{"id":3410,"date":"2013-05-13T22:33:00","date_gmt":"2013-05-13T20:33:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/due-anni-dopo-uno-dei-documenti-della-discordia-liturgica\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:50","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:50","slug":"due-anni-dopo-uno-dei-documenti-della-discordia-liturgica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/due-anni-dopo-uno-dei-documenti-della-discordia-liturgica\/","title":{"rendered":"DUE ANNI DOPO UNO DEI DOCUMENTI DELLA DISCORDIA LITURGICA"},"content":{"rendered":"<p><i>A due anni dalla pubblicazione di &#8220;Universae Ecclesiae&#8221;, vanamente festeggiata dai siti tradizionalisti, &nbsp;ho pensato di ripubblicare il commento che feci a caldo del documento della Commissone Ecclesia Dei. Dopo questo tempo trascorso, non sembra che il documento abbia avuto una recezione significativa, manifestando tutti i gravi limiti che gi\u00e0 offriva alla considerazione della prima ora.<\/i><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/pioVmex.jpg\"><img decoding=\"async\" alt=\"\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/pioVmex-300x300.jpg\" id=\"BLOGGER_PHOTO_ID_5606820132221747986\" style=\"float: left; height: 300px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 300px;\" \/><\/a><\/p>\n<div>\n<h3><b>Universae, anzi Controversae Ecclesiae<\/b><\/h3>\n<\/div>\n<div><b><br \/><\/b><\/div>\n<div><b>Maggiori incertezze dopo la infelice Istruzione Universae Ecclesiae della Commissione \u201cEcclesia Dei\u201d<\/b><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Profeticamente, il giorno dopo la emanazione nel luglio del 2007, il Card. Ruini aveva visto bene &#8220;il rischio che un Motu Proprio emanato per unire maggiormente la comunit\u00e0 cristiana fosse invece utilizzato per dividerla&#8221;. Dopo un Motu Proprio, una Lettera ai Vescovi che lo accompagnava, e ora questa recente Istruzione, sembra proprio che quella profezia avesse colto nel segno: la divisione \u00e8 una possibilit\u00e0 reale di quel provvedimento, che ora potrebbe realizzarsi con maggior facilit\u00e0.<\/div>\n<div>Bisogna riconoscerlo: il \u201cmonstruum\u201d era tale fin dall\u2019inizio. Quando si vuole rileggere una tradizione rianimando un rito \u201ccaduto fuori della vigenza\u201d, come quello del 1962, e ostinandosi a presumere fatti che non ci sono e a costruire finzioni giuridiche senza riscontro reale \u2013 con la pretesa che un equilibrismo azzardato e rischiosissimo concepisca una doppia vigenza parallela di due forme diverse e tra loro in tensione del medesimo rito romano &#8211; il nodo delle contraddizioni \u00e8 destinato ad annodarsi sempre pi\u00f9, e per quante commissioni si istituiscano, per quante consultazioni si prevedano, per quanti dvd con messe preconciliari si producano e si distribuiscano, per quanti \u201cdiritti dei fedeli\u201d si riconoscano, la confusione aumenta sempre pi\u00f9 e lo smarrimento non diminuisce.<\/div>\n<div>Anche l\u2019ultimo anello della catena \u2013 la Istruzione Universae Ecclesiae &#8211; risulta schiacciato da un problema strutturalmente insolubile: come si fa a \u201cistruire\u201d intorno ad una contraddizione patente? Pi\u00f9 si istruisce e meno si capisce. Se all\u2019improvviso \u2013 e non si sa ancora in base a quale principio giuridico o tradizionale \u2013 un rito \u201cnon pi\u00f9 vigente\u201d, superato dalla versione riformata dello stesso, torna magicamente in vigore e pretende di valere in parallelo rispetto a quello che lo aveva intenzionalmente emendato, rinnovato e superato, tutto subisce una sorta di deformazione irrimediabile. Con gli attaccamenti e le nostalgie, assunti come principi di ordinamento ecclesiale, non si \u00e8 mai andati molto lontano. Infatti, sulla base di questa visione altamente problematica, qualunque prete ora potrebbe scegliere di celebrare il rito dell\u2019eucaristia con la forma rituale che preferisce, purch\u00e9 la celebri \u201cin privato\u201d. Davvero istruttivo: due contraddizioni individualistiche, sovrapponendosi, non realizzano altro che una forma paradossale di non celebrazione e di non identit\u00e0.<\/div>\n<div>D\u2019altra parte, sul versante dei fedeli, un qualsiasi gruppo pu\u00f2 avere diritto a veder celebrata una messa cui assistere secondo il rito non pi\u00f9 vigente. E ora si dice \u2013 con la precisione di un\u2019 ecclesiologia da supermercato o da multisala cinematografica \u2013 che \u00e8 \u201cgruppo valido\u201d anche quello formato da un fedele di Bergamo, uno di Vicenza, tre di Como (ma di parrocchie diverse, ovviamente) e uno di Novara. Anche questo \u00e8 veramente molto istruttivo sulla natura comunitaria della chiesa.<\/div>\n<div>Ma non basta, la logica del rito \u201cextraordinario\u201d \u00e8 talmente eccezionale che, quando cozza con la realt\u00e0, ha la forza di piegare anche la legge. Perci\u00f2 quando il codice di diritto canonico vigente non \u00e8 coerente con le rubriche del rito non pi\u00f9 vigente, nessun problema: deve essere applicata la legge che vigeva nel 1962, ossia il codice del 1917, che per\u00f2 oggi non vige pi\u00f9. Niente paura, \u00e8 giusto, infatti, che al rito non pi\u00f9 vigente corrisponda la legge non pi\u00f9 vigente. Che cosa c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 istruttivo di questa coerenza tra rito e legge nella non vigenza?<\/div>\n<div>Ma ancora, se anche si riconosce che ordinariamente non si d\u00e0 alcuna forma di ordinazione con rito extraordinario, tuttavia, in taluni casi, un\u2019eccezione \u00e8 possibile e a taluni (privilegiati, s\u00ec, ma quasi da compatire) \u00e8 data la facolt\u00e0 di ordinare secondo il rito preconciliare. Come pu\u00f2 non essere istruttiva questa puntuale chiarificazione delle eccezioni alla sacrosanta inaggirabilit\u00e0 del rito ordinario?<\/div>\n<div>Vi \u00e8 poi la accurata delineazione del \u201cpresbitero\u201d ritenuto \u201cidoneo\u201d alla celebrazione secondo il rito non pi\u00f9 vigente. E\u2019 vero che deve vedersela con la lingua latina, ma orientarsi nelle 5 declinazioni e avere qualche esperienza di paradigmi verbali sono requisiti sufficienti allo spelling basilare, che \u201csatis est\u201d perch\u00e9 la forma pi\u00f9 formale sia salva e dunque valida. Che poi si conosca il rito nella sua struttura, lo si deve presumere in base alla \u201cspontaneit\u00e0\u201d con cui il prete lo richiede: l\u2019effetto istruttivo rasenta qui una sottile e compiaciuta ironia.<\/div>\n<div>I molti dettagli della nuova Istruzione \u2013 di cui abbiamo citato solo qualche rimarchevole fiore &#8211; illustrano bene la catena inesauribile di paradossi \u2013 osservati con divertita preoccupazione &#8211; in cui si inciampa, quando si perde il senso della realt\u00e0 e si imbocca la via del sogno, della illusione e della mistificazione. Che cosa vuol dire che ora dovremo inserire, nel messale del 1962, nuovi santi e nuovi prefazi? Come facciamo a pensare che si debba fare la riforma di quel rito che gi\u00e0 \u00e8 stato riformato, con tutti i nuovi santi, nuovi prefazi, nuove collette, nuove letture bibliche, nuove preghiere eucaristiche, nuove superoblata, nuovi postcommunio? Abbiamo bisogno di un\u2019altra riforma, che aggiunga santi e prefazi al rito non pi\u00f9 vigente del 1962? Ma non siamo ormai nel 2011? Ci siamo forse risvegliati all\u2019improvviso, dopo un sonno di 49 anni? Come si fa a non capire che tutto questo affannarsi nel vuoto, e a vuoto, serve solo a confondere e a disperdere energie e forze?<\/div>\n<div>Tutto considerato, ci si \u00e8 occupati gi\u00e0 fin troppo di queste chimere senza futuro. Il rito del 1962 non \u00e8 pi\u00f9 vigente da quando \u00e8 stata approvata la nuova forma del rito romano da parte di Papa Paolo VI. Da questo punto di vista, il rito romano \u00e8 reso vivo e fiorente per la tradizione dalla nuova forma, mentre quella forma e quell\u2019uso definiti provvisoriamente nel 1962, per esplicita dichiarazione di Papa Giovanni XXIII, sono ora superati, esauriti, senza pi\u00f9 n\u00e9 vigenza n\u00e9 tradizione. Ogni tentativo, per quanto autorevole, di negare questa evidenza, produce solo illusioni, contraddizioni e disorientamento.<\/div>\n<div>L\u2019intento del Motu Proprio era di \u201criavvicinare\u201d le sponde dello scisma lefebvriano. A quasi 4 anni di distanza, e con tutto quello che \u00e8 successo dal 2007 in poi, possiamo dire con sicurezza: non expedit. L\u2019Istruzione dice, invece, che il Motu Proprio \u201cha reso pi\u00f9 accessibile alla Chiesa universale la ricchezza della Liturgia Romana\u201d. Ossia pretende di svincolare il provvedimento dalla giustificazione contingente che lo aveva motivato originariamente. Da una Istruzione ci si attende che risolva i problemi \u2013 ma qui nulla viene veramente risolto \u2013 non che faccia teologia approssimativa \u2013 e qui purtroppo ci si azzarda a farla con troppa disinvoltura.<\/div>\n<div><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>La ciliegina sulla torta, quanto a istruzione, \u00e8 il titolo: Universae Ecclesiae. La \u201cuniversa ecclesia\u201d \u2013 in verit\u00e0 &#8211; non si appassiona affatto ai temi della Istruzione e non vi si riconosce. Anzi, per farvela partecipare, bisogna proprio chiamarla in causa almeno nel titolo. Se proprio dovessimo dire, le pretese del documento generano una \u201cMultiversa Ecclesia\u201d, addirittura una \u201cControversa Ecclesia\u201d. La stessa commissione, che ha elaborato il testo, ha nome di \u201cEcclesia Dei\u201d, ma il nome completo del documento da cui trae il proprio appellativo \u00e8 \u201cEcclesia Dei afflicta\u201d. Ahim\u00e9, proprio afflizione, e non riconciliazione, sembra scaturire da questa sua infelicissima Istruzione.<\/p>\n<p>tratto dalla rivista &#8220;Settimana&#8221;, maggio 2011<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A due anni dalla pubblicazione di &#8220;Universae Ecclesiae&#8221;, vanamente festeggiata dai siti tradizionalisti, &nbsp;ho pensato di ripubblicare il commento che feci a caldo del documento della Commissone Ecclesia Dei. 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