{"id":3381,"date":"2014-01-14T22:40:00","date_gmt":"2014-01-14T21:40:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/tatto-e-liturgia\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:50","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:50","slug":"tatto-e-liturgia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/tatto-e-liturgia\/","title":{"rendered":"Tatto e liturgia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/servitium2013.gif\" style=\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/servitium2013.gif\" \/><\/a><i><\/i><br \/><i><br \/><\/i><i><br \/><\/i><i>Il numero della rivista \u201cServitium\u201d (209\/2013) \u00e8 dedicato al tema del \u201ctoccare il corpo\u201d. Per questo numero ho scritto un breve articolo (pp.50-58), di cui qui pubblico la parte iniziale e alcuni stralci dai paragrafi conclusivi.<\/i><\/p>\n<p><\/p>\n<h2><\/h2>\n<h2>Il toccare nella prassi sacramentale.&nbsp;<\/h2>\n<h2>La cura del tatto per la contingenza della grazia<\/h2>\n<p>\u201cSensus autem non potest esse sine tactu, qui est fundamentum omnium sensuum; unde eo corrupto corrumpitur animal. Organum autem tactus non potest esse corpus aereum, nec aliquod corpus simplex\u201d<\/p>\n<p><span style=\"white-space: pre;\">       <\/span>S. Tommaso d\u2019Aquino, De malo, q. 16 a. 1 co.<\/p>\n<p>La teologia cristiana, nell\u2019assicurare la trasmissione della tradizione, ha potuto in alcuni casi illudersi di poter mediare tanto meglio la relazione con Cristo e con la Chiesa, quanto pi\u00f9 sapesse tenersi lontana dalla dimensione corporea della fede. Questa ricostruzione, molto in voga soprattutto negli ultimi secoli, \u00e8 apparsa del tutto illusoria alla poderosa ripresa che della tradizione ha suggerito e reso necessaria la vicenda traumatica del XIX secolo. In particolare, proprio l\u2019esigenza di \u201cmediare adeguatamente la tradizione rituale\u201d ha condotta la riflessione e la prassi ad una nuova considerazione di quella dimensione elementare e primaria della percezione e della comunicazione, che risiede, propriamente, nel \u201ctoccare\u201d. L\u2019azione del toccare, quell\u2019agire che \u00e8 il tatto, costituisce, gi\u00e0 secondo San Tommaso, il \u201cfondamentum omnium sensuum\u201d. D\u2019altra parte, sempre per Tommaso, l\u2019uomo si distingue dagli altri animali non solo per la \u201cratio\u201d, ma anche per le \u201cmanus\u201d, organi del tatto per eccellenza: intelletto fine e tatto squisito segnano la differenza dell\u2019uomo dalla natura.<br \/>Molte cose sono accadute a partire dalla riscoperta di questa decisiva verit\u00e0. Ci\u00f2 ha avuto una particolare evidenza proprio nella tradizione liturgico-sacramentale. Vorrei provare ad esporre il percorso teorico e pratico di questa \u201crenaissance del tatto\u201d in 7 brevi passaggi: una nuova lettura teorica del \u201ctatto\u201d (\u00a7.1.), che resiste alle evidenze problematiche di un intellettualismo arido (\u00a7.2) e si allea con il riemergere di parole antiche diventate pressoch\u00e9 inaudite (\u00a7.3) ha indotto il sorgere del Movimento liturgico (\u00a7.4) che ha preparato la nuova coscienza del Concilio Vaticano II (\u00a7.5) e la Riforma Liturgica come progetto di una identit\u00e0 ecclesiale corporea e tattile (\u00a7.6), che pu\u00f2 essere conclusivamente tradotta in alcuni esempi (\u00a7.7).<\/p>\n<p>1. La nuova lettura del tactus nel XX secolo<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la Chiesa potesse riappropriarsi della propria tradizione \u201ctattile\u201d, anzitutto nei propri riti sacramentali, \u00e8 stato necessario il configurarsi di un nuovo modo di accedere al \u201ctatto\u201d da parte della cultura. Il tatto, nel XX secolo, viene letto a partire da tre comprensioni \u201cnuove\u201d, che potremmo definire cos\u00ec: il tatto \u00e8 una \u201cazione\u201d (Blondel), il tatto ridefinisce il \u201cfenomeno\u201d (Merleau-Ponty) e infine il tatto struttura un linguaggio originario del soggetto (Wittgenstein). Queste riletture del tatto permettono alla Chiesa di accedere diversamente alle proprie prassi, ai propri fenomeni e al proprio linguaggio. Una Chiesa che diventa attenta all\u2019azione, al fenomeno e al linguaggio si trova costretta ad uscire dagli stereotipi che avevano confinato il tatto in una regione assolutamente secondaria dell\u2019esperienza, da tenere puntualmente sotto controllo da parte di una visione intellettualistica e volontaristica del reale e dell\u2019esperienza dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>2. La resistenza dell\u2019intellettualismo gnostico<\/p>\n<p>L\u2019irruzione di queste nuove sensibilit\u00e0 non \u00e8 stata facile e ancor oggi conosce forme pi\u00f9 o meno consapevoli di resistenza. La prima e pi\u00f9 fondamentale resistenza alla logica originaria del tatto \u00e8 costituita dal tradizionale intellettualismo, che ha comandato buona parte della tradizione riflessiva della Chiesa, almeno in Occidente. Per l\u2019intellettualismo classico tutti e tre questi \u201cnuovi varchi\u201d verso una rilettura fondamentale e originaria del tatto non hanno alcun senso, anzi, spesso sono visti come un pericolo per la tradizione. L\u2019azione, il fenomeno e il linguaggio debbono essere strutturalmente comandati da una volont\u00e0, da una sostanza e da un concetto, che rendono quasi superflua una indagine fondamentale sulle prassi (azioni), sulle forme della realt\u00e0 contingente (fenomeni) e sulle manifestazioni della sua espressione (linguaggi).<br \/>Tuttavia, si deve riconoscere come questo intellettualismo, di cui siamo divenuti tutti vittime negli ultimi secoli, differisce profondamente dall\u2019intellettualismo classico, che possiamo riconoscere operante almeno fino al XIII secolo. In quell\u2019intellettualismo classico, le logiche dell\u2019azione, della contingenza e dell\u2019espressione avevano ancora la possibilit\u00e0 di non strumentalizzare il concreto all\u2019astratto. L\u2019intellettualismo moderno, invece, pretende di \u201csuperare\u201d nel concetto ogni dimensione originaria del rapporto con il reale. In questo modo opera una vera e propria stilizzazione del reale, dell\u2019uomo e di Dio stesso.<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p>5. Il Concilio Vaticano II e il tatto della dottrina<\/p>\n<p>L\u2019ultimo passaggio, ma anche quello per noi decisivo, \u00e8 costituito dal Concilio Vaticano II. La vocazione pastorale di questo Concilio &#8211; che spesso viene evocata (o temuta) sulla base di un pregiudizio profondo circa la natura dei Concili e della Chiesa \u2013 consiste proprio nel riattivare il tatto ecclesiale, ossia le modalit\u00e0 con cui la Chiesa si lascia toccare dalla grazia di Dio e pu\u00f2, a sua volta, annunciare e vivere con tatto questa condizione \u201cgraziata\u201d.<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che muta, con il Concilio Vaticano II, \u00e8 il modo di istituire un rapporto significativo con la tradizione. Il \u201cConcilio pastorale\u201d annuncia, anzitutto, questa grande conversione, con cui la Chiesa vuole lasciarsi \u201ctoccare\u201d, \u201cnutrire\u201d \u201cdissetare\u201d dalla \u201csostanza dell\u2019antica dottrina del depositum fidei\u201d (Giovann XXIII). L\u2019accesso a questa sostanza non pu\u00f2 essere troppo rapido, troppo intellettualistico o volontaristico. Non pu\u00f2 pi\u00f9 fidarsi soltanto di \u201cepitomi\u201d, di \u201csintesi\u201d, di \u201cformule\u201d. Deve accettare la via lunga, piena di tatto e di sensibilit\u00e0 da riattivare, dell\u2019ascolto della parola, della celebrazione del culto, della relazione ecclesiale e del rapporto con la pluralit\u00e0 misteriosa del mondo. Non pu\u00f2 sostituire queste esperienze tattili e sensibili con formule catechistiche, con precetti cultuali, con sequenze di diritti\/doveri o con messe in guardia da errori. Per questo stile minimale il tatto rimane superfluo; per quello stile integrale il tatto risulta decisivo. Questo \u00e8 il \u201ctatto della dottrina\u201d che il Concilio Vaticano II ha profeticamente inaugurato. E papa Francesco \u00e8 \u201cfiglio del Concilio\u201d anzitutto perch\u00e9 attento, direi strutturalmente, all\u2019esercizio del tatto come mediazione originaria della tradizione.<\/p>\n<p>6. La Riforma Liturgica e il compito di una ecclesia come corpus e come tactus<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che il Concilio ha pensato, in generale, per l\u2019aggiornamento in termini di \u201csvolta pastorale\u201d, ha preso la sua figura pi\u00f9 lampante (e forse anche pi\u00f9 fraintesa) nella vita liturgica della Chiesa. Al centro di questa svolta sta l\u2019idea, semplice ma rivoluzionaria, che supera l\u2019ideologia clericale in liturgia. La liturgia \u00e8 \u201cazione di tutta la Chiesa\u201d, del capo e del corpo, e questo comporta che tutta l\u2019assemblea possa percepirsi come \u201ccelebrante\u201d. Questo \u00e8 il grande fine di tutta la Riforma Liturgica: attivare una forma di partecipazione diversa da quella assunta come normale (e normativa) per molti secoli, la quale delegava la celebrazione al \u201csacerdote\u201d e lasciava all\u2019assemblea la semplice \u201cmuta assistenza\u201d.<br \/>Come \u00e8 ovvio (ma non ancora scontato), questo cambiamento si \u00e8 manifestato sul piano rituale, ma deriva da un mutamento di prospettiva ecclesiale, spirituale, dogmatica e pastorale del tutto decisiva. E deve essere elaborata anzitutto con un nuovo canone del tatto e del contingente. Nella Riforma Liturgica anzitutto \u00e8 il canone tattile a mutare: a tutte le regole e gli scrupoli del \u201ccanone del tatto sacerdotale\u201d, tanto elaborato da Trento in poi, \u00e8 occorso (e occorre) sostituire un \u201ccanone del tatto ecclesiale\u201d, che rimette in gioco il ruolo di tutti: della presidenza, dei ministeri e della assemblea. Ognuno ha da lasciarsi toccare e da toccare gli altri e l\u2019Altro. E ci\u00f2 che prima funzionava da sostitutivo deve essere ora ripensato e rielaborato coralmente e pluralmente. Questo \u00e8 oggi il versante pi\u00f9 critico della Riforma Liturgica, al quale non si pu\u00f2 certo rispondere regredendo al tatto squisito (in potenza), ma solipsistico (di fatto) della messa tridentina. E non basta neppure che il \u201ccanone classico\u201d venga sostituito soltanto da un \u201cnuovo lessico\u201d.<\/p>\n<p>7. Alcuni esempi conclusivi: il tatto iniziatico, la cura nel guarire, la sana tradizione del servire.<\/p>\n<p>Tutto quanto ho cercato di rievocare in queste grandi tappe oggi sta di fronte ad ogni cristiano, ad ogni comunit\u00e0 e all\u2019intera Chiesa cattolica come un grande dono e come un compito non meno grande. Possiamo individuare le linee pi\u00f9 significative di questo grande disegno in tre punti fondamentali:<\/p>\n<p>a) In primo luogo il \u201ctoccare\/essere toccati\u201d \u00e8 una delle forme con cui accettiamo la natura \u201ciniziatica\u201d della fede celebrata. Potremmo quasi dire che per accedere alla corretta comprensione della \u201ciniziazione cristiana\u201d dovremo elaborare un \u201ccanone del tatto\u201d all\u2019altezza della nostra epoca e della nostra cultura. In particolare la sequenza del battezzare, cresimare e celebrare l\u2019eucaristia domenicale dovrebbe assumere la forma normale\/normativa di un \u201ctatto ecclesiale\u201d, capace di uscire da quei surrogati concettuali e\/o valoriali che, sotto le insegne della verit\u00e0 e del dovere, fanno trasparire la ferma ed ostinata determinazione a non farsi toccare dal reale, a rifiutare il contingente.<\/p>\n<p>b) In secondo luogo il \u201ctoccare\/essere toccati\u201d ha a che fare con la tradizione antica e moderna della guarigione cristiana. Dobbiamo riconoscere che il peccato grave e la malattia grave non hanno solo bisogno del tatto che la grazia assicura a chiunque viva queste condizioni di crisi, ma anche della elaborazione di un linguaggio del tatto adeguato al penitente e al malato. Su questo fronte il tatto \u00e8 del tutto decisivo e tuttavia resta spesso assai trascurato. La mano toccata al morente\/sofferente, la mano imposta al peccatore perdonato, l\u2019abbraccio di riconciliazione o la mano stesa sulla sofferenza dell\u2019altro sono le forme pi\u00f9 elementari e pi\u00f9 potenti non solo dell\u2019annuncio del Risorto sul sofferente\/peccatore, ma della presenza del Risorto nel peccatore che si converte e nel malato che non dispera.<\/p>\n<p>c) In terzo luogo il \u201ctoccare\/essere toccati\u201d ha a che fare con l\u2019esercizio del servizio all\u2019amore e alla generazione che si esercita nel ministero ecclesiale e nel sacramento del matrimonio. Forse in questi casi, soprattutto, la considerazione del \u201cprimato del tatto\u201d pu\u00f2 consentire &nbsp;alle forme storiche dell\u2019ordine\/matrimonio di valorizzare al meglio l\u2019elemento profetico e vitale di queste istituzioni, lasciando cadere quegli irrigidimenti dogmatico-disciplinari che sono il segno classico di una tradizione che non sa pi\u00f9 comunicare la verit\u00e0 perch\u00e9 non sa lasciarsene toccare.<\/p>\n<p><\/p>\n<div><\/div>\n<p><\/p>\n<div style=\"-webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; orphans: auto; text-align: start; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;\">Insomma: se la verit\u00e0 non \u00e8 toccante, \u00e8 una povera verit\u00e0, \u00e8 semplicemente un sistema di autodifesa. Se la verit\u00e0 non \u00e8 contingente, proprio in virt\u00f9 della sua assolutezza, \u00e8 solo una povera menzogna, una mancanza di pudore.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il numero della rivista \u201cServitium\u201d (209\/2013) \u00e8 dedicato al tema del \u201ctoccare il corpo\u201d. 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