{"id":3442,"date":"2012-09-22T16:42:00","date_gmt":"2012-09-22T14:42:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/3442\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:51","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:51","slug":"3442","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/3442\/","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/IHUconcilio2012.jpg\" style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" border=\"0\" height=\"320\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/IHUconcilio2012-225x300.jpg\" width=\"240\" \/><\/a><\/div>\n<p><i>Intervista ad Andrea Grillo&nbsp; sul Concilio Vaticano II per la rivista IHU-on line<\/i><br \/><b>UN ATTO PROFETICO E UN \u201cEVENTO LINGUISTICO\u201d<\/b><br \/><b><br \/>&#8211;<\/b> Come giudica il Concilio Vaticano II, a 50 anni dal suo inizio, dal punto di vista liturgico?<\/p>\n<p>Il Concilio Vaticano II, considerato 50 anni dopo sul piano del suo \u201cmagistero liturgico\u201d, appare veramente come un grande atto profetico, con cui la Chiesa ha cercato di riprendere il filo della sua tradizione migliore, superando la crisi di identit\u00e0 che il XIX e il XX secolo aveva profondamente mnifestato. Ovviamente, a 50 anni di distanza, resta intatta \u2013 e forse ancora pi\u00f9 urgente \u2013 la necessit\u00e0 di comprendere fino in fondo l\u2019intento \u201ctradizionale\u201d del Concilio. Assicurare la continuit\u00e0 della tradizione mediante alcune benedette \u201cdiscontinuit\u00e0\u201d. Su questo, negli ultimi anni, la coscienza ecclesiale \u00e8 entrata in difficolt\u00e0, ha perso lucidit\u00e0. Almeno nei suoi vertici. Il cuore della questione \u00e8: siamo ancora convinti che la \u201cpartecipazione attiva\u201d di tutti i battezzati all\u2019unica azione rituale sia il punto di svolta per la coscienza ecclesiale del nuovo millennio? <\/p>\n<p>&#8211;&nbsp; Quale \u00e8 stato il significato e l\u2019importanza della riforma liturgica promossa dal Concilio per la vita della Chiesa?<\/p>\n<p>Appunto, per la vita della Chiesa di oggi e di domani \u00e8 importante anzitutto maturare una coscienza lucida su questo fatto: la Riforma liturgica \u00e8 stato \u2013 e continua ad essere \u2013 un atto di servizio alla possibilit\u00e0 che tutta la Chiesa, in ogni sua espressione, possa sempre ricominciare e compiersi (fons et culmen)&nbsp; in una azione simbolico-rituale di comunione con il suo Signore Ges\u00f9. Restituire ai riti la prima e ultima parola: questo \u00e8 stato il grande scopo che la Riforma si \u00e8 prefissa e che oggi mette in gioco le buone (o cattive) intenzioni di tutti coloro che, nel rito, devono perdersi per ritrovarsi, devono \u201cprendere l\u2019iniziativa di perdere l\u2019iniziativa\u201d, come ha scritto il grande filosofo Marion. In questa \u201cspoliazione di s\u00e9\u201d la liturgia pretende molto, da chierici e da laici, da uomini e da donne.&nbsp; <\/p>\n<p>&#8211; Quali prospettive liturgiche sono state aperte dal Concilio Vaticano II?<\/p>\n<p>Nel discorso con cui Paolo VI ha inaugurato la seconda sessione del concilio, nel settembre del 1963 \u2013 quella sessione da cui sarebbe scaturito il testo definitivo di SC \u2013 egli affermava che la Chiesa con il concilio doveva dare migliore espressione a ci\u00f2 che essa pensa di s\u00e9. La riscoperta che nella azione liturgica \u201ccontinua l\u2019opera della redenzione\u201d, continua l\u2019\u201dufficio sacerdotale di Cristo\u201d, si istituisce una esperienza di comunione, di lode, di rendimento di grazie, di benedizione, che ad essa tutti i battezzati scoprono il \u201cdono\u201d di essere invitati e che tutta la Chiesa si scopre segnata da questo ministero di annuncio del Vangelo: tutta questa prospettiva di comprensione della liturgia appare capace di rinnovare profondamente non tanto la liturgia stessa \u2013 che pure ne aveva un grande bisogno \u2013 ma la qualit\u00e0 delle relazioni ecclesiali, dello stile spirituale e della vita testimoniale dei discepoli di Cristo.<\/p>\n<p>&#8211; Tra i fini principali riguardo alla liturgia (Sacrosanctum Concilium), il Concilio ha proposto la riscoperta di importanti valori o principi del Cristianesimo primitivo. Quali sono i principali tra questi e qual \u00e8 l\u2019importanza di questa riscoperta? <\/p>\n<p>Evidentemente il Concilio, nel mirare a restituire alla liturgia tutta la ricchezza che la tradizione vi aveva sperimentato, ha dovuto pensare in grande, non soltanto secondo le logiche del secondo millennio, ma anche secondo quelle del primo millennio. Ha parlato, per questo, un linguaggio molto pi\u00f9 biblico e patristico che sistematico; ha ragionato pi\u00f9 in termini di esperienza comunitaria che nei termini di \u201csalvezza dell\u2019anima\u201d; ha guardato positivamente alla ricchezza delle differenze piuttosto che negativamente all\u2019alterazione della verit\u00e0; ha scelto la profezia di \u201cventura\u201d contro i profeti di \u201csventura\u201d; ha fatto prevalere la riscoperta dell\u2019uso piuttosto che la denuncia dell\u2019abuso. Da questo punto di vista non c\u2019\u00e8 nel concilio nessuna tendenza \u201carcheologica\u201d, ma un interesse fondamentale all\u2019arricchimento di una pratica rituale che aveva assunto stili, parole e forme troppo chiuse, troppo autoreferenziali e spesso senza pi\u00f9 capacit\u00e0 di comunicazione.<\/p>\n<p>&#8211; Pu\u00f2 spiegare meglio uno di questi principi, ad es. la categoria di \u201cmistero pasquale\u201d? Quali sono lo conseguenze di questo concetto per la riflessione teologica e pastorale?<\/p>\n<p>Le conseguenze di questa riscoperta sono nello stesso tempo istituzionali e spirituali. Dal punto di vista istituzionale, il recupero della centralit\u00e0 della categoria di \u201cmistero pasquale\u201d ha ricollocato al centro della esperienza ecclesiale il dono di grazia recepito dall\u2019intera compagine, insieme da chierici e laici. Al ridimensionamento delle pretese di una \u201csocietas perfecta\u201d ha corrisposto la riscoperta della qualit\u00e0 spirituale della vita laicale, segnata anche essa da un rapporto strutturale \u2013 battesimale e eucaristico \u2013 con il mistero pasquale. Per favorire questo sviluppo, tuttavia, la Chiesa ha soltanto cominciato a sviluppare nuove forme di linguaggio e nuove forme di relazione. Qui ha ragione lo storico americano O\u2019Malley: il concilio \u00e8 stato anzitutto un \u201cevento linguistico\u201d. Ha modificato il modo di esprimersi della Chiesa. E tuttavia, siccome il linguaggio non \u00e8 solo espressione, ma anche e anzitutto esperienza, ha modificato l\u2019esperienza della Chiesa. Purch\u00e9 si resti consapevoli di poter e dover cambiare linguaggio. <\/p>\n<p>&#8211; Quale \u00e8 l\u2019importanza della celebrazione comune (o comunitaria) secondo il Vaticano II?<\/p>\n<p>Il Concilio Vaticano II, riprendendo alcuni spunti importanti elaborati dal Movimento Liturgico lungo il XIX e XX secolo, ha cominciato autorevolmente a superare un \u201cparadigma individualistico\u201d del rapporto con Cristo e con la Chiesa. Tale paradigma era scaturito dall\u2019impatto tra il modello classico e tradizionale di vita cristiana e il mondo moderno. Se il Concilio di Trento aveva \u2013 nel 1500 \u2013 favorito il passaggio \u201cdalla comunit\u00e0 all\u2019individuo\u201d, 400 anni dopo il Vaticano II ha impostato la ripresa del primato della comunit\u00e0 sull\u2019individuo. Questo ha significato una riequilibratura profonda e complessa tra vita spirituale, strutture istituzionali e azione rituali. Tale processo di calibratura \u00e8 ancora in piena elaborazione e comporta grandi sacrifici, sia per gli individui sia per le comunit\u00e0, ma anche grandissime opportunit\u00e0.&nbsp; <\/p>\n<p>&#8211; Quale \u00e8 il significato e la rilevanza della Chiesa intesa come \u201cpopolo di Dio\u201d e come \u201ccomunione\/sequela\u201d per la esperienza della celebrazione?<\/p>\n<p>La comprensione della Chiesa come \u201cpopolo di Dio\u201d e come \u201ccomunione\u201d con il Padre mediante il Figlio nello Spirito ha iniziato, lentamente ma irreversibilmente, a modificare la prospettiva di ogni celebrazione liturgica, cambiando profondamente il modo di pensare e di sperimentare i dati pi\u00f9 basilari della celebrazione. Si pensi alla triade classica con cui abbiamo pensato il sacramento: forma, materia e ministro. Per la concezione classica e anche post-tridentina, vi era sacramento valido quando il ministro competente pronunciava la formula sulla materia. Ora tutto questo risulta molto parziale e unilaterale. La forma non \u00e8 pi\u00f9 anzitutto formula, intesa come una serie limitata di parole \u201csacre\u201d, ma \u00e8 tutta la sequenza rituale; materia non \u00e8 pi\u00f9 un oggetto chimicamente definito, ma \u00e8 un bene storicamente e simbolicamente determinato; il ministro non \u00e8 carica singolare, ma \u00e8 articolato nel rapporto complesso e ricco tra presidenza, ministeri e assemblea. Questa rilettura, come risulta evidente anche solo da questo breve cenno, conduce a una espressione molto pi\u00f9 ricca e articolata, che determina \u2013 inevitabilmente, di generazione in generazione &#8211; una diversa esperienza liturgica e ecclesiale.<\/p>\n<p>&#8211; In termini generali, come la Chiesa postconciliare ha recepito le decisioni del Concilio, in particolar modo in ambito liturgico?<\/p>\n<p>La \u201crecezione\u201d del Concilio Vaticano II ha avuto uno storia molto differenziata, gi\u00e0 in Europa e poi in tutto il resto dei continenti. In generale possiamo ritenere che vi sia stato un orientamento di profonda convinzione nelle scelte conciliari, che \u00e8 giunto fino agli ultimi anni del papato di Giovanni Paolo II. Proprio in queglli ultimi anni (diciamo a partire dal Giubileo del 2000) si sono manifestati alcuni segni di minore convinzione, soprattutto da parte della curia romana, ma qua e l\u00e0 anche in periferia. Gli ultimi anni hanno poi visto manifestarsi un conflitto di interpretazioni abbastanza significativo, che tuttavia non ha potuto mettere in questione i dati irreversibili di una \u201criforma\u201d liturgica che in larga parte della Chiesa \u00e8 divenuto un fenomeno capillare, inarrestabile e fecondo, determinando un mutamento profondo sia delle forme di vita sia delle esperienze formative dei cristiani del III millennio.<\/p>\n<p>&#8211; Alla luce di recenti decisioni di Papa Benedetto XVI, tra cui la reintegrazione dei seguaci di Marcel Lefebvre nella Chiesa e la riammissione dell\u2019uso dei riti della tradizione tridentina, quale \u00e8 la sua considerazione dell\u2019attuale momento ecclesiale?<\/p>\n<p>Gi\u00e0 la risposta alla domanda precedente si \u00e8 incamminata verso questa ulteriore questione. Come \u00e8 evidente,&nbsp; questo sviluppo, motivato dal nobile intento di favorire una pi\u00f9 ampia comunione nella Chiesa, determina spesso un fenomeno diverso, quando non opposto. Ossia non produce di fatto significativi cambiamenti nel rapporto con il tradizionalismo, ma concede sul piano generale cedimenti su principi non disponibili, introducendo fattori di nuova e diffusa lacerazione nel corpo universale della Chiesa. Voglio fare un esempio. Se un documento del 2007 afferma, in modo generale, che ogni prete, senza bisogno di alcuna autorizzazione, quando celebra senza popolo pu\u00f2 indifferentemente utilizzare il rito ordinario o il rito straordinario, si introduce surrettiziamente nella Chiesa nello stesso tempo un principio di \u201canarchia dall\u2019alto\u201d \u2013 come lo ha chiamato il grande vaticanista Zizola &#8211;&nbsp; e si sovverte il primato della \u201cmessa con il popolo\u201d, riportando in primo piano una sorta di autonomia del chierico rispetto all\u2019assemblea, cosa che costituirebbe una smentita esplicita della riforma voluta dal Vaticano II.. In questo caso si potrebbe parlare di una nuova contestazione rivolta al Concilio, che minerebbe l\u2019idea stessa della \u201cnecessit\u00e0\u201d della Riforma Liturgica, trasformandola in una sorta di \u201coptional\u201d rispetto a cui la tradizione potrebbe pretendere di immunizzarsi completamente rispetto ad essa. Come \u00e8 evidente, questa conclusione non sarebbe molto lontana dalle posizioni che i tradizionalisti sostengono da 50 anni. Ma l\u2019accordo che eventualmente procurerebbe costituirebbe di fatto una smentita del cammino percorso comunitariamente in questi 50 anni.&nbsp; <\/p>\n<p>&#8211; Considerando l\u2019attuale contesto ecclesiale e mondiale, nel quale celebriamo il 50^ anniversario della apertura del Concilio, quali sono gli elementi pi\u00f9 importanti da valutare perch\u00e9 la Chiesa possa aprirsi alle nuove sfide?<\/p>\n<p>Nel contesto ecclesiale e civile contemporaneo,&nbsp; la ripresa della \u201cprofezia conciliare\u201d costituisce una sfida non di poco conto per i cristiani di 50 anni dopo. Profezia significa anzitutto \u201csperanza\u201d. E, come dicevano gi\u00e0 gli antichi, il contrario della speranza \u00e8 tanto la disperazione quanto la presunzione. Le tentazioni che oggi attanagliano pi\u00f9 facilmente la Chiesa \u2013 tanto ai suoi vertici quanto alla sua base- \u00e8 una pericolosa miscela tra questi due \u201cvizi\u201d. Disperare della Chiesa postconciliare e avere la presunzione di trovare nel pre-concilio le soluzioni gi\u00e0 pronte per la nostra condizione critica costituisce un peccato oggi molto a portata di mano, quasi consigliabile! D\u2019altra parte, il sentimento pi\u00f9 pericoloso della Chiesa di oggi \u00e8 la paura. Per paura ci si arrocca su evidenze divenute nel frattempo inevidenti; per paura ci si consola con le piccole cose di un tempo; per paura non si scontenta nessuno e si finisce per scontentare tutti; per paura si assume pi\u00f9 facilmente l\u2019atteggiamento del giudizio piuttosto che quello della comunione.<br \/>Per rimediare a questo rischioso atteggiamente di chiusura liturgica ed ecclesiale, dovuto essenzialmente ad un eccesso di paura, pu\u00f2 essere utile cominciare dalla documentazione storica: mostrando che la Chiesa \u00e8 giunta a identificare il proprio percorso di Riforma Liturgica sulla base di una crisi rituale e sacramentale che sperimentava gi\u00e0 dalla prima met\u00e0 del XIX secolo. Anche solo un tale esercizio della memoria pu\u00f2 essere in grado di disinserire quei meccanismi di generalizzazione e di falsificazione che impediscono di cogliere la profezia conciliare per il suo verso giusto, e invece tendono a confonderne le cause con gli effetti, rendendo il Concilio Vaticano II responsabile di quella crisi che \u00e8&nbsp; almeno di 100 anni pi\u00f9 vecchia di lui. Dimenticando che i problemi liturgici non cominciano con il Concilio, ma semmai con il Concilio cominciano a essere risolti.&nbsp; <\/p>\n<p>____________________<br \/>Graziela Wolfart<br \/>Jornalista<br \/>Instituto Humanitas Unisinos<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista ad Andrea Grillo&nbsp; sul Concilio Vaticano II per la rivista IHU-on lineUN ATTO PROFETICO E UN \u201cEVENTO LINGUISTICO\u201d&#8211; Come giudica il Concilio Vaticano II, a 50 anni dal suo inizio, dal punto di vista&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":3552,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3442"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3442"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3442\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3719,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3442\/revisions\/3719"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3552"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3442"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3442"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3442"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}