{"id":3438,"date":"2012-10-15T11:26:00","date_gmt":"2012-10-15T09:26:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/grande-teologia-e-teologia-di-corte-vedute\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:51","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:51","slug":"grande-teologia-e-teologia-di-corte-vedute","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/grande-teologia-e-teologia-di-corte-vedute\/","title":{"rendered":"grande teologia e teologia di corte (vedute)"},"content":{"rendered":"<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ratzi2.jpg\" style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ratzi2.jpg\" \/><\/a><\/div>\n<p><b>Concilio Vaticano II e teologia di corte (vedute)<\/b><br \/><b>Alcune puntualizzazioni dal documento della CTI \u201cTeologia oggi\u201d<\/b><\/p>\n<p>L\u2019anniversario dell\u2019apertura del Concilio Vaticano II viene vissuto nella forma di un \u201canno della fede\u201d. Certamente non si tratta di \u201cparlar d\u2019altro\u201d. Il Concilio Vaticano II \u00e8 stato una potente ed efficace kattestazione di una fede ripresa, riletta, riattualizzata, ringiovanita, rinvigorita, rilanciata. Ci\u00f2 che tuttavia vorrei qui considerare \u00e8 quale funzione possa avere la teologia in una tale circostanza celebrativa. Di quale teologia abbiamo bisogno per garantire all\u2019atto di fede tutta la sua rilevanza e tutto il suo peso a partire dalla assise conciliare?<br \/>Non vi \u00e8 dubbio che il servizio teologico \u00e8 riconosciuto da sempre come una funzione indispensabile per &nbsp;l\u2019esercizio del magistero della Chiesa. Proprio l\u2019ultimo Concilio ha rappresentato un evento che ha messo in singolare evidenza la stretta collaborazione tra vescovi e teologi. Proprio per questo la teologia pu\u00f2 anche montarsi la testa e pretendere che il magistero episcopale sia semplicemente \u201capplicativo\u201d dei risultati delle proprie ricerche. D\u2019altra parte, a sua volta, il magistero episcopale pu\u00f2 anche &nbsp;arrivare a illudersi di poter fare a meno di ogni contributo teologico scientifico, di avere gi\u00e0, di per s\u00e9, tutti gli elementi per la azione pastorale. La arroganza dei teologi corrisponde, talvolta, alla presunzione dei pastori. Si tratta di due errori speculari e altrettanto deleteri.<br \/>Questo aspetto del rapporto delicato tra teologi e pastori viene presentato con accuratezza dal recente documento della Commissione Teologica Internazionale dedicato al tema \u201cTeologia oggi: prospettive, principi e criteri\u201d al paragrafo 4 (nn.37-44). &nbsp;Un prima affermazione che merita di essere considerata \u00e8 la seguente:<\/p>\n<p>\u201cVescovi e teologi hanno una chiamata diversa, e devono rispettare le rispettive competenze, per evitare che il magistero riduca la teologia a mera scienza ripetitiva, o che i teologi presumano di sostituirsi all\u2019ufficio di insegnamento dei pastori della Chiesa\u201d (37)<\/p>\n<p>Questa prima affermazione consente di identificare uno specifico servizio teologico che non permette di intepretare la funzione del teologo come quella dell\u2019addetto stampa. Il teologo elabora la propria scienza con criteri di criticit\u00e0 che non sempre coincidono con la ufficialit\u00e0 ecclesiale: la ricerca teologica, se diventa meramente ripetitiva del magistero, non \u00e8 pi\u00f9 ricerca e non \u00e8 pi\u00f9 teologia.<\/p>\n<p>Ma veniamo a un altro passo interessante, che riguarda la interpretazione \u201cautentica\u201d della fede, che solo il magistero e non la teologia pu\u00f2 dare:<\/p>\n<p>\u201cL\u2019accettazione di questa funzione del magistero relativamente all\u2019autenticit\u00e0 della fede richiede che vengano riconosciuti i diversi livelli delle affermazioni magisteriali. A questi diversi livelli corrisponde una risposta differenziata da parte dei credenti e dei teologi. L\u2019insegnamento del magistero non ha tutto lo stesso peso\u201d (40)<\/p>\n<p>Proprio a causa della diversa funzione che la teologia e il magistero esercitano all\u2019interno della Chiesa, la teologia in alcuni pochi casi \u00e8 strettamente vincolata dal pronunciamento del magistero, mentre in altri \u00e8 indirizzata, consigliata, orientata, senza impedirle di esplorare e percorrere, rispettosamente e in comunione, altre strade.<br \/>D\u2019altra parte il documento ricorda come non sia sbagliato attribuire alla stessa teologia un ruolo magisteriale: \u201cEsiste effettivamente nella Chiesa un certo \u2018magistero\u2019 dei teologi\u201d (39), che non ha senso pensare come alternativo o concorrenziale rispetto a quello dei pastori, ma che necessariamente conosce dei momenti di \u201ctensione\u201d rispetto a quello. Ed \u00e8 prezioso il fatto che in nota (alla nota 87, per la precisione) il testo ricorda che Tommaso d\u2019Aquino distingueva tra &nbsp;<i>magisterium cathedrae pastoralis<\/i> e<i> magisterium cathedrae magistralis<\/i>, riferendo il primo ai vescovi e il secondo ai teologi.<\/p>\n<p>Vorrei ricordare, infine, un\u2019ultima affermazione. Si tratta della necessaria adesione al magistero, che caratterizza la tradizione della fede cattolica, e alla quale il teologo non fa eccezione, qualificando tuttavia la propria adesione come \u201cresponsabile\u201d. Il testo qui precisa molto opportunamente:<\/p>\n<p>\u201cLa libert\u00e0 della teologia e dei teologi \u00e8 un tema di particolare interesse. Tale libert\u00e0 deriva da una vera responsabilit\u00e0 scientifica\u201d. (43)<\/p>\n<p>In questa espressione troviamo affermato un principio spesso dimenticato nel dibattito all\u2019interno, ma anche all\u2019esterno alla Chiesa. Il teologo, in quanto tale, deve essere libero proprio per la funzione di servizio che svolge all\u2019interno della Chiesa. Potremmo dire che deve essere \u201clibero di servire\u201d in una forma molto determinata: la Chiesa ha bisogno di uomini e donne \u201cliberi di esercitare il rispetto critico e la critica rispettosa\u201d. In questo modo essa si arricchisce e si rafforza, garantendo al proprio interno, cio\u00e8 all\u2019interno della comunione ecclesiale, la presenza di voci che per mestiere\/ministero debbono soppesare parole, espressioni, decisioni, strutture, evoluzioni della Tradizione, antica e recente. Non per assumere decisioni ultime (cui sono preposti non i teologi, ma i pastori), ma per prepararle, commentarle, analizzarle, correggerle.<\/p>\n<p>A 50 anni dal Concilio Vaticano II possiamo riconoscere il cammino bello, fatto dalla teologia, anche in Italia, e le buone prove di collaborazione con il Magistero. Il quale, talvolta comprensibilmente, sembra temere soprattutto una teologia che abusa della libert\u00e0, che si emancipa dai vincoli, che gioca al tiro al piattello, che prende posizioni di aperto e irrimediabile dissenso. Ma questo, io credo, resta oggi un problema minore. Il problema maggiore \u00e8 invece quello di una teologia che rinuncia alla libert\u00e0, che esercita la funzione dell\u2019addetto stampa o dell\u2019incaricato delle pubbliche relazioni, che si trasforma &#8211; spesso&nbsp;<i>sua sponte <\/i>&#8211; da servizio a servit\u00f9 e che finisce con il ridursi a &#8220;teologia di corte&#8221;. Ma una teologia di corte fornisce invariabilmente al magistero una consulenza di corte vedute.<\/p>\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Concilio Vaticano II e teologia di corte (vedute)Alcune puntualizzazioni dal documento della CTI \u201cTeologia oggi\u201d L\u2019anniversario dell\u2019apertura del Concilio Vaticano II viene vissuto nella forma di un \u201canno della fede\u201d. 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