \u201cvoi\u201d e di \u201cmolti\u201d \u2013 siano la forma concreta \u2013 e non astratta \u2013 dell\u2019universalismo cristiano. Nel chiarificare bene questa correlazione \u2013 senza opposizione \u2013 tra \u201cmolti\u201d e \u201ctutti\u201d sar\u00e0 dimostrata contemporaneamente non solo la continuit\u00e0 nella dottrina della salvezza universale, ma anche la necessaria articolazione interna a tale dottrina. Con il magistrale sviluppo di un modello di questa catechesi previa si conclude il testo della lettera indirizzata ai Vescovi tedeschi. I quali, rispondendo al papa, hanno sottolineato il grande contributo che la lettera offre alla comprensione della azione salvifica di Ges\u00f9 Cristo \u201caffinch\u00e9 la universalit\u00e0 della salvezza che da lui deriva sia espressa in modo inequivocabile\u201d, come dice il testo papale stesso.<br \/>Alcune questioni meritano tuttavia un ulteriore approfondimento.<br \/>Bisogna riconoscere anzitutto che il superamento del \u201ctenore letterale\u201d fa parte del lavoro stesso del tradurre, non \u00e8 semplicemente una aggiunta interpretativa. Per questo una netta contrapposizione tra traduzione e interpretazione, cos\u00ec come appare nel testo della lettera, non \u00e8 sempre del tutto chiara. D\u2019altra parte, il fatto di tradurre, in quanto tale, dovrebbe permettere di far accedere il lettore al senso del testo. Se dopo la traduzione il testo resta quasi inintelleggibile senza una adeguata catechesi, questo fatto pone una questione non piccola per la vocazione pastorale della Chiesa. Se \u00e8 vero che una certa \u201cestraneit\u00e0\u201d della lingua deve poter restare nel testo liturgico, e se \u00e8 altrettanto vero che le lingue moderne introducono una contraddizione ignota alle lingue antiche tra \u201cmolti\u201d e \u201ctutti\u201d (come ha bene evidenziato il Card. Vanhoye), il solo uso liturgico pu\u00f2 avere la forza di sovvertire tale contraddizione? O tutto il peso verr\u00e0 comunque spostato sul piano della catechesi?<br \/>D\u2019altra parte le lingue non sono semplici strumenti espressivi, ma visioni complessive del reale. L\u2019idea di tradurre \u201cletteralmente\u201d presuppone che le relazioni tra le parole non mutino da lingua a lingua, ma cos\u00ec non \u00e8. Per questo Tommaso ricordava che di molte traduzioni quella letterale \u00e8 spesso quella pi\u00f9 facilmente sbagliata! Ci\u00f2 non significa che non si debba scrupolosamente rispettare il tenore filologico originario di un testo biblico o liturgico. Ma il destinatario non pu\u00f2 essere assente nell\u2019atto della semplice traduzione, che ha sempre in s\u00e9 una dimensione necessariamente interpretativa. L\u2019esempio pi\u00f9 tipico \u00e8 quello costituito da tutte le forme di traduzione di linguaggi non tecnici. I proverbi, le poesie, le lodi, le imprecazioni non possono mai essere tradotte semplicemente \u201cin modo letterale\u201d, a pena di perderne tutto il senso. Bisogna farle entrare dentro una cultura, nella quale possano anche conservare il loro aspetto di \u201cestraneit\u00e0\u201d, ma in forma relativa. Altrimenti, se la estraneit\u00e0 \u00e8 assoluta, il passaggio da un contesto linguistico ad un altro fallisce, mentre il passaggio dal celebrare all\u2019assistere rischia di tornare a minacciare l\u2019esperienza stessa del soggetto e della comunit\u00e0 radunata.<\/p>\n<div style=\"border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;\">Tra gli elementi richiamati dalla lettera bisogna anche notare una tensione, percepibile dalle prime righe del testo, tra i destinatari della lettera (i vescovi tedeschi) e la questione della traduzione tedesca del \u201cGotteslob\u201d (Libro di preghiera) che riguarda invece \u201cl\u2019area linguistica tedesca\u201d. I rapporti tra ambito ecclesiale\/nazionale tedesco, austriaco e svizzero, che restano sempre molto delicati, potrebbero risentire del fatto che la lettera ha come destinatari soltanto i Vescovi tedeschi.<\/div>\n<div style=\"border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;\">Una diversa considerazione riguarda invece la prevedibile recezione della lettera da parte della Chiesa Italiana. Qui occorre procedere con grande cautela, a causa di una condizione pi\u00f9 complessa della nostra tradizione italiana rispetto a quella tedesca. Infatti la traduzione italiana delle \u201cparole della consacrazione\u201d ha assunto nel percorso della Riforma Liturgica la prospettiva di una traduzione delle parole della istituzione secondo una forma non letterale, applicando tale principio non solo alle parole sul calice \u2013 e rendendo quindi \u201cpro multis\u201d con \u201cper tutti\u201d &#8211; ma anche alle parole sul pane &#8211; rendendo \u201cquod pro vobis tradetur\u201d con \u201cofferto in sacrificio per voi\u201d. Per un principio di coerenza, che difficilmente potr\u00e0 essere ignorato, ogni intervento nel senso della \u201ctraduzione letterale\u201d, nel momento in cui fosse valutato necessario da parte della CEI, dovrebbe comportare una revisione non solo delle parole sul calice, ma anche di quelle su pane, che potrebbero\/dovrebbero essere rese con \u201cche \u00e8 dato (o che \u00e8 offerto) per voi\u201d. Diversamente, se si ritenesse che vi siano ancora buone ragioni per lasciare la traduzione \u201cnon letterale\u201d per il pane, sarebbe difficile non muoversi in tal modo anche per il calice, nonostante il diverso criterio seguito da parte della Chiesa tedesca, ma in quel caso nella piena coerenza tra pane e calice.<\/div>\n<div style=\"border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;\">Qui, tuttavia, io credo che dovrebbe valere il principio generale per cui la universalit\u00e0 della Chiesa si sperimenta non \u201cnonostante\u201d, ma \u201cgrazie\u201d alle diverse culture. E perci\u00f2 come per l\u2019anno della fede il riferimento al CCC non leva affatto alle diverse forme di adattamento della catechesi a livello nazionale e locale il loro spazio necessario, cos\u00ec le chiare parole del Papa rivolte ai confratelli vescovi di lingua tedesca sollecitano i vescovi italiani ad una valutazione necessariamente e responsabilmente ricca e articolata. <\/div>\n<div style=\"border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esce oggi su &#8220;Settimana&#8221; ( 20\/2012, p.3) questo commento alla Lettera del Papa Benedetto XVI ai Vescovi Tedeschi Il &#8220;per tutti&#8221; diventer\u00e0 &#8220;pro multis&#8221;? 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