{"id":3398,"date":"2013-07-06T16:24:00","date_gmt":"2013-07-06T14:24:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-modernita-e-il-contesto-non-la-nemica-della-fede\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:50","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:50","slug":"la-modernita-e-il-contesto-non-la-nemica-della-fede","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-modernita-e-il-contesto-non-la-nemica-della-fede\/","title":{"rendered":"La modernit\u00e0 \u00e8 il contesto, non la nemica  della fede"},"content":{"rendered":"<p><i><br \/><\/i><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/encrypted-tbn2.gstatic.com\/images?q=tbn:ANd9GcQzOO7D87aBDbUdwvX8VUG8w9gdqXVIjWyp2npSOlrY9Ryrk0gsYQ\" \/><br \/><i><br \/><\/i><i>Tra i primi commenti autorevoli pubblicati intorno alla prima enciclica di papa Francesco, si segnala questo editoriale del n. 27 della rivista &#8220;Settimana&#8221; a firma del direttore Lorenzo Prezzi. Mi pare pregevole la sintesi e la valutazione sul rapporto tra i contenuti di papa Benedetto e la forma di papa Francesco. L&#8217;esito \u00e8 non solo una buona sintesi, ma anche una svolta molto significativa nella valutazione del rapporto tra fede e mondo moderno.&nbsp;<\/i><br \/><i>Ecco il testo di Lorenzo Prezzi:<\/i><\/p>\n<p><b>\u201cLumen fidei\u201do della testimonianza<\/b><\/p>\n<p><u>Il 5 luglio \u00e8 stata presentata la prima enciclica di papa Francesco. Frutto del lavoro preparato da<\/u><br \/><u>Benedetto XVI, essa offre della fede cristiana un\u2019immagine che contiene la tradizione biblica e<\/u><br \/><u>l\u2019esperienza quotidiana. Un luogo abitabile anche dentro la societ\u00e0 secolare e globale<\/u><\/p>\n<p>La prima enciclica di papa Francesco \u2013 La luce della fede \u2013 \u00e8 uscita venerd\u00ec 5 luglio. Il testo, non particolarmente esteso (una novantina di pagine nell\u2019edizione della Lev), si presenta subito con due vistose caratteristiche. Rispetto all\u2019enciclica di avvio pontificato, che normalmente assume il carattere di progetto, la Lumen fidei si propone invece come conclusione di un percorso iniziato con le due lettere precedenti di Benedetto XVI sulla carit\u00e0 e sulla speranza (Deus caritas est nel 2005, Spe salvi nel 2007). In secondo luogo, la sua trama \u00e8 una tessitura di materiali diversi come succede nell\u2019arte orafa quando supporti materici difformi danno figura a oggetti che, dalla diversit\u00e0, assumono la loro particolarit\u00e0 e bellezza. Il debito nei confronti del predecessore \u00e8 esplicitamente onorato. \u00abQueste considerazioni sulla fede\u2026 intendono aggiungersi a quanto Benedetto XVI ha scritto nelle lettere encicliche sulla carit\u00e0 e sulla speranza. Egli aveva gi\u00e0 quasi completato una prima stesura di lettera enciclica sulla fede. Gliene sono profondamente grato e, nella fraternit\u00e0 di Cristo, assumo il suo prezioso lavoro, aggiungendo al testo alcuni ulteriori contributi\u00bb.<\/p>\n<p><b>L\u2019uomo adulto e la luce.<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;Il materiale \u00e8 distribuito in un\u2019introduzione sulla fede come luce (nn. 1-7) e poi in quattro capitoli: \u00abAbbiamo creduto all\u2019amore\u00bb, e cio\u00e8 la fede come rapporto amoroso con Dio (nn. 8-22); \u00abSe non crederete non comprenderete\u00bb, che sviluppa il tema della fede come conoscenza e come riflessione (nn. 23-36); \u00abVi trasmetto quello che ho ricevuto\u00bb illustra il compito della Chiesa nella trasmissione della fede (nn. 37-49); \u00abDio prepara per loro una citt\u00e0\u00bb, cio\u00e8 la fede come alimentazione della vita storica e sociale (nn. 50-57). Gi ultimi due numeri sono dedicati alla Madonna, \u00abColei che ha creduto\u00bb. I titoli dei capitoli sono citazioni da 1Gv 4,16, da Is 7,9, da 1Cor 15,3; da Eb 11,16. Usando in particolare il riferimento al vangelo di Giovanni, le prime pagine sviluppano il tema della fede come luce, la cui evidenza \u00e8 fortemente rimossa dall\u2019\u00abuomo diventato adulto, fiero della sua ragione, desideroso di esplorare in modo nuovo il futuro\u00bb. Dopo Nietzsche la fede ha finito per essere assimilata al buio, una sorta di salto nel vuoto per una consolazione privata, non pi\u00f9 come orizzonte condiviso. Le contraddizioni insolubili del moderno hanno portato a delegittimare la ricerca di senso per l\u2019insieme dell\u2019esistenza umana. La proposta cristiana \u00e8 di riaprire questa ricerca, andando a una fonte pi\u00f9 originaria dell\u2019umano, cio\u00e8 nel Dio vivente. Un cammino che \u00e8, a un tempo, memoria fondata, attesa oltre la morte e uscita dall\u2019\u201cio\u201d per una comunione con gli altri. A questo rinnovato appello risponde sia la memoria del Vaticano II come la celebrazione dell\u2019anno della fede.<\/p>\n<p><b>Quattro capitoli.&nbsp;<\/b><\/p>\n<p>Il primo capitolo cementa il dato dogmatico della fede con l\u2019esigenza dell\u2019amore attraversando le grandi figure di riferimento: Abramo, Israele, Mos\u00e8 e Ges\u00f9. Chiamata e promessa diventano evidenza nello sviluppo del cammino. Ad Abramo \u00e8 chiesto di affidarsi ad una parola, una \u00abrealt\u00e0 apparentemente effimera e passeggera\u00bb, ma che, quando \u00e8 pronunciata \u00abdal Dio fedele, diventa quanto di pi\u00f9 sicuro e incrollabile possa esistere\u00bb. Essa \u00e8 sostegno e fedelt\u00e0, entrando nelle pieghe della vita credente. Come \u00e8 successo per Abramo che la riceve nel \u00abluogo in cui l\u2019esistenza dell\u2019uomo si mostra da sempre promettente: la paternit\u00e0, il generarsi di una nuova vita\u00bb. La promessa di una vita oltre la vita \u00e8 rappresentata dal sacrificio del figlio Isacco. &nbsp;Cos\u00ec per Israele la fede \u00e8 legata al dono della liberazione dalla schiavit\u00f9 e al ricordo grato dei benefici di Dio e del compiersi delle sue promesse. La sua contraddizione \u00e8 rappresentata dall\u2019idolatria, dalla rinuncia di quel Volto che si rivela in modo personale e in tempo opportuno per altri volti vuoti e costruiti dagli uomini che sono gli idoli. Sempre a disposizione, ma incapaci di dare forma alle attese: il contrario della liberazione. Il popolo \u00e8 condotto da Mos\u00e8 a comprendere che vedere Dio implica un mediatore e l\u2019inserimento in un \u00abnoi\u00bb che costituisce il popolo dell\u2019alleanza. \u00abTutte le linee dell\u2019Antico Testamento si raccolgono in Cristo, egli diventa il s\u00ec definitivo a tutte le promesse, fondamento del nostro \u201camen\u201d finale a Dio\u00bb, suprema manifestazione dell\u2019amore di Dio per noi. Il punto cruciale \u00e8 la morte e risurrezione: \u00abProprio perch\u00e9 Ges\u00f9 \u00e8 il Figlio, perch\u00e9 \u00e8 radicato in modo assoluto nel Padre, ha potuto vincere la morte e far risplendere in pienezza la vita\u00bb. Crediamo Lui come Figlio, a Lui come Parola, in Lui quando lo accogliamo personalmente nella nostra vita. La salvezza \u00e8 l\u2019apertura radicale ad un Amore che ci precede e ci trasforma. Non come fatto privato, emozione soggettiva o opinione personale, ma come assemblea di Dio chiamata all\u2019annuncio.<\/p>\n<p><b>Fede olistica.<\/b><\/p>\n<p>Il secondo capitolo, quello pi\u00f9 ampio, sviluppa il tema della fede come comprensione, come ricerca e come ragione. Credere \u00e8, a un tempo, comprendere ed essere saldi. Solo cos\u00ec la verit\u00e0 diventa fonte di vita e sostegno nel cammino, capace di resistere ai rigidismi del fanatismo come alle pretese del totalitarismo e alla svuotamento del relativismo.<br \/>La fede \u00e8 conoscenza della verit\u00e0 e amore e coinvolge l\u2019intelletto, il volere e l\u2019affettivit\u00e0. \u00ab\u00c8 in questo intreccio della fede con l\u2019amore che si comprende la forma di conoscenza propria della fede, la sua forza di convinzione, la sua capacit\u00e0 di illuminare i nostri passi\u00bb. Non c\u2019\u00e8 verit\u00e0 senza amore, non c\u2019\u00e8 amore senza verit\u00e0. Essa nasce dall\u2019ascolto e approda alla visione. \u00abCome si arriva a questa sintesi fra l\u2019udire e il vedere? Diventa possibile a partire dalla persona concreta di Ges\u00f9, che si vede e si ascolta\u00bb. \u00abLa verit\u00e0 che la fede ci dischiude \u00e8 una verit\u00e0 centrata sull\u2019incontro con Cristo, sulla contemplazione della sua vita, sulla percezione della sua presenza\u00bb. Il dialogo tra fede e ragione, testimoniato da tutte le generazioni cristiane, \u00e8 qui ricordato attraverso l\u2019esempio di Agostino, capace di illuminare anche gli interrogativi del nostro tempo. \u00abLa verit\u00e0 oggi \u00e8 ridotta spesso ad autenticit\u00e0 soggettiva del singolo, valida solo per la vita individuale. Una verit\u00e0 comune ci fa paura, perch\u00e9 la identifichiamo con l\u2019imposizione intransigente\u00bb, mentre essa pu\u00f2 crescere solo nella convivenza che rispetta l\u2019altro. \u00abLa luce della fede in Ges\u00f9 illumina anche il cammino di tutti coloro che cercano Dio, e offre il contributo proprio del cristianesimo nel dialogo con i seguaci delle diverse religioni\u00bb.<br \/>\u00abNon c\u2019\u00e8 nessuna esperienza umana, nessun itinerario dell\u2019uomo verso Dio, che non possa essere accolto, illuminato e purificato da questa luce\u00bb. Configurandosi come via, la fede \u00abriguarda anche la vita degli uomini che, pur non credendo, desiderano credere e non cessano di cercare\u00bb. Essi \u00abgi\u00e0 vivono, senza saperlo, nella strada verso la fede\u00bb.<\/p>\n<p><b>Maternit\u00e0 ecclesiale.&nbsp;<\/b><\/p>\n<p>Alla Chiesa come madre della fede \u00e8 dedicato il terzo capitolo. La parola ricevuta si fa risposta, confessione e invito per altri, trasmettendosi \u00abnella forma del contatto, da persona a persona\u00bb e nella ininterrotta catena delle generazioni e dei testimoni. \u00abLa conoscenza di noi stessi \u00e8 possibile solo quando partecipiamo ad una memoria pi\u00f9 grande. Avviene cos\u00ec anche nella fede, che porta a pienezza il modo umano di comprendere. Il passato della fede, quell\u2019atto di amore di Ges\u00f9 che ha generato nel mondo una vita nuova, ci arriva nella memoria di altri, dei testimoni, conservato vivo in quel soggetto unico di memoria che \u00e8 la Chiesa\u00bb. \u00c8 impossibile credere da soli e il \u00abcredo\u00bb pronunciato \u00e8 tale perch\u00e9 pu\u00f2 essere detto come \u00abcrediamo\u00bb.<br \/>Sono quattro le forme fondamentali della memoria ecclesiale: i sacramenti, il credo, la preghiera e il decalogo. Trasmettere una luce che tocca la persona \u00abnel suo centro, nel cuore, coinvolgendo la sua mente, il suo volere e la sua affettivit\u00e0\u00bb \u00e8 possibile in particolare nella liturgia sacramentale: nei sacramenti \u00abla persona \u00e8 coinvolta, in quanto membro di un soggetto vivo, in un tessuto di relazioni comunitarie. Per questo, se \u00e8 vero che i sacramenti sono i sacramenti della fede, si deve anche dire che la fede ha una struttura sacramentale\u00bb, mostrando come il visibile e il materiale si aprono al mistero dell\u2019eterno.<br \/>Come fusione di verit\u00e0 e di amore, la fede produce unit\u00e0 e chiede la difesa della sua integrit\u00e0. La fede \u00e8 una per l\u2019unit\u00e0 del Dio conosciuto, perch\u00e9 si rivolge all\u2019unico Signore, perch\u00e9 \u00e8 condivisa da tutta la Chiesa. \u00abDato che la fede \u00e8 una sola, deve essere confessata in tutta la sua purezza e integrit\u00e0\u00bb, \u00abtogliere qualcosa alla fede \u00e8 togliere qualcosa alla verit\u00e0 della comunione\u00bb. Come servizio alla trasmissione integra della fede opera la successione apostolica. \u00abPer questo il magistero parla sempre in obbedienza alla Parola originaria su cui si basa la fede ed \u00e8 affidabile perch\u00e9 si affida alla Parola che ascolta, custodisce ed espone\u00bb.<br \/>La forza edificatrice della fede, il suo impatto con la storia e con la citt\u00e0 degli uomini sono sviluppati nel quarto capitolo. \u00abProprio grazie alla sua connessione con l\u2019amore, la luce della fede si pone al servizio concreto della giustizia, del diritto e della pace\u00bb. \u00abLa fede non allontana dal mondo e non risulta estranea all\u2019impegno concreto dei nostri contemporanei\u00bb. &nbsp;Essa fa comprendere \u00abl\u2019architettura dei rapporti umani, perch\u00e9 ne coglie il fondamento ultimo e il destino definitivo in Dio, nel suo amore, e cos\u00ec illumina l\u2019arte dell\u2019edificazione, diventando un servizio al bene comune\u00bb. A partire dal luogo germinale che \u00e8 la famiglia, unione stabile di un uomo e una donna, capace di generare nuova vita e di legare le generazioni, fino ad illuminare tutti i rapporti sociali. &nbsp;La fraternit\u00e0 sociale si spegne se viene meno il riconoscimento che \u00abin ogni uomo c\u2019\u00e8 una benedizione per me, che la luce del volto di Dio mi illumina attraverso il volto del fratello\u00bb. Cancellare la morte e la risurrezione di Cristo vuol dire oscurare ci\u00f2 che rende preziosa e unica la vita dell\u2019uomo e misconoscere la grammatica che regge la bellezza della natura: rendere impossibile comprendere il dolore e dare una ragione alle prove. \u00abIl cristiano sa che la sofferenza non pu\u00f2 essere eliminata, ma pu\u00f2 ricevere un senso, pu\u00f2 diventare atto di amore, affidamento alle mani di Dio che non ci abbandona\u00bb.<\/p>\n<p><b>Una saldatura riuscita.&nbsp;<\/b><\/p>\n<p>Il tono complessivo e la stesura maggiore sono facilmente riconoscibili come frutto di Benedetto XVI.<br \/>L\u2019insistenza sulla razionalit\u00e0 della fede, la cura di illustrare come definitivo il calco ellenistico fornito<br \/>dai primi secoli alla tradizione cristiano-ebraica, l\u2019insistenza sulla verit\u00e0 secondo una tradizione teologica che va da Agostino a Bonaventura, l\u2019accusa al relativismo come idolatria, le citazioni (Nietzsche, Buber, Rousseau, Dostoevskij, Wittgenstein, Newman, Eliot ecc.), fino all\u2019insistita attenzione alla natura e alla sua grammatica, sono tipiche del magistero ratzingeriano. E tuttavia la distanza verso l\u2019ideologia tecnologica, la connessione di fede-amore-pratica, la sottolineatura della \u00abnon intransigenza\u00bb della fede, l\u2019attenzione al battesimo dei bambini, la trasmissione della fede come contatto da persona a persona, la percezione di un nuovo gnosticismo, la funzione positiva della fede nella citt\u00e0 secolare sono elementi propri o consentanei alla sensibilit\u00e0 di Francesco.<br \/>La forma finale del testo e il suo probabile impatto con il popolo cristiano sfumano il pur robusto tessuto teologico in una dimensione pastorale e spirituale assai caratteristica. Si potrebbe dire che il pensare teologico di Ratzinger dentro la figura pastorale di Francesco trasformano il \u201cprodotto\u201d, dando pienamente ragione alla firma che, contrariamente alle anticipazioni giornalistiche, \u00e8 rimasta solo quella di papa Bergoglio. Ne \u00e8 una prova il n. 36 dedicato alla teologia. Il suo legame con la fede, la sua esigenza di umilt\u00e0, il suo contesto ecclesiale, l\u2019attenzione ai deboli e ai piccoli, il ruolo non estrinseco del magistero prendono misura ed efficacia a partire dai gesti e dalla persona di Francesco.<br \/>Molto chiaro nella sostanza, ma anche molto sorvegliato nella forma, il giudizio sulla modernit\u00e0. Non suona come un\u2019alternativa alla fede, ma come il contesto in cui la fede pu\u00f2 crescere e interagire. Lo si percepisce nell\u2019insistenza sulla storicit\u00e0, nella proposta sulla famiglia, nella percezione del male. Nel titolo manca l\u2019indirizzo agli uomini di buona volont\u00e0. Non tanto perch\u00e9 la fede \u00e8 propria dei credenti quanto piuttosto perch\u00e9 essi sono percepiti dentro e non fuori la cura di Dio.<\/p>\n<p>Lorenzo Prezzi<\/p>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra i primi commenti autorevoli pubblicati intorno alla prima enciclica di papa Francesco, si segnala questo editoriale del n. 27 della rivista &#8220;Settimana&#8221; a firma del direttore Lorenzo Prezzi. 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