{"id":3358,"date":"2014-06-04T08:40:00","date_gmt":"2014-06-04T06:40:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-formazione-di-don-serio-de-guidi-1931-2014-gli-anni-dellapprendistato-conciliare\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:49","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:49","slug":"la-formazione-di-don-serio-de-guidi-1931-2014-gli-anni-dellapprendistato-conciliare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-formazione-di-don-serio-de-guidi-1931-2014-gli-anni-dellapprendistato-conciliare\/","title":{"rendered":"La formazione di Don Serio de Guidi (1931-2014): gli anni dell&#8217;apprendistato conciliare"},"content":{"rendered":"<h3><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/donserio02.jpg\" style=\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/donserio02.jpg\" height=\"320\" width=\"208\" \/><\/a>Una rilettura sapiente dell&#8217;epoca conciliare: formazione ed esperienza<\/h3>\n<p>Don Serio era del 1931. Il che significa che all&#8217;apertura del Concilio Vaticano II aveva 31 anni. Nel prezioso volumetto <i>Esperienza e poesia <\/i>(Verona, Il Segno, 1988) egli racconta che cosa fu per lui il Concilio e la esperienza di rinnovamento che port\u00f2 alla sua vita. E&#8217; utile ascoltare queste parole chiare e ispirate:<\/p>\n<p>&#8220;La formazione clericale non aveva inciso in profondit\u00e0 sulla mia personalit\u00e0. Non era riuscita a saldare esperienza e cultura contadina e umanistica con quella sacrale e clericale. Ed era impotente a farlo per varie ragioni. Certamente non per la cattiva volont\u00e0 degli uomini, ma per la lentezza delle trasformazioni mentali e strutturali formative sacrali ed ecclesiali. Era una formazione incentrata sull&#8217;esercizio ascetico e moralistico e sulle pratiche di piet\u00e0, non sufficientemente animate da solide convinzioni filosofiche e teologiche. La filosofia e la teologia venivano insegnate e imparate in modo apologetico e formalistico senza toccare il vissuto dello studente. Per conseguenza la formazione pastorale aveva una impronta contro e fuori della cultura contemporanea. Era priva di contatti vivi con l&#8217;esperienza realmente vissuta e si limitava ad impratichire nella celebrazione cultuale. Il culto a Dio e la moralizzazione della vita erano di fatto l&#8217;essenza dell&#8217;attivit\u00e0 ministeriale. Avvertivo, senza comprenderlo, come la mia personalit\u00e0 clericale fosse impreparata alle prime fredde raffiche della secolarizzazione e della morte di Dio e come fosse gi\u00e0 in ritardo sul complesso aggiornamento promosso dal Concilio Vaticano II. Questo contesto, secondo me, spiega il sofferto abbandono di questa fisionomia di sacerdote da parte di non pochi dei miei amici di ordinazione. Mi sentivo in ritardo e gi\u00e0 in anticipo, senza saper su cosa&#8221; (45)<br \/>[&#8230;]<br \/>&#8220;Il pensiero critico degli studi universitari, nella Roma dell&#8217;immediato post-concilio, tra il 1967 e il 1970, ha riplasmato la mia precedente formazione in cultura generale socio-psicologica e filosofico-teologica fondamentale, toccando tutti gli aspetti dei piani della mia personalit\u00e0.<br \/>Il clima e i paesaggi romani, la ricchezza d&#8217;opere d&#8217;arte, le molte occasioni culturali, l&#8217;incontro con personalit\u00e0 d&#8217;altre culture, l&#8217;approccio a lingue straniere, il viaggiare e il soggiornare all&#8217;estero, il dialogo continuo con pochi amici sulle piccole vicende d&#8217;ogni giorno e sui grandi mutamenti sociali, culturali, teologici ecclesiali del &#8217;68 mi hanno fatto uscire dal provincialismo ed acquisire la percezione d&#8217;essere capace di adattarmi a qualunque luogo culturale. Questo sperimentarmi &#8216;in patria&#8217; ovunque ha riordinato, illuminato e unificato tutta la mia sensibilit\u00e0&#8221; (46-47)<br \/>[&#8230;]<br \/>&#8220;Questa rinnovata sensibilit\u00e0 ricettiva mi ha condotto, attraverso il confronto vivo e verificato con il pensiero filosofico e teologico contemporaneo, a mutare l&#8217;orizzonte della mia stessa esistenza. Tale confronto mi ha portato a distinguere tra contenuto e forma della precedente tradizione: &#8220;Altra \u00e8 la sostanza dell&#8217;antica dottrina del <i>depositum fidei<\/i>, ed altra \u00e8 la formulazione del suo rivestimento&#8221; culturale (Giovanni XXIII). Ho cos\u00ec potuto lasciar cadere senza lacerazioni e perdite il caduco e dare inizio alla risignificazione del resto all&#8217;interno delle nuove prospettive del Concilio Vaticano II. Qui \u00e8 iniziata la mia autoformazione personale umana, cristiana e presbiterale a livello socio-psicologico, filosofico, teologico e operativo. La teologia conciliare, muovendo dal discernimento dei segni dei tempi e dal primato dell&#8217;ascolto della parola di Dio, mi ha rimesso in dialogo, proprio come uomo cristiano e presbitero, con la cultura contemporanea&#8221; (47-48)<\/p>\n<p>Salutiamo queste parole franche e limpide con una poesia dello stesso Don Serio, tratta ancora dalla stessa raccolta di prose di argomentazione e di poesie di evocazione &nbsp;(26):<\/p>\n<p>Sapore<br \/><i><br \/><\/i><i>Almeno tre volte al giorno<\/i><br \/><i>mangiamo della terra.<\/i><br \/><i>Infinite volte al giorno<\/i><br \/><i>respiriamo del cielo.<\/i><br \/><i><br \/><\/i><i>Con la stessa bocca gustiamo<\/i><br \/><i>il pane della terra.<\/i><br \/><i>E, pur nel segno, assaggiamo<\/i><br \/><i>gi\u00e0 il pane del cielo.<\/i><br \/><i><br \/><\/i><i>L&#8217;esistenza ha il sapore<\/i><br \/><i>di terra e di cielo<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una rilettura sapiente dell&#8217;epoca conciliare: formazione ed esperienza Don Serio era del 1931. 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