{"id":3396,"date":"2013-09-12T08:12:00","date_gmt":"2013-09-12T06:12:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-verita-non-e-mai-assoluta-papa-francesco-su-repubblica\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:50","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:50","slug":"la-verita-non-e-mai-assoluta-papa-francesco-su-repubblica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-verita-non-e-mai-assoluta-papa-francesco-su-repubblica\/","title":{"rendered":"La verit\u00e0 non \u00e8 mai assoluta &#8211; Papa Francesco su Repubblica"},"content":{"rendered":"<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/bergoglio.jpg\" style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" border=\"0\" closure_lm_155579=\"null\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/bergoglio.jpg\" height=\"197\" isa=\"true\" width=\"320\" \/><\/a><\/div>\n<p>Sulla Repubblica di ieri papa Francesco interviene direttamente, suscitando la sorpresa dello stesso E. Scalfari, per rispondere alle domande che lo stesso Scalfari gli aveva rivolto, con due lunghi articoli, comparsi il 7 luglio e il 7 agosto scorsi. Il testo \u00e8 di una linearit\u00e0 e di una cordialit\u00e0 sorprendente. Presenta il contenuto dell\u2019enciclica \u201cLumen Fidei\u201d con una sintesi che risulta preziosa. Soprattutto ne offre una lettura che supera di un balzo il suo \u201clato apologetico\u201d, per giocare il contenuto sul versante relazionale di rapporto con l\u2019altro. Del tutto significativo \u00e8 il titolo: \u201cLa verit\u00e0 non \u00e8 mai assoluta\u201d. Si tratta, evidentemente, di un titolo redazionale di Repubblica, che tuttavia non tradisce affatto il tono e il senso dell\u2019intervento. Proprio su questo punto decisivo, infatti, si legge verso la fine dell\u2019articolo di papa Francesco: <\/p>\n<blockquote><\/blockquote>\n<p>\u201c\u2026 (lei) mi chiede se il pensiero secondo il quale non esiste alcun assoluto e quindi neppure una verit\u00e0 assoluta, ma solo una serie di verit\u00e0 relative e soggettive, sia un errore o un peccato. Per cominciare, <b>io non parlerei, nemmeno per chi crede, di verit\u00e0 &#8220;assoluta&#8221;, nel senso che assoluto \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 slegato, ci\u00f2 che \u00e8 privo di ogni relazione.<\/b> Ora, la verit\u00e0, secondo la fede cristiana, \u00e8 l&#8217;amore di Dio per noi in Ges\u00f9 Cristo. Dunque, la verit\u00e0 \u00e8 una relazione! Tant&#8217;\u00e8 vero che anche ciascuno di noi la coglie, la verit\u00e0, e la esprime a partire da s\u00e9: dalla sua storia e cultura, dalla situazione in cui vive, ecc. Ci\u00f2 non significa che la verit\u00e0 sia variabile e soggettiva, tutt&#8217;altro. Ma significa che essa si d\u00e0 a noi sempre e solo come un cammino e una vita. Non ha detto forse Ges\u00f9 stesso: &#8220;Io sono la via, la verit\u00e0, la vita&#8221;? In altri termini, la verit\u00e0 essendo in definitiva tutt&#8217;uno con l&#8217;amore, richiede l&#8217;umilt\u00e0 e l&#8217;apertura per essere cercata, accolta ed espressa. Dunque, bisogna intendersi bene sui termini e, forse, per uscire dalle strettoie di una contrapposizione&#8230; assoluta, reimpostare in profondit\u00e0 la questione\u201d <\/p>\n<blockquote><\/blockquote>\n<p>La frase che ho sottolineato mi sembra una sintesi preziosa che spiega, in un sol colpo, non solo il modo con cui papa Francesco ha impostato il suo ministero, ma anche un modo di intendere e di vivere la tradizione cristiana, facendo del dialogo e della relazione qualcosa di pi\u00f9 e di diverso rispetto alla buona educazione. Con questo testo, io credo, il pontificato di papa Francesco acquisisce un elemento prezioso per essere correttamente interpretato e intelligentemente accompagnato. <\/p>\n<blockquote><\/blockquote>\n<p>11 settembre 2013 &#8211; La Repubblica <\/p>\n<blockquote><\/blockquote>\n<p>La verit\u00e0 non \u00e8 mai assoluta <\/p>\n<blockquote><\/blockquote>\n<p>Di papa Francesco <\/p>\n<blockquote><\/blockquote>\n<p>PREGIATISSIMO Dottor Scalfari, \u00e8 con viva cordialit\u00e0 che, sia pure solo a grandi linee, vorrei cercare con questa mia di rispondere alla lettera che, dalle pagine di Repubblica, mi ha voluto indirizzare il 7 luglio con una serie di sue personali riflessioni, che poi ha arricchito sulle pagine dello stesso quotidiano il 7 agosto. La ringrazio, innanzi tutto, per l&#8217;attenzione con cui ha voluto leggere l&#8217;Enciclica Lumen fidei. Essa, infatti, nell&#8217;intenzione del mio amato Predecessore, Benedetto XVI, che l&#8217;ha concepita e in larga misura redatta, e dal quale, con gratitudine, l&#8217;ho ereditata, \u00e8 diretta non solo a confermare nella fede in Ges\u00f9 Cristo coloro che in essa gi\u00e0 si riconoscono, ma anche a suscitare un dialogo sincero e rigoroso con chi, come Lei, si definisce &#8220;un non credente da molti anni interessato e affascinato dalla predicazione di Ges\u00f9 di Nazareth&#8221;. Mi pare dunque sia senz&#8217;altro positivo, non solo per noi singolarmente ma anche per la societ\u00e0 in cui viviamo, soffermarci a dialogare su di una realt\u00e0 cos\u00ec importante come la fede, che si richiama alla predicazione e alla figura di Ges\u00f9. Penso vi siano, in particolare, due circostanze che rendono oggi doveroso e prezioso questo dialogo. Esso, del resto, costituisce, come \u00e8 noto, uno degli obiettivi principali del Concilio Vaticano II, voluto da Giovanni XXIII, e del ministero dei Papi che, ciascuno con la sua sensibilit\u00e0 e il suo apporto, da allora sino ad oggi hanno camminato nel solco tracciato dal Concilio. La prima circostanza &#8211; come si richiama nelle pagine iniziali dell&#8217;Enciclica &#8211; deriva dal fatto che, lungo i secoli della modernit\u00e0, si \u00e8 assistito a un paradosso: la fede cristiana, la cui novit\u00e0 e incidenza sulla vita dell&#8217;uomo sin dall&#8217;inizio sono state espresse proprio attraverso il simbolo della luce, \u00e8 stata spesso bollata come il buio della superstizione che si oppone alla luce della ragione. Cos\u00ec tra la Chiesa e la cultura d&#8217;ispirazione cristiana, da una parte, e la cultura moderna d&#8217;impronta illuminista, dall&#8217;altra, si \u00e8 giunti all&#8217;incomunicabilit\u00e0. \u00c8 venuto ormai il tempo, e il Vaticano II ne ha inaugurato appunto la stagione, di un dialogo aperto e senza preconcetti che riapra le porte per un serio e fecondo incontro. La seconda circostanza, per chi cerca di essere fedele al dono di seguire Ges\u00f9 nella luce della fede, deriva dal fatto che questo dialogo non \u00e8 un accessorio secondario dell&#8217;esistenza del credente: ne \u00e8 invece un&#8217;espressione intima e indispensabile. Mi permetta di citarLe in proposito un&#8217;affermazione a mio avviso molto importante dell&#8217;Enciclica: poich\u00e9 la verit\u00e0 testimoniata dalla fede \u00e8 quella dell&#8217;amore &#8211; vi si sottolinea &#8211; &#8220;risulta chiaro che la fede non \u00e8 intransigente, ma cresce nella convivenza che rispetta l&#8217;altro. Il credente non \u00e8 arrogante; al contrario, la verit\u00e0 lo fa umile, sapendo che, pi\u00f9 che possederla noi, \u00e8 essa che ci abbraccia e ci possiede. Lungi dall&#8217;irrigidirci, la sicurezza della fede ci mette in cammino, e rende possibile la testimonianza e il dialogo con tutti&#8221; (n. 34). \u00c8 questo lo spirito che anima le parole che le scrivo. La fede, per me, \u00e8 nata dall&#8217;incontro con Ges\u00f9. Un incontro personale, che ha toccato il mio cuore e ha dato un indirizzo e un senso nuovo alla mia esistenza. Ma al tempo stesso un incontro che \u00e8 stato reso possibile dalla comunit\u00e0 di fede in cui ho vissuto e grazie a cui ho trovato l&#8217;accesso all&#8217;intelligenza della Sacra Scrittura, alla vita nuova che come acqua zampillante scaturisce da Ges\u00f9 attraverso i Sacramenti, alla fraternit\u00e0 con tutti e al servizio dei poveri, immagine vera del Signore. Senza la Chiesa &#8211; mi creda &#8211; non avrei potuto incontrare Ges\u00f9, pur nella consapevolezza che quell&#8217;immenso dono che \u00e8 la fede \u00e8 custodito nei fragili vasi d&#8217;argilla della nostra umanit\u00e0. Ora, \u00e8 appunto a partire di qui, da questa personale esperienza di fede vissuta nella Chiesa, che mi trovo a mio agio nell&#8217;ascoltare le sue domande e nel cercare, insieme con Lei, le strade lungo le quali possiamo, forse, cominciare a fare un tratto di cammino insieme. Mi perdoni se non seguo passo passo le argomentazioni da Lei proposte nell&#8217;editoriale del 7 luglio. Mi sembra pi\u00f9 fruttuoso &#8211; o se non altro mi \u00e8 pi\u00f9 congeniale &#8211; andare in certo modo al cuore delle sue considerazioni. Non entro neppure nella modalit\u00e0 espositiva seguita dall&#8217;Enciclica, in cui Lei ravvisa la mancanza di una sezione dedicata specificamente all&#8217;esperienza storica di Ges\u00f9 di Nazareth. Osservo soltanto, per cominciare, che un&#8217;analisi del genere non \u00e8 secondaria. Si tratta infatti, seguendo del resto la logica che guida lo snodarsi dell&#8217;Enciclica, di fermare l&#8217;attenzione sul significato di ci\u00f2 che Ges\u00f9 ha detto e ha fatto e cos\u00ec, in definitiva, su ci\u00f2 che Ges\u00f9 \u00e8 stato ed \u00e8 per noi. Le Lettere di Paolo e il Vangelo di Giovanni, a cui si fa particolare riferimento nell&#8217;Enciclica, sono costruiti, infatti, sul solido fondamento del ministero messianico di Ges\u00f9 di Nazareth giunto al suo culmine risolutivo nella pasqua di morte e risurrezione. Dunque, occorre confrontarsi con Ges\u00f9, direi, nella concretezza e ruvidezza della sua vicenda, cos\u00ec come ci \u00e8 narrata soprattutto dal pi\u00f9 antico dei Vangeli, quello di Marco. Si costata allora che lo &#8220;scandalo&#8221; che la parola e la prassi di Ges\u00f9 provocano attorno a lui derivano dalla sua straordinaria &#8220;autorit\u00e0&#8221;: una parola, questa, attestata fin dal Vangelo di Marco, ma che non \u00e8 facile rendere bene in italiano. La parola greca \u00e8 &#8220;exousia&#8221;, che alla lettera rimanda a ci\u00f2 che &#8220;proviene dall&#8217;essere&#8221; che si \u00e8. Non si tratta di qualcosa di esteriore o di forzato, dunque, ma di qualcosa che emana da dentro e che si impone da s\u00e9. Ges\u00f9 in effetti colpisce, spiazza, innova a partire &#8211; egli stesso lo dice &#8211; dal suo rapporto con Dio, chiamato familiarmente Abb\u00e0, il quale gli consegna questa &#8220;autorit\u00e0&#8221; perch\u00e9 egli la spenda a favore degli uomini. Cos\u00ec Ges\u00f9 predica &#8220;come uno che ha autorit\u00e0&#8221;, guarisce, chiama i discepoli a seguirlo, perdona&#8230; cose tutte che, nell&#8217;Antico Testamento, sono di Dio e soltanto di Dio. La domanda che pi\u00f9 volte ritorna nel Vangelo di Marco: &#8220;Chi \u00e8 costui che&#8230;?&#8221;, e che riguarda l&#8217;identit\u00e0 di Ges\u00f9, nasce dalla constatazione di una autorit\u00e0 diversa da quella del mondo, un&#8217;autorit\u00e0 che non \u00e8 finalizzata ad esercitare un potere sugli altri, ma a servirli, a dare loro libert\u00e0 e pienezza di vita. E questo sino al punto di mettere in gioco la propria stessa vita, sino a sperimentare l&#8217;incomprensione, il tradimento, il rifiuto, sino a essere condannato a morte, sino a piombare nello stato di abbandono sulla croce. Ma Ges\u00f9 resta fedele a Dio, sino alla fine. Ed \u00e8 proprio allora &#8211; come esclama il centurione romano ai piedi della croce, nel Vangelo di Marco &#8211; che Ges\u00f9 si mostra, paradossalmente, come il Figlio di Dio! Figlio di un Dio che \u00e8 amore e che vuole, con tutto se stesso, che l&#8217;uomo, ogni uomo, si scopra e viva anch&#8217;egli come suo vero figlio. Questo, per la fede cristiana, \u00e8 certificato dal fatto che Ges\u00f9 \u00e8 risorto: non per riportare il trionfo su chi l&#8217;ha rifiutato, ma per attestare che l&#8217;amore di Dio \u00e8 pi\u00f9 forte della morte, il perdono di Dio \u00e8 pi\u00f9 forte di ogni peccato, e che vale la pena spendere la propria vita, sino in fondo, per testimoniare questo immenso dono. La fede cristiana crede questo: che Ges\u00f9 \u00e8 il Figlio di Dio venuto a dare la sua vita per aprire a tutti la via dell&#8217;amore. Ha perci\u00f2 ragione, egregio Dott. Scalfari, quando vede nell&#8217;incarnazione del Figlio di Dio il cardine della fede cristiana. Gi\u00e0 Tertulliano scriveva &#8220;caro cardo salutis&#8221;, la carne (di Cristo) \u00e8 il cardine della salvezza. Perch\u00e9 l&#8217;incarnazione, cio\u00e8 il fatto che il Figlio di Dio sia venuto nella nostra carne e abbia condiviso gioie e dolori, vittorie e sconfitte della nostra esistenza, sino al grido della croce, vivendo ogni cosa nell&#8217;amore e nella fedelt\u00e0 all&#8217;Abb\u00e0, testimonia l&#8217;incredibile amore che Dio ha per ogni uomo, il valore inestimabile che gli riconosce. Ognuno di noi, per questo, \u00e8 chiamato a far suo lo sguardo e la scelta di amore di Ges\u00f9, a entrare nel suo modo di essere, di pensare e di agire. Questa \u00e8 la fede, con tutte le espressioni che sono descritte puntualmente nell&#8217;Enciclica. Sempre nell&#8217;editoriale del 7 luglio, Lei mi chiede inoltre come capire l&#8217;originalit\u00e0 della fede cristiana in quanto essa fa perno appunto sull&#8217;incarnazione del Figlio di Dio, rispetto ad altre fedi che gravitano invece attorno alla trascendenza assoluta di Dio. L&#8217;originalit\u00e0, direi, sta proprio nel fatto che la fede ci fa partecipare, in Ges\u00f9, al rapporto che Egli ha con Dio che \u00e8 Abb\u00e0 e, in questa luce, al rapporto che Egli ha con tutti gli altri uomini, compresi i nemici, nel segno dell&#8217;amore. In altri termini, la figliolanza di Ges\u00f9, come ce la presenta la fede cristiana, non \u00e8 rivelata per marcare una separazione insormontabile tra Ges\u00f9 e tutti gli altri: ma per dirci che, in Lui, tutti siamo chiamati a essere figli dell&#8217;unico Padre e fratelli tra di noi. La singolarit\u00e0 di Ges\u00f9 \u00e8 per la comunicazione, non per l&#8217;esclusione. Certo, da ci\u00f2 consegue anche &#8211; e non \u00e8 una piccola cosa &#8211; quella distinzione tra la sfera religiosa e la sfera politica che \u00e8 sancita nel &#8220;dare a Dio quel che \u00e8 di Dio e a Cesare quel che \u00e8 di Cesare&#8221;, affermata con nettezza da Ges\u00f9 e su cui, faticosamente, si \u00e8 costruita la storia dell&#8217;Occidente. La Chiesa, infatti, \u00e8 chiamata a seminare il lievito e il sale del Vangelo, e cio\u00e8 l&#8217;amore e la misericordia di Dio che raggiungono tutti gli uomini, additando la meta ultraterrena e definitiva del nostro destino, mentre alla societ\u00e0 civile e politica tocca il compito arduo di articolare e incarnare nella giustizia e nella solidariet\u00e0, nel diritto e nella pace, una vita sempre pi\u00f9 umana. Per chi vive la fede cristiana, ci\u00f2 non significa fuga dal mondo o ricerca di qualsivoglia egemonia, ma servizio all&#8217;uomo, a tutto l&#8217;uomo e a tutti gli uomini, a partire dalle periferie della storia e tenendo desto il senso della speranza che spinge a operare il bene nonostante tutto e guardando sempre al di l\u00e0. Lei mi chiede anche, a conclusione del suo primo articolo, che cosa dire ai fratelli ebrei circa la promessa fatta loro da Dio: \u00e8 essa del tutto andata a vuoto? \u00c8 questo &#8211; mi creda &#8211; un interrogativo che ci interpella radicalmente, come cristiani, perch\u00e9, con l&#8217;aiuto di Dio, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II, abbiamo riscoperto che il popolo ebreo \u00e8 tuttora, per noi, la radice santa da cui \u00e8 germinato Ges\u00f9. Anch&#8217;io, nell&#8217;amicizia che ho coltivato lungo tutti questi anni con i fratelli ebrei, in Argentina, molte volte nella preghiera ho interrogato Dio, in modo particolare quando la mente andava al ricordo della terribile esperienza della Shoah. Quel che Le posso dire, con l&#8217;apostolo Paolo, \u00e8 che mai \u00e8 venuta meno la fedelt\u00e0 di Dio all&#8217;alleanza stretta con Israele e che, attraverso le terribili prove di questi secoli, gli ebrei hanno conservato la loro fede in Dio. E di questo, a loro, non saremo mai sufficientemente grati, come Chiesa, ma anche come umanit\u00e0. Essi poi, proprio perseverando nella fede nel Dio dell&#8217;alleanza, richiamano tutti, anche noi cristiani, al fatto che siamo sempre in attesa, come dei pellegrini, del ritorno del Signore e che dunque sempre dobbiamo essere aperti verso di Lui e mai arroccarci in ci\u00f2 che abbiamo gi\u00e0 raggiunto. Vengo cos\u00ec alle tre domande che mi pone nell&#8217;articolo del 7 agosto. Mi pare che, nelle prime due, ci\u00f2 che Le sta a cuore \u00e8 capire l&#8217;atteggiamento della Chiesa verso chi non condivide la fede in Ges\u00f9. Innanzi tutto, mi chiede se il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede. Premesso che &#8211; ed \u00e8 la cosa fondamentale &#8211; la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, la questione per chi non crede in Dio sta nell&#8217;obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c&#8217;\u00e8 quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ci\u00f2 che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bont\u00e0 o la malvagit\u00e0 del nostro agire. In secondo luogo, mi chiede se il pensiero secondo il quale non esiste alcun assoluto e quindi neppure una verit\u00e0 assoluta, ma solo una serie di verit\u00e0 relative e soggettive, sia un errore o un peccato. Per cominciare, io non parlerei, nemmeno per chi crede, di verit\u00e0 &#8220;assoluta&#8221;, nel senso che assoluto \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 slegato, ci\u00f2 che \u00e8 privo di ogni relazione. Ora, la verit\u00e0, secondo la fede cristiana, \u00e8 l&#8217;amore di Dio per noi in Ges\u00f9 Cristo. Dunque, la verit\u00e0 \u00e8 una relazione! Tant&#8217;\u00e8 vero che anche ciascuno di noi la coglie, la verit\u00e0, e la esprime a partire da s\u00e9: dalla sua storia e cultura, dalla situazione in cui vive, ecc. Ci\u00f2 non significa che la verit\u00e0 sia variabile e soggettiva, tutt&#8217;altro. Ma significa che essa si d\u00e0 a noi sempre e solo come un cammino e una vita. Non ha detto forse Ges\u00f9 stesso: &#8220;Io sono la via, la verit\u00e0, la vita&#8221;? In altri termini, la verit\u00e0 essendo in definitiva tutt&#8217;uno con l&#8217;amore, richiede l&#8217;umilt\u00e0 e l&#8217;apertura per essere cercata, accolta ed espressa. Dunque, bisogna intendersi bene sui termini e, forse, per uscire dalle strettoie di una contrapposizione&#8230; assoluta, reimpostare in profondit\u00e0 la questione. Penso che questo sia oggi assolutamente necessario per intavolare quel dialogo sereno e costruttivo che auspicavo all&#8217;inizio di questo mio dire. Nell&#8217;ultima domanda mi chiede se, con la scomparsa dell&#8217;uomo sulla terra, scomparir\u00e0 anche il pensiero capace di pensare Dio. Certo, la grandezza dell&#8217;uomo sta nel poter pensare Dio. E cio\u00e8 nel poter vivere un rapporto consapevole e responsabile con Lui. Ma il rapporto \u00e8 tra due realt\u00e0. Dio &#8211; questo \u00e8 il mio pensiero e questa la mia esperienza, ma quanti, ieri e oggi, li condividono! &#8211; non \u00e8 un&#8217;idea, sia pure altissima, frutto del pensiero dell&#8217;uomo. Dio \u00e8 realt\u00e0 con la &#8220;R&#8221; maiuscola. Ges\u00f9 ce lo rivela &#8211; e vive il rapporto con Lui &#8211; come un Padre di bont\u00e0 e misericordia infinita. Dio non dipende, dunque, dal nostro pensiero. Del resto, anche quando venisse a finire la vita dell&#8217;uomo sulla terra &#8211; e per la fede cristiana, in ogni caso, questo mondo cos\u00ec come lo conosciamo \u00e8 destinato a venir meno &#8211; , l&#8217;uomo non terminer\u00e0 di esistere e, in un modo che non sappiamo, anche l&#8217;universo creato con lui. La Scrittura parla di &#8220;cieli nuovi e terra nuova&#8221; e afferma che, alla fine, nel dove e nel quando che \u00e8 al di l\u00e0 di noi, ma verso il quale, nella fede, tendiamo con desiderio e attesa, Dio sar\u00e0 &#8220;tutto in tutti&#8221;. Egregio Dott. Scalfari, concludo cos\u00ec queste mie riflessioni, suscitate da quanto ha voluto comunicarmi e chiedermi. Le accolga come la risposta tentativa e provvisoria, ma sincera e fiduciosa, all&#8217;invito che vi ho scorto di fare un tratto di strada insieme. La Chiesa, mi creda, nonostante tutte le lentezze, le infedelt\u00e0, gli errori e i peccati che pu\u00f2 aver commesso e pu\u00f2 ancora commettere in coloro che la compongono, non ha altro senso e fine se non quello di vivere e testimoniare Ges\u00f9: Lui che \u00e8 stato mandato dall&#8217;Abb\u00e0 &#8220;a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, a rimettere in libert\u00e0 gli oppressi, a proclamare l&#8217;anno di grazia del Signore&#8221; (Lc 4, 18-19).<\/p>\n<blockquote><\/blockquote>\n<p>Con fraterna vicinanza Francesco<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sulla Repubblica di ieri papa Francesco interviene direttamente, suscitando la sorpresa dello stesso E. 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