{"id":3363,"date":"2014-05-19T09:07:00","date_gmt":"2014-05-19T07:07:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/un-articolo-completo-su-munera-per-una-teoria-della-indisponibilita-del-matrimonio\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:49","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:49","slug":"un-articolo-completo-su-munera-per-una-teoria-della-indisponibilita-del-matrimonio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/un-articolo-completo-su-munera-per-una-teoria-della-indisponibilita-del-matrimonio\/","title":{"rendered":"Un articolo completo su &#8220;Munera&#8221;: per una teoria della &#8220;indisponibilit\u00e0&#8221; del matrimonio"},"content":{"rendered":"<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/munera2014.jpg\" style=\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/munera2014.jpg\" height=\"270\" width=\"400\" \/><\/a><\/div>\n<p>Sull&#8217;ultimo numero della rivista &#8220;Munera&#8221;(2\/2014, pp.41-54) \u00e8 uscito un articolo di A. Grillo dal titolo<\/p>\n<h3><span style=\"color: #444444; font-family: Georgia, serif; font-size: 14px; line-height: 22px;\">&nbsp;<\/span><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/munera_2-2104_grillo.pdf\" style=\"-webkit-transition: all 0.18s ease-out; border-bottom-style: none; color: black; font-family: Georgia, serif; font-size: 14px; line-height: 22px; outline: 0px; text-decoration: none; transition: all 0.18s ease-out;\">Indissolubilit\u00e0 del vincolo e matrimoni falliti. Verso una teoria della \u201cindisponibilit\u00e0\u201d del vincolo?<\/a>&nbsp;<\/h3>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Il testo pu\u00f2 essere <b><i>scaricato gratuitamente <\/i><\/b>all&#8217;indirizzo&nbsp;http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Anticipo qui i &nbsp;primi due paragrafi dell&#8217;articolo:<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>\n<div><\/div>\n<div>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;\u201cAbbiamo bisogno di un cambiamento di paradigma\u201d<\/div>\n<div><span style=\"white-space: pre;\">        <\/span>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>W. Kasper&nbsp;<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Proprio nel momento in cui la Chiesa conosce un rinnovato slancio nel pensare la propria tradizione, mediante una lettura vitale e dinamica, capace di dialogare con la storia e aperta alle novit\u00e0 che lo Spirito le riserva ad ogni generazione, per affrontare la delicata questione dei \u201cfedeli divorziati risposati\u201d (= FDR) occorre recuperare l\u2019orizzonte di una \u201cintelligenza coraggiosa\u201d della tradizione, come il Concilio Vaticano II 50 anni fa, e di recente &#8220;Evangelii Gaudium&#8221; hanno saputo presentare, per recuperare un ritardo storico della Chiesa nel porsi correttamente di fronte alle questioni suscitate dalla forma tardo-moderna e secolarizzata dell\u2019esistenza degli uomini e delle donne, inaugurata circa 200 anni fa.&nbsp;<\/div>\n<div><\/div>\n<div>1. <i>Una considerazione alla luce del Concilio Vaticano II e della sua svolta pastorale<\/i><\/div>\n<div><\/div>\n<div>La forma pi\u00f9 esplicita di questa sfida da accogliere \u00e8 riuscire a pensare in modo pi\u00f9 adeguato la distinzione\/correlazione tra dottrina e pratica, per assicurare un servizio alla tradizione che sappia mantenere vivo ci\u00f2 che \u00e8 fondamentale e sappia congedarsi con onest\u00e0 e con rispetto dalle pratiche non pi\u00f9 adeguate ai tempi e alla trasmissione della fede. Il \u201ccaso serio\u201d dei FDR rappresenta, da questo punto di vista, il sintomo di una difficolt\u00e0 che riguarda non tanto la \u201cpatologia\u201d, ma la \u201cfisiologia\u201d dell\u2019intera teologia cristiana del matrimonio, che risulta incapace di riconoscere e affrontare adeguatamente le questioni degli ultimi due secoli.&nbsp;<\/div>\n<div>Tipico di questo imbarazzo \u00e8 il fatto di chiamare \u201csituazioni irregolari\u201d queste difficolt\u00e0 strutturali, che riguardano non tanto soggetti individuali, ma condizioni comunitarie di vita e di fede. Affrontare con criteri di carattere individualistico i problemi di \u201cnuove comunit\u00e0 di vita\u201d \u2013 certo problematiche, ma tutt&#8217;altro che riducibili al \u201cmarchio dell\u2019infamia\u201d \u00e8 il segno di una profonda incomprensione della realt\u00e0 e di una tentazione di rimozione e di fuga che deve essere urgentemente corretta. Ma la stessa tradizione, che vive comprensibilmente queste esitazioni, ha gi\u00e0 trovato, da 50 anni, la via per rispondere responsabilmente ad esse. Il \u201cconcilio pastorale\u201d ha stabilito, anzitutto per se stesso, un criterio di massima: distinguere la \u201csostanza della antica dottrina del depositum fidei\u201d dalla \u201cformulazione del suo rivestimento\u201d. La fedelt\u00e0 alla tradizione viene resa possibile grazie ad un accurato processo di \u201ctraduzione\u201d, mediante il quale si mantiene il contatto tra il principio dottrinale da affermare e la sua forma storica da attestare.&nbsp;<\/div>\n<div>Nel caso concreto dei FDR dobbiamo allora porre, con urgente necessit\u00e0, l\u2019esigenza di \u201ctradurre il linguaggio classico del vincolo indissolubile in forme nuove di fedelt\u00e0 alla dottrina evangelica\u201d. Ci\u00f2 che la dottrina matrimoniale, nella sua formulazione classica,. non riesce a mediare sono diverse novit\u00e0, che qui brevemente illustro provvisoriamente:<\/div>\n<div>&#8211; la condizione della \u201clibert\u00e0 di coscienza\u201d, che caratterizza non pi\u00f9 il \u201cmondo\u201d rispetto alla Chiesa, ma come caratteristica dei \u201cchristifideles\u201d stessi, secondo la dichiarazione &nbsp;conciliare Dignitatis Humanae, dopo la quale risulta semplicemente illusorio pensare di poter concepire o esercitare l\u2019autorit\u00e0 nella Chiesa aggirando la \u201clibert\u00e0 di coscienza\u201d.<\/div>\n<div>&#8211; la rilevanza per il \u201clegame\/vincolo\u201d non solo delle condizioni iniziali di consenso\/consumazione, ma anche le condizioni storiche e relazionali del \u201cbene dei coniugi\u201d, elemento introdotto autorevolmente e irreversibilmente da GS nella logica del matrimonio e poi ulteriormente maturato nel corso di questi 50 anni, non senza resistenze e opposizioni viscerali;<\/div>\n<div>&#8211; una adeguata (e non estrinseca) correlazione tra grazia, cultura e natura per una comprensione del matrimonio veramente rispettosa della tradizione cristiana, non ridotta a formalismi giuridici o a principi metafisici indebitamente spostati sul piano del \u201cdato teologico\u201d. Ci\u00f2 che deve essere creduto non pu\u00f2 essere semplicemente una evidenza ontologica da presupporre. Ed \u00e8 profondamente distorto usare per il matrimonio ci\u00f2 che sappiamo di non poter usare semplicisticamente per Dio. L\u2019argomento ontologico, che gi\u00e0 nei confronti di Dio comporta qualche perplessit\u00e0, diventa dirompente se utilizzato per \u201cprovare\u201d il matrimonio.<\/div>\n<div>&#8211; Il rilievo della esperienza del \u201cfallimento\u201d o della \u201cmorte\u201d del matrimonio non pu\u00f2 essere esorcizzato e\/o rimosso con un uso spregiudicato di una alleanza tra formalismo giuridico e astrattezza metafisica. Prendersi cura della questione dei FDR mediante il ricorso a \u201cleggi generali e astratte\u201d \u00e8, in fondo, un \u201cprocedimento\u201d che si pu\u00f2 concepire, in questa forma, solo come una acquisizione \u201cpost-napoleonica\u201d, tipica del modo di concepire il rapporto tra legge e fattispecie secondo una sensibilit\u00e0 tardo-moderna, che non lascia alcuno spazio alla mediazione del discernimento prudenziale e alle logiche \u201cclassiche\u201d del \u201cmale minore\u201d.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>2. <i>Una tesi \u201cconcliare\u201d: preservare la \u201cindissolubilit\u00e0\u201d traducendola con \u201cindisponibilit\u00e0\u201d<\/i><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Alla luce di queste prime considerazioni, vorrei proporre, sulla scorta di alcuni studi recenti (soprattutto &nbsp;di B. Petr\u00e0, ma anche di Gh. Lafont) la possibilit\u00e0 di tradurre la dottrina della \u201cindissolubilit\u00e0 del vincolo\u201d in \u201cindisponibilit\u00e0 del vincolo\u201d, ampliando la accezione del \u201ccaso di morte\u201d, che tutta la tradizione ha considerato come \u201ccausa di scioglimento del vincolo\u201d e non di \u201cnullit\u00e0 del vincolo\u201d. Se la dottrina ha gi\u00e0 avuto la forza di introdurre con maggiore evidenza il ruolo della coscienza e del \u201cbene dei coniugi\u201d in altre dimensioni della esperienza ecclesiale, per conseguenza, deve ammettere che il rilievo della \u201cmorte\u201d per la sussistenza del vincolo ha sub\u00ecto, per questa stessa evoluzione che non costituisce un problema, uno sviluppo che appare, invece, problematico. Vorrei dimostrare, in altri termini, che proprio la estensione al sacramento del matrimonio di un nuovo concetti di soggetto \u201clibero nella coscienza\u201d e di un nuovo bene relazionale (bene dei coniugi) ha modificato strutturalmente il rilievo della morte, che non riguarda pi\u00f9 semplicemente la vita fisica\/biologica dei coniugi, ma tocca la relazione stessa, il rapporto tra libera coscienza e bene dell\u2019altro: \u201cfinch\u00e9 morte non vi separi\u201d significherebbe, quindi, non solo l\u2019\u201dexitus vitae\u201d di ogni singolo coniuge, ma anche l\u2019\u201dexitus relationis\u201d .<\/div>\n<div>Da ultimo, in questo percorso, dovrebbe anche apparire come il tema della \u201cmisericordia\u201d, giustamente invocato per la soluzione della questione, debba essere affrontato in modo complesso: come \u201cdesiderio di guarigione\u201d, come riapertura di prospettive, come \u201cnuovo inizio\u201d. Ma per fare ci\u00f2 occorre recuperare una visione pi\u00f9 equilibrata e articolata della \u201cguarigione ecclesiale\u201d, che non procede solo secondo le logiche della penitenza, ma anche secondo le logiche della unzione. I corpi dei FDR non sono caduti in crisi soltanto \u201cin quanto hanno peccato\u201d, ma spesso perch\u00e9 hanno visto ammalarsi e morire il loro cuore. Una chiesa unilaterale pu\u00f2 dimenticare che il suo esercizio di annuncio della misericordia non \u00e8 soltanto in vista di un peccato da perdonare, ma anche di una malattia da curare. La relazione tra dimensione del peccato e dimensione della malattia non conosce una logica unilaterale e moralistica. Pensare che ogni malattia sia frutto di una colpa \u00e8 un assunto contestato duramente da Giobbe e da Ges\u00f9, nel modo pi\u00f9 sorprendente.&nbsp;<\/div>\n<div>Penitenza e prossimit\u00e0, parole di perdono e preghiere nel silenzio, riapertura di credito nonostante il peccato e sollievo dalla prostrazione nonostante la malattia sono i canali paralleli e mai esclusivi con cui non \u00e8 possibile irrigidire una condizione di vita comunitaria in un errore da condannare o in una malattia mortale cui rassegnarsi.&nbsp;<\/div>\n<div>In ultima istanza, la differenza tra \u201cci\u00f2 che non muore\u201d e \u201cci\u00f2 che pu\u00f2 morire\u201d costituisce, sia per l\u2019idea di tradizione, sia per la domanda intorno ai FDR, una soglia decisiva per valutare le forme della fedelt\u00e0 piena di speranza e per distinguerle dalle forme della disperazione e da quelle della presunzione. Ricordando, tuttavia, che la speranza, in quanto virt\u00f9, ha, oltre che due vizi come eccessi, anche due figli, ossia lo sdegno e il coraggio. Una chiesa capace di \u201csdegnarsi\u201d per la inadeguatezza delle proprie risposte rispetto ai problemi che sorgono nella storia, diventa, nella speranza, coraggiosa nel voler tradurre in forma nuova il depositum fidei, che essa \u00e8 chiamata non a controllare, ma a servire. Resta, una tale Chiesa, modellata non sulla forma del museo, ma su quella del giardino&#8230; &nbsp;<\/div>\n<div><\/div>\n<div>per&nbsp;<b><i>continuare la lettura<\/i><\/b>&nbsp;vai a &nbsp;http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/ dove puoi scaricare gratuitamente il testo integrale dell&#8217;articolo<\/div>\n<div><\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sull&#8217;ultimo numero della rivista &#8220;Munera&#8221;(2\/2014, pp.41-54) \u00e8 uscito un articolo di A. 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