{"id":3382,"date":"2013-12-09T20:56:00","date_gmt":"2013-12-09T19:56:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/in-dialogo-sui-divorziati-risposati-un-aiuto-al-sinodo-dei-vescovi-da-jesus\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:50","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:50","slug":"in-dialogo-sui-divorziati-risposati-un-aiuto-al-sinodo-dei-vescovi-da-jesus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/in-dialogo-sui-divorziati-risposati-un-aiuto-al-sinodo-dei-vescovi-da-jesus\/","title":{"rendered":"In dialogo sui divorziati risposati: un aiuto al Sinodo dei Vescovi da &#8220;Jesus&#8221;"},"content":{"rendered":"<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/mariage1.jpg\" style=\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/mariage1.jpg\" \/><\/a><\/div>\n<h3>Una teologia alla altezza delle sfide della famiglia contemporanea<\/h3>\n<div>In vista del prossimo Sinodo dei Vescovi dedicato alla famiglia vi sono alcune occasioni di dibattito e di approfondimento, che vale la pena di valorizzare.<\/div>\n<div>\n<div>Per papa Francesco il Sinodo che si terr\u00e0 nell\u2019ottobre 2014 deve \u00abmettersi in ascolto dei problemi e delle attese che vivono oggi tante famiglie\u00bb. Per questo \u00e8 stato predisposto un questionario ed \u00e8 stato chiesto ai vescovi, alle diocesi, alle parrocchie e a tutti i fedeli di \u00abdiffonderlo capillarmente\u00bb.<\/div>\n<div>Sembra, tuttavia, che alcuni Vescovi italiani, sua sponte, abbiano ritenuto che fosse preferibile nascondere il questionario ricevuto da Roma in un cassetto, forse confidando in quel detto della &#8220;saggezza curiale romana&#8221; secondo cui &#8220;non c&#8217;\u00e8 problema difficile che, restando chiuso in un cassetto per qualche tempo, non si risolva da s\u00e9&#8221;.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>La rivista &#8220;Il Regno&#8221;, invece, ha raccolto l\u2019invito a diffondere capillarmente la discussione e invita i lettori a compilare il questionario, che ha messo in rete e che si pu\u00f2 trovare visitando questo link:<\/div>\n<div><\/div>\n<div><a href=\"http:\/\/www.ilregno.it\/it\/cf-regno.php#2459\">http:\/\/www.ilregno.it\/it\/cf-regno.php#2459<\/a><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Per documentarsi sulle questioni, oltre che la lettura del Documento Preparatorio, presentato allo stesso link, io suggerisco anche di gustare questo bel dialogo tra diversi interlocutori competenti, pubblicato sull&#8217;ultimo numero di Jesus, che riproduco qui sotto:<\/div>\n<div><\/div>\n<div>\n<h2><b>La Chiesa e i divorziati. Un dramma cristiano<\/b><\/h2>\n<div><b><br \/><\/b><\/div>\n<div>colloquio con Oliviero Arzuffi, Basilio Petr\u00e0, Giannino Piana, Marinella Perroni, Silvano Sirboni&nbsp;<\/div>\n<div>a cura di Jesus<\/div>\n<div><\/div>\n<div>tratto da \u201cJesus\u201d, dicembre 2013<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>A un certo punto, un ragazzo e una ragazza si incontrano. Succede in parrocchia. O durante un ritiro<\/div>\n<div>spirituale. A un campo-scuola. In un gruppo di volontariato o in un&#8217;associazione ecclesiale. Sono<\/div>\n<div>credenti: amore \u00e8 una parola importante, nel loro vocabolario ideale. Dunque, si innamorano e<\/div>\n<div>iniziano a frequentarsi. Vogliono fare le cose per bene. Fanno progetti per la vita. Si fidanzano e,<\/div>\n<div>poi, si sposano. \u00c8 una bella storia. Come tante che succedono ogni giorno accanto a noi. Ma non<\/div>\n<div>tutte le belle storie hanno sempre un lieto fine.<\/div>\n<div>I due sposi hanno dei figli, vivono attimi felici, tempi di fatica e momenti di crisi. Ce la mettono<\/div>\n<div>tutta. Ma a un certo punto, l&#8217;amore \u2014 quasi all&#8217;improvviso \u2014 finisce. Uno dei due si \u00e8 innamorato<\/div>\n<div>di un&#8217;altra persona. O forse no: si sono semplicemente allontanati senza accorgersene. E ora si<\/div>\n<div>ritrovano distanti mille miglia. Con una grande pena nell&#8217;anima, decidono di separarsi. Sono ancora<\/div>\n<div>giovani, desiderano condividere la vita con una persona che li ami davvero, e che sentano di amare.<\/div>\n<div>Quel loro vocabolario ideale imparato in parrocchia non prevede sentimenti finti o dimezzati. Non<\/div>\n<div>accetta bluff o ipocrisie sulle questioni che fanno rima con cuore.<\/div>\n<div>Ed eccoli l\u00ec, qualche anno dopo, a ingrossare le fila dei divorziati risposati: per le statistiche sociali,<\/div>\n<div>un fenomeno crescente che non suscita pi\u00f9 scalpore; per il mondo cattolico, invece, ancora dei<\/div>\n<div>paria, bestie strane e imbarazzanti, che creano problemi pastorali. Fedeli difficili, che ci si affanna a<\/div>\n<div>definire figli della Chiesa, quasi come gli altri. Ma che, a norma del diritto canonico, non possono<\/div>\n<div>essere assolti dal loro &#8220;peccato&#8221; e, dunque, restano esclusi dall&#8217;Eucaristia. Cio\u00e8 dal momento<\/div>\n<div>liturgico che \u00e8 considerato \u00abfonte e culmine\u00bb della vita cristiana.<\/div>\n<div>Che il nodo dei divorziati risposati sia un problema pressante e, a suo modo, urgente per la Chiesa<\/div>\n<div>cattolica universale lo mostrano, oltre alle statistiche, anche i tentativi fatti a pi\u00f9 riprese da vari<\/div>\n<div>episcopati locali di aprire delle brecce pastorali nella normativa canonica, apparentemente glaciale e<\/div>\n<div>di certo inflessibile, confermata fino a ieri dalla dottrina ufficiale e dal Magistero pontificio.<\/div>\n<div>Qualcosa, per\u00f2, oggi potrebbe cambiare. L&#8217;insistenza di papa Francesco sul tema della<\/div>\n<div>\u00abmisericordia\u00bb, unito al pressing provocato sulle coscienze dei pastori dall&#8217;urlo delle cifre del<\/div>\n<div>fenomeno, ha dato lo spunto per avviare un Sinodo straordinario dedicato alla famiglia.<\/div>\n<div>Ma qual \u00e8 la situazione reale dei divorziati risposati nella Chiesa oggi? Quali sono i motivi seri che<\/div>\n<div>non consentono, ancora, la loro ammissione all&#8217;Eucaristia? E ci sono delle vie teologiche, pastorali o<\/div>\n<div>giuridiche per cambiare la loro condizione, che agli occhi dei pi\u00f9 appare semplicemente<\/div>\n<div>discriminatoria? Ne abbiamo discusso, nel corso di un ampio dibattito redazionale, con cinque<\/div>\n<div>ospiti qualificati: Oliviero Arzuffi, cattolico impegnato nel mondo del volontariato e autore di un<\/div>\n<div>piccolo e accorato volume intitolato Caro Papa Francesco. Lettera di in divorziato (Oltre Edizioni);<\/div>\n<div>don Basilio Petr\u00e0, teologo morale che insegna alla Facolt\u00e0 dell&#8217;Italia centrale e in varie universit\u00e0<\/div>\n<div>pontificie di Roma; Giannino Piana, teologo morale e collaboratore fisso di Jesus; Marinella<\/div>\n<div>Perroni, biblista del Pontificio Ateneo Sant&#8217;Anselmo; don Silvano Sirboni, liturgista e pastoralista,<\/div>\n<div>oltre che parroco ad Alessandria.<\/div>\n<div>JESUS: <b>Che condizione vivono nella Chiesa, oggi, i credenti che sono divorziati e risposati?<\/b><\/div>\n<div>ARZUFFI: \u00abPer ci\u00f2 che \u00e8 la mia esperienza, direi che mettono in atto una duplice reazione. Chi si<\/div>\n<div>separa e, poi, divorzia vive uno stato di sofferenza acutissimo, una crisi d&#8217;identit\u00e0 che, per un verso,<\/div>\n<div>pu\u00f2 portare a forme di autodistruzione personale e, per un altro, conduce spessissimo all&#8217;abbandono<\/div>\n<div>della pratica religiosa tradizionale. Questo succede soprattutto perch\u00e9, da parte della Chiesa, c&#8217;\u00e8 una<\/div>\n<div>esclusione di fatto oltre che di diritto di queste persone, che \u00e8 prescritta dalle norme canoniche: se<\/div>\n<div>sei un divorziato risposato, non sei soltanto escluso dall&#8217;Eucaristia e dai sacramenti in genere, ma<\/div>\n<div>non puoi essere catechista n\u00e9 insegnare religione nelle scuole; non puoi avere alcun ruolo all&#8217;interno<\/div>\n<div>della comunit\u00e0 cristiana; non puoi fare il padrino o la madrina di battesimo o della prima<\/div>\n<div>comunione; non puoi ricoprire alcun ruolo nelle celebrazioni liturgiche. \u00c8 un &#8220;no&#8221; su tutto! Questo<\/div>\n<div>ingenera amarezza e disorientamento. Ho conosciuto diverse persone che si sono addirittura<\/div>\n<div>suicidate per questa sistematica emarginazione, anche se non sempre dichiarata e palese, ma quanto<\/div>\n<div>mai vera nella vita concreta della comunit\u00e0 di appartenenza. Ma al di l\u00e0 dei casi-limite, la maggior<\/div>\n<div>parte semplicemente abbandona la Chiesa perch\u00e9 non si sente accolta n\u00e9 accettata. Quando poi vai a<\/div>\n<div>confessarti e non ti assolvono per la tua situazione, ti senti un cristiano di serie B, messo all&#8217;angolo.<\/div>\n<div>Questo \u00e8 il disagio che vivono cristiani che si contano ormai a milioni nel mondo. Perci\u00f2, a mio<\/div>\n<div>parere, il problema va affrontato presto e con assoluta seriet\u00e0, perch\u00e9 riguarda una parte tutt&#8217;altro<\/div>\n<div>che residuale del &#8220;popolo di Dio&#8221;. Accanto a questo disagio dei divorziati risposati, ce n&#8217;\u00e8 un altro di<\/div>\n<div>cui non si parla quasi mai, quello dei pastori: sacerdoti e vescovi che si trovano a dover dare<\/div>\n<div>risposte negative, o che non ritengono coerenti con il Vangelo che predicano dai pulpiti la<\/div>\n<div>domenica, a un numero sempre crescente di fedeli che sanno in tutta coscienza essere onesti, molti<\/div>\n<div>dei quali spesso non hanno responsabilit\u00e0 per la rottura del patto coniugale. E cos\u00ec, dilaniati<\/div>\n<div>nell&#8217;animo e non sapendo che pesci pigliare, in via privata suggeriscono di agire secondo coscienza,<\/div>\n<div>delegando al fedele la responsabilit\u00e0 della scelta. Ma anche questo atteggiamento non mi pare<\/div>\n<div>corretto per una soluzione del problema, che invece richiede una riflessione pastorale e teologica<\/div>\n<div>complessiva. Senza di questa, la Chiesa continuer\u00e0 in prese di posizione ipocrite o contraddittorie<\/div>\n<div>che allontanano, confondono e dividono, come \u00e8 successo anche di recente: da una parte la diocesi<\/div>\n<div>tedesca di Friburgo che ha reso pubblica la sua decisione di sperimentare delle nuove aperture ai<\/div>\n<div>divorziati, dall&#8217;altra l&#8217;intervento sull&#8217;Osservatore Romano del prefetto della Congregazione per la<\/div>\n<div>dottrina della fede, monsignor M\u00fcller, che invece \u00e8 tornato a ribadire \u2014anche con una certa durezza<\/div>\n<div>\u2014 la visione tradizionale della Chiesa. Unica apertura, l&#8217;idea di allargare le maglie dei criteri per<\/div>\n<div>ottenere l&#8217;annullamento del matrimonio davanti al tribunale della Sacra Rota. Una soluzione,<\/div>\n<div>quest&#8217;ultima, impropria e dannosa, perch\u00e9 non si pu\u00f2 affrontare un problema eminentemente<\/div>\n<div>pastorale consegnandosi alla via giuridica. Comportamenti che ritengo comunque ambedue<\/div>\n<div>sbagliati, perch\u00e9 questo problema \u00e8 di competenza della Chiesa universale, non di una Chiesa<\/div>\n<div>particolare n\u00e9 di un singolo dicastero vaticano, per quanto importante\u00bb.<\/div>\n<div>PETRA&#8217;: \u00abCondivido molte cose che lei ha detto. In realt\u00e0, per\u00f2, la Chiesa ha cercato di affrontare<\/div>\n<div>questo problema con vari strumenti, anche pastorali. Per esempio, da anni ormai in molte diocesi<\/div>\n<div>italiane e straniere esistono percorsi di accompagnamento dei divorziati risposati. Negli anni<\/div>\n<div>Novanta, poi, ci fu un tentativo di soluzione ideato da tre vescovi dell&#8217;Oberrhein (Reno Superiore):<\/div>\n<div>Kasper, Lehmann, Saier proposero un percorso di accompagnamento per i divorziati risposati che<\/div>\n<div>venivano affidati a un prete con il quale dovevano ripercorrere la loro storia e valutarla alla luce<\/div>\n<div>della dottrina della Chiesa. Poi alla loro coscienza &#8220;formata e informata&#8221; spettava decidere se la<\/div>\n<div>dottrina della Chiesa poteva essere applicata al loro caso oppure no. Dal loro parroco potevano<\/div>\n<div>ottenere la possibilit\u00e0 di accedere ai sacramenti, sulla base anche di una dichiarazione del sacerdote<\/div>\n<div>che li aveva seguiti, secondo le indicazioni date dai vescovi. Questa proposta fu respinta dalla<\/div>\n<div>Congregazione per la dottrina della fede, ma \u00e8 rimasta qualche traccia di essa a livello pastorale.<\/div>\n<div>Insomma, nella Chiesa sono stati tentati vari modi per andare incontro a questo problema. Gi\u00e0 nel<\/div>\n<div>1979 era stato aperto un po&#8217; l&#8217;orizzonte con la soluzione del &#8220;fratello-sorella&#8221;&#8230;\u00bb.<\/div>\n<div>JESUS: <b>Sarebbe a dire?<\/b><\/div>\n<div>PETRA: \u00abI divorziati risposati vengono riammessi all&#8217;Eucaristia, a patto che si impegnino a vivere<\/div>\n<div>con il nuovo coniuge come &#8220;fratello e sorella&#8221;. \u00c8 una via che in genere suscita molta perplessit\u00e0 per<\/div>\n<div>ovvi motivi, per\u00f2 \u00e8 basata su una precisa logica. Nella tradizione cattolica l&#8217;unione sessuale \u00e8 atto<\/div>\n<div>proprio degli sposi; perci\u00f2 accettando l&#8217;astensione dall&#8217;atto coniugale le persone riconoscono che la<\/div>\n<div>loro unione non \u00e8 veramente coniugale. In tal modo, discutibile, spesso accusato di ipocrisia, si \u00e8<\/div>\n<div>tuttavia aperto uno spazio di accoglienza pastorale che ha consentito a molti l&#8217;accesso ai sacramenti<\/div>\n<div>JESUS: <b>Se oggi ci troviamo a discutere di questi temi, ovviamente \u00e8 perch\u00e9 la Chiesa cattolica<\/b><\/div>\n<div><b>ritiene proprio dovere custodire e predicare un preciso comandamento di Ges\u00f9 riguardo alla<\/b><\/div>\n<div><b>indissolubilit\u00e0 del vincolo matrimoniale, che tradizionalmente si rintraccia in alcuni brani dei<\/b><\/div>\n<div><b>Vangeli di Marco e di Matteo e in alcuni passi delle lettere di Paolo. Forse, allora, pu\u00f2 essere<\/b><\/div>\n<div><b>utile partire dalle Scritture?<\/b><\/div>\n<div>PETR\u00c0: \u00abS\u00ec, in genere ci si riferisce a questi testi. La cosa interessante \u00e8 che, mentre Marco non<\/div>\n<div>prevede eccezioni al comandamento dell&#8217;indissolubilit\u00e0, Matteo in due suoi testi prevede una<\/div>\n<div>eccezione del tipo: &#8220;Ma io vi dico che chiunque ripudia sua moglie, quando non sia per motivo di<\/div>\n<div>fornicazione (in greco: porneia), e ne sposa un&#8217;altra, commette adulterio&#8221;. Un problema serio \u00e8 la<\/div>\n<div>traduzione precisa di porneia. La tesi pi\u00f9 recepita oggi \u00e8 che essa indichi un atto o un<\/div>\n<div>comportamento &#8220;immorale&#8221; in ambito sessuale. E naturalmente, nel matrimonio questo ha anche<\/div>\n<div>carattere adulterino. Da san Girolamo in poi, l&#8217;Occidente ha interpretato l&#8217;eccezione del Vangelo di<\/div>\n<div>Matteo in modo preciso, come consenso alla separazione ma non alle nuove nozze. In ambito<\/div>\n<div>orientale l&#8217;interpretazione \u00e8 stata diversa. Da Girolamo fino agli anni Cinquanta, sia i cattolici sia gli<\/div>\n<div>ortodossi erano d&#8217;accordo sul fatto che la porneia indicava la fornicazione adulterina. La differenza<\/div>\n<div>era riguardo alla soluzione\u00bb.<\/div>\n<div>PIANA: \u00abVorrei richiamare l&#8217;attenzione su un altro testo, quello della Prima lettera ai Corinzi di<\/div>\n<div>Paolo, dove si parla del cosiddetto &#8220;privilegio paolino&#8221;. Qui, sia pure come extrema ratio, si<\/div>\n<div>riconosce al coniuge convertito, che viene ostacolato nella possibilit\u00e0 di vivere la fede, non solo il<\/div>\n<div>diritto di separarsi, ma anche di accedere a un nuovo matrimonio. Questo, se da un lato mette in<\/div>\n<div>evidenza la priorit\u00e0 della fede, il fatto che essa costituisce il valore pi\u00f9 alto che, nel caso di<\/div>\n<div>conflitto, va privilegiato, dall&#8217;altro sembra tuttavia relativizzare il valore dell&#8217;indissolubilit\u00e0, cio\u00e8<\/div>\n<div>negare quella assolutezza che sembra caratterizzare la presa di posizione di Ges\u00f9. O forse non ci<\/div>\n<div>ricorda che l&#8217;indissolubilit\u00e0, pi\u00f9 che essere un valore umano, naturale, \u00e8 un&#8217;istanza evangelica \u2014 in<\/div>\n<div>questo senso va intesa la sua radicalit\u00e0 \u2014 che pu\u00f2 essere compresa solo all&#8217;interno di una<\/div>\n<div>prospettiva di fede, e che non pu\u00f2 certo essere perci\u00f2 ridotta a fatto etico e tanto meno giuridico?<\/div>\n<div>Evidentemente questo comporta, quando si traduce l&#8217;istanza sul terreno giuridico-pastorale, la<\/div>\n<div>possibilit\u00e0, anzi la necessit\u00e0, della mediazione. \u00c8 quanto ha fatto, a suo tempo, Matteo avendo come<\/div>\n<div>riferimento le comunit\u00e0 giudeo-cristiane, alle quali si indirizzava il suo annuncio\u00bb<\/div>\n<div>JESUS: <b>Se si \u00e8 raggiunto un consenso univoco solo a partire da san Girolamo, ci\u00f2 significa che<\/b><\/div>\n<div><b>in precedenza la prassi della Chiesa primitiva, quella dei primi secoli, era diversa da oggi.<\/b><\/div>\n<div><b>Giusto?<\/b><\/div>\n<div>PETR\u00c0: \u00abIn Oriente \u00e8 abbastanza chiara, in Occidente un po&#8217; meno. In Oriente sicuramente<\/div>\n<div>l&#8217;eccezione matteana ha agito nel senso di consentire la separazione e le nuove nozze, almeno per il<\/div>\n<div>coniuge innocente. San Basilio dice esplicitamente che questa &#8220;regola&#8221; viene applicata soltanto<\/div>\n<div>all&#8217;uomo. Anche in Occidente ci sono segni che vanno in quella direzione: l&#8217;Ambrosiaster parla di<\/div>\n<div>una prassi presente a Roma nel IV secolo che sembra ammettere l&#8217;eccezione delle nuove nozze.<\/div>\n<div>L&#8217;Occidente per\u00f2 \u00e8 pi\u00f9 complesso. Si pu\u00f2 dire che la posizione di Girolamo \u00e8 andata acquisendo<\/div>\n<div>una forza crescente, fino a imporsi definitivamente nel diritto canonico medioevale\u00bb.<\/div>\n<div>PERRONI: \u00abDa biblista, dico che dovremmo usare molta accortezza e prudenza quando facciamo<\/div>\n<div>ricorso ai brani delle Scritture. \u00c8 pericoloso utilizzare in maniera disinvolta dei versetti che si<\/div>\n<div>riferiscono a questioni precise e a contesti precisi, per trovare risposta a nodi teologici e pastorali di<\/div>\n<div>duemila anni dopo. \u00c8 interessante notare, per esempio, che nei commentari classici a questi testi,<\/div>\n<div>alla fine si dica che quanto espresso non c&#8217;entra niente con la pastorale dei divorziati risposati. \u00c8 un<\/div>\n<div>atteggiamento molto sano. Per esempio, nel brano del Vangelo di Marco, \u00e8 evidente che l&#8217;oggetto<\/div>\n<div>del contendere \u00e8 la polemica tra cristiani e giudei: la posizione di Ges\u00f9 viene utilizzata per sostenere<\/div>\n<div>la prassi cristiana dell&#8217;indissolubilit\u00e0, in opposizione a una poligamia di fatto. Il problema era<\/div>\n<div>dunque quello di una giovane Chiesa che doveva trovare una sua identit\u00e0 in rapporto alla prassi<\/div>\n<div>precedente, pesante e ingombrante, di secoli e secoli, incarnata dalla Legge ebraica. E la legge<\/div>\n<div>ebraica, che prevedeva il cosiddetto &#8220;libello del ripudio&#8221; che il marito doveva concedere alla moglie<\/div>\n<div>se voleva separarsi, era gi\u00e0 una norma che aveva superato la prassi antecedente, di gran lunga<\/div>\n<div>peggiore. Era paradossalmente una norma &#8220;femminista&#8221;, visto che al tempo di Mos\u00e8 la prassi era<\/div>\n<div>che i maschi potevano ripudiare la moglie per qualunque futile motivo. Mentre con il &#8220;libello&#8221;, il<\/div>\n<div>ripudio era portato a un livello di formalizzazione giuridica, con la necessit\u00e0 di testimoni, ed era<\/div>\n<div>quindi un modo per proteggere le donne dall&#8217;arbitrio assoluto dei maschi: per le donne, significava<\/div>\n<div>che esse non potevano essere considerate adultere, e quindi lapidabili. Anzi, avevano la possibilit\u00e0 a<\/div>\n<div>loro volta, se lo desideravano, di risposarsi. Insomma, il testo di Marco \u00e8 tessuto in tutt&#8217;altro<\/div>\n<div>contesto rispetto al nostro. Se vogliamo trovare risposte evangeliche alle questioni teologicopastorali<\/div>\n<div>di oggi, forse dobbiamo cercarle altrove, specialmente nell&#8217;atteggiamento di misericordia<\/div>\n<div>che Ges\u00f9 ha avuto nei confronti dei suoi simili\u00bb.<\/div>\n<div>JESUS: <b>Dai Vangeli e dalle Scritture, la Chiesa nel corso del tempo ha estratto alcune norme<\/b><\/div>\n<div><b>&#8220;precetto&#8221;, vincolanti giuridicamente, e altre norme &#8220;ideale di perfezione&#8221;, cio\u00e8 norme<\/b><\/div>\n<div><b>profetico-escatologiche, quindi ideali a cui tendere. Come \u00e8 successo che la questione<\/b><\/div>\n<div><b>dell&#8217;indissolubilit\u00e0 del matrimonio sia finita tra le &#8220;norme precetto&#8221; e non tra le &#8220;norme ideale<\/b><\/div>\n<div><b>di perfezione&#8221;?<\/b><\/div>\n<div>PETR\u00c0: \u00abPer quanto riguarda il piano storico, la trasformazione dell&#8217;indissolubilit\u00e0 in una norma<\/div>\n<div>principalmente giuridica avviene nel Medioevo, quando il vincolo coniugale diventa una &#8220;cosa&#8221;, un<\/div>\n<div>oggetto, separato dalla vicenda dei coniugi. Nella concezione greca, invece, l&#8217;indissolubilit\u00e0 ha la<\/div>\n<div>forma del &#8220;comandamento&#8221;, per cui si pu\u00f2 affermare che il valore e il senso di verit\u00e0 del rapporto<\/div>\n<div>coniugale \u00e8 che non si sciolga, e insieme dire che l&#8217;adulterio \u00e8 un peccato capace di rompere il<\/div>\n<div>matrimonio, Non a caso da molti \u00e8 equiparato alla morte del matrimonio\u00bb<\/div>\n<div>JESUS: <b>Dunque, nella Chiesa latina, il diritto canonico &#8220;comanda&#8221; sulla teologia e sulla<\/b><\/div>\n<div><b>liturgia&#8230;<\/b><\/div>\n<div>PETRA: \u00abIl punto di snodo \u00e8 il Concilio di Trento, che stabilisce la forma canonica del matrimonio:<\/div>\n<div>per evitare i guai sociali provocati all&#8217;epoca dal fenomeno dei matrimoni clandestini, i Padri<\/div>\n<div>conciliari stabilirono che una forma giuridica diventasse condizione per la validit\u00e0 del sacramento\u00bb.<\/div>\n<div>PIANA: \u00abPetr\u00e0 ha ragione. Questa, nonostante il Vaticano II e gli indubbi sviluppi teologici e<\/div>\n<div>pastorali, \u00e8 ancora la situazione attuale dalla quale \u00e8 difficile uscire, se non si procede a una<\/div>\n<div>rinnovata riflessione teologica ed etica. Per questo mi pare importante la distinzione, cui si \u00e8<\/div>\n<div>accennato, tra norme-precetto, che sono norme chiuse, circoscritte, che obbligano a una adesione<\/div>\n<div>totale \u2014 \u00e8 questo il caso dei comandamenti che hanno un carattere imperativo-negativo \u2014 e norme<\/div>\n<div>escatologico-profetiche, che sono invece norme aperte, e non pii consigli, che hanno di mira l&#8217;ideale<\/div>\n<div>di perfezione, e che stimolano il credente a un cammino di permanente conversione. Che<\/div>\n<div>l&#8217;indissolubilit\u00e0 appartenga a questa seconda categoria di norme mi pare fuori dubbio. E questo non<\/div>\n<div>solo perch\u00e9 cos\u00ec \u00e8 stata da sempre interpretata dalla tradizione protestante che la considera Vangelo e non legge, ma anche perch\u00e9 questa \u00e8 oggi anche l&#8217;opinione della stragrande maggioranza degli esegeti cattolici. E<\/div>\n<div>sufficiente richiamare il fatto che il testo sull&#8217;indissolubilit\u00e0 \u00e8 da Matteo inserito anche nel discorso<\/div>\n<div>della montagna, le cui istanze normative hanno un evidente carattere escatologico-profetico\u00bb.<\/div>\n<div>PERRONI: \u00abA me fa davvero impressione questo predominio del diritto canonico. La soluzione<\/div>\n<div>riproposta oggi di aumentare le possibilit\u00e0 di ricorso alla Sacra Rota, dichiarando &#8220;nulli&#8221; i<\/div>\n<div>matrimoni, \u00e8 contraddittoria: &#8220;nullo&#8221; vuol dire che non \u00e8 mai esistito, Ma come si fa a dire che un<\/div>\n<div>serio rapporto matrimoniale, durato magari 10- I 5 anni e forse anche con dei figli, non c&#8217;\u00e8 mai<\/div>\n<div>stato?<\/div>\n<div>C&#8217;\u00e8 stato, eccome! Magari \u00e8 ormai finito, ma resta indelebile nella vita delle persone. In questo<\/div>\n<div>senso \u2014 direi \u2014 il matrimonio \u00e8 indissolubile: perch\u00e9 non scompare come se niente fosse.<\/div>\n<div>Indissolubile, insomma, non significa eterno\u00bb.<\/div>\n<div>PETR\u00c0: \u00abS\u00ec, il vero nodo \u00e8 che noi, come Chiesa, dobbiamo essere nelle condizioni di riconoscere<\/div>\n<div>la possibilit\u00e0 del fallimento matrimoniale. Tutte le altre soluzioni sono palliativi. I matrimoni<\/div>\n<div>falliscono, anche quelli dei cattolici, perch\u00e9 siamo umani! Bisogna riconoscere questo dato\u00bb.<\/div>\n<div>SIRBONI: \u00abPrima ancora del fallimento e restando nell&#8217;ambito teologico-giuridico, non \u00e8 affatto<\/div>\n<div>fuori luogo chiederci quanti matrimoni in chiesa siano veramente anche sacramenti. La domanda<\/div>\n<div>&#8220;scandalosa&#8221; fu posta dal cardinale Ratzinger nel 1998 quando era prefetto della Congregazione per<\/div>\n<div>la dottrina della fede, e pubblicata su uno studio a nome della stessa Congregazione. Egli si chiede<\/div>\n<div>se battezzati, che non hanno mai creduto veramente in Dio o che non credono pi\u00f9, possano contrarre<\/div>\n<div>un matrimonio sacramentale. All&#8217;essenza del sacramento, afferma sempre Ratzinger, appartiene la<\/div>\n<div>fede; resta da chiarire la questione giuridica circa quale evidenza di &#8220;non fede&#8221; abbia come<\/div>\n<div>conseguenza che un sacramento non si realizzi. Si tratta di una questione fondamentale e delicata<\/div>\n<div>che esige studi approfonditi, ma che non \u00e8 lecito ignorare, visto che i sacramenti sono &#8220;sacramenti<\/div>\n<div>della fede&#8221; e che le ricadute pastorali sono tutt&#8217;altro che insignificanti\u00bb.<\/div>\n<div>PIANA: \u00abSono d&#8217;accordo. Personalmente, non guardo certo con grande simpatia alle dichiarazioni<\/div>\n<div>di nullit\u00e0 della Sacra Rota, anche se riconosco che negli ultimi decenni i meccanismi si sono affinati<\/div>\n<div>e si procede con maggiore seriet\u00e0 rispetto al passato. Sono tuttavia convinto che esistano, e non<\/div>\n<div>siano pochi, i casi di effettiva nullit\u00e0 per mancanza di condizioni fondamentali di partenza. Mi ha<\/div>\n<div>colpito, da questo punto di vista, un intervento di Benedetto XVI alla Sacra Rota sul finire del suo<\/div>\n<div>pontificato, nel quale \u2014 ricollegandosi idealmente alla riflessione del 1998 \u2014 Papa Ratzinger<\/div>\n<div>invitava gli officiali del Tribunale romano a prendere in considerazione, come fattore sul quale<\/div>\n<div>riflettere per decidere circa la nullit\u00e0 del matrimonio, la questione della fede. Questo perch\u00e9, in una<\/div>\n<div>societ\u00e0 secolarizzata e caratterizzata da un grande pluralismo di sistemi valoriali come l&#8217;attuale, i<\/div>\n<div>valori del matrimonio, e in particolare l&#8217;indissolubilit\u00e0, non sono sempre facilmente percepibili<\/div>\n<div>laddove non esiste una seria formazione religiosa. Credo che se si facesse un&#8217;indagine seria al<\/div>\n<div>riguardo, non pochi matrimoni celebrati in chiesa risulterebbero &#8220;nulli&#8221;. Il problema di cui qui<\/div>\n<div>discutiamo \u00e8 senz&#8217;altro diverso, ma mi pare giusto ricordare anche questo aspetto\u00bb.<\/div>\n<div>JESUS: <b>A parte il tema della nullit\u00e0 giustamente ricordato adesso, che cosa fare quando i<\/b><\/div>\n<div><b>matrimoni \u2014 anche quelli di cattolici convinti e consapevoli \u2014 falliscono?<\/b><\/div>\n<div>PETR\u00c0: \u00abNella tradizione orientale, la soluzione c&#8217;\u00e8. Le Chiese ortodosse hanno sottratto il<\/div>\n<div>discorso dell&#8217;indissolubilit\u00e0 alla rigidit\u00e0 giuridica medioevale. L&#8217;indissolubilit\u00e0 \u00e8 vista come un<\/div>\n<div>comandamento che pu\u00f2 essere ferito dal peccato. E dunque, come per ogni peccato, c&#8217;\u00e8 la<\/div>\n<div>possibilit\u00e0, attraverso il sacramento della penitenza, di aprirsi a un futuro di nuove possibilit\u00e0.<\/div>\n<div>Naturalmente oggi nella nostra Chiesa occidentale la cosa non \u00e8 facile, perch\u00e9 comporta un<\/div>\n<div>cambiamento che tocca l&#8217;intero impianto giuridico-dottrinale. E se non si risolvono le questioni<\/div>\n<div>dottrinali, ci mancano gli strumenti concettuali per affrontare adeguatamente il problema\u00bb.<\/div>\n<div>JESUS: <b>I nodi concettuali sono due: la riammissione dei divorziati risposati all&#8217;Eucaristia e \u2014<\/b><\/div>\n<div><b>cosa diversa \u2014 la possibilit\u00e0 di celebrare in chiesa eventuali seconde o terze nozze. Ma certo, con<\/b><\/div>\n<div><b>le statistiche che ci troviamo di fronte, il problema ha assunto dimensioni tali da far intuire che<\/b><\/div>\n<div><b>non c&#8217;\u00e8 impianto dottrinale che tenga&#8230;<\/b><\/div>\n<div>PETRA: \u00abRiguardo al primo punto provo a sintetizzare la questione di fondo cos\u00ec: un rapporto<\/div>\n<div>sessuale, posto in una relazione di autentica condivisione d&#8217;amore, \u00e8 buono e lecito? Nella mentalit\u00e0<\/div>\n<div>comune odierna verrebbe di dire di s\u00ec. Ma questo non corrisponde alla tradizione della Chiesa<\/div>\n<div>latina: il rapporto sessuale \u00e8 buono e lecito solo entro un matrimonio valido, che tra due fedeli<\/div>\n<div>cattolici \u00e8 solo il matrimonio sacramentale. Ammettendo all&#8217;Eucaristia i divorziati risposati<\/div>\n<div>coniugalmente attivi verremmo a considerare valida la loro nuova unione, cosa non compatibile con<\/div>\n<div>la permanenza della validit\u00e0 della prima. Dunque, se non si prende in esame anche la teologia della<\/div>\n<div>sessualit\u00e0 non si va molto avanti. Nella nostra dottrina non pu\u00f2 darsi \u2014 almeno cos\u00ec sembra \u2014 la<\/div>\n<div>coesistenza di due matrimoni validi: bisogna maggiormente riflettere perci\u00f2 sulla questione della<\/div>\n<div>validit\u00e0 del matrimonio. La Chiesa potrebbe tentare nuove vie in sintonia con l&#8217;impianto &#8220;giuridico&#8221;<\/div>\n<div>tipicamente latino. Un esempio: il canone 1141 afferma l&#8217;indissolubilit\u00e0 del matrimonio rato e<\/div>\n<div>&#8220;consumato&#8221;. Nel Vangelo non si dice come &#8220;consumare&#8221; il matrimonio, non c&#8217;\u00e8 nulla in proposito.<\/div>\n<div>Il diritto canonico, invece, ne stabilisce la forma canonica, intendendola come consumazione<\/div>\n<div>&#8220;fisica&#8221;. Alcuni teologi hanno proposto di passare dall&#8217;idea della consumazione fisica a quella della<\/div>\n<div>consumazione &#8220;esistenziale&#8221;. La consumazione diventerebbe cos\u00ec un processo, di cui magari si<\/div>\n<div>possono stabilire le fasi. Per ora non si \u00e8 arrivati a una conclusione positiva, anche perch\u00e9 il diritto<\/div>\n<div>canonico ha grandi capacit\u00e0 di soluzione all&#8217;interno del sistema, ma poca fantasia nell&#8217;allargamento<\/div>\n<div>del sistema. Per\u00f2, in ogni caso, una questione fondamentale resta anche quella della teologia della<\/div>\n<div>sessualit\u00e0\u00bb.<\/div>\n<div>PERRONI: \u00abS\u00ec, \u00e8 esattamente questo il problema: la concezione della sessualit\u00e0 e, in particolare, il<\/div>\n<div>controllo sulla sessualit\u00e0 che le religioni \u2014 tutte, non soltanto la Chiesa cattolica\u2014 hanno esercitato<\/div>\n<div>e continuano ad esercitare. Il Concilio Vaticano II, con la Gaudium et spes, ha gi\u00e0 compiuto un<\/div>\n<div>salto teologico in avanti rispetto al passato, introducendo una visione del matrimonio e della<\/div>\n<div>sessualit\u00e0 in cui si sottolinea che bisogna continuare ad amarsi per tenere in vita il matrimonio. \u00c8 lo<\/div>\n<div>stesso salto che pone la &#8220;consumazione&#8221; del matrimonio su una frontiera diversa da quella<\/div>\n<div>zoologica: basta un atto sessuale a fare un bambino, mentre per costruire una coppia matura che<\/div>\n<div>porta avanti un progetto di vita ci vuole molto di pi\u00f9\u00bb.<\/div>\n<div>ARZUFFI: \u00abIl fatto \u00e8 che questa intuizione del Concilio non \u00e8 poi stata sviluppata n\u00e9<\/div>\n<div>teologicamente n\u00e9 giuridicamente, dal diritto canonico\u00bb.<\/div>\n<div>PETR\u00c0: \u00abIl diritto ha i suoi limiti. Figuratevi che non riesce a dire neppure in modo formale che ci<\/div>\n<div>deve essere amore coniugale nel matrimonio. Lo sottintende e basta. In effetti, la preoccupazione<\/div>\n<div>canonistica dopo il Concilio \u00e8 stata principalmente quella di evitare di &#8220;ridurre&#8221; il matrimonio a una<\/div>\n<div>pura alleanza d&#8217;amore, che sta o cade con la sopravvivenza dell&#8217;amore stesso tra i coniugi\u00bb.<\/div>\n<div>ARZUFFI: \u00abE non \u00e8 giusto e naturale, questo?\u00bb.<\/div>\n<div>PETR\u00c0: \u00abQuesto \u00e8 un altro discorso. Ma il concetto di &#8220;naturale&#8221; ci porterebbe lontano. Basti<\/div>\n<div>pensare al fatto che l&#8217;amore \u00e8 stato importante per il matrimonio soltanto nella cultura occidentale e<\/div>\n<div>soltanto negli ultimi secoli. In precedenza, il matrimonio era essenzialmente un fatto sociale. Non ci<\/div>\n<div>si sposava ordinariamente per amore. Semmai, nei casi fortunati, si imparava a volersi bene perch\u00e9<\/div>\n<div>si era sposati\u00bb.<\/div>\n<div>JESUS: <b>E dunque come si esce dall&#8217;attuale impasse? Il prossimo Sinodo straordinario sulla<\/b><\/div>\n<div><b>famiglia potr\u00e0 aprire delle prospettive nuove?<\/b><\/div>\n<div>PERRONI: \u00abDurante il Concilio di Trento, a proposito dei matrimoni clandestini, la Chiesa ha<\/div>\n<div>mostrato una reattivit\u00e0 al contesto: la teologia, il diritto canonico e la pastorale si sono mossi per<\/div>\n<div>rispondere ai problemi che si ponevano all&#8217;epoca. \u00c8 la logica del Vangelo. Non si capisce perch\u00e9,<\/div>\n<div>dunque, non possa succedere la stessa cosa oggi su problemi divenuti pressanti\u00bb.<\/div>\n<div>PETR\u00c0: \u00abEsistono due tradizioni cristiane diverse, quella greca e quella latina. Per\u00f2 c&#8217;\u00e8 qualcosa<\/div>\n<div>che le accomuna e che pu\u00f2 consentire punti d&#8217;incontro. Nella tradizione latina possiamo avere due<\/div>\n<div>elementi di appoggio. Il primo \u00e8 basato sulla prassi: tutti i cambiamenti canonici che hanno portato<\/div>\n<div>all&#8217;allargamento dei riconoscimenti di nullit\u00e0 sono legati all&#8217;esperienza di fallimenti matrimoniali.<\/div>\n<div>La conclusione possibile \u00e8 che la Chiesa ha un potere reale di intervenire sui fallimenti matrimoniali<\/div>\n<div>e di adottare le soluzioni indispensabili per aiutare la ricostituzione di una nuova unione in un<\/div>\n<div>contesto di conversione. L&#8217;altra via \u00e8 legata a un dato che pu\u00f2 apparire strano a dirsi: di fatto, noi<\/div>\n<div>nella tradizione latina ammettiamo la possibilit\u00e0 di contrarre molti matrimoni. E il caso dei vedovi:<\/div>\n<div>nel caso di vedovanza, ci si pu\u00f2 risposare, anche un numero indefinito di volte. In Oriente non \u00e8<\/div>\n<div>cos\u00ec: neppure i vedovi possono sposarsi pi\u00f9 di tre volte, proprio come i divorziati. Per noi la morte<\/div>\n<div>fisica consente semplicemente le nuove nozze, senza limiti. Ed \u00e8 sempre stata una cosa pacifica,<\/div>\n<div>visto che il fine principale del matrimonio era considerato quello procreativo. Ora, visto che \u00e8 ormai<\/div>\n<div>chiaro che il fine del matrimonio include sempre l&#8217;unit\u00e0 interpersonale dei coniugi \u2014 e poich\u00e9 la<\/div>\n<div>morte fisica, secondo la dottrina cristiana, non interrompe l&#8217;esistenza personale \u2014 si pu\u00f2 fare questo<\/div>\n<div>ragionamento: cos\u00ec come la Chiesa ha accettato in passato le nuove nozze in caso di vedovanza, pu\u00f2<\/div>\n<div>ora accettare delle nuove nozze in casi che sono paragonabili alla morte fisica. Quando cio\u00e8 si<\/div>\n<div>configurano condizioni equiparabili alla morte, diciamo la morte morale di un matrimonio<\/div>\n<div>irrimediabilmente concluso e fallito, allora si potrebbero ammettere delle nuove nozze. Ed \u00e8 il caso<\/div>\n<div>dei divorziati\u00bb.<\/div>\n<div>PERRONI: \u00abPer me il nodo serio resta il rapporto tra religione e controllo della sessualit\u00e0. La<\/div>\n<div>Chiesa cattolica ha dimostrato di avere una difficolt\u00e0 enorme a dire &#8220;abbiamo cambiato idea&#8221;. \u00c8<\/div>\n<div>accaduto anche sul tema della contraccezione, con l&#8217;enciclica <i>Humanae vitae<\/i>. Cambiare idea e<\/div>\n<div>prassi in tema di sessualit\u00e0, nel mondo ecclesiale, sembra quasi un &#8220;cedimento&#8221; al mondo, alla<\/div>\n<div>mondanit\u00e0, alla pruderie, allo spirito dei tempi, alla licenziosit\u00e0 e via dicendo. Non si capisce,<\/div>\n<div>invece, che la Chiesa ha sempre &#8220;adeguato&#8221; s\u00e9 stessa al contesto in cui si trovava, certamente a<\/div>\n<div>partire dal proprio bagaglio valoriale, ma confrontandosi in maniera dialettica con il tempo e con il<\/div>\n<div>luogo in cui viveva. E questa \u00e8 stata la condizione fondamentale per l&#8217;annuncio del Vangelo\u00bb.<\/div>\n<div>PETR\u00c0: \u00abLa difficolt\u00e0 per la Chiesa \u00e8 di passare dalla dimensione della soluzione individuale, caso<\/div>\n<div>per caso, alla dimensione di una soluzione generale, valida per tutti. Solo una soluzione generale<\/div>\n<div>pu\u00f2 garantire equit\u00e0 e giustizia nei confronti dei divorziati risposati come anche di tutti gli altri.<\/div>\n<div>Faccio un esempio: non si pu\u00f2 continuare a insegnare in generale che non ci si deve risposare, e poi<\/div>\n<div>contemporaneamente ammettere semplicemente i divorziati risposati alla comunione. C&#8217;\u00e8 qualcosa<\/div>\n<div>che non funziona, sono atteggiamenti contraddittori\u00bb.<\/div>\n<div>SIRBONI: \u00ab\u00c8 ovvio che si debba parlare dei divorziati risposati anche in modo generico a partire da<\/div>\n<div>principi generali. Tuttavia gli stessi documenti della Chiesa \u2014 in particolare Familiaris consortio e<\/div>\n<div>il Direttorio di pastorale familiare della Cei \u2014 riconoscono che le diverse situazioni non sono<\/div>\n<div>omologabili sebbene, alla fin dei conti, tutti si trovino poi di fronte allo stesso scoglio<\/div>\n<div>insormontabile dei principi dottrinali e soprattutto disciplinari. C&#8217;\u00e8 il coniuge innocente e<\/div>\n<div>abbandonato ingiustamente; c&#8217;\u00e8 chi ha contratto un nuovo matrimonio in vista dell&#8217;educazione dei<\/div>\n<div>figli; c&#8217;\u00e8 chi ha riconosciuto la propria colpa. Ci sono divorziati risposati del tutto indifferenti alla<\/div>\n<div>fede cristiana; altri, invece, sinceramente desiderosi di poter vivere una piena vita cristiana e non<\/div>\n<div>solo di poter fare la comunione in occasione di cresime e prime comunioni. La Chiesa, attraverso i<\/div>\n<div>suoi pastori, ha il dovere di fare questo discernimento e non solo teoricamente\u00bb.<\/div>\n<div>JESUS: <b>E qui torniamo al tema del Sinodo, che \u00e8 chiamato a riflettere e a cercare soluzioni che<\/b><\/div>\n<div><b>valgano per tutti e che tengano conto delle esperienze della Chiesa universale. Il documento<\/b><\/div>\n<div><b>preparatorio del Sinodo \u00e8 particolarmente interessante perch\u00e9, al contrario del passato, pone<\/b><\/div>\n<div><b>domande pi\u00f9 che offrire risposte. Chiede suggerimenti e indicazioni ai vescovi anche sugli<\/b><\/div>\n<div><b>argomenti di questo nostro dibattito. Allora, proviamo anche noi a offrire qualche modesto<\/b><\/div>\n<div><b>suggerimento: a vostro giudizio, i padri sinodali quali nodi dovrebbero affrontare? E quali<\/b><\/div>\n<div><b>soluzioni teologiche e pastorali potrebbero trovare per affrontare il problema crescente dei<\/b><\/div>\n<div><b>divorziati credenti?<\/b><\/div>\n<div>PERRONI: \u00ablo suggerirei due atteggiamenti di fondo. Il primo pu\u00f2 sembrare paradossale, ma<\/div>\n<div>secondo me sarebbe importante se la Chiesa di Roma, il Papa, chiedesse perdono a tutti quelli che<\/div>\n<div>per questa disciplina della Chiesa hanno sofferto in modo terribile. Sarebbe un atteggiamento di<\/div>\n<div>partenza che ribalta un po&#8217; la prospettiva e, se non altro, accetta di partire dall&#8217;ascolto delle<\/div>\n<div>situazioni reali. Il secondo atteggiamento che chiederei \u00e8 quello di accettare un maggior pluralismo<\/div>\n<div>all&#8217;interno della Chiesa, mettendo in pratica l&#8217;idea stessa di sinodalit\u00e0. Cos\u00ec come succede sul<\/div>\n<div>celibato sacerdotale, che nella stessa Chiesa cattolica, a seconda dei riti (latino oppure orientali) \u00e8<\/div>\n<div>disciplinato diversamente, allo stesso modo si potrebbe provare a fare riguardo al nodo dei<\/div>\n<div>divorziati risposati. Servirebbe anche per mostrare ai membri del popolo di Dio che la Chiesa \u00e8 una<\/div>\n<div>realt\u00e0 differenziata e plurale, e non un monolite tetragono e centralizzato\u00bb.<\/div>\n<div>PETRA: \u00abIn vista del prossimo Sinodo, avrei tre suggerimenti che mi sembra si riferiscano a<\/div>\n<div>questioni fondamentali. In primo luogo, la Chiesa dovrebbe prendere atto che i matrimoni<\/div>\n<div>falliscono. \u00c8 ora di fare i conti con il principio di realt\u00e0, anche perch\u00e9 il contesto sociale porta a una<\/div>\n<div>maggiore fragilit\u00e0 dei rapporti e la Chiesa non pu\u00f2 pi\u00f9 chiudere gli occhi di fronte alle sempre pi\u00f9<\/div>\n<div>numerose crisi matrimoniali. La seconda questione \u00e8 quella della riflessione teologica: come<\/div>\n<div>fronteggiare questa situazione? Quali piste teologiche battere per poter riconoscere, in qualche<\/div>\n<div>modo, i fallimenti matrimoniali, aprendo anche delle prospettive di vita per il futuro alle persone<\/div>\n<div>coinvolte, quindi anche la possibilit\u00e0 di una riammissione all&#8217;Eucaristia e la celebrazione di nuove<\/div>\n<div>nozze. Se non troviamo una soluzione teologicamente consistente, restiamo con le armi spuntate.<\/div>\n<div>Questa riflessione va affrontata dai teologi, sia elaborando modelli che possono derivare<\/div>\n<div>dall&#8217;esperienza di altre Chiese, in particolare quelle orientali, anche se credo che non siano<\/div>\n<div>facilmente trasferibili in Occidente, sia proponendone di nuovi. In questo senso, devono essere<\/div>\n<div>molto ben preparati i contenuti teologici per il Sinodo, devono essere chiesti i contributi teologici,<\/div>\n<div>non soltanto ai &#8220;soliti noti&#8221;, ma anche ad altre persone, indicate specialmente dalle Chiese locali,<\/div>\n<div>dalle associazioni teologiche locali, dalle universit\u00e0. Infine, la terza questione, cio\u00e8 il livello della<\/div>\n<div>cura pastorale. Una volta inquadrato il problema teologicamente, la mediazione pastorale pu\u00f2 anche<\/div>\n<div>articolarsi in maniere diverse, tentando varie sperimentazioni. Al Sinodo bisognerebbe lavorare su<\/div>\n<div>questi tre livelli contemporaneamente: il principio di realt\u00e0, una riflessione teologica approfondita e<\/div>\n<div>seria e il problema della mediazione pastorale. A mio parere, il punto pi\u00f9 delicato \u00e8 quello<\/div>\n<div>teologico, ma penso ci siano risorse per affrontarlo con successo. \u00c8 mai possibile che il Signore non<\/div>\n<div>dia intelligenza alla Chiesa? In tutti i momenti-chiave della storia ha portato intelligenza alla<\/div>\n<div>Chiesa, in modo che essa rispondesse alle sfide che di volta in volta si ponevano. Perch\u00e9 non ora?\u00bb.<\/div>\n<div>SIRBONI: \u00abConfortati dalla prassi orientale e soprattutto dalla certezza che Ges\u00f9 Cristo \u00e8 stato<\/div>\n<div>inviato dal Padre non per i sani ma per i malati, non per condannare ma per salvare ci\u00f2 che era<\/div>\n<div>perduto, sono molti oggi, specialmente dopo i numerosi interventi di papa Francesco sulla<\/div>\n<div>misericordia di Dio, che si chiedono cosa impedisca, dopo una seria valutazione dei singoli casi e<\/div>\n<div>un congruo periodo di vera, sincera e certa penitenza, di riconoscere una seconda unione coniugale,<\/div>\n<div>ancora vivente il primo coniuge e quindi la piena riammissione alla vita della Chiesa, comunit\u00e0 di<\/div>\n<div>feriti risanati dalla grazia, di peccatori pentiti e perdonati dalla divina misericordia. Non si<\/div>\n<div>tratterebbe di riconoscere la pienezza del sacramento nuziale che si realizza soltanto nel matrimonio<\/div>\n<div>unico e indissolubile, ma di riconoscere con un rito liturgico la realt\u00e0 di salvezza costituita da<\/div>\n<div>quell&#8217;unione coniugale, inscritta nella natura umana, che viene prima del sacramento e che, come<\/div>\n<div>dice la stessa preghiera sugli sposi, &#8220;riceve quella benedizione che nulla pot\u00e9 cancellare, n\u00e9 il<\/div>\n<div>peccato originale n\u00e9 le acque del diluvio&#8221;\u00bb.<\/div>\n<div>PIANA: \u00abLa questione dei divorziati risposati, dell&#8217;accesso ai sacramenti e dell&#8217;inserimento pieno<\/div>\n<div>nella comunit\u00e0 cristiana \u00e8 centrale, e spero che i voti formulati da Petr\u00e0 trovino una risposta<\/div>\n<div>positiva. Vorrei aggiungere che esistono anche altre urgenti questioni pastorali di grande portata,<\/div>\n<div>dettate dai profondi cambiamenti culturali e sociali in corso. Ne ricordo solo due che coinvolgono<\/div>\n<div>soprattutto l&#8217;Occidente: il forte incremento dei matrimoni civili, che stanno superando, anche nel<\/div>\n<div>nostro Paese, almeno nelle grandi citt\u00e0 del Nord, il numero di quelli religiosi; e l&#8217;aumento costante<\/div>\n<div>delle convivenze, soprattutto nel mondo giovanile. Sono due fenomeni importanti che non possono<\/div>\n<div>non interpellare la pastorale della Chiesa\u00bb.<\/div>\n<div>ARZUFFI: \u00abA me basterebbe che i padri sinodali affrontassero senza pregiudiziali \u2014 e anche senza<\/div>\n<div>sentirsi vincolati e bloccati dall&#8217;ansia della &#8220;continuit\u00e0&#8221; teologica e giuridica con il passato \u2014<\/div>\n<div>questo tema, in modo da offrire una soluzione, una via di speranza a chi come me vive questa<\/div>\n<div>situazione con sofferenza. Io e tante migliaia di altri credenti come me vogliamo stare ben dentro la<\/div>\n<div>Chiesa, partecipare pienamente e attivamente alla vita ecclesiale, senza sentirci &#8220;tagliati fuori&#8221;,<\/div>\n<div>perch\u00e9, molto spesso, l&#8217;esclusione non \u00e8 diretta e palese, \u00e8 per lo pi\u00f9 &#8220;ovattata&#8221; con altre<\/div>\n<div>motivazioni. Il paradosso pi\u00f9 incomprensibile \u00e8 che questo di noi divorziati risposati sembra essere<\/div>\n<div>l&#8217;unico peccato imperdonabile agli occhi della Chiesa. Qualcuno scherzosamente mi ha suggerito<\/div>\n<div>che, invece di divorziare, avrei potuto ammazzare mia moglie, tanto poi, con una buona<\/div>\n<div>confessione, tutto si sarebbe sistemato. Una provocazione oltre i confini dell&#8217;assurdo, che rivela<\/div>\n<div>per\u00f2 le contraddizioni insite in questo modo di concepire l&#8217;indissolubilit\u00e0 e che mette in discussione<\/div>\n<div>un certo modo di essere Chiesa. \u00c8 importante perci\u00f2 che i padri sinodali diano risposte di speranza e<\/div>\n<div>all&#8217;altezza dei problemi che la contemporaneit\u00e0 pone sul tappeto, che lo si voglia o meno. Anche<\/div>\n<div>perch\u00e9 il potere che Ges\u00f9 ha dato a Pietro, il potere di sciogliere e legare, non lo ha dato per gioco o<\/div>\n<div>per finta. E la Chiesa lo ha esercitato non poche volte, durante il corso della sua storia, e non sempre<\/div>\n<div>a proposito. Quindi anche oggi la Chiesa ha il potere, e il dovere, d\u00ec cambiare prassi rispetto al<\/div>\n<div>passato, adeguandola al vissuto degli uomini della contemporaneit\u00e0. Non dimentichiamo che il<\/div>\n<div>&#8220;genio&#8221; del cristianesimo \u00e8 sempre stato quello di saper incarnare, nel presente e per tutti, il<\/div>\n<div>messaggio di misericordia di Ges\u00f9 di Nazaret. Occorre proseguire in questa sana e tradizionale<\/div>\n<div>&#8220;conversione continua&#8221;, se non vogliamo rischiare dolorose scissioni nel corpo ecclesiale. Divisioni<\/div>\n<div>che ora sono annidate nelle singole coscienze, ma che domani potrebbero esplodere in veri e propri<\/div>\n<div>scismi\u00bb.<\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>.<\/div>\n<div><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una teologia alla altezza delle sfide della famiglia contemporanea In vista del prossimo Sinodo dei Vescovi dedicato alla famiglia vi sono alcune occasioni di dibattito e di approfondimento, che vale la pena di valorizzare. 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