{"id":3373,"date":"2014-03-11T09:36:00","date_gmt":"2014-03-11T08:36:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/4-domande-e-4-risposte-sulle-critiche-di-de-mattei-a-kasper\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:50","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:50","slug":"4-domande-e-4-risposte-sulle-critiche-di-de-mattei-a-kasper","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/4-domande-e-4-risposte-sulle-critiche-di-de-mattei-a-kasper\/","title":{"rendered":"4 domande e 4 risposte sulle critiche di De Mattei a Kasper"},"content":{"rendered":"<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><\/div>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><\/div>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Kasper.jpg\" style=\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"><\/a><img decoding=\"async\" alt=\"Kasper.jpg\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Kasper.jpg\" \/><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/De-Mattei.png\" style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" alt=\"De-Mattei.png\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/De-Mattei.png\" \/><\/a><\/div>\n<p><b><br \/><\/b><b><br \/><\/b><b><br \/><\/b><b><br \/><\/b><b><br \/><\/b><b><br \/><\/b><b><br \/><\/b><b><br \/><\/b><b><br \/><\/b><\/p>\n<h2><b>Alcuni chiarimenti ulteriori&nbsp;<\/b><\/h2>\n<p><i><br \/><\/i><i>Il post precedente, dedicato alla confutazione delle principali critiche di De Mattei a Kasper, \u00e8 stato ripreso dal blog di Matias Aug\u00e9. Tra i commenti su quel blog Sergio Meligrana ha formulato 4 domande, alle quali rispondo volentieri qui sotto:<\/i><\/p>\n<p>Gentile Prof. Aug\u00e8, ci sono alcuni punti in questo intervento che mi piacerebbe il prof. Grillo chiarisse:<\/p>\n<p>1) Fino a che punto possiamo contare sulla la distinzione tra contenuto della Dottrina e forma linguistico espressiva della stessa, tenendo conto che la lingua non \u00e8 un mero rivestimento ma incide sulla formnulazione stessa del pensiero;<\/p>\n<p><i>A questa prima questione bisogna rispondere &nbsp;in due passaggi. In primo luogo bisogna considerare che la distinzione, che \u00e8 stata introdotta autorevolmente da papa Giovanni XXIII in apertura del Concilio Vaticano II, recepisce quella sensibilit\u00e0 che abbiamo imparato a chimare &nbsp;&#8220;svolta linguistica&#8221;. Con essa si intende, appunto, una nuova consapevolezza del ruolo del linguaggio, non riducibile alla funzione di mero strumento. Ci\u00f2 comporta, necessariamente, un grande affinamento della dottrina. La nuova coscienza linguistica ci chiede di interrogarci sulla \u201cnatura della dottrina\u201d. Questa nuova coscienza pu\u00f2 condurre a diverse conclusioni. In questo caso &#8211; ed \u00e8 questo il secondo passaggio &#8211; mi pare che la distinzione tra sostanza e rivestimento, che non deve essere pensata in forma metafisica, voglia proprio sottolineare il debito che le nostre dottrine sul matrimonio hanno dovuto scontare rispetto ai linguaggi con cui sono state formulate. Pretendere che talune formulazioni linguistiche, elaborate in contesto giuridico romano o nell\u2019impatto tra impero e nuovi popoli del nord, possano definitivamente condizionare il nostro approccio alla verit\u00e0 di fede circa il matrimonio mi pare un punto ancora da elaborare e da acquisire nelle sue conseguenze dottrinali e pastorali. Proprio perch\u00e9 il linguaggio \u00e8 sostanza, non possiamo far dipendere la sostanza da un linguaggio troppo angusto e datato, nel quale la Parola di Dio non riesce a respirare.&nbsp;<\/i><\/p>\n<p>2) Poich\u00e8 i vizi umani sul \u201cconsenso\u201d che determinano la inesistenza dell\u2019unione sono a monte, e in questo caso non c&#8217;\u00e8 mai stata vera unione ma solo apparenza di matrimonio, mentre nessun vizio sorto dopo l&#8217;unione ne pu\u00f2 viziare l&#8217;unione, come si esce da un matrimonio fallito per motivi ex post?<\/p>\n<p><i>La formulazione di questa domanda, ossia il modo con cui viene interrogata la realt\u00e0, mi sembra il frutto del condizionamento di linguaggi troppo angusti rispetto alla esperienza che cercano di mediare e di rendere comprensibile e gestibile. Abbiamo costruito una macchina teorica in cui, per salvaguardare la irrevocabilit\u00e0 della azione di Dio, abbiamo concentrato la rilevanza di ci\u00f2 che \u00e8 umano solo all&#8217;inizio, tra le condizioni di possibilit\u00e0. Ma non tutto torna, gi\u00e0 quando il mondo romano ha dovuto confrontarsi con la sensibilit\u00e0 &#8220;barbarica&#8221;. La rilevanza della consumazione per la indissolubilit\u00e0 costituisce, gi\u00e0 in quanto tale, la ammissione di un ex post rispetto al consenso. Il mondo antico e medioevale poteva accontentarsi della manifestazione del consenso sullo &#8220;jus in corpus&#8221; e poi dell&#8217;esercizio di questo stesso jus in vista della generazione. Da quando, per\u00f2, \u00e8 entrata nella esperienza delle persone la soggettivit\u00e0 di una libera coscienza, il sentimento dell&#8217;amore e il &#8220;bonum coniugum&#8221;, quei concetti originari non sono pi\u00f9 sufficienti n\u00e9 a spiegare il matrimonio, n\u00e9 a rimediare al suo fallimento. Su questo dobbiamo essere coraggiosi e intelligenti nel saper obbedire in modo nuovo al Vangelo di sempre.<\/i><\/p>\n<p>3) Riconoscere un fatto implica anche &#8220;giudicarne&#8221; la coerenza col Vangelo: come pu\u00f2 un fatto diventare sorgente di un diritto nella Chiesa, quando esso \u00e8 in contrasto con la Parola del Signore?<br \/><i><br \/><\/i><i>Questa terza domanda \u00e8 molto utile perch\u00e9 permette di portare alla luce una distorsione assai pericolosa nella mentalit\u00e0 di fede. Presupporre che, in campo matrimoniale, i &#8220;fatti&#8221; siano ammissibili solo se &#8220;coerenti con il Vangelo&#8221; \u00e8 un modo di inibirsi la visione di interi mondi di esperienza, di storia, di dolore e di gioia. Le storie delle coppie non sono applicazioni di modelli astratti, ma difficili cammini di realizzazione della comunione, sotto la Parola di Dio, ma anche esposti allo scacco e sempre aperti ad esiti molto diversi da quanto i singoli membri della coppia o della famiglia avevano potuto comprendere, di s\u00e9 o dell&#8217;altro. Queste storie, di fronte a una mentalit\u00e0 massimalista, che apprezza solo il &#8220;bene massimo&#8221;, non hanno alcuna rilevanza, anzi risultano semplicemente inesistenti. Che un fatto sia in contrasto con la Parola del Signore non pu\u00f2 essere oggetto di un giudizio semplicemente a priori. Ci\u00f2 che &#8220;Dio ha unito&#8221; non pu\u00f2 essere semplicemente una evidenza oggettiva priva di profondit\u00e0 personale e di vissuto storico. Per questo dobbiamo riconoscere che la teologia del matrimonio subisce un grande approfondimento dopo Dignitatis Humanae. La storia della libert\u00e0 della coscienza, che elabora soggettivamente e personalmente il consenso e l&#8217;unione sessuale con l&#8217;altro, pu\u00f2 e deve trovare una nuova identit\u00e0. Dire ci\u00f2 con il linguaggio della ontologia non \u00e8 pi\u00f9 una necessit\u00e0 che discenda dal Vangelo. Qui, mi pare, vediamo molto chiaramente come &#8220;essere una sola carne in Cristo&#8221; richieda un affinamento dei linguaggi e delle forme istituzionali, che tenga conto di un rapporto tra teologia e antropologia, in un contesto che non deve essere giudicato pi\u00f9 povero, ma pi\u00f9 ricco. Anche di fronte ai vissuti delle coppie, dobbiamo evitare di essere profeti di sventura, idealizzando il passato e sfiduciando il futuro. Come dice papa Francesco, ogni idealizzazione \u00e8 sempre una forma di aggressione&#8230;<\/i><\/p>\n<p>4) Il cammino penitenziale richiede da un lato la consapevolezza di aver peccato e dall&#8217;altro la volont\u00e0 di uscire dalla situazione di peccato: come conciliarlo con l&#8217;idea della legittimit\u00e0 di una seconda unione vivente ancora il precedente coniuge?<\/p>\n<p><i>Senza dubbio un itinerario penitenziale riposa sulla coscienza di dover accedere ad una conversione, profonda e importante, che riguarda il proprio essere. Ma la impostazione classica, che brilla nella formulazione della domanda, trova una soluzione soltanto nella &#8220;reversibilit\u00e0&#8221; della condizione di sofferenza: abbandono della seconda unione e ritorno al coniuge legittimo. Ci\u00f2 nondimeno, la vita di molti uomini e di molte donne, attraversata dal peccato e dalla grazia, sa che questo per loro non \u00e8 pi\u00f9 possibile. Come possiamo chiedere ai soggetti cristiani ci\u00f2 che non \u00e8 pi\u00f9 possibile? In molte circostanze, non il bene massimo, che non \u00e8 pi\u00f9 possibile, ma il bene possibile, che \u00e8 forse solo il &#8220;male minore&#8221;, diventa l&#8217;unico modo concreto con cui coloro che nel matrimonio hanno trovato soltanto una forma pi\u00f9 acuta di solitudine, possano rimediare a questa condizione. Possiamo forse applicare anche a loro la ipotesi di un &#8220;nuovo inizio&#8221;, perch\u00e9 anche per loro vale il principio secondo cui &#8220;non \u00e8 bene che l&#8217;uomo sia solo&#8221;. Il precedente coniuge vive, ma il primo matrimonio non vive pi\u00f9: questo fatto amaro di morte, che ha bisogno di complesse forme di elaborazione del lutto, a livello non solo individuale ma ecclesiale, dobbiamo trovare il coraggio e l\u2019intelligenza di riconoscere per ci\u00f2 che \u00e8, come una esperienza reale e concreta, che riguarda i soggetti battezzati, e dalla quale possono e debbono discendere, anche per loro, diritti e doveri, non solo di fronte al mondo, ma anche nella comunit\u00e0 ecclesiale. Se i divorziati risposati non perdono la comunione ecclesiale, come ha storicamente affermato &#8220;Familiaris Consortio&#8221;, essi devono poter trovare un tempo e un luogo nel quale celebrare anche sacramentalmente, e senza doversi nascondere, questa loro comunione, che non esclude, ma include la loro nuova unione. Senza alcuna fretta, ovviamente, ma anche senza nuove o antiche ipocrisie.&nbsp;<\/i><\/p>\n<div><\/div>\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alcuni chiarimenti ulteriori&nbsp; Il post precedente, dedicato alla confutazione delle principali critiche di De Mattei a Kasper, \u00e8 stato ripreso dal blog di Matias Aug\u00e9. 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