{"id":3437,"date":"2012-10-22T15:13:00","date_gmt":"2012-10-22T13:13:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/giovanni-paolo-ii-e-la-profezia-del-concilio\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:51","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:51","slug":"giovanni-paolo-ii-e-la-profezia-del-concilio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/giovanni-paolo-ii-e-la-profezia-del-concilio\/","title":{"rendered":"Giovanni Paolo II e la profezia del Concilio"},"content":{"rendered":"<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/mariage1.jpg\" style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/mariage1.jpg\" \/><\/a><\/div>\n<p>12 anni fa  il papa Giovanni Paolo II interveniva in chiusura al Convegno sulla attuazione del Concilio Vaticano II, tenutosi durante il Grande Giubileo del 2000 (cfr. Regno-doc. n.7, 2000, p.231). Ecco il testo di quel discorso.<\/p>\n<p>&nbsp; &nbsp;<\/p>\n<h2><b>La profezia del concilio&nbsp;<\/b><\/h2>\n<p> Signori cardinali, venerati fratelli nell&#8217;episcopato e nel sacerdozio, cari fratelli e sorelle!<\/p>\n<p>&nbsp;1. Sono molto lieto di incontrarvi al termine del convegno che si \u00e8 celebrato in questi giorni in Vaticano sul tema, veramente impegnativo e stimolante, dell&#8217;attuazione del concilio ecumenico Vaticano II. Saluto il signor cardinale Roger Etchegaray, che ringrazio per l&#8217;indirizzo rivoltomi a nome di tutti. Il mio benvenuto va, poi, ai prefetti di dicastero e agli altri porporati, come pure agli arcivescovi e vescovi, che con la loro presenza sottolineano l&#8217;importanza di questa assise. Saluto, infine, gli esperti qui giunti da varie parti del mondo, per recare il contributo delle loro esperienze e delle loro riflessioni.  Il concilio ecumenico Vaticano II \u00e8 stato un dono dello Spirito alla sua Chiesa. \u00c8 per questo motivo che rimane come un evento fondamentale non solo per capire la storia della Chiesa in questo scorcio di secolo, ma anche, e soprattutto, per verificare la permanente presenza del Risorto accanto alla sua sposa tra le vicende del mondo. Per mezzo dell&#8217;assemblea conciliare, che ha visto giungere alla sede di Pietro vescovi da ogni parte del mondo, si \u00e8 potuto constatare quanto il patrimonio di duemila anni di fede fosse conservato nella sua autenticit\u00e0 originaria.<\/p>\n<p>&nbsp;2.Con il concilio, la Chiesa ha fatto anzitutto un&#8217;esperienza di fede, abbandonandosi a Dio senza riserve nell&#8217;atteggiamento di chi si fida e ha la certezza di essere amato. \u00c8 proprio questo atto di abbandono a Dio che, da un esame sereno degli atti, emerge sovrano. Chi volesse avvicinare il concilio prescindendo da questa chiave di lettura si priverebbe della possibilit\u00e0 di penetrarne l&#8217;anima profonda. \u00c8 solo in una prospettiva di fede che l&#8217;evento conciliare si apre ai nostri occhi come un dono di cui \u00e8 necessario saper cogliere la ricchezza ancora nascosta.  Tornano alla mente, in questo frangente, le significative parole di san Vincenzo di L\u00e9rin: &#8220;La Chiesa di Cristo, premurosa e cauta custode dei dogmi a lei affidati, non cambia mai nulla in essi; nulla diminuisce, nulla aggiunge; non amputa ci\u00f2 che \u00e8 necessario, non aggiunge ci\u00f2 che \u00e8 superfluo; non perde ci\u00f2 che \u00e8 suo, non si appropria di ci\u00f2 che \u00e8 di altri; ma con ogni zelo, attendendo con fedelt\u00e0 e saggezza agli antichi dogmi, ha come unico desiderio di perfezionare e levigare quelli che anticamente ricevettero una prima forma e un primo abbozzo, di consolidare e rafforzare quelli che hanno gi\u00e0 risalto e sviluppo, di custodire quelli che sono gi\u00e0 stati confermati e definiti&#8221; (Commonitorium, XXIII).<\/p>\n<p>&nbsp;3.I padri conciliari furono posti dinanzi a una vera sfida. Essa consisteva nell&#8217;impegno di comprendere pi\u00f9 intimamente, in un periodo di rapidi cambiamenti, la natura della Chiesa e il suo rapporto con il mondo per provvedere all&#8217;opportuno &#8220;aggiornamento&#8221;. Abbiamo raccolto quella sfida &#8211; c&#8217;ero anch&#8217;io tra i padri conciliari &#8211; e vi abbiamo dato risposta cercando un&#8217;intelligenza pi\u00f9 coerente della fede. Ci\u00f2 che abbiamo compiuto al concilio \u00e8 stato di rendere manifesto che anche l&#8217;uomo contemporaneo, se vuole comprendere a fondo se stesso, ha bisogno di Ges\u00f9 Cristo e della sua Chiesa, la quale permane nel mondo come segno di unit\u00e0 e di comunione.  In realt\u00e0 la Chiesa, popolo di Dio in cammino sulle strade della storia, \u00e8 la perenne testimonianza di una profezia che, mentre attesta la novit\u00e0 della promessa, rende evidente la sua attuazione. Il Dio che ha promesso \u00e8 il Dio fedele che compie la parola data.  Non \u00e8 questo, forse, ci\u00f2 che la tradizione risalente agli apostoli ci permette di verificare ogni giorno? Non siamo noi in un processo costante di trasmissione della Parola che salva e che porta all&#8217;uomo, dovunque si trovi, il senso della sua esistenza? La Chiesa, depositaria della Parola rivelata, ha la missione di annunciarla a tutti.  Questa sua missione profetica comporta l&#8217;assunzione della responsabilit\u00e0 di rendere visibile ci\u00f2 che la Parola annuncia. Dobbiamo porre in atto segni visibili della salvezza, perch\u00e9 l&#8217;annuncio che portiamo sia compreso nella sua integrit\u00e0. Portare il Vangelo nel mondo \u00e8 un compito che i cristiani non possono delegare ad altri. \u00c8 una missione che li coglie nella responsabilit\u00e0 propria della fede e della sequela di Cristo! Il concilio ha voluto restituire a tutti i credenti questa verit\u00e0 fondamentale.<\/p>\n<p>&nbsp;4.Per ricordare la scadenza dei primi venti anni del concilio Vaticano II, convocai nel 1985 un sinodo straordinario dei vescovi. Esso aveva lo scopo di celebrare, verificare e promuovere l&#8217;insegnamento conciliare. I vescovi, nella loro analisi, parlarono di &#8220;luci e ombre&#8221; che avevano caratterizzato il periodo post conciliare. Per questo motivo, nella lettera Tertio millennio adveniente scrissi che &#8220;l&#8217;esame di coscienza non pu\u00f2 non riguardare anche la ricezione del concilio&#8221; (n. 36; EV 14\/1780). Oggi ringrazio tutti voi che siete giunti da diverse parti del mondo per dare risposta a questa richiesta. Il lavoro che avete svolto in questi giorni ha evidenziato quanto sia presente ed efficace nella vita della Chiesa l&#8217;insegnamento conciliare. Certo, esso richiede una conoscenza sempre pi\u00f9 profonda. All&#8217;interno di questa dinamica, comunque, \u00e8 necessario che non vada persa la genuina intenzione dei padri conciliari; essa, piuttosto, deve essere recuperata superando interpretazioni prevenute e parziali che hanno impedito di esprimere al meglio la novit\u00e0 del magistero conciliare.  La Chiesa da sempre conosce le regole per una retta ermeneutica dei contenuti del dogma. Sono regole che si pongono all&#8217;interno del tessuto di fede e non al di fuori di esso. Leggere il concilio supponendo che esso comporti una rottura col passato, mentre in realt\u00e0 esso si pone nella linea della fede di sempre, \u00e8 decisamente fuorviante. Ci\u00f2 che \u00e8 stato creduto da &#8220;tutti, sempre e in ogni luogo&#8221; \u00e8 l&#8217;autentica novit\u00e0 che permette a ogni epoca di sentirsi illuminata dalla parola della Rivelazione di Dio in Ges\u00f9 Cristo.&nbsp; <\/p>\n<p>5.Il concilio \u00e8 stato un atto di amore: &#8220;Un grande e triplice atto d&#8217;amore&#8221; &#8211; come disse Paolo VI nel discorso di apertura del IV periodo del concilio &#8211; un atto d&#8217;amore &#8220;verso Dio, verso la Chiesa, verso l&#8217;umanit\u00e0&#8221; (Insegnamenti, vol. III [1965], 475; EV 1\/334*). L&#8217;efficacia di quell&#8217;atto non si \u00e8 affatto esaurita: essa continua a operare attraverso la ricca dinamica dei suoi insegnamenti.  La costituzione dogmatica Dei verbum ha posto con rinnovata consapevolezza la parola di Dio al centro della vita della Chiesa. Questa centralit\u00e0 \u00e8 data dalla pi\u00f9 viva percezione dell&#8217;unit\u00e0 tra sacra Scrittura e sacra tradizione. La parola di Dio, che \u00e8 mantenuta viva dalla fede del popolo santo dei credenti sotto la guida del magistero, chiede anche a ciascuno di noi di assumere la propria responsabilit\u00e0 nel conservare intatto il processo di trasmissione.  Perch\u00e9 il primato della rivelazione del Padre all&#8217;umanit\u00e0 permanga con tutta la forza della sua radicale novit\u00e0 \u00e8 necessario che la teologia, per prima, si renda strumento coerente della sua intelligenza. Nell&#8217;enciclica Fides et ratio ho scritto: &#8220;In quanto intelligenza della rivelazione, la teologia nelle diverse epoche storiche si \u00e8 sempre trovata a dover recepire le istanze delle varie culture per poi mediare in esse, con una concettualizzazione coerente, il contenuto della fede. Anche oggi un duplice compito le spetta. Da una parte, infatti, essa deve sviluppare l&#8217;impegno che il concilio Vaticano II, a suo tempo, le ha affidato: rinnovare le proprie metodologie in vista di un servizio pi\u00f9 efficace all&#8217;evangelizzazione (&#8230;) Dall&#8217;altra parte, la teologia deve puntare gli occhi sulla verit\u00e0 ultima che le viene consegnata con la Rivelazione, senza accontentarsi di fermarsi a stadi intermedi&#8221; (n. 92; Regno-doc. 19,1998,613s).<\/p>\n<p>&nbsp;6. Ci\u00f2 che la Chiesa crede \u00e8 ci\u00f2 che essa assume come oggetto della sua preghiera. La costituzione Sacrosanctum concilium ha illustrato le premesse per una vita liturgica che renda a Dio il vero culto a lui dovuto dal popolo chiamato a esercitare il sacerdozio della Nuova Alleanza. L&#8217;azione liturgica deve permettere a ogni fedele di entrare nell&#8217;intimo del mistero per cogliere la bellezza della lode al Dio trino. Essa costituisce, infatti, un&#8217;anticipazione sulla terra della lode che le schiere dei beati rendono a Dio nel cielo. In ogni celebrazione liturgica, pertanto, dovrebbe essere data ai partecipanti la possibilit\u00e0 di pregustare, seppur sotto il velo della fede, qualcosa delle dolcezze che scaturiranno dalla contemplazione di Dio in paradiso. Per questo ogni ministro, consapevole della responsabilit\u00e0 che ha verso tutto il popolo a lui affidato, dovr\u00e0 attenersi fedelmente al rispetto per la sacralit\u00e0 del rito, crescendo nell&#8217;intelligenza di ci\u00f2 che celebra.<\/p>\n<p>&nbsp;7.&#8221;\u00c8 venuta l&#8217;ora, a noi sembra, in cui la verit\u00e0 circa la Chiesa di Cristo deve essere esplorata, ordinata ed espressa&#8221;, afferm\u00f2 il papa Paolo VI nel discorso di apertura del secondo periodo del concilio (Insegnamenti, vol. I [1963], 173-174; EV 1\/152*). In questa espressione l&#8217;indimenticabile pontefice identific\u00f2 il compito principale del concilio. La costituzione dogmatica Lumen gentium \u00e8 stata un vero canto di esaltazione della bellezza della sposa di Cristo. In quelle pagine abbiamo portato a compimento la dottrina espressa dal concilio Vaticano I e abbiamo impresso il sigillo per un rinnovato studio del mistero della Chiesa.  La communio \u00e8 il fondamento su cui poggia la realt\u00e0 della Chiesa. Una koinonia che ha la sua fonte nel mistero stesso del Dio trino e si estende a tutti i battezzati, che sono perci\u00f2 chiamati alla piena unit\u00e0 in Cristo. Tale comunione si rende evidente nelle diverse forme istituzionali in cui il ministero ecclesiale viene svolto e nella funzione del successore di Pietro come segno visibile dell&#8217;unit\u00e0 di tutti i credenti. A nessuno sfuggir\u00e0 il fatto che il concilio Vaticano II ha fatto suo con grande slancio l&#8217;anelito &#8220;ecumenico&#8221;. Il movimento di incontro e chiarificazione, che si \u00e8 posto in atto con tutti i fratelli battezzati, \u00e8 irreversibile. \u00c8 la forza dello Spirito che richiama i credenti all&#8217;obbedienza, perch\u00e9 l&#8217;unit\u00e0 sia fonte efficace dell&#8217;evangelizzazione. La comunione che la Chiesa vive con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo \u00e8 indice di come i fratelli sono chiamati a vivere insieme.<\/p>\n<p>&nbsp;8.Il concilio, che ci ha donato una ricca dottrina ecclesiologica, ha collegato organicamente il suo insegnamento sulla Chiesa con quello sulla vocazione dell&#8217;uomo in Cristo&#8221;: questo dicevo nell&#8217;omelia per l&#8217;apertura del sinodo dei vescovi, il 24 novembre 1985 (Insegnamenti, vol. VIII, 2, 1371). La costituzione pastorale Gaudium et spes, che poneva gli interrogativi fondamentali a cui ogni persona \u00e8 chiamata a dare risposta, ripete anche a noi oggi parole che nulla hanno perso della loro attualit\u00e0: &#8220;Solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell&#8217;uomo&#8221; (n. 22; EV 1\/1385). Sono parole a me quanto mai care e che ho voluto riproporre nei passaggi fondamentali del mio magistero. Qui si trova la vera sintesi a cui la Chiesa deve sempre guardare nel momento in cui dialoga con l&#8217;uomo di questo come di ogni altro tempo: essa \u00e8 consapevole di possedere un messaggio che \u00e8 sintesi feconda dell&#8217;attesa di ogni uomo e della risposta che Dio gli rivolge.  Nell&#8217;incarnazione del Figlio di Dio, che questo giubileo vuole celebrare nella scadenza bimillenaria dell&#8217;evento, si rende evidente la chiamata dell&#8217;uomo. Questi non viene meno alla sua dignit\u00e0 quando si abbandona con la fede a Cristo, perch\u00e9 la sua umanit\u00e0 viene allora innalzata alla partecipazione della vita divina.  Cristo \u00e8 la verit\u00e0 che non tramonta: in lui Dio incontra ogni uomo e ogni uomo in Lui pu\u00f2 vedere Dio (cf. Gv 14,9-10). Nessun incontro con il mondo sar\u00e0 fecondo, se il credente cesser\u00e0 di fissare lo sguardo sul mistero dell&#8217;incarnazione del Figlio di Dio. Il vuoto che molti oggi provano dinanzi alla domanda sul perch\u00e9 della vita e della morte, sul destino dell&#8217;uomo e sul senso della sofferenza pu\u00f2 essere colmato solo dall&#8217;annuncio della verit\u00e0 che \u00e8 Ges\u00f9 Cristo. Il cuore dell&#8217;uomo sar\u00e0 sempre &#8220;inquieto&#8221;, fino a quando non potr\u00e0 riposare in lui, vero ristoro per quanti sono &#8220;affaticati e oppressi&#8221; (Mt 11, 28).<\/p>\n<p>&nbsp;9.Il &#8220;piccolo seme&#8221; che Giovanni XXIII depose &#8220;con animo e mano trepidante&#8221; (cost. ap. Humanae salutis, 25.12.1961; EV 1\/13*) nella basilica di San Paolo fuori le Mura il 25 gennaio del 1959, annunciando l&#8217;intenzione di convocare il ventunesimo concilio ecumenico nella storia della Chiesa, \u00e8 cresciuto dando vita a un albero che allarga ormai i suoi rami maestosi e possenti nella vigna del Signore. Molti frutti esso ha gi\u00e0 dato in questi trentacinque anni di vita e molti ancora ne dar\u00e0 negli anni che verranno. Una nuova stagione si apre dinanzi ai nostri occhi: \u00e8 il tempo dell&#8217;approfondimento degli insegnamenti conciliari, il tempo della raccolta di quanto i padri conciliari seminarono e la generazione di questi anni ha accudito e atteso.  Il concilio ecumenico Vaticano II \u00e8 stato una vera profezia per la vita della Chiesa; continuer\u00e0 a esserlo per molti anni del terzo millennio appena iniziato. La Chiesa, ricca delle eterne verit\u00e0 che le sono state affidate, ancora parler\u00e0 al mondo, annunciando che Ges\u00f9 Cristo \u00e8 l&#8217;unico vero Salvatore del mondo: ieri, oggi e per sempre!&nbsp; <\/p>\n<p>Giovanni Paolo II<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>12 anni fa il papa Giovanni Paolo II interveniva in chiusura al Convegno sulla attuazione del Concilio Vaticano II, tenutosi durante il Grande Giubileo del 2000 (cfr. Regno-doc. n.7, 2000, p.231). 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