{"id":3417,"date":"2013-04-02T08:46:00","date_gmt":"2013-04-02T06:46:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-dibattito-sulla-riforma-liturgica\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:51","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:51","slug":"il-dibattito-sulla-riforma-liturgica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-dibattito-sulla-riforma-liturgica\/","title":{"rendered":"Il dibattito sulla Riforma Liturgica"},"content":{"rendered":"<p>Pubblico le prime pagine di un saggio che si pu\u00f2 leggere integralmente sull&#8217;ultimo numero della rivista on-line &#8220;Reportata&#8221; ( http:\/\/mondodomani.org\/reportata\/grillo03.htm)<\/p>\n<p><b>La Riforma liturgica \u00e8 \u201ctragica\u201d o \u201cprofetica\u201d?<\/b><br \/><b>Due riletture per celebrare il 50^ del Concilio Vaticano II<\/b><\/p>\n<p>\u201cBisogna rendersi conto che una nuova pedagogia spirituale \u00e8 nata col Concilio: \u00e8 la sua grande novit\u00e0; e noi non dobbiamo esitare a farci dapprima discepoli e poi sostenitori della scuola di preghiera che sta per cominciare. Pu\u00f2 darsi che le riforme tocchino abitudini care, e fors\u2019anche rispettabili; pu\u00f2 darsi che le riforme esigano qualche sforzo sulle prime non gradito; ma dobbiamo essere docili e avere fiducia: il piano religioso e spirituale, che ci \u00e8 aperto davanti dalla nuova Costituzione liturgica, \u00e8 stupendo, per profondit\u00e0 e autenticit\u00e0 di dottrina, per razionalit\u00e0 di logica cristiana, per purezza e per ricchezza di elementi cultuali ed artistici, per rispondenza all\u2019indole e ai bisogni dell\u2019uomo moderno\u201d.<br \/><span style=\"white-space: pre;\">         <\/span>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;Paolo VI<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span><\/p>\n<p><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>La istituzione di una \u201cgiornata della memoria liturgica\u201d oggi sarebbe cosa provocatoria, ma paradossalmente necessaria, per recuperare il senso della profondit\u00e0 storica e della vocazione ecclesiale, nella grande confusione che viene continuamente proposta e alimentata \u201cin re liturgica\u201d da settori limitati ma influenti della compagin ecclesiale. Un tale auspicio pu\u00f2 certo scaturire dal disagio di chi opera oggi in campo pastorale, ma deve anche essere nutrito da una adeguata documentazione storica, che spesso, a causa della propria deficienza, approda ad analisi e a ricostruzioni del tutto campate per aria, che facilmente confondono la causa con l\u2019effetto e spesso approdano &#8211; non solo nelle improvvisazioni dei giornalisti, ma anche nelle affermazioni inavvertite di prelati e di presunti teologi \u2013 alla colpevolizzazione del Concilio Vaticano II e della Riforma stessa per la crisi in cui versa la liturgia Proprio in nome di questa esigenza di recupero storico delle autentiche questioni ecclesiali e rituali sottese alla Riforma Liturgica e che toccano il corpo ecclesiale da almeno 150 anni, vorrei qui &nbsp;tentare una rilettura degli ultimi 50 anni mediante una ricomprensione della eredit\u00e0 storica di alcune comprensioni del processo di Riforma che fin dagli anni \u201970 si sono presentate nel corpo ecclesiale, con ricostruzioni pi\u00f9 o meno congetturali, pertinenti o impertinenti, dei passaggi storici che tale Riforma ha comportato. Per il nostro tempo una tale ricostruzione \u00e8 assolutamente urgente, onde evitare di leggere in modo troppo miope sia i recenti preoccupanti sviluppi sia le antiche insuperate ambizioni.<\/p>\n<p>0. <i>Illustrazione del percorso<\/i><\/p>\n<p>Pu\u00f2 forse sorprendere che gi\u00e0 alla fine degli anni \u201970 possiamo trovare negli scritti di J. Ratzinger e di &nbsp;H.-U-von Balthasar alcune delle idee che ritroviamo, 30 anni dopo, al centro del testo del Motu Proprio \u201cSummorum Pontificum\u201d, con cui si pretenderebbe di \u201cliberalizzare\u201d la forma del rito romano precedente alla Riforma Liturgica voluta dal Concilio Vaticano II. Forse alcune delle \u201cintenzioni segrete\u201d di questo ultimo documento possono essere adeguatamente comprese considerando un \u201cdialogo a distanza\u201d tra due testi di Ratzinger e di Von Balthasar, che in qualche modo esplicitano meglio ragioni a favore e ragioni contrarie rispetto al testo della riforma. Proviamo ad esaminarli, per trarne utili indicazioni sul senso della Riforma liturgica, ieri e oggi. Procederemo in questo modo: dapprima esamineremo un testo \u201cautobiografico\u201d di J. Ratzinger (1.) , da cui desumeremo alcune conseguenze circa il modo con cui oggi \u00e8 necessario \u201cdatare\u201d il Movimento Liturgico (2); quindi considereremo la prospettiva di Von Balthasar (3.) dalla quale trarremo indicazioni complessive sulle \u201csfide\u201d che oggi stimolano e minacciano la coscienza ecclesiale circa la Riforma Liturgica (4.), cui faremo seguire cinque tesi conclusive (5). che riassumono la visione complessiva \u2013 e complessa &#8211; verso cui il Concilio Vaticano II ha voluto condurci e che oggi occorre profondamente e strategicamente recuperare.<\/p>\n<p>1. <i>La Riforma liturgica come \u201ctragedia\u201d nella autobiografia di J. Ratzinger (1977)<\/i><\/p>\n<p>Il primo testo che voglio considerare \u00e8 tratto dalla Autobiografia che l\u2019attuale papa Benedetto XVI ha scritto nel 1977, a 15 anni dal Concilio Vaticano II. Si tratta, come \u00e8 evidente, di un testo \u201cnon magisteriale\u201d, che quindi pu\u00f2 essere commentato dal teologo con una certa libert\u00e0. Anzitutto leggiamo da esso questa lunga citazione, che manifesta nell\u2019allora Arcivescovo di Monaco \u2013 poi Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e infine Papa Benedetto XVI \u2013 una comprensione \u201ctragica\u201d dell\u2019impatto che la Riforma Liturgica ha avuto per la vita e la identit\u00e0 della Chiesa. Per chiarire il senso e la portata di questo testo, vi si parla di ci\u00f2 che accade immediatamente dopo il Concilio (negli anni 65 e seguenti), ma la stesura \u00e8 di pi\u00f9 di 10 anni dopo. Ecco il testo:<\/p>\n<p>\u201cIl secondo grande evento all\u2019inizio dei miei anni di Ratisbona fu la pubblicazione del messale di Paolo VI, con il divieto quasi completo del messale precedente, dopo una fase di transizione di circa sei mesi. Il fatto che, dopo un periodo di sperimentazioni che spesso avevano profondamente sfigurato la liturgia, si tornasse ad avere un testo liturgico vincolante, era da salutare come qualcosa di sicuramente positivo. Ma rimasi sbigottito per il divieto del messale antico, dal momento che una cosa simile non si era mai verificata in tutta la storia della liturgia. Si diede l\u2019impressione che questo fosse del tutto normale. Il messale precedente era stato realizzato da Pio V nel 1570, facendo seguito al concilio di Trento; era quindi normale che, dopo quattrocento anni e un nuovo Concilio, un nuovo papa pubblicasse un nuovo messale. Ma la verit\u00e0 storica \u00e8 un\u2019altra. Pio V si era limitato a far rielaborare il messale romano allora in uso, come nel corso vivo della storia era sempre avvenuto lungo tutti i secoli. Non diversamente da lui, anche molti dei suoi successori avevano nuovamente rielaborato questo messale, senza mai contrapporre un messale a un altro. Si \u00e8 sempre trattato di un processo continuativo di crescita e di purificazione, in cui, per\u00f2, la continuit\u00e0 non veniva mai distrutta. Un messale di Pio V che sia stato creato da lui non esiste. C\u2019\u00e8 solo la rielaborazione da lui ordinata, come fase di un lungo processo di crescita storica. Il nuovo, dopo il concilio di Trento, fu di altra natura: l\u2019irruzione della riforma protestante aveva avuto luogo soprattutto nella modalit\u00e0 di \u00abriforme\u00bb liturgiche.<br \/>Non c\u2019erano semplicemente una Chiesa cattolica e una (114) Chiesa protestante poste l\u2019una accanto all\u2019altra; la divisione della Chiesa ebbe luogo quasi impercettibilmente e trov\u00f2 la sua manifestazione pi\u00f9 visibile e storicamente pi\u00f9 incisiva nel cambiamento della liturgia, che, a sua volta, risult\u00f2 parecchio diversificata sul piano locale, tanto che i confini tra cosa era ancora cattolico e cosa non lo era pi\u00f9, spesso erano ben difficili da definire. In questa situazione di confusione, resa possibile dalla mancanza di una normativa liturgica unitaria e dal pluralismo liturgico ereditato dal medioevo, il Papa decise che il Missale Romanum, il testo liturgico della citt\u00e0 di Roma, in quanto sicuramente cattolico, doveva essere introdotto dovunque non ci si potesse richiamare a una liturgia che risalisse ad almeno duecento anni prima. Dove questo si verificava, si poteva mantenere la liturgia precedente, dato che il suo carattere cattolico poteva essere considerato sicuro. Non si pu\u00f2 quindi affatto parlare di un divieto riguardante i messali precedenti e fino a quel momento regolarmente approvati.<br \/>Ora, invece, la promulgazione del divieto del messale che si era sviluppato nel corso dei secoli, fin dal tempo dei sacramentali dell\u2019antica Chiesa, ha comportato una rottura nella storia della liturgia, le cui conseguenze potevano solo essere tragiche. Come era gi\u00e0 avvenuto molte volte in precedenza, era del tutto ragionevole e pienamente in linea con le disposizioni del Concilio che si arrivasse a una revisione del messale, soprattutto in considerazione dell\u2019introduzione delle lingue nazionali. Ma in quel momento accadde qualcosa di pi\u00f9: si fece a pezzi l\u2019edificio antico e se ne costru\u00ec un altro, sia pure con il materiale di cui era fatto l\u2019edificio antico e utilizzando anche i progetti precedenti.<br \/>Non c\u2019\u00e8 alcun dubbio che questo nuovo messale comportasse in molte sue parti degli autentici miglioramenti e un reale arricchimento, ma il fatto che esso sia stato presentato come un edificio nuovo, contrapposto a quello che si era formato lungo la storia, che si vietasse quest\u2019ultimo e si facesse (115) in qualche modo apparire la liturgia non pi\u00f9 come un processo vitale, ma come un prodotto di erudizione specialistica e di competenza giuridica, ha comportato per noi dei danni estremamente gravi. In questo modo, infatti, si \u00e8 sviluppata l\u2019impressione che la liturgia sia \u00abfatta\u00bb, che non sia qualcosa che esiste prima di noi, qualcosa di \u00abdonato\u00bb, ma che dipenda dalle nostre decisioni. Ne segue, di conseguenza, che non si riconosca questa capacit\u00e0 decisionale solo agli specialisti o a un\u2019autorit\u00e0 centrale, ma che, in definitiva, ciascuna \u00abcomunit\u00e0\u00bb voglia darsi una propria liturgia. Ma quando la liturgia \u00e8 qualcosa che ciascuno si fa da s\u00e9, allora non ci dona pi\u00f9 quella che \u00e8 la sua vera qualit\u00e0: l\u2019incontro con il mistero, che non \u00e8 un nostro prodotto, ma la nostra origine e la sorgente della nostra vita. Per la vita della Chiesa \u00e8 drammaticamente urgente un rinnovamento della coscienza liturgica, una riconciliazione liturgica, che torni a riconoscere l\u2019unit\u00e0 della storia della liturgia e comprenda il Vaticano II non come rottura, ma come momento evolutivo. Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia, che talvolta viene addirittura concepita \u00abetsi Deus non daretur\u00bb: come se in essa non importasse pi\u00f9 se Dio c\u2019\u00e8 e se ci parla e ci ascolta. Ma se nella liturgia non appare pi\u00f9 la comunione della fede, l\u2019unit\u00e0 universale della Chiesa e della sua storia, il mistero del Cristo vivente, dov\u2019\u00e8 che la Chiesa appare ancora nella sua sostanza spirituale? Allora la comunit\u00e0 celebra solo se stessa, senza che ne valga la pena. E, dato che la comunit\u00e0 in se stessa non ha sussistenza, ma, in quanto unit\u00e0, ha origine per la fede dal Signore stesso, diventa inevitabile in queste condizioni che si arrivi alla dissoluzione in partiti di ogni genere, alla contrapposizione partitica in una Chiesa che lacera se stessa. Per questo abbiamo bisogno di un nuovo movimento liturgico, che richiami in vita la vera eredit\u00e0 del concilio Vaticano II\u201d.<\/p>\n<p>Questo testo, con la sua sorprendente durezza, comporta alcuni \u201cgiudizi\u201d talmente carichi di \u201cpregiudizi\u201d da risultare del tutto disorientanti per una valutazione pacata e serena dei fatti in gioco. Anche se oggi J. Ratzinger \u00e8 Vescovo di Roma e Papa, siamo evidentemente liberi di giudicare con grande libert\u00e0 e parresia un suo \u201cscritto autobiografico\u201d, che non rappresenta un documento magisteriale, ma pu\u00f2 utilmente farci comprendere alcune delle logiche del magistero liturgico dal 2007 ad oggi.<br \/>Anzitutto \u00e8 singolare un primo aspetto: lo scandalo \u00e8 suscitato in Ratzinger non dalla Riforma Liturgica, ma dalla \u201cpromulgazione del divieto del messale che si era sviluppato nel corso dei secoli\u201d. Curiosa espressione, legata a una ricostruzione storica del tutto ipotetica, congetturale e sorprendentemente ideologica. Mentre Pio V avrebbe semplicemente \u201crielaborato il messale in uso\u201d, il divieto di \u201cquel messale\u201d ha comportato \u201c una rottura nella storia della liturgia, le cui conseguenze potevano solo essere tragiche. Ci\u00f2 che qui viene affermato dipende da una ricostruzione assolutamente manichea della possibile continuit\u00e0. Pu\u00f2 esservi continuit\u00e0 soltanto se si continua a usare il messale tridentino. Mentre non si riesce a comprendere come dovrebbe essere concepita una \u201criforma\u201d che non ricada in questa \u201ctragica rottura\u201d. In realt\u00e0, la storia, se osservata con una sguardo meno pregiudicato dalla paura e dalla insicurezza, dice proprio un\u2019altra cosa. Ossia che, come Pio V ha fatto nel 1570, e dopo di lui altri papi in modo meno sistematico, Paolo VI, sia pure con altri mezzi e con altre competenze a disposizione, ha fatto nel 1969. Il rito romano trova continuit\u00e0 mediante la riforma, non accanto e nonostante essa. L\u2019immagine utilizzata (\u201csi fece a pezzi l\u2019antico edificio e se ne costru\u00ec un altro\u201d) dice bene questo modo pregiudiziale e ingiusto di considerare la storia concreta della Riforma.<br \/>Si deve aggiungere, di conseguenza, che questa ricostruzione congetturale della storia degli ultimi 50 anni approda ad un giudizio che capovolge la causa e l\u2019effetto: a causa della Riforma postconciliare si \u00e8 entrati nella crisi della liturgia. Non si dice una sola parola sul fatto che la crisi della liturgia preesisteva da almeno un secolo rispetto al Concilio. Anzi si pretende \u2013 qualche pagina prima \u2013 di dimostrare che anche nel rito preconciliare la \u201cpartecipazione attiva\u201d era una realt\u00e0 pienamente in atto.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Di qui, da questo animo turbato per una rappresentazione drammatica e tragica della identit\u00e0 compromessa dalla Riforma Liturgica, scaturisce l\u2019intento di una \u201criconciliazione liturgica\u201d e di un \u201cnuovo movimento liturgico\u201d per ritrovare la continuit\u00e0 perduta. E\u2019 evidente che, all\u2019interno di una tale ipotetica ricostruzione, sarebbe possibile una riconciliazione e una continuit\u00e0 soltanto \u201cripristinando la vigenza del rito preconciliare\u201d. Ci\u00f2 costitisce una chiara premessa a ci\u00f2 che, 30 anni dopo, si \u00e8 tentato di fare attraverso il Motu Proprio Summorum Pontificum. Ma il \u201csistema\u201d che ne \u00e8 sorto \u2013 astrattamente \u2013 genera soltanto confusione e incertezza, insicurezza e dubbio. Non riconcilia, ma esaspera le differenze e i conflitti, mette in luce i risentimenti e i pregiudizi. Crea, di fatto, identit\u00e0 parallele irriconciliate e tuttavia pericolosamente ufficializzate. <br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Dietro a tutto ci\u00f2, tuttavia, si profila un\u2019ombra. Il testo non lascia intendere che cosa l\u2019autore pensi della \u201cnecessit\u00e0\u201d della Riforma liturgica. Ed \u00e8 anche evidente che il testo autobiografico, pur arrivando indirettamente alla medesima conseguenza del \u201cMotu Proprio\u201d, \u00e8 molto pi\u00f9 esplicito e pesante nel giudizio negativo circa la Riforma Liturgica. La persuasione di un possibile \u201cregime parallelo\u201d tra rito vecchio e rito nuovo pu\u00f2 essere sostenuta \u2013 al di l\u00e0 delle questioni pratiche che ne derivano irrimediabilmente \u2013 solo se si \u00e8 convinti che la Riforma non sia stato un \u201catto necessario\u201d successivo al Concilio Vaticano II. Nonostante le rassicurazione che il Motu Propri (e la lettera che lo accompagna) si affrettano a precisare, rimane molto chiaro la presa di distanza obiettiva che tale documento rappresenta circa la \u201cnecessit\u00e0\u201d della Riforma Liturgica. Su questo, io credo, dovrebbe essere puntata oggi l\u2019attenzione. Se quando riformo un rito, lascio che il rito precedente continui tranquillamente la sua corsa, posso affermare di essere veramente convinto della necessit\u00e0 della Riforma? La \u201cpedagogia rituale\u201d pu\u00f2 considerarsi riconosciuta? La questione, 35 anni dopo, resta aperta. E non \u00e8 per nulla una questione semplicemente autobiografica&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;(per leggere il seguito&#8230; http:\/\/mondodomani.org\/reportata\/grillo03.htm)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblico le prime pagine di un saggio che si pu\u00f2 leggere integralmente sull&#8217;ultimo numero della rivista on-line &#8220;Reportata&#8221; ( http:\/\/mondodomani.org\/reportata\/grillo03.htm) La Riforma liturgica \u00e8 \u201ctragica\u201d o \u201cprofetica\u201d?Due riletture per celebrare il 50^ del Concilio Vaticano&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3417"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3417"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3417\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3698,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3417\/revisions\/3698"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3417"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3417"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3417"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}