{"id":3372,"date":"2014-03-15T00:02:00","date_gmt":"2014-03-14T23:02:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-passo-avanti-di-walter-kasper\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:49","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:49","slug":"il-passo-avanti-di-walter-kasper","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-passo-avanti-di-walter-kasper\/","title":{"rendered":"Il passo avanti di Walter Kasper"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\">\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/guitton-home1.jpg\" style=\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/guitton-home1.jpg\" height=\"320\" width=\"248\" \/><\/a><\/div>\n<h2><b>Teologicamente parlando, ci\u00f2 che Kasper propone \u00e8 un passo avanti.&nbsp;<\/b><\/h2>\n<h2><b>Approccio tradizionale e finzione retorica in Juan Jos\u00e9 Perez Soba&nbsp;<\/b><\/h2>\n<p>La recensione critica del testo del Cardinale Walter Kasper, che J. J. Perez Soba ha proposto sul Foglio del 7 marzo 2014, contiene una tesi del tutto classica, che viene tuttavia argomentata mediante l&#8217;esercizio virtuosistico di una grande finzione. Il &#8220;grande bluff&#8221;, che in modo piuttosto ingeneroso e sommario Perez Soba attribuisce a G. Cereti e alla sua ricerca sul divorzio nel mondo antico &#8211; ma che, indirettamente, riferisce anche allo stesso Kasper &#8211; si rivela gradualmente, ma irrimediabilmente, come l&#8217;elemento dominante nel cuore del suo stesso testo.<br \/>Prima di proporne una analisi accurata, vorrei per\u00f2 precisare che, contrariamente a quanto fa Perez Soba nei confronti di Kasper, avanzando l&#8217;accusa grave e del tutto ingiustificata di &#8220;disonest\u00e0 intellettuale&#8221;, da parte mia non ipotizzo affatto che il discorso di Perez Soba sia basato su una intenzione disonesta. Esso invece cade vittima di quello che potremmo chiamare un &#8220;eccesso di onest\u00e0&#8221;. Da un lato, infatti, \u00e8 del tutto evidente che egli intende restare fedele ad una lettura assolutamente classica della dottrina del matrimonio; ma dall&#8217;altro egli lavora con una ardita finzione retorica, per tentare, onestamente, di presentare la indissolubilit\u00e0 &#8211; compresa in modo rigidamente classico &#8211; come l&#8217;unica forma possibile di vera misericordia verso i coniugi.<br \/>\u00c8 ovvio, perci\u00f2, che se, con una argomentata esposizione, si tenta di dimostrare che l&#8217;unica vera ed evangelica misericordia \u00e8 garantita soltanto dalla salvaguardia intransigente della disciplina pi\u00f9 classica della indissolubilit\u00e0 &#8211; che non riconosce n\u00e9 crisi della famiglia, n\u00e9 individualismo moderno, n\u00e9 famiglia mononucleare n\u00e9 crisi della generazione, n\u00e9 trasformazione dell&#8217;intimit\u00e0 &#8211; ogni altro senso di misericordia viene fatto passare come una patente ingiustizia, da respingere senza esitazione.<br \/>Se da parte sua Kasper chiede misericordia per la ingiustizia che si produce in una recezione classica della disciplina della indissolubilit\u00e0, quando venga applicata in modo rigido alle mutate forme di vita e di cultura attuali, Perez Soba vuole invece dimostrare l&#8217;esatto contrario: sarebbe Kasper che, volendo sospendere l&#8217;accezione classica di indissolubilit\u00e0, genererebbe una condizione di grave ingiustizia e di mancanza di misericordia!<br \/>Ridotta al suo scheletro, \u00e8 qui evidente che la forma argomentativa di Perez Soba \u00e8 retorica, \u00e8 sofistica, quasi avvocatesca: produce un certa soddisfazione, senza dubbio, ma non perch\u00e9 risolve il problema, ma perch\u00e9 semplicemente cerca di negarlo proprio come problema. <br \/>Perci\u00f2 vorrei cercare di mostrare pi\u00f9 nel dettaglio in qual modo, pur con tutta la onest\u00e0 di cui si \u00e8 capaci, quando si esaspera il rapporto intrinseco tra misericordia e indissolubilit\u00e0, si blocca il sistema teologico e pastorale e ci si convince di vivere nel migliore dei mondi (e delle chiese) possibili. Per un eccesso di misericordia, si \u00e8 dispensati dall&#8217;esercitare misericordia. \u00c8 il sistema dottrinale e disciplinare che garantisce tutto il meglio. Qui sta la fragilit\u00e0 dell&#8217;argomento proposto da Perez Soba. E&#8217; una sorta di &#8220;argomento ontologico&#8221;, applicato al matrimonio, che prescinde totalmente dalla natura e dalla cultura, e propone incautamente un matrimonio ridotto a &#8220;sola gratia&#8221;, che dispensa dal prendersi cura dei soggetti, naturalmente e culturalmente implicati in esso. E&#8217; un matrimonio massimalista, che pu\u00f2 diventare facilmente disumano. Perez Soba si scandalizza per il fatto che Kasper abbia compreso il problema contemporaneo, distraendosi dal concetto classico di vincolo. Io mi stupisco, invece, del fatto che amplificando a dismisura la disciplina del vincolo, Perez Soba riesca a immunizzarsi totalmente da ogni novit\u00e0 proposta dalle questioni teologiche ed esistenziali, che l&#8217;ultimo secolo ha sollevato potentemente davanti alla Chiesa.<br \/>A suo tempo, la scoperta del nuovo continente americano non ha cambiato la soteriologia, ma le ha dato nuovi linguaggi, nuovi orizzonti e una coscienza pi\u00f9 fine. La pi\u00f9 recente scoperta del continente &#8220;sentimento&#8221; e &#8220;bene dei coniugi&#8221; ha iniziato a cambiare il linguaggio della teologia del matrimonio. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec difficile pensare in questa direzione? \u00c8 forse necessario venire, teologicamente e antropologicamente, &#8220;dalla fine del mondo&#8221;? Pu\u00f2 forse capire queste cose solo un &#8220;americano&#8221;?<\/p>\n<p>&nbsp;<b>A) Misericordia e giustizia: una tensione non riducibile&nbsp;<\/b><\/p>\n<p>Fin dall&#8217;inizio Perez Soba, molto onestamente, non nasconde la carta che vuol giocare come proprio &#8220;asso&#8221;. Non lo tiene nella manica, ma lo cala subito sul tavolo. Cosi vuole farci leggere un Kasper che sembra concordare con lui. Questo \u00e8 il suo primo artificio da avvocato. Far pronunciare a Kasper stesso quella tesi con cui il suo contestatore pretenderebbe di smontarlo e di confutarlo. \u00c8 una idea brillante, di sicuro effetto, ma costringe Perez Soba a forzare la fonte e tutto quello che ne segue risulta compromesso da questa forzatura e in linea con essa. Lo schema paradossale del ragionamento appare chiaro fin dalla prima battuta. &#8220;Talvolta negare la misericordia \u00e8 l&#8217;unico modo di difenderla dalle sue adulterazioni&#8221;. L&#8217;unico modo di affermare la misericordia sarebbe quello di &#8230;negarla. Lo dice, anzi lo direbbe, lo stesso Kasper! Che per\u00f2, da parte sua, non si permette mai di definire la condizione dei divorziati risposati come &#8220;attentato alla dignit\u00e0 umana&#8221;, come fa due righe sotto lo stesso Perez Soba. Con questa logica sofistica e avvocatesca, unita ad un approccio difensivo verso la realt\u00e0, Perez Soba rilegge con molta forza alcune espressioni del magistero di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, cercando di riportarle sul suo terreno. Ma, ahim\u00e9, dimentica che non si possono citare le frasi fuori del loro contesto, senza rischiare di fraintenderle molto gravemente. Vorrei fare solo un esempio: quando egli cita il parallelo tra monotesimo e monogamia, proposto nella enciclica &#8220;Deus Caritas est&#8221; da papa Benedetto, trascura il fatto, decisivo, che mentre papa Benedetto, con finezza, propone una relazione &#8220;iconica&#8221; e &#8220;analogica&#8221; &nbsp;tra monoteismo e monogamia, Perez Soba ne propone una relazione causale e deduttiva. Se la prima relazione pu\u00f2 essere illuminante, la seconda rischia di essere solo opprimente.<\/p>\n<p><b>&nbsp;B) Indissolubilit\u00e0 e tradizione ecclesiale: una pretesa esagerata<\/b><\/p>\n<p>Tuttavia, quando la tesi prende corpo, il sofisma diventa pi\u00f9 evidente e si fa molto pi\u00f9 pericoloso. Se infatti si lega la tradizione della misericordia alla comprensione pi\u00f9 classica del matrimonio, allora si elimina ogni spazio di manovra per l&#8217;esercizio di quella misericordia che non sia identifica immediatamente con una teoria del vincolo, del consenso, della consumazione e degli effetti, tutti concetti che oggi, per l&#8217;appunto, sono messi a dura prova dalla realt\u00e0. Ma il &#8220;sistema&#8221; di Perez Soba \u00e8 rigorosamente blindato. Siccome a priori, per grazia, egli ha desunto che la dottrina si identifica con una disciplina e con un linguaggio immutabili, e siccome la dottrina \u00e8 annuncio pieno e sufficiente di misericordia, la disciplina, presa cos\u00ec come \u00e8, garantisce la misericordia necessaria, assicura tutta la misericordia di cui abbiamo bisogno! Ogni deviazione disciplinare, in un tale sistema blindato, nega subito la dottrina ed \u00e8 dunque da proscrivere senza discussione e quasi con tono di rimprovero.<br \/>La questione, qui, \u00e8 duplice. Da un lato Perez Soba dipende pesantemente da una visione della dottrina non aggiornata, di cui parler\u00f2 tra un attimo; dall&#8217;altro presenta una lettura del matrimonio troppo semplice, quasi semplicistica. Nel matrimonio, come sappiamo da molti secoli, la natura e la cultura mediano l&#8217;accesso alla grazia, la quale suppone la natura e la cultura, per perfezionarle. Ma tale perfezionamento non avviene con la imposizione, bens\u00ec con la misericordia. Cos\u00ec, il discorso che oggettiva in modo troppo diretto, istituzionale, disciplinare, la misericordia, finisce necessariamente, <i>iuxta propria sua principia<\/i>, con lo smarrire ogni necessit\u00e0 di misericordia. La misericordia, in questa costruzione astratta, essendo totalmente garantita da un Dio ridotto non solo a dottrina, ma a disciplina, e perci\u00f2 non avendo lacune di sorta, ha il vantaggio di identificarsi letteralmente con la disciplina, ma produce il grave svantaggio di diventare formale e &#8220;senza cuore&#8221;. Quando perde il pudore del limite e la coscienza della vulnerabilit\u00e0, per eccesso di pretesa divina, la teologia che si irrigidisce nelle proprie certezze disciplinari rischia di scivolare facilmente nel giustificare un pensiero disumano e una prassi indifferente. E lo dico con il massimo rispetto per le intenzioni di Perez Soba, del quale non metto in dubbio la buona intenzione, contrariamente a quello che lui fa con Kasper. D&#8217;altra parte in teologia, la proporzione tra intenzione, percorso e conclusioni \u00e8 troppo delicata per essere garantita solo da una giusta apertura di credito.<\/p>\n<p><b>&nbsp;C) La radicale opposizione tra dottrina e pastorale: l&#8217;oblio del Vaticano II<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;Come dicevo, &nbsp;il sofisma costruito abilmente da Perez Soba pu\u00f2 funzionare solo nell&#8217;orizzonte di una rigida e implacabile distinzione tra dottrina e pastorale. E qui compare, di nuovo, come gi\u00e0 nel testo di De Mattei comparso sul Foglio contestualmente alla relazione di Kasper, l&#8217;ombra di una radicale resistenza al Concilio Vaticano II. Perez Soba cita alcune volte il Concilio, soprattutto GS, ma dimentica totalmente e irrimediabilmente &nbsp;l&#8217;orizzonte &#8220;pastorale&#8221; del concilio, che \u00e8, appunto, riformulazione del <i>depositum fidei<\/i> secondo linguaggi nuovi. Questo punto, nella logica di Perez Soba, non solo \u00e8, ma deve essere dimenticato, rimosso, cancellato, negato. Kasper lavora precisamente su questo intelligente e coraggioso crinale, che Perez Soba dimostra di non poter accettare teoricamente. Solo cos\u00ec si pu\u00f2 capire la durezza dei giudizi con cui egli si rivolge al Cardinale, quasi facendo economia di rispetto e prendendolo metaforicamente per il bavero.<br \/>Tra questi giudizi esasperati e risentiti, trapela anche un altro passaggio avvocatesco: dire a Kasper di non essere aggiornato su Familiaris consortio, e di rivendere studi da lui scritti prima, negli anni 70, mi sembra francamente piuttosto curioso, se la critica \u00e8 mossa da parte di chi non \u00e8 aggiornato nel modo di pensare il rapporto tra dottrina e disciplina e legge anche il Vaticano II come se avesse di fronte canoni di condanna tridentini. Qui avrei preferito una maggiore cautela nel giudizio e una migliore attenzione al contesto. Altrettanto avrei preferito che il teologo moralista non infarcisse il suo testo di riferimenti a papa Francesco del tutto contraddittori con l&#8217;intento che persegue. Perez Soba non nasconde, infatti, di preferire a una chiesa incidentata perch\u00e9 si mette in gioco, una chiesa sicura, che non si sporca le mani&#8230;Egli utilizza le affermazioni di papa Francesco in modo squisitamente sofistico. Esemplare \u00e8 questo passaggio: egli cerca di mettere Kasper contro Francesco, attribuendo a Francesco, una frase giusta, ma con un significato capovolto. \u00c8 vero che papa Framcesco ha detto che il Sinodo non vuol cambiare nulla della dottrina, ma Francesco, diversamente da Perez Soba, ha detto che il Concilio \u00e8 un evento irreversibile e dunque sa bene che la differenza tra sostanza e rivestimento, che fonda il Concilio e lo giustifica, non pu\u00f2 essere messa in dubbio o dimenticata. Ci\u00f2 che Kasper propone \u00e8 una riformulazione della dottrina del vincolo, non la sua negazione. Dispiace vedere usato retoricamente e sofisticamente ci\u00f2 che, sia sulla bocca del papa che su quella del cardinale, meriterebbe un approccio meno disinvolto e avvocatesco.<\/p>\n<p><b>&nbsp;D) Il Sinodo e le questioni dottrinali: un fraintendimento decisivo&nbsp;<\/b><\/p>\n<p>In ultima analisi, considero molto interessante ci\u00f2 che Perez Soba deduce dalla sua errata interpretazione. Accusando Kasper di disonest\u00e0 &#8211; cosa che, pi\u00f9 la leggo, pi\u00f9 mi pare davvero difficile da comprendere e da giustificare &#8211; egli dice che se la vera intenzione del Cardinale \u00e8 quella di mutare la dottrina tradizionale, questo dovrebbe essere un compito demandato al confronto tra teologi e pastori e a luoghi di maggiore impegno, non potendo essere svolto da un Sinodo dei Vescovi. La impressione che Perez Soba lavori con fonti troppo unilaterali qui viene potentemente confermata.<br \/>I bravi e onesti teologi, che prepararono gli schemi ecclesiologici prima del Concilio Vaticano II, possono oggi trovare, in Perez Soba, una insperata difesa d&#8217;ufficio postuma. Se si fosse proceduto con questo criterio, che Perez Soba considera tanto evidente e stringente, e la cui dimenticanza rimprovera duramente a Kasper, che cosa avrebbe potuto fare il Concilio in termini di rinnovamento e aggiornamento? Eppure il Concilio, gi\u00e0 50 anni fa e non tra 50 anni, ha avuto la forza di rifiutare quegli schemi onesti e ben preparati secondo la dottrina &#8220;acquisita&#8221; e di pensare molto pi\u00f9 in grande, facendo propria una determinazione netta, affinch\u00e9 la dottrina, senza essere mutata nella sostanza, fosse profondamente riformulata nel suo rivestimento, nel suo linguaggio, nella sua forma, nella sua disciplina.<br \/>Chi potrebbe impedire al Sinodo, assumendo precisamente questa prospettiva pastorale in senso alto &#8211; la sola capace di salvaguardare con intelligenza e coraggio la continuit\u00e0 nella differenza &#8211; di valorizzare una accezione di misericordia non totalmente assicurata e assorbita dalla disciplina vigente? Che cosa accadrebbe se il Sinodo assumesse un orizzonte diverso da questa strana formula che Perez Soba vorrebbe imporre a noi e allo stesso Sinodo: &#8220;extra disciplina nulla misericordia&#8221;? &nbsp;Perch\u00e9 mai il tono del teologo morale diventa proprio qui cos\u00ec aspro e tanto agitato?<br \/>Ecco, a me pare che il duplice atteggiamento che onestamente Perez Soba propone, con la sua pretesa di identificare indissolubilit\u00e0 e misericordia, monogamia e monoteismo, finisca per perdere la parte invisibile della misericordia, ossia la profondit\u00e0 e la ricchezza trinitaria della misericordia. Una misericordia troppo monoteistica pu\u00f2 sempre rivelarsi violenta, anche nelle mani pi\u00f9 oneste. Essa vuole sempre affermare il bene massimo, e per\u00f2 genera condizioni di esperienza e di vita che risultano senza speranza e senza cuore. Il temperamento trinitario del monotesimo \u00e8 l&#8217;orizzonte nel quale il male minore \u00e8 la soluzione pi\u00f9 conveniente, quando il bene massimo genera un male maggiore. La sapienza ecclesiale non pu\u00f2 privarsi di questa finezza prudenziale e penitenziale. Generando e spirando, il Padre non \u00e8 l&#8217;assoluto, ma il pieno di relazione, il ricco di misericordia. Kasper, che \u00e8 consapevole di tutto questo, ha iniziato onestamente e coraggiosamente con un deciso passo in avanti in questa direzione. Perez Soba tenta teologicamente una difesa ad oltranza della immutabilit\u00e0 della disciplina, confondendola per\u00f2 con la immutabilit\u00e0 della dottrina. Pur citando molto il Concilio e <i>Familiaris consortio<\/i>, egli resta piantato in una chiesa intesa come &#8220;<i>societas perfecta<\/i>&#8220;, nella quale misericordia e disciplina possono identificarsi a priori, una chiesa che resta troppo fissata sul monoteismo e poco interessata alle dinamiche e differenziazioni trinitarie.<br \/>Nella migliore delle ipotesi, la posizione di Perez Soba \u00e8 un restare fermi.<br \/>Nella peggiore \u00e8 un pericoloso passo indietro.<br \/>Una ermeneutica trinitaria della misericordia non pu\u00f2 dare il proprio assenso a questa nuova formulazione, onesta ma sofistica, della vecchia idea di <i>ecclesia<\/i> come <i>societas perfecta<\/i>. In una tale chiesa il problema dei divorziati risposati \u00e8 risolto in radice, perch\u00e9 \u00e8 negato. In questi casi a me pare che la teologia, quando in tutta onest\u00e0 tenta di negare i problemi che affliggono centinaia di migliaia di uomini e donne, dicendo che il loro problema \u00e8 in verit\u00e0 la loro grazia, non assomigli tanto alla offerta di servizio responsabile al Vangelo, quanto piuttosto alla costruzione di un buon alibi per salvaguardare la irresponsabilit\u00e0 della Chiesa.<br \/>Una teologia di questo genere, anche quando condotta con le migliori intenzioni, a me pare sempre troppo sicura di s\u00e9, e per questo poco edificante, perch\u00e9 non manca di onest\u00e0, ma difetta di pudore. &nbsp;<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teologicamente parlando, ci\u00f2 che Kasper propone \u00e8 un passo avanti.&nbsp; Approccio tradizionale e finzione retorica in Juan Jos\u00e9 Perez Soba&nbsp; La recensione critica del testo del Cardinale Walter Kasper, che J. J. 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