{"id":3388,"date":"2013-10-06T16:20:00","date_gmt":"2013-10-06T14:20:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/caro-pietro-cerco-di-capirti-ma\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:50","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:50","slug":"caro-pietro-cerco-di-capirti-ma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/caro-pietro-cerco-di-capirti-ma\/","title":{"rendered":"Caro Pietro, cerco di capirti ma&#8230;"},"content":{"rendered":"<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/lectio_divina_res.jpg\" style=\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/lectio_divina_res.jpg\" height=\"201\" width=\"320\" \/><\/a><\/div>\n<p><b>Caro Pietro, cerco di capirti, ma non posso seguirti.<\/b><br \/><b>Una risposta a Pietro De Marco a proposito di papa Francesco<\/b><\/p>\n<p>Caro Pietro,<\/p>\n<p><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Ho letto con interesse, ma anche con preoccupazione il tuo scritto su papa Francesco (cfr. http:\/\/magister.blogautore.espresso.repubblica.it\/2013\/10\/02\/de-marco-su-papa-francesco-in-coscienza-devo-rompere-il-coro%E2%80%A6\/), che ha la forma inequivocabile di una riflessione appassionata, ma in pi\u00f9 di un caso si trasforma in \u201csfogo\u201d e in \u201cinvettiva\u201d. So che la tua indignazione \u00e8 in buona fede. Forse potevo anche aspettarmela. Forse avrei dovuto prevedere che molte delle cose che hai scritto, con eleganza, nel libro sul Motu Proprio \u201cSummorum Pontificum\u201d, in dialogo con me, avrebbero trovato nel papato di Francesco una forma e un contenuto talmente \u201clontano\u201d, da suscitare in te un modo di reazione, quasi di ribellione.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Meglio chi si ribella esplicitamente e mettendosi in gioco, rispetto a chi cova la ribellione sotto le forme di una approvazione insincera.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Allora ho pensato, quasi immediatamente, che fosse mio dovere provare a leggerti il pi\u00f9 possibile \u201cin bonam partem\u201d, come merita la tua seriet\u00e0 e l\u2019amicizia che ci lega, ma anche con quella parrhesia che non ci siamo negati nello stendere le pagine di quel libro al quale ho fatto prima riferimento.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Anzitutto il tuo \u201cesordio\u201d mi colpisce: tu intendi \u201crompere il coro di consensi\u201d che circonda il nuovo papato, per denunciare in primo luogo delle \u201capprossimazioni\u201d che papa Francesco avrebbe reiteratamente commesso, nelle molte sue interviste, omelie, risposte, lettere, allocuzioni.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Gi\u00e0 qui io vorrei provare a cambiare il tuo punto prospettico di osservazione. Tu dici: un Papa non pu\u00f2 parlare cos\u00ec. E hai dalla tua la forza di una lunghissima e autorevolissima tradizione, nella quale, effettivamente, i papi non hanno mai parlato cos\u00ec. Ci\u00f2 che mi sembra resti del tutto fuori dal tuo campo visivo \u00e8 l\u2019esigenza che quella lunga a antica tradizione possa e debba cambiare. E questo, guarda bene, non \u00e8 l\u2019invenzione del papa che viene \u201cdalla fine del mondo\u201d, ma \u00e8 una esigenza centrale e inaggirabile sollevata dal Concilio Vaticano II, che ha chiesto a tutti, e in primis ai papi, una grande e urgente conversione. Prima di tutto a livello di linguaggio.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Qui, vedi, caro Pietro, a me sembra che sia in gioco il senso del Concilio Vaticano II e della sua \u201csvolta\u201d: non dimenticare che ci sono teologi molto seri (come Lafont) che hanno detto che questo XXI Concilio ecumenico ha, sotto il profilo del linguaggio, un valore pari al Concilio di Nicea. E per questo il primo papa \u201cpienamente figlio del Concilio\u201d non a caso si segnala per una libert\u00e0 di parola che si potrebbe definire \u201capprossimazione\u201d solo se lo si valutasse soltanto con il metro della Chiesa medievale e moderna, non con quello \u2013 che \u00e8 l\u2019unico giusto \u2013 della Chiesa contemporanea e postconciliare. Quando dici \u201capprossimazione\u201d sembra che tu non tenga conto di questa benedetta evoluzione, che ha gi\u00e0 trovato forma e misura in Paolo VI, in Giovanni Paolo II e in Benedetto XVI, sia pure in una maniera embrionale, timida e spesso anche contraddittoria, cosa che \u00e8 dovuta proprio al fatto che quelli erano \u201cpadri\u201d o \u201cperiti\u201d del Concilio, mentre questo \u00e8 diventato prete e gesuita nella Chiesa postconciliare.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Sono rimasto molto stupito che tu abbia liquidato questa novit\u00e0 come un limite. Ma come! In quale tempo doveva essere educato un uomo argentino del 1936 e ordinato nel 1969? La differenza da Benedetto XVI non \u00e8 grande, quanto ad anni, ma decisiva quanto a formazione. Aver fatto il seminario negli anni 40 &nbsp;ed essere stato ordinato nel 1951 crea una differenza di sensibilit\u00e0 dove la differenza biografica di 9 anni diventa differenza generazionale. Se a questo uniamo l\u2019 esperienza europea e quella sudamericana, dobbiamo riconoscere che il tuo giudizio sul \u201ctipico gesuita frutto del Concilio\u201d \u00e8 ingeneroso tanto verso il gesuita (e i gesuiti) quanto verso il Concilio (e la sua giusta ermeneutica).<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Proprio qui, a mio avviso, si trova quel nodo che ti impedisce di cogliere il valore paradigmatico di papa Francesco come \u201cfiglio del Concilio\u201d. Intendo come figlio legittimo e naturale insieme, senza distinzione di grado, mentre tu non usi mai l\u2019immagine della generazione, quanto quella della \u201cdegenerazione\u201d e lo chiami \u201cconciliare\u201d quasi come se fosse una sua colpa. E non \u00e8 un caso che tu ti sia aggrappato, per questa tua analisi, a quelle che ritieni le \u201cgrandi attuazioni\u201d del Concilio, ossia quelle di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. In questo tuo passaggio dipendi troppo da riletture diffidenti e preoccupate del Concilio, che non a caso proprio nel tardo pontificato del primo e nel pieno del pontificato del secondo hanno trovato la loro espressione pi\u00f9 sorprendente. E tuttavia tu non tocchi un punto decisivo. Nella tua lettura, che \u00e8 legittima e appassionata, c\u2019\u00e8 un duplice punto cieco. E cio\u00e8 il fatto che il revisionismo conciliare sia cominciato con la fase finale del papato di Giovanni Paolo II dove la malattia ha profondamente minato la conduzione della Chiesa da parte di Karol Woytila, e poi si \u00e8 concluso a sorpresa con la rinunzia di Benedetto XVI. &nbsp;Quella ermeneutica del sospetto verso il Concilio \u00e8 nata in un vuoto di potere e si \u00e8 compiuta lasciando a sua volta un vuoto di potere, ma chiedendo ufficialmente e apertamente una svolta. <br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Di questo la Chiesa cattolica aveva bisogno: di una svolta non indietro, ma avanti. Anche qui, tu tendi a leggere Bergoglio come un \u201cmodernista postconciliare\u201d, segnato dalla vicenda politica sudamericana e quasi \u201cfissato\u201d a quella stagione. Io credo invece che questa ripresa del percorso autenticamente conciliare possa dare speranza e fiducia ad una Chiesa che, proprio sotto l\u2019ultimo Giovanni Paolo II e sotto Benedetto XVI, troppo si era spaventata per ci\u00f2 che il Concilio le chiede da 50 anni e si era fermata, diventando esitante e nostalgica.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Su una cosa sono del tutto convinto con te: che questo inizio folgorante di papa Francesco debba trovare forme istituzionali per diventare pienamente efficace. Ma anche su questo a me pare che papa Bergoglio abbia non solo parlato, scherzato, ammonito o spiazzato, ma ha nominato, decretato, formato commissioni, dato orientamenti istituzionali non piccoli. E\u2019 l\u2019inizio di un inizio. E\u2019 l\u2019inizio di una nuova generazione di Vescovi e di Cardinali, di un linguaggio ecclesiale e di una forma della relazione che debbono ritrovare le vie migliori per la testimonianza.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Capisco bene il tuo stupore: per chi come te ha scritto in anni recenti una lode pubblica della Cappa Magna, lo stile Bergoglio non pu\u00f2 non suscitare forti perplessit\u00e0. La lunghezza dello strascico \u00e8 uscita effettivamente dal linguaggio curiale. &nbsp;Tuttavia, come ben sai, per me quelle prospettive erano solo l\u2019ultimo colpo di coda di un mondo che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 e non pu\u00f2 esserci pi\u00f9. Tu pensavi che potesse essere, invece, il correttivo necessario per una diversa attuazione del Concilio Vaticano II.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Ci\u00f2 che auspico, tuttavia, \u00e8 che il senso della tua analisi non voglia smentire la fiducia che il cammino ecclesiale possa trovare, nella grande novit\u00e0 costituita da papa Francesco, non il principio di dissoluzione della sua tradizione, ma la novit\u00e0 di cui la tradizione ha sempra bisogno. Di fronte a questo non \u00e8 cos\u00ec semplice evitare di vestire i panni del profeta di sventura, neppure per un osservatore attento e acuto come sei tu. Ma sono certo che, con il tempo, sar\u00e0 sempre pi\u00f9 chiaro come questa novit\u00e0 non sia una minaccia, bens\u00ec un prezioso e coraggioso servizio alla tradizione. <br \/>Nel far mio questo auspicio, vorrei solo ribadire, a me come a te, che il \u201ccaso Bergoglio\u201d \u00e8 un caso serio, che non pu\u00f2 essere liquidato troppo facilmente con forme di argomentazione troppo apologetiche e troppo poco \u201cconciliari\u201d, come anche attraverso le retoriche giornalistiche o semplicistiche (spesso purtroppo non cos\u00ec distanti tra loro).<br \/>Tutto questo non mi impedisce di confermarti la mia stima e la mia amicizia, sia pure nel benedetto dissenso che non genera guerra ma pensiero, con la speranza che possiamo avere ancora modo di discutere sulle forme sorprendenti e spiazzanti con cui il Vangelo sa farsi storia e la storia sa recepire il Vangelo. &nbsp; <\/p>\n<p>Andrea Grillo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro Pietro, cerco di capirti, ma non posso seguirti.Una risposta a Pietro De Marco a proposito di papa Francesco Caro Pietro, Ho letto con interesse, ma anche con preoccupazione il tuo scritto su papa Francesco&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":3529,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3388"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3388"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3388\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3673,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3388\/revisions\/3673"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3529"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3388"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3388"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3388"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}