{"id":3424,"date":"2013-02-14T08:25:00","date_gmt":"2013-02-14T07:25:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-dibattito-sulle-dimissioni-di-benedetto-xvi\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:51","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:51","slug":"il-dibattito-sulle-dimissioni-di-benedetto-xvi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-dibattito-sulle-dimissioni-di-benedetto-xvi\/","title":{"rendered":"Il dibattito sulle dimissioni di Benedetto XVI"},"content":{"rendered":"<p><\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ecclesiadistricta.jpg\" style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ecclesiadistricta.jpg\" \/><\/a><\/div>\n<p><i>Nel dibattito sulle dimissioni del papa Benedetto XVI, &nbsp;Pietro De Marco ha espresso una posizione interessante, alla quale ho fatto qualche breve osservazione, che si trova alla fine del suo articolo.<\/i><\/p>\n<p>Pietro De Marco<br \/><b><br \/><\/b><b>Le dimissioni di Benedetto XVI<\/b><br \/><b><br \/><\/b>Nella complexio oppositorum cattolica, ovvero nella coerente articolazione di opposti che caratterizza la Chiesa nella sua esistenza piena (umana e divina, individuale e so-ciale, istituzionale e carismatica, in terra e gi\u00e0 in cielo), \u00e8 contenuta anche la potest\u00e0 del Vescovo di Roma, figura rappresentativa del mistero della chiesa Corpo di Cristo e persona fisica, titolare di un ministero di governo universale. Ministero \u2018razionale\u2019, perch\u00e9 ordinato come ogni autentico esercizio potestativo a degli effetti, valutabili nell\u2019ordine dei fini di quel Corpo. Certamente, il \u2018bene della Chiesa\u2019 non \u00e8 agevole da definire; \u00e8 necessario capire cosa divengano istituzione e governo quando operano, sul crinale del naturale e del sovrannaturale, per i fini ultimi, la salvezza delle anime, come ricorda ancora, nella sua capacit\u00e0 di dire l\u2019essenziale, il diritto canonico.<br \/>Ora la impressionante decisione di Benedetto XVI va intesa, a mio avviso, su questo crinale. Da un lato la memoria recente di un corpo carismatico, quello di Karol Wo-jtyla, portatore fino all\u2019ultimo attimo (e oltre, fino alle esequie), di una autorit\u00e0 e di una grazia che sovrastano in guadagno soprannaturale ogni criterio di efficienza di governo. Dall\u2019altro la previsione razionale -come intimamente razionale \u00e8 la chiesa cattolica- di dissesti nel governo centrale, in nome e in vece del Papa malato. Wojtyla opt\u00f2, in coerenza con la sua geniale azione pubblica, per la forza evangelizzante del \u2018corpo del Papa\u2019. Ratzinger opta, in coerenza col suo affidamento all\u2019agire discreto e riflesso, al pensare che vogliono un\u2019integrit\u00e0 \u2018naturale\u2019, per l\u2019integrit\u00e0 del papa, dun-que per un successore. Il rischio di far mancare alla Chiesa i doni di grazia di un go-verno condotto sotto il segno della estinzione di \u201cvigore sia del corpo sia dell\u2019animo\u201d, non gli appare superiore a quello, razionalmente probabile, di mettere a repentaglio la barca di Pietro. Cos\u00ec, rispetto a Wojtyla, adotta un altro percorso nella complexio cattolica, un \u2018opposto\u2019 giudizio su ci\u00f2 che il momento mondiale ed eccle-siale richiede.<br \/>L\u2019interpretazione \u2018moderna\u2019 di questo atto, di certo meditato e preparato (in molte decisioni, teologiche e disciplinari e \u2018politiche\u2019, relative a contenuti, istituzioni e uo-mini), \u00e8 legittima, ma non considera da quanti secoli il diritto della chiesa abbia riflet-tuto sulla figura del Pontefice. Qui appare quanto la modernit\u00e0 occidentale debba alla Chiesa cattolica, non viceversa. Ma l\u2019interpretazione \u2018moderna\u2019 contiene anche un pericolo, pi\u00f9 interno alla Chiesa che esterno: concepire d\u2019ora in poi la rinuncia all\u2019ufficio come una nuova prassi che imponga di fatto le dimissioni al pontefice ma-lato (infirmitas) o di provecta aetas, di et\u00e0 troppo avanzata. Alla libera decisione, la<br \/>sola validante l\u2019atto e che esclude pentimento, una prassi del genere sostituirebbe un vincolo, spezzando la verit\u00e0 cattolica del duplice opposto percorso, il carismatico e il \u2018razionale\u2019, e privilegiando una concezione del Pontefice davvero moderna, in senso deteriore, perch\u00e9 subalterna ad un canone di semplice efficienza amministrativa. Questo, si badi, \u00e8 fatto per piacere a chi desidera, entro e fuori la Chiesa, declassare il primato carismatico del Vescovo di Roma a circoscritta funzione, e porlo sotto il giu-dizio di terzi (dai medici ai curiali ai vescovi). In s\u00e9, invece, cio\u00e8 nei termini obbli-ganti del diritto divino, il giudizio di idoneit\u00e0 del suo vicario \u00e8 solo di Cristo.<br \/>Benedetto XVI ha voluto provvedere all\u2019effettivit\u00e0 del pieno esercizio del Primato, non ad un suo indebolimento. Ed anche lui ha affidato ad una superiore protezione il bene della Chiesa, con un rischio simmetrico a quello che Wojtyla volle correre. Do-po l\u2019annuncio delle \u2018dimissioni\u2019 ho ricevuto telefonate disorientate, direi angosciate; il Papa ci lascia, in una situazione del mondo e della Chiesa drammatiche, situazione in cui egli era, nella peculiarit\u00e0 di Joseph Ratzinger, il punto di resistenza, insostitui-bile. L\u2019azione potentemente correttiva, medicinale, di mezzo secolo di erramenti, era affidata alle decisioni del Papa; ora passa nelle imponderabili mani del prossimo con-clave e del futuro pontefice! La posta in gioco, per quanto attiene al giudizio umano, \u00e8 enorme. Penso questo: come il sovrano rischio di Giovanni Paolo II di governare la chiesa col suo essere sofferente ha ottenuto il miracolo di Papa Benedetto, cos\u00ec quel-lo, altrettanto radicale, di Benedetto di riconsegnare la Chiesa e la propria missione a Cristo perch\u00e9 ne dia il peso ad un vicario integro, otterr\u00e0 un altro pontefice alla misu-ra della storia.<\/p>\n<p><span style=\"background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;\">Caro Pietro,<\/span><\/p>\n<div style=\"background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;\">grazie per il tuo articolo. Vi \u00e8, al suo interno, pi\u00f9 di una valutazione sulla quale mi sento di essere pienamente d&#8217;accordo con te. Non vorrei, per\u00f2, che per rispondere a letture troppo semplicistiche e che appiattiscono il ministero petrino a mera funzione, equiparabile a una Presidenza della Repubblica, non si arrivasse a &#8220;neutralizzare&#8221;, semplicemente, la novit\u00e0 di questo gesto, che comunque rappresenta, nella Chiesa degli ultimi secoli, una novit\u00e0 del tutto significativa. Di qui le esitazioni e gli sconcerti. Ed \u00e8 vero che questa scelta \u00e8 davvero molto diversa da quella di Giovanni Paolo II, ma del tutto legittima. Direi, allora, che la &#8220;possibilit\u00e0&#8221; della scelta delle dimissioni, nel momento in cui diventa realt\u00e0, pone la Chiesa di fronte a uno sviluppo gi\u00e0 previsto, ma ancora non sperimentato. E la costringe a pensare al proprio avvenire secondo un &#8220;principio di realt\u00e0&#8221; che spesso, negli ultimi decenni, non \u00e8 stato il livello pi\u00f9 frequentato per vivere quella &#8220;complexio oppositorum&#8221; che tu giustamente hai citato all&#8217;inizio del tuo articolo. Un papa che si dimette, comunque, pone un modello &#8220;autoritativo&#8221; e &#8220;tardo moderno&#8221; di concezione del papato nella necessit\u00e0 di un profondo ripensamento. Proprio per preservarne la qualit\u00e0 non semplicemente funzionale e immanente.&nbsp;<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel dibattito sulle dimissioni del papa Benedetto XVI, &nbsp;Pietro De Marco ha espresso una posizione interessante, alla quale ho fatto qualche breve osservazione, che si trova alla fine del suo articolo. Pietro De MarcoLe dimissioni&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":3543,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3424"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3424"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3424\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3703,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3424\/revisions\/3703"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3543"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3424"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3424"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3424"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}