{"id":3435,"date":"2012-11-08T19:27:00","date_gmt":"2012-11-08T18:27:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/forma-ricca-e-forma-povera-del-rito-romano\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:51","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:51","slug":"forma-ricca-e-forma-povera-del-rito-romano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/forma-ricca-e-forma-povera-del-rito-romano\/","title":{"rendered":"Forma ricca e forma povera del Rito Romano"},"content":{"rendered":"<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/advent.jpg\" style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/advent.jpg\" \/><\/a><\/div>\n<p><span style=\"font-size: x-small;\"><br \/><\/span><span style=\"font-size: x-small;\"><br \/><\/span><span style=\"font-size: x-small;\">Il giorno 8 novembre, a Roma, presso il Pontificio Ateneo S. Anselmo, si \u00e8 svolto un incontro di presentazione del volume di Patrick Regan, <i>Advent to Pentecost. Comparing the Seasons in the Ordinary and Extraordinary Forms of the Roman Rite. <\/i>Sono intervenuti, oltre all&#8217;autore, &nbsp;James Puglisi, Paul Gunter e Andrea Grillo. Riporto qui sotto il mio intervento:<\/span><\/p>\n<p>Reverendi Padri, Signore e Signori,<\/p>\n<p>quando il Papa Giovanni XXIII apr\u00ec il Concilio Vaticano II, il giorno 11 ottobre del 1962, pronunci\u00f2 il famoso discorso Gaudet mater ecclesia, nel quale, con singolare parresia, ebbe ad esprimersi in questo modo:<\/p>\n<p>\u201cNell\u2019esercizio quotidiano del Nostro ministero pastorale Ci feriscono talora l\u2019orecchio suggestioni di persone, pur ardenti di zelo, ma non fornite di senso sovrabbondante di discrezione e di misura. Nei tempi moderni esse non vedono che prevaricazione e rovina; vanno dicendo che la nostra et\u00e0, in confronto con quelle passate, \u00e8 andata peggiorando; e si comportano come se nulla abbiano imparato dalla storia, che pur \u00e8 maestra di vita, e come se al tempo dei Concili Ecumenici precedenti tutto procedesse in pienezza di trionfo dell\u2019idea e della vita cristiana, e della giusta libert\u00e0 religiosa. A noi sembra di dover dissentire da codesti profeti di sventura, che annunziano eventi sempre infausti, quasi che incombesse la fine del mondo\u201d<\/p>\n<p>Ho scelto di partire da queste parole del \u201cPapa buono\u201d per contestualizzare nel 50\u00b0 anniversario della apertura del Concilio Vaticano II questo bel libro del Professore e Padre Abate Patrick Regan. Egli infatti, scrivendo questo volume, ha voluto attestare \u2013 con tutta l\u2019onest\u00e0 intellettuale e la competenza scientifica necessaria \u2013 la \u201cgrande grazia\u201d che la Riforma Liturgica ha portato alla vita della Chiesa. In tal senso ha perfettamente ragione Kevin Irwin, nella Prefazione al testo, quando dice che l\u2019autore, fin dalle prime pagine del libro, si pone \u201ccandidamente\u201d l\u2019obiettivo di mostrare \u201cl\u2019eccellenza e la superiorit\u00e0 della liturgia riformata sulla precedente, della forma ordinaria sulla straordinaria\u201d. Occorre tuttavia subito notare &#8211; e lo facciamo con molta ammirazione &#8211; che il tono del discorso risulta sempre pacato, sereno, positivo, costruttivo, senza polemiche, quasi \u201crecto tono\u201d. Bisogna dare merito al Prof. Regan di aver saputo essere sulla pagina cos\u00ec come lo conosciamo dal vivo: sorridente, pacato, sereno, accurato, attento, pieno di umanit\u00e0, e tuttavia altrettanto dolcemente e umanamente fermo e risoluto nelle sue determinazioni. Nel pi\u00f9 tipico \u201cunderstatement\u201d anglosassone, l\u2019oggettivit\u00e0 del discorso si trasforma sulla sua pagina in un giudizio ponderato, equilibrato, ma determinatissimo, che non lascia ombre: ne esce un panorama solare, luminoso, pienamente ed efficacemente convincente.<br \/>Un tale libro, 50 anni dopo quel discorso di inaugurazione del Concilio, \u00e8 uno svolgimento autorevole delle parole di Giovanni XXIII, \u00e8 una dura e cocente sconfitta per tutti i vecchi e nuovi profeti di sventura, che nella Chiesa, come nella vita, vedono solo decadenza. \u00c8 l\u2019attestazione lampante e scintillante di un vero progresso liturgico, oggettivo e potente, che garantisce e protegge la sana tradizione proprio individuandone con pacato discernimento le rughe, le fragilit\u00e0, le dispersioni, le contraddizioni: se ne prende cura e le sana. La riforma liturgica appare, dalle pagine del nostro Autore, come un grande atto di risanamento, una guarigione, un sorprendente arricchimento, un\u2019iniezione di vitalit\u00e0 e una ricarica di entusiasmo.<\/p>\n<p>Vorrei mostrare alcuni esempi di questi grandi meriti del testo, riferendomi come da accordi alla \u201csettimana santa\u201d, o, meglio, alla Domenica delle Palme e al Triduo Pasquale.<br \/>Potremmo dire subito: siamo al centro dell\u2019Anno liturgico. Bene, ma dobbiamo subito chiederci: questa coscienza della centralit\u00e0 del Triduo Pasquale come \u00e8 emersa alla coscienza ecclesiale? Quale \u00e8 stato il cammino storico che ci ha condotti, passo dopo passo, a ricomprendere questa centralit\u00e0? E, se l\u2019abbiamo ritrovata, in che modo e per quali cause l\u2019avevamo perduta?<br \/>Nella sequenza storica con cui l\u2019Autore ricostruisce il cammino del Rito Romano appaiono evidenti alcune prime verit\u00e0, che vorrei considerare subito, per poi entrare pi\u00f9 nel dettaglio in alcuni aspetti specifici di questa storia:<\/p>\n<p>a) Il rito romano nella forma del 62 (straordinario) e quello nella forma del 69 (ordinario) hanno tutti, alla radice, una riforma liturgica molto recente: se consideriamo questo \u201ctempo\u201d della Settimana Santa, scopriamo subito che non si tratta della contrapposizione tra una presunta \u201cliturgia di sempre\u201d e una \u201cliturgia riformata\u201d, ma di due stadi progressivi di un complesso percorso di riforma. Poich\u00e9 tutto questo ambito, che va dalla Domenica delle Palme alla Domenica di Pasqua, \u00e8 stato oggetto di una profonda revisione durante il papato di Pio XII e poi \u00e8 stato riesaminato e ulteriormente modificato dopo il Concilio Vaticano II. In certo modo dobbiamo ammettere che entrambe le forme \u2013 tanto quella ordinaria quanto quella straordinaria &#8211; &nbsp;si collocano decisamente e inequivocabilmente \u201coltre Pio V\u201d.<\/p>\n<p>b) Dal testo risulta in modo lampante che la logica della revisione della Domenica delle Palme e della Settimana Santa, nel 1955, non ha ancora acquisito \u2013 n\u00e9 ritualmente n\u00e9 teologicamente &#8211; la coscienza della centralit\u00e0 del Triduo. Rimane sullo sfondo la definizione che Regan ne d\u00e0 all\u2019inizio del cap. 5, traendola giustamente dalla enciclica Mediator Dei dove si dice, al n. 158: \u201cnella Settimana Santa, quando la pi\u00f9 amara sofferenza di Ges\u00f9 Cristo viene messa di fronte a noi dalla liturgia, la Chiesa ci invita a salire sul Calvario e a seguire la via crucis del Divino Redentore, per portare la croce con lui, per riprodurre nei nostri cuori il suo spirito di espiazione e per morire con lui\u201d. In questo testo non vi \u00e8 riferimento al Triduo e la lettura della partecipazione al rito \u00e8 tutta giocata sul registro dell\u2019actus animae.<\/p>\n<p>c) Anche quando il riferimento al Sacro Triduo viene esplicitato, come nella istituzione del nuovo Ordo del 55, esso appare semplicemente equiparato agli \u201cgli ultimi tre giorni della quaresima\u201d \u2013 ossia non costituisce una entit\u00e0 diversa e autonoma rispetto al tempo quaresimale &#8211; &nbsp;ed \u00e8 costituito dal gioved\u00ec, venerd\u00ec e sabato santo. Comincia la mattina del gioved\u00ec e finisce con i vespri del sabato, lasciando fuori la domenica di Risurrezione.<\/p>\n<p>d) Nel rito del 69, infine, giungiamo ad un ulteriore approfondimento, per noi del tutto decisivo, di questo interessante e sorprendente percorso: il Triduo cambia nome (non viene pi\u00f9 definito Sacro Triduo, ma Triduo Pasquale); il cambiamento di nome corrisponde ad un cambiamento di \u201clogica rituale\u201d e di \u201cermeneutica teologica\u201d. La logica rituale individua il Triduo come \u201centit\u00e0 autonoma\u201d, come \u201ctempo a s\u00e9\u201d e lo fa cominciare con la \u201cMessa in cena domini\u201d del gioved\u00ec sera per farlo giungere ai \u201cVespri della domenica di Pasqua\u201d; questo comporta, sul piano teologico, una vera \u201crivoluzione\u201d: il triduo non riguarda pi\u00f9 semplicemente la passione, o la sepoltura del Signore, ma abbraccia passione morte e resurrezione. La continuit\u00e0 della tradizione passa qui attraverso una forte discontinuit\u00e0. Essa \u00e8 necessaria per non perdere il significato unitario della Pasqua, che \u00e8 \u201cpassio\u201d e \u201ctransitus\u201d.<\/p>\n<p>e) Ma vi \u00e8 di pi\u00f9. Questa unit\u00e0 di struttura rituale e di ermeneutica teologica rinnovata rilegge il mistero pasquale, integrando la celebrazione ecclesiale nel mistero stesso. Ogni giorno del Triduo \u00e8 Pasqua. E la pasqua rituale e pasqua storica, il rito della cena e la morte in croce, si compiono nella Pasqua ecclesiale: come diceva Agostino il transitus Christi si compie e si rinnova nel transitus Christianorum. La comunit\u00e0 celebrante \u00e8, da questo punto di vista, parte integrante del mistero celebrato: \u201cIl triduo celebra la Pasqua di Cristo attualizzata ecclesialmente come perfezione della salvezza e fine della creazione\u201d (158).<\/p>\n<p>Bisogna dire che questo crescendo sul Triduo Pasquale, che dopo si sostanzia nelle 80 pagine successive, trova corpo anzitutto nelle pagine 155-158, che bisognerebbe far studiare a memoria a tutti gli studenti di teologia e sorprendono ogni lettore, per chiarezza, incisivit\u00e0, ricchezza e serenit\u00e0.<\/p>\n<p>A questo punto vorrei considerare conclusivamente i risultati pi\u00f9 significativi di questo importante volume, che l\u2019autore colloca come conclusioni del suo testo:<\/p>\n<p>&#8211; l\u2019Ordo Missae del 1969 \u00e8 un capolavoro della riforma liturgica, sia come Messale sia come Lezionario. La ricchezza dei testi (biblici e eucologici) e la teologia da essi mediata costituisce una grande ricchezza per la Chiesa postconciliare.<\/p>\n<p>&#8211; Le Norme generali dell\u2019anno liturgico propongono una nuova centralit\u00e0 della esperienza iniziatica del mistero pasquale, che va a compiersi nel nuovo Ordo della Iniziazione cristiana degli adulti, altro capolavoro della riforma liturgica.<\/p>\n<p>&#8211; La grande ricchezza dei testi biblici, prefaziali, eucologici conduce l\u2019autore ad una affermazione finale che merita di essere qui accuratamente riportata e considerata:<\/p>\n<p>\u201cIn breve, la terza edizione tipica del Messale Romano di Paolo VI e il Lezionario sono tesori di inestimabile valore. Insieme al rito di Iniziazione Cristiana degli Adulti, rappresentano il meglio della riforma liturgica generata dal Concilio Vaticano II. Una delle sfide pastorali pi\u00f9 urgenti che attende la Chiesa contemporanea \u00e8 di raggiungere l\u2019ars celebrandi della forma ordinaria allo stesso livello di questi libri\u201d<\/p>\n<p>Nella considerazione conclusiva l\u2019Autore segnala il compito di una attuazione della Riforma, che chiede alla Chiesa una nuova accuratezza in quella \u201cars celebrandi\u201d che non \u00e8 soltanto la applicazione accurata di tutte le rubriche, ma anche e soprattutto la attivazione di tutti i linguaggi della celebrazione, come ricorda la Esortazione Apostolica \u201cSacramentum Caritatis\u201d. <\/p>\n<p>Che cosa possiamo dedurre alla fine da questo testo?<br \/>Una prima cosa da osservare \u00e8 che un libro del genere segna il nostro tempo di una qualificazione nuova. \u00c8, in fondo, un piccolo evento. Esso attesta che \u00e8 possibile serenamente avvicinare due riti, storicamente divenuti, e ora resi \u201ccontemporanei\u201d in determinate condizioni ecclesiali e pastorali, e si pu\u00f2 farlo con grande seriet\u00e0 e serenit\u00e0.<br \/>Ma in tutto questo desumiamo, in secondo luogo, una grande esperienza di \u201cricchezza\u201d del rito del 1969. Scopriamo, nelle accurate sinossi proposte con grande cura dal P. Regan, che il rito del 62 \u00e8 segnato invece da una grande povert\u00e0. \u00c8 la nuova ricchezza a mostrarci questa antica povert\u00e0. \u00c8 la profezia conciliare ad averci fatto scoprire a quanta ricchezza avevamo potuto e dovuto rinunciare.<\/p>\n<p>Il MP \u201cSummorum Pontificum\u201d del 2007 rende possibile celebrare \u2013 solo a determinate e precise condizioni \u2013 mediante la forma povera del rito romano. In una certa misura, negli ultimi anni, possiamo ritenerci autorizzati a scegliere non la ricchezza, ma la povert\u00e0. Siamo liberi di impoverirci. Nella Chiesa questo non pu\u00f2 certo stupire. C\u2019\u00e8 una scelta per i poveri e una vocazione alla povert\u00e0 che, per certi versi, \u00e8 costitutiva della Chiesa stessa. Ma qui, dobbiamo riconoscerlo, le cose stanno in modo decisamente diverso. Dobbiamo ammettere apertamente che non si d\u00e0, in nessun modo, l\u2019ipotesi che questa scelta del rito povero possa mai diventare per noi una \u201copzione preferenziale\u201d. Forse il senso comune lo aveva gi\u00e0 suggerito a tutti, ma ora, dopo aver letto il libro di Patrick Regan, questa sproporzione tra ricchezza e povert\u00e0, tra ricchezza dell\u2019ordinario e povert\u00e0 dello straordinario, ha assunto una evidenza mai prima cos\u00ec chiara. Per questo motivo voglio proporre la traduzione in italiano di questo testo, perch\u00e9 possa essere subito conosciuto e apprezzato anche qui da noi, in Italia.<\/p>\n<p>Grazie, P. Patrick, per il servizio che ha reso a tutta la Chiesa e ad ogni fedele. Questo suo libro, corrispondendo cos\u00ec bene alla profezia conciliare evocata all\u2019inizio di queste mie parole, dimostra che essa davvero ha cominciato ad avverarsi. Il suo volume, come una bussola, potr\u00e0 guidarci lungo la strada che abbiamo davanti, nel lavoro di comprensione teorica e di cura pastorale che i nostri figli si attendono da noi. E noi speriamo di poterlo svolgere appieno, lasciandoci contagiare dalla sua competenza scientifica di Professore, ma anche dalla sua fraterna cordialit\u00e0 di Padre.<br \/>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il giorno 8 novembre, a Roma, presso il Pontificio Ateneo S. Anselmo, si \u00e8 svolto un incontro di presentazione del volume di Patrick Regan, Advent to Pentecost. 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