{"id":3429,"date":"2013-01-05T12:02:00","date_gmt":"2013-01-05T11:02:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-memoria-del-vaticano-ii\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:51","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:51","slug":"la-memoria-del-vaticano-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-memoria-del-vaticano-ii\/","title":{"rendered":"La memoria del Vaticano II"},"content":{"rendered":"<p><span><\/span><span><\/span><\/p>\n<p><b>SENZA IL CONCILIO FORSE&nbsp;<\/b><br \/><b>NON SAREI NEPPURE PI\u00d9 CATTOLICO<\/b><\/p>\n<p><i>Vale la pena riprendere questo testo appassionato, di un bravo giornalista e uomo di fede come Paolo Giuntella, che aveva riflettutto, intorno al 40^ anniversario del Concilio, sull\u2019evento e sul suo significato per la Chiesa contemporanea. Rileggerlo quasi 10 anni dopo fa molta impressione e pu\u00f2 essere assai istruttivo, soprattutto in relazione ai discorsi ingiusti ti molti nuovi &#8220;profeti di sventura&#8221;, che non sanno riconoscere la verit\u00e0 e la bont\u00e0 del Concilio Vaticano II.<\/i><\/p>\n<p>&#8220;Senza il Concilio Vaticano II forse oggi non sarei cattolico. L\u2019ho detto e ripetuto spesso negli anni, ma soprattutto l\u2019ho scritto e ripetuto nei mesi del 40\u00b0 compleanno del Concilio. Ho sempre detto, o scritto forse perch\u00e9 naturalmente le vie del Signore sono infinite e tanto pi\u00f9, per quanto uno possa avere una testa narrativa, \u00e8 difficile immaginare a ritroso delle scelte frutto di un condizionale, anzi di un congiuntivo che regge un condizionale: &#8220;Se non ci fosse stato il Concilio sicuramente oggi non sarei cattolico&#8221;. Non lo so e naturalmente non posso dirlo. Ma questa \u00e8 la mia netta sensazione di oggi. E perci\u00f2 lo dico, senza enfasi celebrativa. Perch\u00e9 noi siamo poco avvezzi a ricordare come era la Chiesa prima del Concilio. Spiritualit\u00e0 intimiste, trionfalismo ormai perdente e sopravvissuto a s\u00e9 stesso, nostalgie del potere temporale, doppia morale, primato della facciata pubblica rispetto all\u2019autenticit\u00e0 e alla coerenza, liturgia in latino cio\u00e8 in una lingua sconosciuta per il novanta per cento dei cattolici di tutto il mondo, e dunque ritualit\u00e0 che finivano per diventare \u2013 anche al di l\u00e0 delle migliori intenzioni e della fede pi\u00f9 convinta e genuina \u2013 per la maggioranza dei &#8220;fedeli&#8221; riti avvolti dall\u2019incanto o dal tormento, velati di una sorta di magia, spesso vissuti dalla gente semplice ma anche dalle buone signore della borghesia o dell\u2019aristocrazia pi\u00f9 bigotta, con superstizione, o tradizioni popolari.<br \/>E\u2019 vero che c\u2019erano stati negli ultimi secoli anche pontefici squisitamente religiosi o pastori e persino riformatori, ma il conflitto irrisolto e perdente con la Modernit\u00e0, la nostalgia \u2013 anche nei migliori \u2013 dell\u2019ordine sociale cristiano perduto, delle gerarchie perdute della cristianit\u00e0, lo sfaldarsi della morale comune che, in molti paesi europei, coincideva con la morale formale, con i costumi esteriori cristiani, condizionavano la vita dei cattolici, soprattutto giovani. Certo, c\u2019erano stati anzitutto i santi, e spesso santi rivoluzionari o poveri alla Benedetto Giuseppe Labre (in totale direzione alternativa alla corte pontificia romana e alle corti di re cattolici o agli stili di vita di ricchi aristocratici e borghesi proprietari agrari &#8220;cattolici&#8221;).<br \/>C\u2019erano stati teologi e intellettuali (per tutti un nome, John Henry Newman). C\u2019erano stati profeti sociali e avanguardie politiche, &#8220;les abb\u00e9s democrates&#8221;, i laici cattolici pionieri democratici, i cattolici liberali e cristiano-sociali. E poi era arrivato l\u2019insegnamento sociale della Chiesa dalla &#8220;Rerum Novarum&#8221; in poi e un intenso movimento di rinnovamento degli studi biblici, di intellettuali, di grandi convertiti, da Oxford ai francesi, da Chesterton a Jacques Maritain. E ancora: il grande rinnovamento teologico degli anni \u201950, la &#8220;Nouvelle Th\u00e9ologie francese, la spiritualit\u00e0 dell\u2019imitazione del Ges\u00f9 povero di Charles de Foucauld e dei suoi eredi spirituali, i piccoli fratelli e le piccole sorelle. C\u2019erano i preti alla don Mazzolari e don Milani, alla papa Giovanni, certo, e i parroci come quello dell\u2019Albero degli zoccoli, il film di Olmi.<br \/>Ma la prima immagine della Chiesa che aveva un bambino degli anni \u201950 ed un adolescente dei \u201960, era quella del monsignore romano, vestito di rosso con scarpe con fibbia d\u2019argento e gran cappello, che l\u20198 dicembre arrivava in piazza di Spagna per portare i fiori alla colonna dell\u2019Immacolata scendendo da una lunga Mercedes nera, con l\u2019autista in livrea che gli apriva lo sportello. E come dimenticare le strazianti messe cantate delle 11.00 e la messa dei signori, dei ricchi borghesi, delle contesse impellicciate e ingioiellate, delle 12? E per di pi\u00f9 in quegli anni, vale la pena ricordarlo, la maggioranza degli italiani era proletaria, contadini ed operai, e gli analfabeti superavano il 50 per cento. Per tutti loro, come per la massa dei diseredati analfabeti del Congo o del Salvador, delle Filippine e del Nord Est del Brasile, la messa era in latino. La Bibbia era quasi proibita, comunque ritenuta in grave sospetto, un libro &#8220;sconsigliato&#8221; come i film di Alberto Sordi, anche se poi al catechismo ti facevano studiare personaggi ed episodi dell\u2019Antico Testamento e del Nuovo. Nella mia parrocchia, nel giorno del tesseramento dell\u2019Azione Cattolica, i bambini iscritti stavano in prima fila e facevano per primi la comunione ricevendo un\u2019immaginetta regalo. E a me tutto questo faceva una grande rabbia e, pi\u00f9 ancora \u2013 pap\u00e0 che mi proibiva di iscrivermi e protestava con il parroco dicendo che nella Chiesa non ci sono figli di serie A e di serie B, e che, anzi, Ges\u00f9 aveva proprio predicato la cacciata dei figli dell\u2019oca bianca in ultima fila e aveva chiamato in prima fila poveri, barboni, prostitute e i famosi pubblicani che io, poi, non capivo bene che cosa fossero. Pensavo che fossero come quelli che venivano a leggere le bollette del gas.<br \/>E tutti i libri di teologia e spiritualit\u00e0 che leggeva pap\u00e0, e che ordinava nella libreria francese di Roma, erano &#8220;proibiti&#8221;, non tradotti in italiano. Ed io, che ero l\u2019unico a subire un po\u2019 di fascino governativo ed ortodosso perch\u00e9 ero l\u2019unico della famiglia ad ascoltare la radio, e dunque l\u2019unico ad assorbire anche l\u2019informazione ufficiale, ero preoccupato da questa attivit\u00e0 semiclandestina di letture eretiche di pap\u00e0 e di incontri segreti dopo cena nella nostra camera da pranzo. In realt\u00e0 poi, gran parte degli autori dei libri proibiti degli scaffali della libreria di pap\u00e0 sarebbero diventati cardinali: Journet, Danielou, De Lubac, von Balthasar, Congar. E un altro mito di pap\u00e0, Giorgio La Pira, era il bersaglio preferito dei giornali pi\u00f9 venduti a Roma e di un giornale cattolico che arriv\u00f2 a definire Aldo Moro un &#8220;Rospo&#8221; schifoso e ributtante, in un editoriale del 1962 quando si stava preparando il primo governo di centro sinistra.<br \/>Si pregava per la conversione dei &#8220;perfidi ebrei&#8221; (anche se proprio Giovanni XXIII avrebbe ottenuto la rinuncia a quella orribile preghiera della liturgia del Venerd\u00ec Santo) ed era proibito anche solo entrare nelle Chiese protestanti. Ed io, che avevo un pap\u00e0 innamorato degli ebrei e persino degli zingari per via del campo di concentramento nazista e che era pacifista e favorevole all\u2019obiezione di coscienza, ero sempre tentato di andare a vedere che cosa c\u2019era dentro la Chiesa valdese di piazza Cavour. Sentivo il fascino di quella chiesa cristiana eppure proibita, e insieme l\u2019orgoglio ma anche il timore, di un padre che frequentava ebrei, protestanti e zingari\u2026E poi l\u2019&#8221;Osservatore Romano&#8221; che arriv\u00f2 a censurare il Papa, l\u2019omelia di Giovanni XXIII in una parrocchia romana\u2026<\/p>\n<p>Ora, lo si voglia o no, il Concilio fu veramente una rivoluzione copernicana, come disse il teologo \u2013 un altro super proibito amatissimo da pap\u00e0 \u2013 Marie-Dominique Chenu. Fu per noi, per me, come se la Chiesa, dei monsignori di curia, la Chiesa delle Mercedes, la Chiesa delle zitelle bigotte e delle signore impellicciate che pensavano di risolvere il problema dei poveri e della giustizia sociale con qualche elemosina e consideravano La Pira un pericoloso comunista, questa Chiesa spalancasse le finestre per far uscire l\u2019aria viziata e le porte per far entrare tutti &#8220;i sospetti&#8221;.. Pulizie pasquali e rinnovamento delle tinture delle pareti, dei mobili, della cucina della Casa di sempre. Per molti di noi allora giovani, ma anche per molti adulti, per gli intellettuali cristiani, ma anche per persone molto semplici, queste pulizie, questo ammodernamento delle mobilia, cio\u00e8 essenzialmente la riconciliazione con il mondo moderno, con l\u2019umanit\u00e0 contemporanea e le sue culture, non pi\u00f9 considerate perdute e nemiche, sono state una tappa fondamentale. Per noi, che vivemmo in particolare a Roma quella stupenda, esuberante atmosfera, questa invasione di vescovi e teologi da tutto il mondo \u2013 la scoperta di tanti vescovi e cardinali poveri che affittavano piccole cinquecento Fiat per arrivare in 4 ai lavori in Vaticano \u2013 e tutta la serie di incontri, conferenze, opportunit\u00e0, scoperte, fu davvero una primavera. Non tutti avevano, i miei amici, alle spalle una famiglia vaccinata: a casa mia entravano solo riviste cattoliche francesi, pap\u00e0 seguiva il Concilio su Le Monde, io che all\u2019inizio ero pi\u00f9 moderato su La Croix, solo pi\u00f9 tardi ci abbonammo all\u2019Avvenire d\u2019Italia di Raniero La Valle. Ricordo con precisione un episodio, come fosse ieri, quando andammo ad ascoltare il cardinal Suenens, arcivescovo di Bruxelles. Un mio amico disse al padre che andava al cinema. Perch\u00e9 se il padre fosse venuto a sapere che era andato a sentire il cardinale progressista, lo avrebbe chiuso in casa. In genere un ragazzo \u2013 e n\u00e9 il padre n\u00e9 tanto meno lui, il mio amico, erano bigotti \u2013 magari a quindici anni diceva che andava a sentire un cardinale e poi andava al cinema o diceva che andava in parrocchia e poi usciva con gli amici e le mitiche, allora per noi catto-imbranati, ragazze. Mai il contrario eppure, questo lo ricordo per raccontare il clima di allora, dire una bugia per andare a sentire un cardinale! Ma senza volerlo il buon cardinal Suenens ci ripag\u00f2 quando, nella sala affollatissima, cominci\u00f2 a parlare degli schemi preparatori, da cui sarebbero scaturite le costituzioni conciliari. Parlava un perfetto italiano ma con marcata inflessione francese. Cos\u00ec cominci\u00f2 a parlare di &#8220;Scemi del Concilio&#8221;, pronunciando la parola schemi appunto alla francese. Resisti la prima volta, resisti la seconda, alla terza non ce la facemmo pi\u00f9 ed esplodemmo in una fragorosa, e contagiosa, sonora risata. E dovemmo dare, naturalmente una divertente spiegazione al cardinale\u2026<br \/>Per noi fu quella la scoperta di una teologia pi\u00f9 vicina alle nostre esigenze, alle nostre sensibilit\u00e0, alla nostra cultura studentesca per quanto appena ginnasiale e liceale, al nostro bisogno di coniugare fede e cultura, fede e intelligenza e poi, progressivamente fede e storia, fede e politica, ma oltre i tradizionali labirinti della scolastica e del collateralismo obbligatorio con il partito ufficiale d\u2019ispirazione cristiana. Scoprivamo la Chiesa dei poveri, o almeno che la povert\u00e0 non era soltanto un voto per religiosi o una specializzazione dei francescani, ma uno stile di vita per tutti i cristiani, laici, padri di famiglia, intellettuali o professionisti che fossero. Scoprivamo il terzo e quarto mondo, il drammatico fossato che divideva ricchi e poveri del pianeta, ed una spiritualit\u00e0 dell\u2019essenziale (Charles de Foucauld) ed inesplorata foresta di cultura teologica e politica e di impegno.<\/p>\n<p>Poi ci fu la grande speranza e la grande euforia per la riforma liturgica e le belle avventure nelle nostre messe dei giovani con omelia dialogata, chitarre anche elettriche, e nuove canzoni \u2013 alcune delle quali oggi, quarant\u2019anni dopo resistono ancora sulla breccia ma sono ormai lagne quasi insopportabili \u2013 e soprattutto, la Bibbia. Destrutturammo, Costituzioni conciliari alla mano, le associazioni di base, fondammo gruppi biblici a ripetizione molto vissuti, alternando cineforum parrocchiali e doposcuola nelle borgate, scoutismo e sogni di un mondo diverso. Ma non fu tanto questo, che ci fece restare nella Chiesa, quanto la liberazione dai silenzi, dagli incensi, dai passi felpati, dagli eccessi di prudenza, dagli obblighi di riverenza, dalle paure, dalle proibizioni.<br \/>Emmanuel Mounier ha parole terribili in molti suoi articoli e nel suo libro straordinario L\u2019Avventura cristiana (L\u2019Affrontement chr\u00e9thien) contro la falsa &#8220;prudenza&#8221;, contro le virt\u00f9 deformate, il capovolgimento della gerarchia delle regole dell\u2019\u00abintimidazione morale, del moralismo che mette &#8220;la protezione prima dell\u2019amore, una caricatura della Prudenza prima delle virt\u00f9 teologali. Ama et fac quod vis, non vuol dire riscaldati e fai il pazzo, ma vuol dire che l\u2019assoluta subordinazione di ogni virt\u00f9, anche la sacrosanta prudenza, alla Carit\u00e0, libera uno schiavo e dilata la vita\u00bb.<br \/>Ma soprattutto fu per noi fondamentale la scoperta di una fede adulta possibile, senza rottura con le nostre conquiste culturali, con le esigenze della nostra intelligenza, senza dover rinunciare ad essere contemporanei; e la riappropriazione della Bibbia, della Parola di Dio. Insomma la scoperta delle fonti ed il respiro forte dei maestri, da Emmanuel Mounier a Thomas Merton da De Lubac, Congar, Chenu, a Rahner, da Helder Camara a La Pira. E poi l\u2019incontro con punti di riferimento ecclesiali come il cardinal Pellegrino\u2026<br \/>&nbsp;[&#8230;]<br \/>Al di l\u00e0 di tutti i meriti della &#8220;rivoluzione copernicana&#8221; conciliare, la riappropriazione delle Bibbia, la centralit\u00e0 della Parola di Dio, la definizione teologica del popolo di Dio (i laici finalmente tornati come nelle prime comunit\u00e0 cristiane alla stessa dignit\u00e0 sacerdotale pur nella diversit\u00e0 di carisma con i ministri), la riforma liturgica, l\u2019apertura ecumenica alla libert\u00e0 religiosa, al dialogo con le chiese cristiane sorelle, con l\u2019ebraismo, con le religioni non cristiane, l\u2019apertura del dialogo con il mondo contemporaneo, il ruolo dei laici nell\u2019autonomia della sfera politica e sociale, quel che ha veramente inciso nella nostra vita di laici e nella vita della Chiesa \u00e8 lo spirito che ha animato il dibattito e la ricerca teologica, il rinnovamento della catechesi, la maturazione della lettura dei segni dei tempi come categoria, come criterio che progressivamente sostituisce la categoria dell\u2019ordine cristiano o della cristianit\u00e0 da ricostruire, il radicale mutamento delle missioni, la ritrovata centralit\u00e0 delle Chiese locali e l\u2019avvio della collegialit\u00e0. Per noi laici la dignit\u00e0 di popolo di Dio ha significato il tramonto della condizione di &#8220;fedeli&#8221;, dunque di soggetti e protagonisti, come dire, inferiori, nella Chiesa&#8221;.<\/p>\n<p>di Paolo Giuntella<\/p>\n<p>(fonte: http:\/\/www.donmirkobellora.it\/libri\/luna\/luna.html)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SENZA IL CONCILIO FORSE&nbsp;NON SAREI NEPPURE PI\u00d9 CATTOLICO Vale la pena riprendere questo testo appassionato, di un bravo giornalista e uomo di fede come Paolo Giuntella, che aveva riflettutto, intorno al 40^ anniversario del Concilio,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3429"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3429"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3429\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3708,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3429\/revisions\/3708"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3429"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3429"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3429"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}