{"id":3402,"date":"2013-07-02T14:54:00","date_gmt":"2013-07-02T12:54:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-conferma-la-lettura-unilaterale-del-postconcilio-in-un-testo-di-j-ratzinger-del-2004\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:50","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:50","slug":"una-conferma-la-lettura-unilaterale-del-postconcilio-in-un-testo-di-j-ratzinger-del-2004","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-conferma-la-lettura-unilaterale-del-postconcilio-in-un-testo-di-j-ratzinger-del-2004\/","title":{"rendered":"Una conferma: la lettura unilaterale del postconcilio in un testo di J. Ratzinger del 2004"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/encrypted-tbn2.gstatic.com\/images?q=tbn:ANd9GcQ1bVlRvcp91b8FYt5D9Er36C_ADM2klA20xsk9LWqXhnN2D9oICw\" \/><br \/><i>Viene pubblicato in Italia il libro di Alcuin Reid \u00abLo sviluppo organico della liturgia. I principi della riforma liturgica e il loro rapporto con il Movimento liturgico del XX secolo prima del Concilio Vaticano II\u00bb (Cantagalli, 432 pagine, 22 euro). Il libro, la cui edizione originale inglese era del 2005, ha la prefazione dell&#8217;allora cardinale Joseph Ratzinger. Alcuni mesi dopo aver scritto questo testo, che introduce uno scritto molto critico con la Riforma Liturgica postconciliare, J. Ratzinger \u00e8 divenuto papa Benedetto XVI.<\/i><br \/><i>Credo sia interessante notare che in questo testo, che \u00e8 molto breve, troviamo il riassunto di una serie di posizioni che J. Ratzinger ha maturato fin dagli anni 70 e che poi ha fatto valere, durante il suo pontificato, come criteri di lettura della tradizione liturgica recente. Provo qui a farne un breve elenco, che pu\u00f2 essere utile considerare, a quasi 5 mesi dalla &#8220;rinunzia&#8221; di papa Benedetto:<\/i><br \/><i><br \/><\/i><i>a) La tradizione liturgica viene esasperata ai due estremi del tradizionalismo e del riformismo radicale. Dando l&#8217;impressione che la voce moderata e lungimirante sia rimasta come soffocata da questi opposti estremismi. Forse qualcosa di simile si \u00e8 prodotto in altre tradizioni. E&#8217; certo che la Chiesa italiana non ha conosciuto questa realt\u00e0 se non in casi assai marginali.<\/i><br \/><i><br \/><\/i><i>b) La posizione dei &#8220;liturgisti cattolici&#8221; viene intenzionalmente presentata sulla falsariga di un &#8220;compendio protestante&#8221; di liturgia. Il che suscita qualche legittimo sospetto verso la equanimit\u00e0 e la correttezza della ricostruzione, che appare pesantemente orientata da una posizione preconcetta.<\/i><br \/><i><br \/><\/i><i>c) Giustamente si mette in guardia dalle forme di archeologismo e di pragmatismo pastorale che si sono manifestate durante e dopo il Concilio, ma facilmente si avvalora l&#8217;equivoco di confondere le competenze storiche con l&#8217;archeologismo e le competenze pastorali con il pragmatismo. Da un teologo come Ratzinger il lettore si aspetterebbe qualche maggiore distinzione e cautela, visto oltretutto il &nbsp;ruolo di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede che allora egli ricopriva per gli ultimi mesi;<\/i><br \/><i><br \/><\/i><i>d) Curiosamente, egli persegue il proprio disegno di &#8220;lettura ideologica&#8221; della tradizione recente, accomunando i tradizionalisti e i liturgisti sotto la accusa di &#8220;formalismo neoscolastico&#8221;, che ridurrebbe il sacramento alla &#8220;sostanza&#8221; di forma, materia e ministro, cos\u00ec come stabilito da una rilettura semplicistica della tradizione medievale. In realt\u00e0 egli sembra completamente dimenticare che buona parte dei liturgisti che hanno lavorato alla costruzione e alla applicazione della Riforma sono del tutto persuasi di dover uscire da quegli schematismi formalistici, ai quali, in verit\u00e0, sembra molto pi\u00f9 legata la sua teologia che non quella &#8220;liturgica&#8221;. Sarebbe sufficiente osservare i criteri con cui \u00e8 stata composta la parte sacramentaria del Compendio del CCC per notare come, sotto la responsabilit\u00e0 di J. Ratzinger, siano proprio quei criteri formalistici neoscolastici ad aver trionfato nella esposizione dei sacramenti, con grande differenza da ci\u00f2 che si legge nel CCC originale.&nbsp;<\/i><br \/><i><br \/><\/i><i>e) Anche in questa breve prefazione non manca il &#8220;luogo comune&#8221;, che ha segnato tutto il discorso liturgico prima di J. Ratzinger e poi di papa Benedetto. Le nuove teorie della liturgia postconciliare avrebbero messo tutto l&#8217;accento sull&#8217;agire dell&#8217;uomo e avrebbero contribuito alla dimenticanza di Dio. Anche qui, appare piuttosto strano che questa critica, che denuncia l&#8217;antropocentrismo della Riforma Liturgica, possa essere proposta in modo tanto approssimativo e senza alcuna vera argomentazione.&nbsp;<\/i><br \/><i><br \/><\/i><i>f) Infine \u00e8 da notare come il card. Ratzinger sposi, di fatto, la tesi quasi lefebvriana, che interpreta, almeno sul piano del rapporto con la tradizione liturgica, il ruolo del primato petrino in termini molto minimalisti. E&#8217; qui evidente, tra le righe, una critica molto forte all&#8217;uso che del primato avrebbe fatto Paolo VI nel gestire il rapporto tra novit\u00e0 e continuit\u00e0, tra esperti e pastori&#8230;Resta sorpreso, il lettore, nel sentir dire a J. Ratzinger, che il papa non deve permettere che gli altri facciano ci\u00f2 che vogliono. Colui che, tre anni dopo, ha firmato il MP Summorum Pontificum ha certamente consentito in modo pericolosamente anarchico proprio ci\u00f2 che, nel 2004, sentiva di dover censurare in Paolo VI.&nbsp;<\/i><br \/><i><br \/><\/i><i>Va detto che un discorso molto simile a questo testo \u00e8 stato fatto da J. Ratzinger a pochi giorni dalla rinunzia formale al ministero petrino, parlando ai preti romani alla fine del mese di febbraio 2013. Poco prima dell&#8217;inizio del suo papato e alla fine del suo papato J. Ratzinger ha conservato le medesime posizioni.&nbsp;<\/i><\/p>\n<p>(Pubblichiamo l&#8217;intero testo (che porta la data del 26 luglio 2004) del futuro Benedetto XVI)<\/p>\n<p><b>Prefazione<\/b><\/p>\n<p>Negli ultimi decenni, la questione della corretta celebrazione della liturgia \u00e8 diventata sempre pi\u00f9 uno dei punti centrali della controversia attorno al Concilio Vaticano II, ovvero a come dovrebbe essere valutato e accolto nella vita della Chiesa.<\/p>\n<p>Ci sono gli strenui difensori della riforma, per i quali \u00e8 una colpa intollerabile che, a certe condizioni, sia stata riammessa la celebrazione della santa Eucaristia secondo l\u2019ultima edizione del Messale prima del Concilio, quella del 1962. Allo stesso tempo, per\u00f2, la liturgia \u00e8 considerata come \u201csemper reformanda\u201d, cosicch\u00e9 alla fine \u00e8 la singola \u201ccomunit\u00e0\u201d che fa la sua \u201cpropria\u201d liturgia, nella quale esprime se stessa. Un Liturgisches Kompendium [Compendio liturgico, ndr] protestante (curato da Christian Grethlein e G\u00fcnter Ruddat, G\u00f6ttingen 2003) ha recentemente presentato il culto come \u201cprogetto di riforma\u201d (pp. 13-41) riflettendo il modo di pensare anche di molti liturgisti cattolici. D\u2019altra parte vi sono anche i critici accaniti della riforma liturgica, i quali non solo criticano la sua pratica applicazione, ma anche le sue basi conciliari.<\/p>\n<p>Essi vedono la salvezza solo nel totale rifiuto della riforma. Tra questi due gruppi, i riformisti radicali e i loro avversari intransigenti, viene a perdersi spesso la voce di coloro che considerano la liturgia come qualcosa di vivo, qualcosa che cresce e si rinnova nel suo essere ricevuta e nel suo attuarsi. Costoro, peraltro, in base alla stessa logica, insistono anche sul fatto che la crescita \u00e8 possibile solo se viene preservata l\u2019identit\u00e0 della liturgia, e sottolineano che uno sviluppo adeguato \u00e8 possibile soltanto prestando attenzione alle leggi che dall\u2019interno sostengono questo \u201corganismo\u201d. Come un giardiniere accompagna una pianta durante la sua crescita con la dovuta attenzione alle sue energie vitali e alle sue leggi, cos\u00ec anche la Chiesa dovrebbe accompagnare rispettosamente il cammino della liturgia attraverso i tempi, distinguendo ci\u00f2 che aiuta e risana da ci\u00f2 che violenta e distrugge.<\/p>\n<p>Se le cose stanno in tal modo, allora dobbiamo cercare di definire quale sia la struttura interna di un rito, nonch\u00e9 le sue leggi vitali, cos\u00ec da trovare anche le giuste strade per preservare la sua energia vitale nel mutare dei tempi per incrementarla e rinnovarla. Il libro di dom Alcuin Reid si colloca in questa linea. Percorrendo la storia del Rito romano (Messa e breviario), dalle origini fino alla vigilia del Concilio Vaticano II, cerca di stabilire quali siano i principi del suo sviluppo liturgico, attingendo cos\u00ec dalla storia, con i suoi alti e bassi, i criteri su cui ogni riforma deve basarsi. Il libro \u00e8 diviso in tre parti. La prima, molto breve, analizza la storia della riforma del Rito romano dalle sue origini alla fine del XIX secolo. La seconda parte \u00e8 dedicata al movimento liturgico fino al 1948.<\/p>\n<p>La terza \u2013 di gran lunga la pi\u00f9 estesa \u2013 tratta della riforma liturgica sotto Pio XII fino alla vigilia del Concilio Vaticano II. Questa parte si rivela molto utile, proprio perch\u00e9 tale fase della riforma liturgica non viene pi\u00f9 molto ricordata, nonostante che proprio in essa \u2013 come anche nella storia del movimento liturgico, evidentemente \u2013 si ritrovino tutte le questioni circa le modalit\u00e0 corrette per una riforma, facendo s\u00ec che sia possibile acquisire anche dei criteri di giudizio. La decisione dell\u2019autore di fermarsi alla soglia del Concilio Vaticano II \u00e8 molto saggia. Egli evita cos\u00ec di entrare nella controversia legata all\u2019interpretazione e alla ricezione del Concilio, illustrando il momento storico e la struttura delle varie tendenze, la quale risulta determinante per la questione circa i criteri della riforma. Alla fine del suo libro, l\u2019autore elenca i principi per una corretta riforma: essa dovrebbe essere in egual misura aperta allo sviluppo e alla continuit\u00e0 con la Tradizione; dovrebbe sapersi legata a una tradizione liturgica oggettiva e fare s\u00ec che la continuit\u00e0 sostanziale sia salvaguardata. L\u2019autore, poi, in accordo con il Catechismo della Chiesa cattolica, sottolinea che \u00abanche la suprema autorit\u00e0 della Chiesa non deve modificare la liturgia arbitrariamente, ma solo in obbedienza alla fede e con rispetto religioso per il mistero della liturgia\u00bb (CC n. 1125). Come criteri ulteriori troviamo, infine, la legittimit\u00e0 delle tradizioni liturgiche locali e l\u2019interesse per l\u2019efficacia pastorale. Vorrei sottolineare ulteriormente, dal mio punto di vista personale, alcuni dei criteri gi\u00e0 brevemente indicati del rinnovamento liturgico. Comincer\u00f2 con gli ultimi due criteri fondamentali. Mi sembra molto importante che il Catechismo, nel menzionare i limiti del potere della suprema autorit\u00e0 della Chiesa circa la riforma, richiami alla mente quale sia l\u2019essenza del primato, cos\u00ec come viene sottolineato dai Concili Vaticani I e II: il papa non \u00e8 un monarca assoluto la cui volont\u00e0 \u00e8 legge, ma piuttosto il custode dell\u2019autentica Tradizione e perci\u00f2 il primo garante dell\u2019obbedienza. Non pu\u00f2 fare ci\u00f2 che vuole, e proprio per questo pu\u00f2 opporsi a coloro che intendono fare ci\u00f2 che vogliono.<\/p>\n<p>La legge cui deve attenersi non \u00e8 l\u2019agire ad libitum, ma l\u2019obbedienza alla fede. Per cui, nei confronti della liturgia, ha il compito di un giardiniere e non di un tecnico che costruisce macchine nuove e butta quelle vecchie. Il \u201crito\u201d, e cio\u00e8 la forma di celebrazione e di preghiera che matura nella fede e nella vita della Chiesa, \u00e8 forma condensata della Tradizione vivente, nella quale la sfera del rito esprime l\u2019insieme della sua fede e della sua preghiera, rendendo cos\u00ec sperimentabile, allo stesso tempo, la comunione tra le generazioni, la comunione con coloro che pregano prima di noi e dopo di noi. Cos\u00ec il rito \u00e8 come un dono fatto alla Chiesa, una forma vivente di par\u00e1dosis. \u00c8 importante a tale riguardo interpretare correttamente la \u201ccontinuit\u00e0 sostanziale\u201d. L\u2019autore ci mette espressamente in guardia dalla strada sbagliata sulla quale potremmo essere condotti da una teologia sacramentaria neoscolastica slegata dalla forma vivente della liturgia. Partendo da essa, si potrebbe ridurre la \u201csostanza\u201d alla materia e alla forma del sacramento, e dire: il pane e il vino sono la materia del sacramento, le parole dell\u2019istituzione sono la sua forma; solo queste due cose sono necessarie, tutto il resto si pu\u00f2 anche cambiare. Su questo punto modernisti e tradizionalisti si trovano d\u2019accordo. Basta che ci sia la materia e che siano pronunciate le parole dell\u2019istituzione: tutto il resto \u00e8 \u201ca piacere\u201d. Purtroppo molti sacerdoti oggi agiscono sulla base di questo schema; e persino le teorie di molti liturgisti, sfortunatamente, si muovono in questa direzione.<\/p>\n<p>Essi vogliono superare il rito come qualcosa di rigido e costruiscono prodotti di loro fantasia, ritenuta pastorale, attorno a questo nocciolo residuo, che viene cos\u00ec relegato nel regno del magico oppure privato del tutto del suo significato. Il movimento liturgico aveva cercato di superare questo riduzionismo, prodotto di una teologia sacramentaria astratta, e di insegnarci a considerare la liturgia come l\u2019insieme vivente della Tradizione fattasi forma, che non si pu\u00f2 strappare in piccoli pezzi, ma che deve essere visto e vissuto nella sua totalit\u00e0 vivente. Chi, come me, nella fase del movimento liturgico alla vigilia del Concilio Vaticano II, \u00e8 stato colpito da questa concezione, pu\u00f2 solo constatare con profondo dolore la distruzione di quel che ad esso stava a cuore. Vorrei brevemente commentare altre due intuizioni che appaiono nel libro di dom Alcuin Reid. L\u2019archeologismo e il pragmatismo pastorale \u2013 quest\u2019ultimo, peraltro, \u00e8 spesso un razionalismo pastorale \u2013 sono entrambi errati. Potrebbero essere descritti come una coppia di gemelli profani. I liturgisti della prima generazione erano per la maggior parte storici e, di conseguenza, inclini all\u2019archeologismo.<\/p>\n<p>Volevano dissotterrare le forme pi\u00f9 antiche nella loro purezza originale; vedevano i libri liturgici in uso, con i loro riti, come espressione di proliferazioni storiche, frutto di passati fraintendimenti e ignoranza. Si cercava di ricostruire la pi\u00f9 antica Liturgia romana e di ripulirla da tutte le aggiunte posteriori. Non era cosa del tutto sbagliata; ma la riforma liturgica \u00e8 comunque qualcosa di diverso da uno scavo archeologico e non tutti gli sviluppi di qualcosa di vivo devono seguire la logica di un criterio razionalistico\/storicistico. Questa \u00e8 anche la ragione per cui \u2013 come l\u2019autore giustamente osserva \u2013 nella riforma liturgica non deve spettare agli esperti l\u2019ultima parola. Esperti e pastori hanno ciascuno il proprio ruolo (cos\u00ec come, in politica, i tecnici e coloro che sono chiamati a decidere rappresentano due livelli diversi). Le conoscenze degli studiosi sono importanti, ma non possono essere immediatamente trasformate in decisioni dei pastori, i quali hanno la responsabilit\u00e0 di ascoltare i fedeli nell\u2019attuare con intelligenza assieme a loro ci\u00f2 che oggi aiuta a celebrare i Sacramenti con fede oppure no. Una delle debolezze della prima fase della riforma dopo il Concilio fu che quasi soltanto gli esperti avevano voce in capitolo. Sarebbe stata auspicabile una maggiore autonomia da parte dei pastori. Poich\u00e9 spesso, ovviamente, risulta impossibile elevare la conoscenza storica al rango di nuova norma liturgica, molto facilmente questo \u201carcheologismo\u201d si \u00e8 legato al pragmatismo pastorale. Si \u00e8 deciso in primo luogo di eliminare tutto ci\u00f2 che non era riconosciuto come originale e, di conseguenza, come \u201csostanziale\u201d, per poi integrare lo \u201cscavo archeologico\u201d \u2013 qualora fosse sembrato ancora insufficiente \u2013 con \u201cil punto di vista pastorale\u201d. Ma che cosa \u00e8 \u201cpastorale\u201d? I giudizi intellettualistici dei professori su queste questioni erano sovente determinati dalle loro considerazioni razionali e non tenevano conto di ci\u00f2 che realmente sostiene la vita dei fedeli. Cosicch\u00e9 oggi, dopo la vasta razionalizzazione della liturgia nella prima fase della riforma, si \u00e8 di nuovo alla ricerca di forme di solennit\u00e0, di atmosfere \u201cmistiche\u201d e di una certa sacralit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma poich\u00e9 esistono \u2013 necessariamente e sempre pi\u00f9 evidentemente \u2013 giudizi largamente divergenti su che cosa sia pastoralmente efficace, l\u2019aspetto \u201cpastorale\u201d \u00e8 divenuto il varco per l\u2019irruzione della \u201ccreativit\u00e0\u201d, la quale dissolve l\u2019unit\u00e0 della liturgia e ci mette spesso di fronte a una deplorevole banalit\u00e0. Con questo non si vuol dire che la liturgia eucaristica, come anche la liturgia della Parola, non siano molte volte celebrate, a partire dalla fede, in modo rispettoso e \u201cbello\u201d nel senso migliore della parola.<\/p>\n<p>Ma dato che stiamo cercando i criteri della riforma, dobbiamo pure menzionare i pericoli che negli ultimi decenni, purtroppo, non sono rimasti soltanto fantasie di tradizionalisti nemici della riforma. Vorrei soffermarmi ancora sul fatto che, in quel compendio liturgico citato sopra, il culto \u00e8 stato presentato come \u201cprogetto di riforma\u201d, e cio\u00e8 come un cantiere dove ci si d\u00e0 sempre un gran da fare. Simile, seppure un po\u2019 diverso, \u00e8 il suggerimento, da parte di alcuni liturgisti cattolici, di adattare la riforma liturgica al mutamento antropologico della modernit\u00e0 e di costruirla in modo antropocentrico.<\/p>\n<p>Se la liturgia appare anzitutto come il cantiere del nostro operare, allora vuol dire che si \u00e8 dimenticata la cosa essenziale: Dio. Poich\u00e9 nella liturgia non si tratta di noi, ma di Dio. La dimenticanza di Dio \u00e8 il pericolo pi\u00f9 imminente del nostro tempo. A questa tendenza la liturgia dovrebbe opporre la presenza di Dio. Ma che cosa accade se la dimenticanza di Dio entra persino nella liturgia, se nella liturgia pensiamo solo a noi stessi? In ogni riforma liturgica e in ogni celebrazione liturgica, il primato di Dio dovrebbe sempre occupare il primissimo posto. Con questo sono andato molto oltre il libro di dom Alcuin. Ma credo che, comunque, sia risultato chiaro che questo libro, con la ricchezza dei suoi spunti, ci insegna dei criteri e ci invita a un\u2019ulteriore riflessione. Per questo ne raccomando la lettura.<\/p>\n<p>(fonte del testo: Vatican Insieder 1 luglio 2013)<\/p>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viene pubblicato in Italia il libro di Alcuin Reid \u00abLo sviluppo organico della liturgia. I principi della riforma liturgica e il loro rapporto con il Movimento liturgico del XX secolo prima del Concilio Vaticano II\u00bb&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3402"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3402"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3402\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3683,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3402\/revisions\/3683"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3402"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3402"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3402"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}