{"id":3425,"date":"2013-01-26T11:02:00","date_gmt":"2013-01-26T10:02:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/che-cosa-e-la-sostanza-del-depositum-fidei\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:51","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:51","slug":"che-cosa-e-la-sostanza-del-depositum-fidei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/che-cosa-e-la-sostanza-del-depositum-fidei\/","title":{"rendered":"Che cosa \u00e8 la &#8220;sostanza&#8221; del depositum fidei?"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;\">L\u2019anniversario del Concilio Vaticano II, che celebriamo dall\u2019ottobre scorso, trova la sua origine nel famoso discorso \u201cGaudet Mater Ecclesia\u201d di Giovanni XXIII. Giuseppe Ruggieri, in un importante articolo di circa 10 anni fa (<i>Esiste una teologia di papa Giovanni?,<\/i> in <i>Un cristiano sul trono di Pietro. Studi storici su Giovanni XXIII,<\/i> a cura della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna, Servitium editrice, Bergamo 2003, pp. 253-274. ) ha studiato accuratamente una delle espressioni centrali di quel discorso, che si presta ad essere facilmente fraintesa. Ascoltiamolo in questo passaggio centrale della sua considerazione critica e filologica del famoso discorso. Il brano \u00e8 qui riportato senza le abbondanti e preziose note, per le quali si rimanda all\u2019originale.&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p><b>La sostanza del depositum fidei<\/b><\/p>\n<p><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>E\u2019 molto nota l&#8217;affermazione che papa Roncalli fece in<i> Gaudet Mater Ecclesia <\/i>sulla necessit\u00e0 di distinguere la &#8220;sostanza del deposito della fede&#8221; dal suo rivestimento. Quella distinzione era funzionale al rinnovamento della dottrina. Con una contrapposizione cara a Roncalli (l&#8217;abbiamo gi\u00e0 vista a proposito della chiesa che non \u00e8 un museo ma un giardino da coltivare), la GME insisteva sul fatto che nei confronti della dottrina, l&#8217;atteggiamento della chiesa non pu\u00f2 essere di pura custodia, ma di promozione. Il motivo della insufficienza di una mera custodia della dottrina \u00e8 martellante e ritorna almeno 5 volte (LL. 502-503; 513;; 653ss.; 759; 801ss.): non si tratta di ribadire questo o quel punto dottrinale, ma &#8220;occorre un balzo innanzi verso una penetrazione dottrinale e una formazione delle coscienze, in corrispondenza pi\u00f9 perfetta della fedelt\u00e0 all&#8217;autentica dottrina&#8221;. Proprio l&#8217;autenticit\u00e0 della dottrina richiedeva il balzo innanzi. Questo significava porre la pastorale, non come momento di un adattamento successivo della dottrina gi\u00e0 formulata, ma come momento costitutivo della dottrina stessa della chiesa. Infatti occorre distinguere tra la sostanza della dottrina e la formulazione che la riveste. E&#8217; del rivestimento che &#8220;un magistero a carattere prevalentemente pastorale&#8221; deve tener gran conto. La storia attuale con le sue esigenze diventa il luogo in cui deve essere infatti colto un &#8220;postulato&#8221; essenziale alla dottrina della chiesa: la dottrina deve essere studiata ed esposta ea ratione quam tempora postulant nostra&#8221;: ll. 802-808 . La connotazione pastorale \u00e8, in questa visione, inserita all&#8217;interno, come esigenza intrinseca alla dottrina perch\u00e9 se ne renda presente la sostanza nel tempo: pastorale come ermeneutica storica della verit\u00e0 cristiana.&#8221;<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Io vorrei qui, a chiarimento del pensiero di papa Roncalli, rileggere 4 documenti [&#8230;] (con pi\u00f9 ampiezza il primo e solo di striscio e marginalmente gli altri), giacch\u00e9 sono convinto che in lui ci siano appunto delle costanti e che occorre leggere i testi su un arco quanto pi\u00f9 vasto possibile diacronicamente. E vorrei iniziare proprio dal termine sostanza. La tentazione di vedere nella dialettica tra sostanza del deposito della fede e rivestimento una dialettica analoga a quella aristotelica tra sostanza e accidenti \u00e8 infatti alla portata di mano. &nbsp;Il pensiero di Roncalli su questo punto verrebbe quindi omologato a quello dei teologi che distinguono tra ci\u00f2 che essenziale e ci\u00f2 che \u00e8 mutevole, in una prospettiva tutto sommato essenzialista. E\u2019 quindi necessario, nella misura in cui i testi lo permettono, il ricorso ad un&#8217;analisi quanto pi\u00f9 accurata possibile.<\/p>\n<p><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Iniziando dal testo primo cronologicamente tra quelli da noi specificamente considerati (18 febbraio 1956), la lettera pastorale su Lorenzo Giustiniani &nbsp;notiamo come il termine sostanza emerga nella prima parte della lettera diverse volte e in termini quanto mai istruttivi. Gi\u00e0 nelle prime pagine del documento troviamo affermazioni significative.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Dapprima parlando delle opere di Lorenzo Giustiniani, Roncalli dice che esse &#8220;sono tutte penetrate e si direbbe stillanti la sostanza viva di un altro volume &#8211; la Sacra Bibbia&#8221; (330)<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Poi, dopo aver affermato che la Bibbia, di fatto, nell&#8217;uso liturgico, \u00e8 presente ai cristiani nel Messale e nel Breviario, Roncalli dice che essi sono &#8220;sostanza viva di dottrina perfetta, che sopravanza ogni altro insegnamento offerto all&#8217;uomo a sua direzione.&#8221; (331).<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Il terzo uso del termine, sempre nelle pagine iniziali del documento, \u00e8 invece cristologico e biblico al tempo stesso. Si dice infatti che il Nuovo Testamento, si innalza come su preziosissime pietre, sopra i 45 libri dell&#8217;Antico, per costituire &#8220;l&#8217;insieme del grandioso monumento delle relazioni divine con l&#8217;umanit\u00e0, quando il verbo Divino la venne a ricercare sulle frontiere del nulla per risollevarla allo splendore della sua stessa sostanza&#8221; (ivi).<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Il termine sostanza \u00e8 quindi accompagnato per ben due volte dall&#8217;aggettivo viva e, un&#8217;altra volta, nello stesso documento, si user\u00e0 un&#8217;endiade: sostanza e luce (341). L&#8217;immagine dello &#8220;stillare&#8221; impiegata nel primo dei testi, evoca nella lingua italiana lo stillare della rugiada o del miele. E, ancora, con immagini legate alla penetrazione delle acque in un tessuto, nella seconda parte della lettera Roncalli afferma che le opere dei padri &#8220;trasudano dalle loro pagine le parole, i sensi, lo spirito, gli ardori e la tenerezza del testo sacro&#8221; (341).<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>&#8220;Sostanza&#8221; quindi per Roncalli, nell&#8217;uso concreto che egli fa del termine quando esso viene rapportato al contenuto della dottrina cristiana, non corrisponde alla categoria aristotelica. Le immagini da lui usate vanno piuttosto nella direzione di ci\u00f2 che nutre l&#8217;uomo, lo alimenta, gli d\u00e0 vita e luce.<br \/>Sorprende in questo senso che egli non senta il bisogno di identificare questa sostanza a nessuna formula rigida, ma che per lui essa sia identica alle &#8220;parole, i sensi, lo spirito, gli ardori e la tenerezza del testo sacro&#8221;.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Ed \u00e8 allora chiaro il ritorno dell&#8217;immagine della sorgente. Se sostanza \u00e8 ci\u00f2 che alimenta, allora, con l&#8217;associazione all&#8217;acqua pura di una sorgente, si dice che la &#8220;dottrina&#8221; cristiana sia &#8220;polla scaturiente&#8221; dalla ricchezza della sapienza divina contenuta nelle scritture. Dove occorre prestare attenzione all&#8217;ossimoro. Giacch\u00e9 ci\u00f2 che &#8220;scaturisce&#8221; non \u00e8 propriamente polla=sorgente. &nbsp;Esiste quindi una forzatura dell&#8217;espressione sempre per sottolineare evidentemente la funzione del dissetare che \u00e8 propria di una sorgente. Se quindi la dottrina mantiene dentro di s\u00e9 la freschezza e la purezza delle acque della Scrittura e questa a sua volta quella della sapienza divina, \u00e8 quasi naturale parlare sempre di &#8220;sorgente&#8221;.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Sostanza della dottrina cristiana \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 in grado di alimentare la vita dei cristiani. Il suo rivestimento letterario a questo punto non \u00e8 un &#8220;accidente&#8221;, proprio perch\u00e9 la &#8220;sostanza&#8221; non \u00e8 la sostanza opposta agli accidenti di aristotelica memoria. Il rivestimento letterario in evoluzione corrisponde invece alla perenne giovinezza della chiesa, alla sua caratteristica di giardino sempre da coltivare. Il rapporto tra sostanza della dottrina e suo rivestimento, pi\u00f9 che nel contesto della logica aristotelica, va quindi posto in quello, evidenziato dalla linguistica, del rapporto tra significante (rivestimento letterario) e significato (dottrina).<br \/>[&#8230;]<\/p>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019anniversario del Concilio Vaticano II, che celebriamo dall\u2019ottobre scorso, trova la sua origine nel famoso discorso \u201cGaudet Mater Ecclesia\u201d di Giovanni XXIII. 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