{"id":3370,"date":"2014-03-27T15:46:00","date_gmt":"2014-03-27T14:46:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-liturgia-tra-figliuol-prodigo-e-fratello-maggiore\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:49","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:49","slug":"la-liturgia-tra-figliuol-prodigo-e-fratello-maggiore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-liturgia-tra-figliuol-prodigo-e-fratello-maggiore\/","title":{"rendered":"La liturgia, tra figliuol prodigo e fratello maggiore"},"content":{"rendered":"<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/primacomunione.jpg\" style=\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/primacomunione.jpg\" height=\"320\" width=\"220\" \/><\/a><\/div>\n<p><i>Sull&#8217;ultimo numero di &#8220;Vita Pastorale&#8221; \u00e8 uscito questo mio articolo, che propongo qui di seguito.<\/i><\/p>\n<p><b><br \/><\/b><b><br \/><\/b><\/p>\n<h2><b>La ritrovata natura teologica della liturgia. Il fondamentale rapporto tra liturgia e Chiesa<\/b><\/h2>\n<p>La domanda che dobbiamo porre a noi stessi, per svolgere adeguatamente il tema di questa breve riflessione, deve andare in profondit\u00e0, fino al fondo della nostra esperienza. Se la \u201cnatura teologica\u201d della liturgia \u00e8 stata \u201critrovata\u201d, come dice bene il titolo di questo articolo, ci\u00f2 significa che ci\u00f2 che \u00e8 stato ritrovato, prima era perduto. In altri termini, nella coscienza ecclesiale, la \u201cqualit\u00e0 teologica\u201d della liturgia ha vissuto, per secoli, una vicenda simile al \u201cfiglio minore\u201d, al \u201cfigliol prodigo\u201d: era perduta ed \u00e8 stata ritrovata.<\/p>\n<p>1. <i>La parabola del \u201cfiglio prodigo\u201d per capire il \u201critus servandus\u201d<\/i><\/p>\n<p>Ma che cosa era stato perduto? Dobbiamo chiedercelo con tutta chiarezza e schiettezza, per non fare o affermazioni avventate o caricature della storia.<br \/>Una ottima porta di entrata su questa \u201cdifferenza\u201d (o discontinuit\u00e0) &nbsp;ci viene offerta da modo con cui possiamo attribuire al \u201crito\u201d una portata \u201cteologica\u201d. Su questo punto io ritengo che \u201cstia o cada\u201d tutta la impalcatura teorica che la Chiesa si \u00e8 data negli ultimi 50 anni, per giustificare \u2013 a se stessa e agli altri \u2013 il \u201critorno a casa\u201d del figlio prodigo.<\/p>\n<p>a. La estraneit\u00e0 del rito alla teologia: il pericolo del rito autoreferenziale<\/p>\n<p>Per una lunga stagione, inaugurata gi\u00e0 alla fine del primo millennio, e poi accentuata lungo il Medioevo e nella Prima et\u00e0 moderna, il rito si \u00e8 gradualmente \u201cdecontestualizzato\u201d: ha perso il legame non solo con il Padre, ma anche con il Figlio e con lo Spirito Santo, diventando, progressivamente, soltanto il compito del prebitero\/vescovo: \u201cufficio sacerdotale\u201d. Nella acquisita autonomia, il rito diventa autoreferenziale, diventa \u201csacra cerimonia esteriore\u201d, diventa prerogativa di una \u201cclasse\u201d o di una \u201ccasta\u201d, unica a essere competente nel compiere una serie di azioni sacre. <\/p>\n<p>b. La riscoperta della eloquenza rituale: bisogno e desiderio di simboli rituali<\/p>\n<p>Mentre avviene questo fenomeno, parallelamente, il rito \u201critorna in s\u00e9\u201d, torna cio\u00e8 a capire di essere originario \u201cluogo e forma di mediazione\u201d tra uomo e Dio. Ma questo avviene \u201clontano dal Padre\u201d. Il rito ritorna in s\u00e9 in terra straniera, nella attenzione di studi e di prospettive assai lontane dalla teologia e dalla fede. Paradossalmente, solo \u201cin mezzo ai porci\u201d il rito pu\u00f2 rientrare in se stesso e ritrovare se stesso. In altri termini, \u00e8 stata la vicenda traumatica e salutare della \u201crilettura non religiosa\u201d dei riti cristiani a permettere di riscoprire la loro forza e la loro autorit\u00e0.<\/p>\n<p>c. Il ritorno al Padre e la festa: recupero della esperienza rituale come culmine e fonte<\/p>\n<p>Se il rito \u201ctorna a casa\u201d, viene dunque \u201critrovato\u201d come modalit\u00e0 originaria della esperienza di rivelazione e di fede, questo non lascia insensibile il fratello maggiore. Anzi, turba, rende irrequieto e pieno di sospetti il fratello maggiore che \u00e8 in noi, e che dice: \u201cnon pu\u00f2 essere cos\u00ec, il vero rito \u00e8 quello di sempre, che io incarno, e che non pu\u00f2 cambiare. Anzi, ogni cambiamento, ogni riforma \u00e8 solo \u201callontanamento\u201d, \u201ctradimento\u201d, \u201csovversione\u201d della casa del padre&#8230;\u201d.<\/p>\n<p>A questa piccola narrazione parabolica possiamo associare le due forme del rito che abbiamo conosciuto fin qui: da un lato il \u201critus servandus\u201d, intepretato dal \u201cfratello maggiore\u201d; dall\u2019altro il \u201critus celebrandus\u201d, interpretato dalla relazione tra Padre e fratello minore. La morale del racconto parabolico \u00e8 la seguente. Il \u201critus servandus\u201d \u00e8 una forma di schiavit\u00f9, una forma di fuga, una forma di alienazione del rito da se stesso. Il rito esce dalla schiavit\u00f9 quando riconosce di poter essere se stesso solo come \u201critus celebrandus\u201d. Pu\u00f2 \u201cservire il padre\u201d sono nella riacquisita coscienza di figlio; pu\u00f2 essere \u201cosservato\u201d solo nella pienezza della esperienza di festa che rende possibile. Festa, veste, calzari, vitello grasso, musica, rimettono in sesto il rito come linguaggio originario della fede. La semplice \u201cosservanza\u201d non basta a mantenere la qualit\u00e0 filiale della relazione.<\/p>\n<p>In questo lungo paragone abbiamo forse capito meglio una cosa: che il rito riscopre e ritrova la propria \u201cnatura teologica\u201d attraverso un lungo esodo, una lontananza, &#8211; esodo e lontananza che accomuna chi parte e chi resta, figli minori e figli maggiori \u2013 esodo che mostra i limiti di un approccio minimalistico e scrupoloso, e riscopre una vocazione antica e sempre nuova. Il senso teologico della liturgia \u00e8 la riacquisita capacit\u00e0 del rito di parlare, di convocare, di far ascoltare, di far pregare, di offrire e ricevere doni, da condividere e da portare nel mondo.<\/p>\n<p>2. <i>Due accezioni di \u201cars celebrandi\u201d in Sacramentum Caritatis<\/i><\/p>\n<p><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Oggi la coscienza di questa novit\u00e0 \u00e8 presente nella forma di una duplice accezione dell\u2019\u201dars celebrandi\u201d: il fine della \u201cactuosa participatio\u201d, ossia della condivisione da parte di tutti i battezzati dell\u2019unica azione di culto, esige dalla Chiesa una diversa \u201cuscita dalla autoreferenzialit\u00e0\u201d. Non basta cambiare testi, non basta modificare le competenze e i ministeri. Non basta, cio\u00e8, lavorare sui registri dogmatico-disciplinari interni alla liturgia. Occorre, oggi, fare quel passaggio che troviamo bene illustrato da \u201cSacramentum Caritatis\u201d, ai nn. 38 e 40, ossia assumere una nuova comprensione dell\u2019ars celebrandi.<br \/>Da un lato, infatti, resta vero che<\/p>\n<p>\u201cL&#8217;ars celebrandi \u00e8 la migliore condizione per l&#8217;actuosa participatio. L&#8217;ars celebrandi scaturisce dall&#8217;obbedienza fedele alle norme liturgiche nella loro completezza, poich\u00e9 \u00e8 proprio questo modo di celebrare ad assicurare da duemila anni la vita di fede di tutti i credenti, i quali sono chiamati a vivere la celebrazione in quanto Popolo di Dio, sacerdozio regale, nazione santa (cfr 1 Pt 2,4-5.9)\u201d (Sacramentum Caritatis, 38)<\/p>\n<p>Questa affermazione ribadisce semplicemente una verit\u00e0 che accompagna la Chiesa da molti secoli. Ma una esigenza nuova \u00e8 indicata precisamente dalla \u201cpastorale liturgica\u201d, ossia dal bisogno di ritrovare nei riti un momento nutriente e autorevole per l\u2019esperienzza cristiana. Cos\u00ec la stessa esortazione apostolica cambia registro e dice, della stessa ars celebrandi, cose molto diverse:<\/p>\n<p>\u201cAltrettanto importante per una giusta ars celebrandi \u00e8 l&#8217;attenzione verso tutte le forme di linguaggio previste dalla liturgia: parola e canto, gesti e silenzi, movimento del corpo, colori liturgici dei paramenti. La liturgia, in effetti, possiede per sua natura una variet\u00e0 di registri di comunicazione che le consentono di mirare al coinvolgimento di tutto l&#8217;essere umano. La semplicit\u00e0 dei gesti e la sobriet\u00e0 dei segni posti nell&#8217;ordine e nei tempi previsti comunicano e coinvolgono di pi\u00f9 che l&#8217;artificiosit\u00e0 di aggiunte inopportune. L&#8217;attenzione e l&#8217;obbedienza alla struttura propria del rito, mentre esprimono il riconoscimento del carattere di dono dell&#8217;Eucaristia, manifestano la volont\u00e0 del ministro di accogliere con docile gratitudine tale ineffabile dono\u201d. (Sacramentum Caritatis 40)<\/p>\n<p>In questo testo ulteriore non troviamo la smentita o la sconfessione del primo, ma piuttosto il suo superamento e compimento, in un orizzonte pi\u00f9 ampio, pi\u00f9 complesso e pi\u00f9 ricco. In altri termini, si passa dal \u201critus servandus\u201d al \u201critus celebrandus\u201d. E\u2019 una intera concezione del rito e del\u2019approccio ad esso che viene ripensata e riorientata. In tale riorientamento (che \u00e8 anche un nuovo senso di \u201cressourcement\u201d), liturgia, scrittura, antropologia e vita ecclesiale si fondono in modo nuovo e originale.<br \/>Proprio questo recente sviluppo magisteriale attesta i passaggi che abbiamo finora vissuto e che progressivamente ci liberano dalla autereferenzialit\u00e0, riscoprendo la delicatezza del \u201ctatto\u201d come organo primario della comunione ecclesiale. La sfida, oggi, \u00e8 quella di lasciare che il \u201cmistero di Dio\u201d possa riformare e convertire la sua Chiesa, permettendo che si esprima su tutti i registri di cui \u00e8 ricca la celebrazione rituale. Questo \u00e8 obiettivo pastorale primario, che ha bisogno di una \u201cnozione teologica di rito\u201d.<\/p>\n<p>3. <i>La liturgia come \u201cforma ecclesiae\u201dnel \u201critus celebrandus\u201d<\/i><\/p>\n<p>Quando diciamo \u201cnozione teologica di rito\u201d, tuttavia, dobbiamo essere ancora pi\u00f9 chiari. Con questo termine vogliamo indicare che nella azione rituale della Chiesa, nei \u201criti cristiani\u201d, non si tratta di \u201ccerimonie esterne\u201d, di \u201capparati rituali\u201d, di \u201cmacchine celebrative\u201d, ma di esperienza di comunione con Dio Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito; si tratta di iniziazione al rapporto di fede in Cristo e con la Chiesa. Per questo dobbiamo ora svolgere brevemente il sottotitolo del nostro articolo: il \u201cfondamentale rapporto\u201d tra liturgia e Chiesa significa, in primis, che la liturgia \u00e8 \u201cculmen et fons\u201d di tutta l\u2019azione della Chiesa. Ed \u00e8 questa sommit\u00e0 e questa sorgente precisamente per ci\u00f2 che essa \u201cmette in atto\u201d in termini di spazio, di tempo, di relazioni ministeriali, di dialogo, di canto, di ascolto, di processione, di silenzio. Tutto questo, evidentemente, ha un impatto di grande forza sull\u2019intera pastorale ecclesiale: sulle forme della iniziazione come sulle forme della guarigione, sulle forme del servizio come sulle modalit\u00e0 di vivere spazio e tempo. In ultima analisi la verit\u00e0 di una nuova nozione teologica di liturgia si verifica, oggi, nella capacit\u00e0 con cui la Chiesa \u00e8 capace di ricominciare ad essere se stessa dai propri riti: di farne cio\u00e8 quel \u201cfons\u201d e quel \u201cculmen\u201d di tutta la azione ecclesiale che era e rimane il vero obiettivo della Riforma Liturgica. Perch\u00e9 la Chiesa possa essere riformata dai propri riti, che essa non padroneggia, ma dai quali si lascia ammaestrare. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sull&#8217;ultimo numero di &#8220;Vita Pastorale&#8221; \u00e8 uscito questo mio articolo, che propongo qui di seguito. La ritrovata natura teologica della liturgia. 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