{"id":3387,"date":"2013-10-15T11:07:00","date_gmt":"2013-10-15T09:07:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-via-del-concilio-di-papa-francesco-abitare-celebrare-e-incontrare\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:50","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:50","slug":"la-via-del-concilio-di-papa-francesco-abitare-celebrare-e-incontrare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-via-del-concilio-di-papa-francesco-abitare-celebrare-e-incontrare\/","title":{"rendered":"La via del Concilio di papa Francesco: abitare, celebrare e incontrare"},"content":{"rendered":"<p><\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio011.jpg\" style=\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio011.jpg\" \/><\/a><\/div>\n<p>Da molti anni una parte del dibattito teologico e liturgico \u00e8 stato &nbsp;pesantemente condizionato da una valutazione superficiale del &nbsp;significato e della portata del Concilio Vaticano II e della \u201csvolta\u201d che ha rappresentato nella comprensione cristiana della Chiesa e del mondo: non bisogna dimenticare, infatti, che teologi di grande fama, come ad es. Gh. Lafont, hanno detto che il XXI Concilio ecumenico ha avuto, sotto il profilo del linguaggio e dello stile ecclesiale, un valore pari al Concilio di Nicea. E per questo non \u00e8 un caso che il primo papa \u201cpienamente figlio del Concilio\u201d si segnali quotidianamente per una libert\u00e0 di parola e di stile che pu\u00f2 sorprendere solo chi valutasse questo papa soltanto con il metro della Chiesa medievale e moderna, e non con quel metro \u2013 unico giusto \u2013 elaborato da parte della Chiesa contemporanea e postconciliare.<br \/>Quando si parla di \u201capprossimazione\u201d nel valutare le parole del nuovo papa sembra che non si tenga conto di questa benedetta evoluzione, che ha gi\u00e0 trovato forma e misura in Paolo VI, in Giovanni Paolo II e in Benedetto XVI, sia pure con modalit\u00e0 spesso solo embrionali, timide e talora anche contraddittorie: ci\u00f2 \u00e8 dovuto proprio al fatto che quelli erano \u201cpadri\u201d o \u201cperiti\u201d del Concilio, mentre Francesco \u00e8 diventato pienamente cristiano, prete e gesuita nella Chiesa postconciliare.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span> Non si deve dimenticare, infatti, che Jorge Mario Bergoglio \u00e8 un uomo argentino nato nel 1936 e ordinato prete solo nel 1969. La differenza da Benedetto XVI non \u00e8 grande, quanto ad anni, ma del tutto decisiva quanto a ambiente di vita e contesto ecclesiale di formazione. Aver fatto il seminario negli anni 40 (come Ratzinger) o negli anni 60 (come Bergoglio), essere stato ordinato in Germania nel 1951 (all\u2019et\u00e0 &nbsp;di 24 anni) o in Argentina nel 1969 (all\u2019et\u00e0 di &nbsp;33 anni) crea una differenza di riferimenti ecclesiali, di sensibilit\u00e0 pastorale e di cultura teologica molto pi\u00f9 grande e incisiva di quanto si possa pensare: una piccola differenza biografica di appena 9 anni diventa una vera e propria differenza \u201cgenerazionale\u201d. Papa Francesco appare, in tal modo, come il frutto di una generazione successiva a quella di J. Ratzinger, profondamente mutata, proprio dal Concilio Vaticano II, nel linguaggio e nelle priorit\u00e0. &nbsp;Se a questo uniamo la differenza &nbsp;tra l\u2019esperienza europea e quella sudamericana, dobbiamo riconoscere che non \u00e8 possibile ridurre Francesco &nbsp;a \u201ctipico gesuita frutto del Concilio\u201d. Se lo si fa, si \u00e8 ingenerosi tanto verso il gesuita (e i gesuiti) quanto verso il Concilio (e la sua giusta ermeneutica).<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Proprio qui, a mio avviso, si trova quel nodo che impedisce ad alcuni di cogliere il valore paradigmatico di papa Francesco come \u201cfiglio del Concilio\u201d. Intendo dire come figlio legittimo e come figlio naturale, come figlio di diritto e come figlio di fatto, anche al di l\u00e0 delle intenzioni. Queste letture prevenute non usano mai l\u2019immagine della \u201cgenerazione\u201d, ma piuttosto quella della \u201cdegenerazione\u201d e impiegano l\u2019aggettivo \u201cconciliare\u201d quasi come se fosse una colpa essere entrati nelle responsabilit\u00e0 &nbsp;ecclesiali non vent\u2019anni anni prima, ma vent\u2019anni dopo. In queste analisi ci si aggrappa, di solito, a quelle che vengono ritenute &nbsp;le \u201cgrandi attuazioni\u201d del Concilio, ossia quelle di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Ma in queste forme di argomentazione \u201cdifensiva\u201d si dipende troppo da riletture diffidenti e preoccupate del Concilio, che non a caso proprio nel tardo pontificato del primo papa e nel pieno del pontificato del secondo hanno trovato la loro espressione pi\u00f9 sorprendente.<br \/>E tuttavia qui non si tocca ancora quello che a mio avviso risulta il punto decisivo, e che corrisponde ad un duplice \u201cpunto cieco\u201d della storia recente. E cio\u00e8 il fatto che il revisionismo conciliare sia cominciato con la fase finale del papato di Giovanni Paolo II &#8211; dove la malattia aveva profondamente minato la conduzione della Chiesa da parte di Karol Woytila -, e poi si sia concluso a sorpresa con la rinunzia al ministero petrino da parte di Benedetto XVI. &nbsp;Quella ermeneutica del sospetto verso il Concilio \u00e8 nata in un problematico vuoto di potere e si \u00e8 compiuta lasciando a sua volta un nuovo vuoto di potere: ma questo secondo chiedeva ufficialmente e apertamente alla Chiesa un&#8217;autentica svolta, che non ha tardato a realizzarsi.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Vorrei fare tre esempi, che possono chiarire ulteriormente le diverse sensibilit\u00e0 di diverse generazioni di uomini di Chiesa. Come \u00e8 noto, una buona parte del \u201cnuovo magistero\u201d di papa Francesco emerge da alcune \u201coccasioni\u201d che sono diventate esemplari del suo stile: la messa del mattino a S. Marta e le \u201cudienze\u201d &nbsp;del mercoled\u00ec. In questi &nbsp;casi la differenza tra \u201cpadri\u201d e \u201cfigli\u201d diventa assai notevole e non pu\u00f2 non colpire. Essa riguarda l\u2019<b>abitare, il celebrare e l\u2019 incontrare<\/b>.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Anzitutto S. Marta come \u201cabitazione\u201d elettiva. Un papa che decide di non risiedere nel palazzo apostolico, ma che si stabilisce alla casa S. Marta, offre immediatamente una \u201csimbolica\u201d di s\u00e9 del tutto impressionante. In qualche modo sceglie \u201cla periferia del centro\u201d e manda un messaggio anche nella forma molto singolare, perch\u00e9 molto &#8220;normale&#8221;, del proprio abitare. Il paragone sorge spontaneo con la insistenza con cui il suo predecessore aveva sempre espresso \u201cil desiderio di una casa adeguata\u201d, come si pu\u00f2 chiaramente desumere dalla sua autobiografia &#8211; che comincia proprio, significativamente, dalla denuncia di una \u201cdisgrazia\u201d subita fin da piccolo: di non aver potuto avere \u201cfissa dimora\u201d a causa di un padre \u201cgendarme\u201d che veniva continuamente trasferito. Abitare S. Marta \u00e8 invece una scelta \u201cperiferica\u201d, &#8220;transitoria&#8221;, &#8220;contingente&#8221; che nel nuovo papa indica non solo una \u201cquestione psichiatrica\u201d (il fatto, cio\u00e8, di non potere e di non volere vivere da solo) ma anche una scelta di \u201cstile ecclesiale\u201d, di \u201cscelta della povert\u00e0\u201d, di rinuncia ad ogni segno del potere attribuito anche alla propria &#8220;dimora&#8221;.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Ma S. Marta non \u00e8 solo un modo di \u201cabitare\u201d, \u00e8 anche un modo di \u201ccelebrare\u201d. Una parte non secondaria del \u201cdiscorso di papa Francesco\u201d emerge tutte le mattine, fresca come pane appena sfornato, dalla fucina liturgica di S. Marta, dove il papa concelebra quotidianamente e tiene sempre una breve omelia. Non con la propria curia, ma con coloro che si trovano a S. Marta. E ispirando la propria parola alla Parola ascoltata e alle persone incontrate. Ecco un secondo aspetto profondamente innovativo di questo papato: il papa figlio del Concilio applica spontaneamente due dei dettami fondamentali (e spesso dimenticati) del Concilio liturgico: concelebrare e tenere quotidianamente l\u2019omelia, nel contesto di una comunit\u00e0 non elettiva, ma ministeriale. Rispetto alla scelta \u201cprivata\u201d dei predecessori \u2013 che era prassi talmente radicata da sembrare naturale, ovvia e persino necessaria \u2013 questo modo di agire ritualmente \u00e8 la attualizzazione del dettato conciliare proprio nel cuore della istituzione, portando al centro una esigenza finora evidente solo alla periferia.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Infine, le Udienze. &nbsp;Anche nel modo di \u201cincontrare\u201d gli altri, la diversa generazione mostra bene le diverse priorit\u00e0 tra la documentazione previa e il desiderio dell\u2019ascolto e dell\u2019incontro. Consideriamo il resoconto che il fratello Georg ha fatto della \u201cgiornata tipo\u201d di Benedetto XVI. La sintetizziamo qui sotto. E\u2019 un esempio di uno stile papale e di un ordine delle priorit\u00e0 molto diverso da quello del successore.<\/p>\n<p>Ogni mattina la sveglia sul comodino di Benedetto XVI suona attorno alle 6 per essere pronto alle 7 a celebrare la messa nella sua cappella privata. Vi assistono le Memores Domini, le consacrate laiche che si occupano della sua persona, e i due segretari personali. Se si trova a Roma don Georg Ratzinger non manca di seguirla. E\u2019 un momento di intensa preghiera che si protrae fino alle 8. Il marted\u00ec, invece, prepara con attenzione l\u2019udienza coi pellegrini del giorno dopo, scrive la catechesi e cura la pronuncia dei saluti che far\u00e0 nelle altre lingue. \u00abEgli ascolta la pronuncia corretta su un nastro e poi la ripete, in modo da evitare di fare grossi errori\u00bb.<\/p>\n<p>Questo resoconto appare come avvolto da un alone di \u201cpassato\u201d: viene da un mondo che, fino poco meno di un anno fa, faceva della messa del mattino e dell\u2019udienza del mercoled\u00ec una occasione di \u201cdevozione personale\u201d &nbsp;e un incontro per \u201cessere ascoltati\u201d, non per l\u2019ascolto. Ci\u00f2 che con papa Francesco \u00e8 diventato scandalosamente evidente \u00e8 che il papa, che pure si fa ascoltare (e quanto!), \u00e8 anzitutto preoccupato di \u201cmettersi in ascolto\u201d: non si prepara anzitutto ad essere ascoltato, ma ad ascoltare, ad incontrare, a lasciarsi toccare. Pu\u00f2 permettersi di pronunciare male le lingue straniere, ma non c&#8217;\u00e8 straniero che non voglia incontrare e ascoltare. Nove anni di differenza biografica sono una inezia, ma una generazione di differenza nella formazione sono un passaggio tra mondi. L\u2019elemento mediatore mi sembra il Concilio Vaticano II, di cui il primo \u00e8 stato tra i padri, mentre il secondo \u00e8 uno dei figli.<br \/>Nel 50^ del Concilio non poteva capitare alla Chiesa nulla di pi\u00f9 significativo. <\/p>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da molti anni una parte del dibattito teologico e liturgico \u00e8 stato &nbsp;pesantemente condizionato da una valutazione superficiale del &nbsp;significato e della portata del Concilio Vaticano II e della \u201csvolta\u201d che ha rappresentato nella comprensione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":3528,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3387"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3387"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3387\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3672,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3387\/revisions\/3672"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3528"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3387"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3387"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3387"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}