{"id":3416,"date":"2013-04-10T10:04:00","date_gmt":"2013-04-10T08:04:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dio-nella-citta-di-j-m-bergoglio\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:50","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:50","slug":"dio-nella-citta-di-j-m-bergoglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dio-nella-citta-di-j-m-bergoglio\/","title":{"rendered":"Dio nella citt\u00e0 di J.M. Bergoglio"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/logo1-300x81.jpg\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;\">La rivista \u201cMunera\u201d pubblica nel suo prossimo numero un testo pronunciato il 25 agosto 2011 dall\u2019allora arcivescovo di Buenos Aires come saluto iniziale al Primo Congresso di Pastorale Urbana della regione di Buenos Aires e costituisce il primo capitolo del libro Dios en la ciudad \u00a9 SAN PABLO, Buenos Aires (Argentina), 2013. Si tratta di una riflessione molto interessante, di cui presento qui una ampia sintesi, anche se ogni frase delle dieci pagine originali (e che possono essere lette scaricandole dal sito <u>www.muneraonline.eu&nbsp;<\/u>) meriterebbe quella attenzione che qui non ci possiamo permettere. Ho sottolineato in <i><b>corsivo grassetto<\/b><\/i> le frasi pi\u00f9 sorprendenti e ho eliminato le note (peraltro assai significative). Una osservazione deve per\u00f2 essere fatta : diversamente da quanto si sente dire e si legge sui giornali, in questo testo vediamo come il primo mese del Vescovo Francesco non dipende semplicemente dalle sue doti umane di contatto e di rapporto. Vi \u00e8 qui una \u00ab teoria dello sguardo nella citt\u00e0\u00bb che merita di essere considerata come il fondamento teologico di quella prassi che tanto ci ha colpito in questi ultimi giorni. Papa Francesco, fin dall\u2019inizio, ha sorpreso tutti per come guarda e per come si lascia incontrare. Questo testo chiarisce quali sono i presupposti teorici di questa prassi sorprendente. &nbsp;(a.g.)&nbsp;<\/span><br \/><b><span style=\"font-size: large;\"><br \/><\/span><\/b><b><span style=\"font-size: large;\">Dio nella citt\u00e0<\/span><\/b><br \/>di Jorge Mario Bergoglio \/ Papa Francesco<\/p>\n<p><b>Con uno sguardo di credente e di pastore<\/b><\/p>\n<p>Quando prego per Buenos Aires, ringrazio che sia la citt\u00e0 nella quale sono nato. L\u2019affetto che scaturisce da una tale familiarit\u00e0 aiuta a incarnare l\u2019universalit\u00e0 della fede che abbraccia tutti gli uomini di tutte le citt\u00e0. <b><i>Oggi che i vincoli di razza, storia e cultura non sono omogenei e neanche i diritti civili sono uguali per tutti, essere cittadino di una grande citt\u00e0 \u00e8 qualcosa di molto complesso<\/i><\/b>. Nella citt\u00e0 ci sono moltissimi \u201cnon cittadini\u201d, \u201ccittadini a met\u00e0\u201d e \u201cdi troppo\u201d: o perch\u00e9 non godono di pieni diritti \u2013 gli esclusi, gli stranieri, i senza tetto, i bambini non scolarizzati, gli anziani e i malati senza protezione sociale \u2013 &nbsp;o perch\u00e9 non assolvono ai propri doveri. In questo senso, <b><i>lo sguardo trascendente della fede, che conduce al rispetto e all\u2019amore del prossimo, aiuta a scegliere di essere cittadino di una citt\u00e0 concreta e a mettere in pratica atteggiamenti e comportamenti che creano cittadinanza.<\/i><\/b><br \/>Lo sguardo che desidero condividere con voi \u00e8 quello di un pastore che cerca di andare a fondo nella sua esperienza di credente, di uomo che crede che \u00abDio vive nella sua citt\u00e0\u00bb.<br \/>Nel suo Discorso sui pastori, sant\u2019Agostino distingue due cose: la prima \u00e8 che siamo cristiani, la seconda che siamo vescovi. Nel collocarci dinanzi a una citt\u00e0 moderna dagli immaginari sociali tanto differenti, questo esercizio di distinguere gli sguardi pu\u00f2 essere d\u2019aiuto: non per tralasciare di guardare al gregge che ci \u00e8 stato affidato, ma per immergersi in questo sguardo di fede semplice che al Signore tanto piaceva incontrare, senza curarsi di differenze di razza, cultura o religione. <b><i>Perch\u00e9 lo sguardo di fede scopre e crea citt\u00e0.<\/i><\/b><\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p>Le immagini del Vangelo che pi\u00f9 mi piacciono sono quelle che mostrano ci\u00f2 che Ges\u00f9 suscita nella gente che incontra per la strada. L\u2019immagine di Zaccheo: il quale, accorgendosi che Ges\u00f9 \u00e8 entrato nella sua citt\u00e0, sente risvegliarsi il desiderio di vederlo e si affretta a salire sull\u2019albero. La fede far\u00e0 s\u00ec che Zaccheo cessi di essere un \u201ctraditore\u201d al servizio proprio e dell\u2019Impero, e divenga un cittadino di Gerico, che stabilisce relazioni di giustizia e solidariet\u00e0 con i suoi concittadini. L\u2019immagine di Bartimeo: il quale, quando il Signore gli concede la grazia che desidera \u2013 \u00abSignore, che io veda\u00bb \u2013, lo segue nel cammino. Per fede, Bartimeo cessa di essere un uomo ai margini, trascinato al bordo della strada, e si converte in protagonista della propria storia, camminando con Ges\u00f9 e con il popolo che lo seguiva. L\u2019immagine dell\u2019emorroissa: che, in mezzo a una moltitudine che si stringe al Signore da ogni parte, tocca il suo mantello attirando il suo sguardo, rispettoso e pieno di affetto. Grazie alla fede, l\u2019emorroissa si trova inclusa in una societ\u00e0 che discrimina la gente a causa di alcune malattie considerate impure.<br \/><b><i>Sono immagini di incontri fecondi<\/i><\/b>. Il Signore semplicemente \u00abpassa facendo del bene\u00bb. Ci si meraviglia nel vedere ci\u00f2 che avviene nel cuore di tante persone che, escluse dalla societ\u00e0 e ignorate da molti, nell\u2019entrare in contatto col Signore si riempiono di vita piena, e questa vita cresce integralmente, migliorando la vita della citt\u00e0.<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che <b><i>si \u00e8 passati da un soggetto cristiano il cui sguardo stava \u201cal di sopra\u201d della citt\u00e0 per modellarla, a un soggetto immerso nello shaker della ibridazione culturale e che ne subisce le influenze e gli impatti, \u00e8 ora necessario riagganciarci allo \u201cspecifico cristiano\u201d per poter dialogare con tutte le culture<\/i><\/b>: ovvero con una cultura cristiana ispirata dalla fede, la cui struttura di valori ci fa sentire come a casa; con una cultura pagana, i cui valori si possono discernere con una certa chiarezza; e con una cultura ibrida e molteplice come quella che si sta preparando, che richiede un maggiore discernimento.<br \/>Essere popolo e costruire citt\u00e0 vanno di pari passo; e cos\u00ec anche essere popolo di Dio e abitare nella citt\u00e0 di Dio. In questo senso,<i> <b>l\u2019immaginario teologico pu\u00f2 essere lievito per ogni immaginario sociale<\/b><\/i><b>.<\/b><\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p>Lo \u201cspecifico cristiano\u201d si concepisce come \u201clievito che sta gi\u00e0 lievitando l\u2019impasto\u201d. <b><i>Ci\u00f2 coincide con il &nbsp;sentirci \u201ccostretti\u201d da un Dio che sta gi\u00e0 vivendo nella citt\u00e0, mischiato vitalmente con tutti e con tutto.<\/i><\/b><br \/>\u00c8 una riflessione che ogni volta ci coglie gi\u00e0 con le mani in pasta, compromessi con la situazione dell\u2019uomo concreto cos\u00ec come si d\u00e0, coinvolti con tutti in un\u2019unica storia di salvezza.<br \/>Dunque<b><i> niente proposte dotte, di rottura, asettiche, che partono da zero, che si pongono a distanza per \u201cpensare\u201d come fare affinch\u00e9 Dio viva in una citt\u00e0 senza dio. Dio gi\u00e0 vive nella nostra citt\u00e0 e ci costringe \u2013 mentre riflettiamo \u2013 a uscire e andargli incontro per scoprirlo, per costruire relazioni di vicinanza, per accompagnarlo nella sua crescita e incarnare il fermento della sua Parola in opere concrete. Lo sguardo di fede cresce ogni volta che mettiamo in pratica la Parola. La contemplazione si perfeziona attraverso l\u2019azione. Agire come buoni cittadini \u2013 in qualsiasi citt\u00e0 \u2013 perfeziona la fede<\/i><\/b>. Paolo raccomanda fin dall\u2019inizio di essere buoni cittadini (cfr. Rom 13,1). \u00c8 l\u2019intuizione del valore dell\u2019inculturazione: vivere a fondo l\u2019umano, in qualsiasi cultura, in qualsiasi citt\u00e0, rende migliore il cristiano e feconda la citt\u00e0 (conquistandone il cuore).<br \/>Il pastore che guarda alla sua citt\u00e0 con la luce della fede combatte<b><i> la tentazione del \u201cnon sguardo\u201d, del \u201cnon vedere\u201d<\/i><\/b>. Il non vedere, che il Signore rimprovera con tanta insistenza nel Vangelo, presenta molte forme: quella della cecit\u00e0 ostinata degli scribi e dei farisei, quella dell\u2019abbagliamento non solo delle \u00abluci del centro\u00bb, come dice il tango, ma anche della stessa rivelazione, forma del non vedere che tenta gli apostoli \u201csotto una apparenza di bene\u201d; c\u2019\u00e8 poi il non guardare di quelli che \u201cpassano oltre\u201d.<b><i> Ma c\u2019\u00e8 un livello pi\u00f9 elementare di questo \u201cnon sguardo\u201d. \u00c8 difficile da categorizzare, ma pu\u00f2 essere descritto<\/i><\/b>.<br \/>In alcuni discorsi, si intuisce come <b><i>la prospettiva nasca da un \u201clivellamento degli sguardi\u201d, se mi \u00e8 concesso esprimermi in questo modo<\/i><\/b>. In essi, <b><i>lo sguardo di fede non prende esistenzialmente valore come dono di Dio a un uomo che si situa alla frontiera dell\u2019esistenza per essere guardato e guardare il Dio vivo, ma la fede \u00e8 vista, per cos\u00ec dire, come un \u201crisultato\u201d: come \u201cci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 stato detto su un certo tema in un certo documento\u201d<\/i><\/b>. Questo sguardo di fede si confronta con quelli della scienza o dei media e quasi immediatamente <b><i>si qualifica come \u201cantiquato\u201d o \u201cnon aggiornato\u201d rispetto allo sguardo di una scienza capace di mostrare cose nuove<\/i><\/b>. A partire da questo sguardo,<b><i> chi parla o scrive pone se stesso in una sorta di luogo privilegiato da dove \u201coggettiva\u201d sia la postura tradizionale sia il nuovo paradigma<\/i><\/b>.<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p><b><i>Ci\u00f2 che intendo dire \u00e8 che i \u201cnon sguardi\u201d sono dei \u201cnon soggetti\u201d e la citt\u00e0, cos\u00ec come la Chiesa, necessita di essere guardata da soggetti (ecclesiali e cittadini, secondo il caso).<\/i><\/b><\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 dire che <b><i>lo sguardo di fede ci conduce a uscire ogni giorno, e sempre pi\u00f9, incontro al prossimo che abita nella citt\u00e0. Ci spinge a uscire verso l\u2019incontro perch\u00e9 questo sguardo si alimenta nella vicinanza. Non tollera la distanza, avverte che la distanza sfoca ci\u00f2 che desidera vedere; e la fede vuole vedere per servire e amare, non per constatare o dominare<\/i><\/b>. Nell\u2019uscire per strada, la fede limita l\u2019avidit\u00e0 dello sguardo dominatore e aiuta ogni prossimo concreto \u2013 al quale guarda con desiderio di servirlo \u2013 a focalizzare meglio \u201cl\u2019oggetto proprio e amato\u201d, che \u00e8 Ges\u00f9 Cristo venuto nella carne. <b><i>Chi dice che crede in Dio e \u201cnon vede\u201d il proprio fratello, inganna se stesso.<\/i><\/b><br \/>Perfezionarsi nella fede in questo Dio che vive nella citt\u00e0 rinnova la speranza di nuovi incontri. La speranza ci libera da quella forza centripeta che spinge il cittadino del nostro tempo a vivere isolato, aspettando a casa la consegna dei suoi acquisti e connesso solo virtualmente. <b><i>Il credente che guarda illuminato dalla speranza combatte la tentazione di non guardare, tentazione riconducibile o al vivere murato nei bastioni della propria nostalgia o alla sete di curiosare. Il suo non \u00e8 lo sguardo avido del \u201cvediamo che cosa \u00e8 successo oggi\u201d tipico dei notiziari.<\/i><\/b><\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p><b><i>Se partiamo dalla constatazione che l\u2019anti-citt\u00e0 cresce con il non sguardo, che la maggior esclusione consiste nel nemmeno \u201cvedere\u201d l\u2019escluso \u2013 quello che dorme per strada non lo si vede come persona, ma come parte della sporcizia e dell\u2019abbandono del paesaggio urbano, della cultura dello scarto, dello \u201cscarico\u201d \u2013 la citt\u00e0 umana cresce con lo sguardo che \u201cvede\u201d l\u2019altro come concittadino. In questo senso, lo sguardo di fede \u00e8 fermento per uno sguardo di cittadinanza. Per questo, possiamo parlare di un \u201cservizio della fede\u201d: un servizio esistenziale, testimoniale, pastorale.<\/i><\/b><\/p>\n<p><b>Sguardo che include senza relativizzare<\/b><\/p>\n<p>Sto dicendo che la fede, per s\u00e9 sola, migliora la citt\u00e0? S\u00ec, nel senso che solo la fede ci libera dalle generalizzazioni e dalle astrazioni di uno sguardo dotto che, come suo frutto, porta solo maggiore conoscenza.<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p>Se ci situiamo nell\u2019ambito della carit\u00e0, possiamo dire che <b><i>questo sguardo ci salva dal dover relativizzare la verit\u00e0 per poter essere inclusivi<\/i><\/b>. La citt\u00e0 odierna \u00e8 relativista (tutto \u00e8 valido), e forse a volte cadiamo nella tentazione di pensare che, per non discriminare, per includere tutti, sia necessario \u201crelativizzare\u201d la verit\u00e0. Non \u00e8 cos\u00ec.<b><i> Il nostro Dio che vive nella citt\u00e0 \u2013 nella cui vita quotidiana si coinvolge \u2013 non discrimina n\u00e9 relativizza. La sua verit\u00e0 \u00e8 quella dell\u2019incontro che scopre volti, e ogni volto \u00e8 unico. Includere persone con volti e nomi propri non implica relativizzare valori n\u00e9 giustificare antivalori; al contrario, non discriminare e non relativizzare implica avere la fortezza per accompagnare i processi e la pazienza del fermento che aiuta a crescere<\/i><\/b>.<b><i> La verit\u00e0 che accompagna \u00e8 quella che mostra percorsi futuri pi\u00f9 che giudicare le chiusure del passato.<\/i><\/b><br \/>Lo sguardo dell\u2019amore non discrimina n\u00e9 relativizza perch\u00e9 \u00e8 misericordioso.<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p>Questo sguardo \u00e8 personale e comunitario. Si traduce in agenda, <b><i>segna tempi pi\u00f9 lenti di quelli della realt\u00e0 (avvicinarsi a un malato richiede tempo) e genera strutture accoglienti e non espellenti, cosa che pure esige tempo<\/i><\/b>.<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p>Un Dio vivo in mezzo alla citt\u00e0 chiede di andare a fondo nel cammino di questo sguardo che proponiamo. Non \u00e8 un guardarsi l\u2019ombelico come invece lo \u00e8 il \u201cguardare a come guardiamo\u201d.<br \/><b><i>Perch\u00e9 la citt\u00e0, come il deserto, produce miraggi.<\/i><\/b><br \/>Con le migliori intenzioni, pu\u00f2 accadere che ci inganniamo. La fede va sempre sfidata a superare le illusioni. Siamo rimasti delusi (alcuni di noi forse eccessivamente) dalle illusioni delle ideologie politiche, e dal guardare non solo le citt\u00e0, ma anche l\u2019intero Continente attraverso ideologie che proponevano vie rapide per raggiungere la giustizia. Il prezzo \u00e8 stato la violenza e una svalutazione della politica che solo recentemente sta iniziando a cambiare di segno.<b><i> Oggi ci sono altri miraggi. Forse attraverso il contrasto temporale possiamo comprenderne la radice. Se i miraggi politici esigevano un passaggio rapido all\u2019azione, le illusioni dotte piuttosto lo \u201critardano\u201d. Il punto \u00e8 che, se la teoria diventa tanto complicata, invece di favorire \u201cuscite apostoliche\u201d, favorisce piuttosto \u201cdiscussioni sui piani apostolici\u201d.<\/i><\/b><\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p><b><i>Dio vive nella citt\u00e0, e la Chiesa vive nella citt\u00e0. La missione non si oppone al fatto di imparare dalla citt\u00e0 \u2013 dalle sue culture e dai suoi scambi \u2013 nel momento stesso in cui usciamo per predicarle il Vangelo.<\/i><\/b><br \/>Questo \u00e8 un frutto del Vangelo stesso, il quale interagisce con il terreno nel quale cade come seme. Non solo la citt\u00e0 moderna \u00e8 una sfida, ma lo sono state, lo sono e lo saranno tutte le citt\u00e0, tutte le culture, tutte le mentalit\u00e0 e tutti i cuori umani.<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p>La dinamica \u00e8 la stessa di Giovanni nella lavanda dei piedi: la coscienza lucida e onnicomprensiva del Signore (sapendo che il Padre aveva posto tutto nelle sue mani) lo spinge a cingersi il grembiule e a lavare i piedi ai suoi discepoli. La visione pi\u00f9 profonda e pi\u00f9 alta non spinge a nuove visioni, ma all\u2019azione pi\u00f9 umile, situata e concreta.<\/p>\n<p>Tenendo conto di queste riflessioni, e per concludere, possiamo dire che lo sguardo del credente sulla citt\u00e0 si compie in tre attitudini concrete:<\/p>\n<p>&#8211; L\u2019uscire da s\u00e9 per andare incontro all\u2019altro si compie nella vicinanza, in una attitudine alla prossimit\u00e0. Il nostro sguardo deve essere sempre pronto a uscire e a farsi vicino. <b><i>Non autoreferenziale ma trascendente<\/i><\/b>.<br \/>&#8211; Il fermento e il seme della fede trovano compimento nella testimonianza (se conosciute queste cose le mettono in pratica, saranno felici). <b><i>Dimensione martiriale della fede<\/i><\/b>.<br \/>&#8211; L\u2019accompagnamento trova compimento nella pazienza, nella <i>hypomon\u00e9<\/i>, <b><i>la quale accompagna i processi senza fare loro violenza.&nbsp;<\/i><\/b><br \/>In questa direzione mi pare che debba andare il servizio che, come uomini e donne credenti, possiamo offrire alla nostra citt\u00e0.<br \/>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;(traduzione dallo spagnolo di Stefano Biancu)<\/p>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La rivista \u201cMunera\u201d pubblica nel suo prossimo numero un testo pronunciato il 25 agosto 2011 dall\u2019allora arcivescovo di Buenos Aires come saluto iniziale al Primo Congresso di Pastorale Urbana della regione di Buenos Aires e&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":3540,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3416"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3416"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3416\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3697,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3416\/revisions\/3697"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3540"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3416"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3416"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3416"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}