{"id":3361,"date":"2014-05-21T06:16:00","date_gmt":"2014-05-21T04:16:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/chi-scrivera-un-diario-del-sinodo\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:49","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:49","slug":"chi-scrivera-un-diario-del-sinodo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/chi-scrivera-un-diario-del-sinodo\/","title":{"rendered":"Chi scriver\u00e0 un &#8220;Diario del Sinodo&#8221;?"},"content":{"rendered":"<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ratzcongar.jpg\" style=\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ratzcongar.jpg\" height=\"261\" width=\"320\" \/><\/a><\/div>\n<p><b>Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec difficile un serio confronto teologico in vista del Sinodo dei Vescovi?<\/b><\/p>\n<p>In questi giorni ho ascoltato, ripetutamente, la lettura a tavola del &#8220;Diario del Concilio&#8221; di Yves Congar. E&#8217; un testo sorprendente,scintillante, arguto, per molti versi impressionante e ricchissimo di osservazioni, giudizi lapidari, delicate mediazioni, riflessioni morali e spirituali. Ma una cosa mi ha colpito in modo pi\u00f9 acuto. Nella Chiesa conciliare degli anni 1962 e &#8217;63, raccontati in quelle pagine, vi era un confronto a tutto campo e a 360 gradi, su ogni tema. Le diverse posizioni in gioco si confrontavano continuamente, dibattevano, trovavano compromessi, accendevano scontri, ma tutto avveniva in una forma diretta, aperta, argomentata. Congar, nel suo testo, pu\u00f2 enumerare continue prese di posizioni di Vescovi, di Cardinali, di esperti, di teologi, di pastori.<br \/>Mi sono chiesto: che cosa \u00e8 rimasto di tutto ci\u00f2? Ci manca, oggi, il gusto del confronto. Preferiamo squalificare l&#8217;avversario prima ancora che abbia espresso la sua posizione. Preferiamo tacere pubblicamente e mormorare privatamente. Preferiamo restare nel vago e non definirci. Dovremmo appassionarci al servizio dell&#8217;oggetto, non anzitutto posizionarci come soggetti. Dovremmo sviscerare le questioni, senza fare sconti, anche se con grande rispetto.<br \/>Avremmo bisogno di uno stile &#8220;radicale&#8221; e insieme &#8220;pudico&#8221;. Ascoltando le parole di quel Diario di Congar mi dicevo: ma come si potr\u00e0 scrivere, domani, un Diario del Sinodo? &nbsp;Se le questioni che riguardano la &#8220;famiglia&#8221; non vengono discusse ampiamente, liberamente, attentamente, con gusto e con passione, come potremo trovare soluzioni realmente convincenti?<br \/>Un motto della saggezza &#8220;romana&#8221; dice: &#8220;non c&#8217;\u00e8 problema, per quanto grave, che, restando chiuso in un cassetto per anni, non finisca per risolversi da s\u00e9&#8221;. Non vorrei che questo concentrato di cinismo e di indifferenza diventasse per noi come un undicesimo comandamento. Non mi sembrano lontani da queste &#8220;soluzioni&#8221; anche i propositi di quei teologi che, richiesti di dire la loro sui temi pi\u00f9 urgenti, preferiscono &#8220;parlare dopo il Sinodo&#8221;, con la preoccupazione di non correre il rischio di essere smentiti! &nbsp;Sarebbe cos\u00ec assurdo pensare che \u00e8 il Sinodo ad avere bisogno di un previo confronto teologico, per lasciarsi ispirare dal dibattito e per poter affrontare le questioni sulla base di un lavoro in parte &#8220;gi\u00e0 avviato&#8221;?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec difficile un serio confronto teologico in vista del Sinodo dei Vescovi? In questi giorni ho ascoltato, ripetutamente, la lettura a tavola del &#8220;Diario del Concilio&#8221; di Yves Congar. 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