{"id":3441,"date":"2012-09-27T23:17:00","date_gmt":"2012-09-27T21:17:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-tradizione-dei-miei-stivali\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:51","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:51","slug":"una-tradizione-dei-miei-stivali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-tradizione-dei-miei-stivali\/","title":{"rendered":"Una tradizione&#8230;dei miei stivali"},"content":{"rendered":"<p><\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><\/div>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/guitton-home3.jpg\" style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" border=\"0\" height=\"320\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/guitton-home3-232x300.jpg\" width=\"248\" \/><\/a><\/div>\n<p><\/p>\n<h3>Una Tradizione&#8230;dei miei stivali<\/h3>\n<p>A Rocca di Papa, a fine agosto, si \u00e8 tenuta la annuale Settimana dei Professori di Liturgia, dedicata al tema: &#8220;Il Concilio Vaticano II e la liturgia: memoria e futuro&#8221;. Riproduco qui soltanto l&#8217;inizio e la fine della mia relazione.<\/p>\n<p><\/p>\n<h2><b>Liturgia come rivelazione: la lettura liturgica della rivelazione nel rapporto tra Sacrosanctum Concilium e Dei Verbum<\/b><\/h2>\n<p><span style=\"white-space: pre;\">  <\/span>\u201cConciliorum Tridentini et Vaticani I inhaerens vestigiis\u201d<br \/>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; (Dei Verbum, 1)<\/p>\n<p>\u201cOggi muore una societ\u00e0 fondata sul primato del \u2018logico\u2019&#8230; Ecco perch\u00e9 \u00e8 venuto il momento &#8230; non gi\u00e0, come si dice spesso oggi, di \u2018cambiare paradigma\u2019, ma di introdurre un altro paradigma e di integrarvi i nostri. L\u2019ipotesi, condivisa da molti e che faccio mia, \u00e8 che l\u2019epoca attuale ci inviti a reintrodurre il simbolico, vale a dire il primato del legame nella struttura e nella vita del reale, nel desiderio e nel sapere umani\u201d<br \/>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Gh. Lafont, Che cosa possiamo sperare?, Bologna , EDB, 2011, 10-11<br \/><span style=\"white-space: pre;\">  <\/span><\/p>\n<p>Mi si permetta di iniziare questa conversazione con una piccola ironia. Come \u00e8 noto, nel proemio della Costituzione Conciliare Dei Verbum si trova l\u2019espressione che qui ho utilizzato come primo esergo: \u201cseguendo le orme dei Concili Tridentino e Vaticano primo\u201d. Molto si \u00e8 scritto su questa espressione, alla quale anche il grande teologo protestante K. Barth ha dedicato un famoso articolo che ha per titolo l\u2019espressione stessa nell\u2019originale latino . Ora, \u201cseguire le orme\u201d \u00e8 un modo di indicare non solo la \u201cfedelt\u00e0\u201d, ma anche il \u201cprogresso\u201d. Seguire le orme \u00e8 tuttavia una operazione pi\u00f9 complessa e pi\u00f9 insidiosa di quanto non appaia. Mi hanno riferito, infatti, che in Val D\u2019Aosta, nella Val d\u2019Ayas, al confine con la Francia, vi erano un tempo dei contrabbandieri che, per far perdere le loro tracce ai doganieri che presidiavano il confine, calzavano un tipo di stivali \u201cinvertiti\u201d, con il tacco al posto della punta e la punta al posto del tacco. Cos\u00ec, \u201cseguendo le loro orme\u201d, gli inseguitori erano portati ad andare fuori strada, addirittura dalla parte opposta rispetto alla giusta direzione. Oggi non manca chi, anche nella Chiesa, ha scoperto le virt\u00f9 orientative di questi stivali invertiti, con i quali pretenderebbe di condurci non \u201coltre\u201d il Tridentino e il Vaticano I, ma verso di loro e addirittura al di qua di essi. Questo mio contributo non vuol essere altro che una ragionata messa in guardia verso questi \u201ccontrabbandieri\u201d della tradizione, che disorientano la Chiesa. In questo modo vorrei poter garantire soltanto un piccolo servizio all\u2019ordine pubblico ecclesiale.<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p>Conclusioni<\/p>\n<p>SC e DV concordano su un punto decisivo: libro biblico e libro rituale, il farsi azione e il farsi parola di Dio, stanno all\u2019origine della esperienza di Rivelazione e di fede e si implicano a vicenda: la parola di Dio ha da essere ascoltata religiosamente e la liturgia deve essere fondata sulla Parola di Dio. L\u2019impatto \u201cfondamentale\u201d di DV, tuttavia, \u00e8 stato molto pi\u00f9 studiato rispetto a quello di SC. Questo, per molti versi, era del tutto inevitabile. Una lunga tradizione, infiammatasi da Lutero in gi\u00f9 , aveva considerato questo rapporto tra Scrittura, Tradizione e &nbsp;Rivelazione una ferita aperta nella identit\u00e0 ecclesiale. Ben diversa e molto pi\u00f9 recente era stata la giusta pretesa di riconoscere e constatare una \u201cquestione liturgica\u201d che atttraversava da secoli il corpo ecclesiale e di individuare le modalit\u00e0 pi\u00f9 adeguate per affrontarla e per superarla. In realt\u00e0, all\u2019origine della parola conciliare sulla liturgia, vi \u00e8 stata proprio la coscienza di questa profonda affinit\u00e0 \u201cfondamentale\u201d tra movimento biblico e movimento liturgico. Onorare la memoria del Concilio consiste sicuramente nell\u2019evitare le ermeneutiche della rottura, ma anche nel tenersi ben lontani da quelle che abbiamo chiamato ermeneutiche della rimozione e della immunizzazione. Tali ermeneutiche sfigurano il Concilio perch\u00e9 lo interpretano non secondo la profezia che lo ha animato, ma secondo la paura che ha suscitato nei profeti di sventura. E cos\u00ec alcuni interpreti lo leggono a partire dal suo passato piuttosto che dal suo futuro. Con questa modalit\u00e0 di lettura del Concilio, essi giungono fino a smentirlo, apertamente e spudoratamente. Soprattutto oggi, avremmo bisogno di una teologia e di una storia della Chiesa che affrontino rispettosamente e oserei dire pudicamente il Concilio Vaticano II, per arginare e confutare troppe letture spudorate e troppe ricostruzioni irrispettose. Questo compito compete anzitutto ai teologi, alla loro parola e alla loro responsabilit\u00e0. Che il Concilio ci ha dato e che nessuno pu\u00f2 toglierci, a meno che non ce la togliamo da soli, come accade oggi fin troppo spesso. Ma la profezia conciliare \u00e8 irreversibile e contagiosa: per questo ho fiducia che in questo compito non saremo delusi, se non per poco. Prevarr\u00e0 presto il senso della realt\u00e0 e quel minimo di dignit\u00e0 per la propria professione che prima o poi ha il sopravvento anche negli spiriti pi\u00f9 timorosi. Anzi, questo Convegno dei liturgisti italiani (che ospita preziose voci anche non italiane) \u00e8 gi\u00e0 la prova di un serio cammino di rilettura del Concilio Vaticano II, condotto con coraggio e con pazienza, con pudore e con audacia, come ci si aspetta da una teologia all\u2019altezza di un tale evento, che voglia procedere risolutamente sulle tracce della tradizione, ma con le punte avanti e i tacchi dietro. <\/p>\n<div><\/div>\n<p><\/p>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una Tradizione&#8230;dei miei stivali A Rocca di Papa, a fine agosto, si \u00e8 tenuta la annuale Settimana dei Professori di Liturgia, dedicata al tema: &#8220;Il Concilio Vaticano II e la liturgia: memoria e futuro&#8221;. 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