{"id":3436,"date":"2012-10-29T19:19:00","date_gmt":"2012-10-29T18:19:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-vescovo-brambilla-e-il-vaticano-ii\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:51","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:51","slug":"il-vescovo-brambilla-e-il-vaticano-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-vescovo-brambilla-e-il-vaticano-ii\/","title":{"rendered":"Il Vescovo Brambilla e il Vaticano II"},"content":{"rendered":"<p><\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/teologiadalvat2.jpg\" style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/teologiadalvat2.jpg\" \/><\/a><\/div>\n<h2>Il Vescovo Brambilla &nbsp;e il Vaticano II come bussola<\/h2>\n<p><i>Tra i diversi libri apparsi negli ultimi mesi, per celebrare e commentare i 50 anni dall\u2019inizio del Cancilio Vaticano II, vorrei segnalare oggi un piccolo, ma prezioso volume, dal titolo: Teologia dal Vaticano II. Analisi storiche e rilievi ermeneutici (Cinisello Balsamo, San Paolo, 2012), frutto degli ambienti teologici bergamaschi della Scuola di Teologia del Seminario di Bergamo, coadiuvati dalla Fondazione Papa Giovanni XXIII.<\/i><br \/><i><br \/><\/i><i>Tra i diversi saggi che compongono il volume vorrei richiamare l\u2019attenzione sul primo, che apre la rassegna, e che \u00e8 firmato dal Vescovo e teologo milanese Franco Giulio Brambilla. Da questo testo (intitolato<\/i> Il Concilio Vaticano II, \u201cbussola\u201d per la Chiesa<i>, alle pagine 11-25) vorrei riportare alcuni brani che aiutano a sintonizzare il lettore in modo singolarmente efficace sul senso del Concilio Vaticano II. Particolarmente pregevole \u00e8 la \u201cparresia\u201d con cui il vescovo esprime autorevolmente il \u201csensus fidei\u201d e lo elabora con argomenti teologici aperti e sinceri. (I numeri alla fine delle singole citazioni indicano i numeri di pagina del testo).<\/i><\/p>\n<p><\/p>\n<h2>Il Concilio Vaticano II, \u201cbussola\u201d per la Chiesa<\/h2>\n<p>di <i>Franco Giulio Brambilla +<\/i><br \/>(brani scelti)<\/p>\n<p>\u201cI Concili&#8230;sono un atto di tradizione vivente. In quanto atto di \u201ctradizione\u201d il Concilio torna alle origini a partire da una domanda presente, e in quanto atto \u201cvivente\u201d la ripresa dell\u2019inizio \u00e8 un gesto nuovo di discernimento dell\u2019epoca attuale\u201d (11)<\/p>\n<p>\u201cIl testo della <i>Gaudet Mater Ecclesia<\/i>, diventato giustamente famoso, indicava lo stile del concilio nella sfida ai \u2018profeti di sventura\u2019:<\/p>\n<p>Essi non sono capaci di veder altro che rovine e guai; vanno dicendo che i nostri tempi, se si confrontano con i secoli passati, risultano del tutto peggiori e arrivano al punto di comportarsi come se non avessero nulla da imparare dalla storia, che \u00e8 maestra di vita, e come se ai tempi dei precedenti Concili tutto procedesse felicemente quanto alla dottrina cristiana, alla morale, alla giusta libert\u00e0 della Chiesa<\/p>\n<p>E di seguito il papa aggiunge, con uno scatto di speranza: \u2018A noi sembra di dover risolutamente dissentire da codesti profeti di sventura, che annunciano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo\u2019\u201d (12)<\/p>\n<p>\u201cLa prima eredit\u00e0 del concilio \u00e8 quella di una Chiesa che passa da una comunit\u00e0 del \u201csentir messa\u201d a una Chiesa che \u201ccelebra\u201d. La Chiesa ritrova la centralit\u00e0 della domenica e prega nella sua lingua madre. Non per nulla questa \u00e8 stata forse la scelta che ha influenzato profondamente il corpo ecclesiale e che dopo il concilio ha lasciato i postumi pi\u00f9 profondi. In questi ultimi anni ne sentiamo ancora i brividi. Non \u00e8 un caso che ci sia stato e ci sia accanimento proprio su questo punto. Che cosa ha significato la traduzione della liturgia nella lingua madre di ciascun popolo? E\u2019 solo una operazione che rende comprensibili il &nbsp;modo e il contenuto della preghiera? [&#8230;] &nbsp;Proprio su questo aspetto voglio fare il primo esercizio di memoria, significativo anche per la Chiesa d\u2019oggi: dobbiamo riconoscere che, nonostante le intemperanze e le stravaganze dei primi decenni, la Chiesa che celebra, cio\u00e8 la<i> actuosa participatio<\/i> della comunit\u00e0 credente, \u00e8 una realt\u00e0 bella, armonica, profonda, spirituale, che alimenta la vita personale e la preghiera comunitaria. Il senso della celebrazione e della domenica sta gradualmente passando a essere percepito come il centro della vita spirituale e pastorale\u201d (17)<\/p>\n<p>\u201cSu una cosa, per\u00f2, vorrei richiamare la vostra attenzione. Forse non \u00e8 stata ancora notata la cosa pi\u00f9 sconvolgente. La riforma liturgica ha significato che le comunit\u00e0 e le persone pregano nella propria lingua: ma questo non \u00e8 un fatto indolore, che riguarda solo il comprendere e il partecipare al senso del mistero celebrato. Non credo sia solo questo: ci\u00f2 che trasforma pi\u00f9 in radice la spiritualit\u00e0 e l\u2019azione della Chiesa \u00e8 il fatto che pregare con la propria lingua, meglio ancora ricevere il dono di Dio che \u00e8 la Pasqua di Ges\u00f9 attraverso i propri linguaggi (non solo la parola, ma il gesto, l\u2019immagine, la musica, le diverse presenze ministeriali ecc.) muta radicalmente il nostro rapporto con il mistero di Dio. Dopo oltre un millennio d\u2019incomprensione del senso del mistero celebrato, che certo ha prodotto stupende forme sostitutive (che forse hanno alimentato pi\u00f9 il senso del \u201cmisterioso\u201d che del \u201cmistero\u201d cristiano), ora preghiamo con il tessuto della nostra lingua. Con essa Dio si fa prossimo nell\u2019alfabeto della vita umana, il cristianesimo si fa domestico, la liturgia diventa culmen et fons, condizione di verit\u00e0 della fede praticata, con cui offriamo i nostri corpi (la vita quotidiana) come sacrificio vivente, santo, gradito a Dio: questo \u00e8 il nostro culto spirituale (Rm 12,1)\u201d (18)<\/p>\n<p>\u201cLa Chiesa del concilio \u00e8 quella che ha riaperto lo scrigno della Parola: questa \u00e8 la seconda grande eredit\u00e0 del concilio.<i> Dei verbum religiose audiens<\/i>: una Chiesa che ascolta!\u201d (19)<\/p>\n<p>\u201cDopo quattro secoli di digiuno della Parola, questo pare essere il frutto pi\u00f9 rivoluzionario del concilio. Pensiamo, invece, a tutti i commenti alla Parola biblica antichi e medievali, fino alle soglie del moderno, anche se questo non significa che dopo Trento essa sia mancata nella liturgia e nella teologia; ma spesso non era presente nella forma fresca e tonificante dell\u2019accostamento personale e comunitario.\u201d (20)<\/p>\n<p>\u201cDovremmo fermarci qui per molto tempo, per dire tutti i frutti di questa seconda eredit\u00e0 del concilio. Qui \u00e8 apparso evidente il senso della Parola di Dio detta in linguaggio umano, il carattere storico, salvifico e personale della rivelazione restituito da <i>Dei Verbum<\/i>. E che deve pervadere con il suo <i>logos<\/i> i nostri linguaggi di oggi. In tal modo la liturgia nella nostra lingua, in questa seconda eredit\u00e0, riceve un ampliamento di orizzonte insospettato. Non si tratta solo di pregare nella nostra lingua, ma di far risuonare la parola di Dio fatta carne nei nostri linguaggi di oggi\u201d (20)<\/p>\n<p>\u201cIn tal modo quella lingua che attraverso la liturgia ha aperto al contatto vivo col Mistero della Pasqua, si alimenta alla rete di significati, di immagini e di incontri che sono mediati dalla Parola letta nella e con la Chiesa\u201d (21)<\/p>\n<p>\u201cLa terza eredit\u00e0 del concilio \u00e8 stata la ripresa dell\u2019immagine comunionale e comunitaria della Chiesa: come dice lo slogan un po\u2019 frettoloso, dalla Chiesa societas organica alla Chiesa comunione&#8230;Anche qui dobbiamo riconoscere che questa plebs adunata ha dato molti frutti nel dopo-concilio. Prima potevamo forse dire che le comunit\u00e0 cristiane avevano molto pi\u00f9 popolo, molta pi\u00f9 gente, ma erano quasi come una grande massa: quelli che si distinguevano anche tra i laici \u2013 e ce n\u2019erano anche prima del concilio! \u2013 erano, infatti, cristiani un po\u2019 fuori serie. Dobbiamo anche qui fare memoria grata di una grande e preziosa eredit\u00e0. Dopo il concilio abbiamo visto apparire all\u2019orizzonte cristiani nuovi, anche se forse sono ancora un po\u2019 inesperti e ingenui nel loro protagonismo: lo sterminato numero di catechisti e catechiste, vera sorpresa del postconcilio, i ministri liturgici, l\u2019incalcolabile esercito della Caritas e del volontariato cristiano, i membri dei consigli pastorali, i laici di Azione Cattolica, i diaconi permanenti, gli animatori di pastorale giovanile. [&#8230;] Pregare nella nostra lingua per incontrare il mistero di Dio, annunciare la parola di Dio nella storia di Ges\u00f9 attraverso i linguaggi del proprio tempo, assume ora la figura di quei credenti che con il senso della Chiesa hanno detto il Vangelo nel tempo.\u201d (22-23)<\/p>\n<p>\u201c<i>Gaudium et spes<\/i> \u00e8 stata per certi versi un testo liberatorio, perch\u00e9 ha posto al centro dello sguardo della Chiesa il mondo, forse sarebbe meglio dire l\u2019uomo. Ha tentato cio\u00e8 di superare la cronica distanza tra coscienza cristiana e mondo moderno, che si era espressa nell\u2019atteggiamento antimoderno della neoscolastica, forse cadendo in qualche tratto di ingenuo irenismo.\u201d (24)<\/p>\n<p>\u201cLa scelta pratica del concilio di far pregare nella propria lingua si \u00e8 rivelata e si manifester\u00e0 sempre pi\u00f9 di grande importanza: forse lo \u2018stile pastorale del concilio\u2019 delinea qui il suo arco pi\u00f9 importante. Dalla liturgia pregata all\u2019ascolto della Parola, dal luogo ecclesiale alla destinazione agli uomini, lo \u2018stile del concilio\u2019 deve far accadere sempre pi\u00f9 l\u2019insondabile incontro tra il mistero santo di Dio e la libert\u00e0 degli uomini. Tutte le altre discussioni sull\u2019ermeneutica del concilio, pur sante e giuste, corrono il rischio di essere stucchevoli e fuorvianti.\u201d (25) <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Vescovo Brambilla &nbsp;e il Vaticano II come bussola Tra i diversi libri apparsi negli ultimi mesi, per celebrare e commentare i 50 anni dall\u2019inizio del Cancilio Vaticano II, vorrei segnalare oggi un piccolo, ma&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":3548,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3436"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3436"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3436\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3713,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3436\/revisions\/3713"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3548"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3436"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3436"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3436"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}