{"id":3357,"date":"2014-06-10T16:40:00","date_gmt":"2014-06-10T14:40:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dibattito-sui-divorziati-risposati-un-intervista-su-adista\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:49","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:49","slug":"dibattito-sui-divorziati-risposati-un-intervista-su-adista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dibattito-sui-divorziati-risposati-un-intervista-su-adista\/","title":{"rendered":"DIbattito sui divorziati risposati: un intervista su ADISTA"},"content":{"rendered":"<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Anselmianum.jpg\" style=\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Anselmianum.jpg\" height=\"150\" width=\"200\" \/><\/a><\/div>\n<p><\/p>\n<div align=\"center\" style=\"background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: x-small;\"><strong>IN UN \u201cVINCOLO\u201d CIECO.<\/strong><\/span><strong style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">&nbsp;INTERVISTA&nbsp;AD ANDREA GRILLO<\/strong><\/div>\n<div align=\"center\" style=\"background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: x-small;\"><strong>SULLA DOTTRINA DELL\u2019INDISSOLUBILITA&#8217;<\/strong><\/span><strong style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">&nbsp;DEL MATRIMONIO<\/strong><\/div>\n<div align=\"center\" style=\"background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;\"><strong><span style=\"font-family: Arial; font-size: x-small;\"><\/span><\/strong>&nbsp;<\/div>\n<div align=\"center\" style=\"background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;\"><strong><span style=\"font-family: Arial; font-size: x-small;\">da&nbsp;<em>Adista Notizie&nbsp;<\/em>22 del 14 giugno 2014<\/span><\/strong><\/div>\n<div align=\"center\" style=\"background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;\"><strong><span style=\"font-family: Arial; font-size: x-small;\"><\/span><\/strong>&nbsp;<\/div>\n<div style=\"background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: x-small;\"><strong>ROMA-ADISTA<\/strong>. L\u2019approssimarsi del Sinodo sulla famiglia rende pi\u00f9 vivo il dibattito sul tema dei divorziati risposati e, pi\u00f9 in generale, quello sull\u2019indissolubilit\u00e0 del matrimonio. Ad animare ulteriormente la discussione \u00e8 un libro, appena uscito per i tipi della Cittadella, di Andrea Grillo, liturgista laico che dal 1996 al 2000 ha fatto parte della Commissione Cei incaricata di tradurre e adattare il nuovo rito del sacramento del matrimonio e che \u00e8 attualmente docente di Teologia Sacramentaria presso la Facolt\u00e0 Teologica del Pontificio Ateneo S. Anselmo di Roma e di Teologia presso l&#8217;Istituto di Liturgia Pastorale di Padova, nonch\u00e9 dell&#8217;Istituto Teologico Marchigiano di Ancona.<br \/>Indissolubile? Contributo al dibattito sui divorziati risposati (Cittadella, 2014, pp. 90, euro 9,80) parte dalle intuizioni espresse nella sua ultima intervista dal card. Carlo Maria Martini, quella in cui l\u2019arcivescovo emerito di Milano parlava dei 200 anni di ritardo accumulati dalla Chiesa nel suo rapporto con la modernit\u00e0, per poi entrare con decisione nel dibattito suscitato dalla relazione del card. Walter Kasper al Concistoro dello scorso febbraio. La proposta del cardinale tedesco di un percorso penitenziale per i divorziati risposati che possa permettere a queste persone di tornare ad accostarsi ai sacramenti viene analizzata da Grillo, che la accoglie per superarla, suggerendo cio\u00e8 alla Chiesa, oltre alla riammissione dei divorziati dopo un periodo penitenziale, anche il pieno riconoscimento delle seconde nozze. Proposta coraggiosa, anticipata in qualche modo dal titolo stesso del libro, che richiama il celebre testo del teologo Hans K\u00fcng, Infallibile?, in cui ad essere contestato era il dogma dell\u2019infallibilit\u00e0 del papa. Anche qui, in una qualche forma, sempre di dogma si tratta. Non tanto della dottrina dell\u2019indissolubilit\u00e0, che nella sostanza Grillo accetta e non contesta, quanto del modo con cui essa \u00e8 stata sinora ostinatamente e \u201cdogmaticamente\u201d declinata, in modo da divenire impermeabile a qualsiasi riformulazione. Perch\u00e9 se la sostanza resta la stessa, i modi con cui essa viene comunicata possono, anzi devono cambiare, in sintonia con i tempi e le necessit\u00e0 storiche. E siccome oggi per le coppie cattoliche non \u00e8 pi\u00f9 possibile continuare a proporre-imporre la teoria classica dell\u2019indissolubilit\u00e0, o si cercano scappatoie come quella dei processi per nullit\u00e0 o la finzione di una seconda unione vissuta in castit\u00e0 perpetua, oppure si affronta la questione con coraggio.<br \/>Facendo riferimento alla tradizione stessa della Chiesa antica, Grillo richiama la tesi di un teologo, Basilio Petr\u00e0, studioso di ortodossia: \u00abLa Chiesa \u2013 propone Grillo \u2013 potrebbe ammettere, in circostanze determinate e non come una legge generale, che il riconoscimento della nuova unione non avrebbe bisogno di fondarsi sulla \u201cinesistenza originaria\u201d della precedente unione, ma potrebbe constatare la \u201cmorte del vincolo\u201d e cos\u00ec dischiudere l\u2019orizzonte di un \u201cnuovo inizio\u201d possibile, vivibile e riconoscibile, anche sul piano della ufficialit\u00e0 ecclesiale. Si tratterebbe, in sostanza, di unire \u201cradicale\u201d e \u201cpudico\u201d. Di lasciare intatto il radicale slancio profetico all\u2019unit\u00e0, richiesto dal Vangelo, coniugandolo per\u00f2 con un sano e pudico realismo, dovuto alla storia e richiesto anche dal buon senso\u00bb.<br \/>Sugli aspetti pi\u00f9 innovativi e controversi del suo testo, Adista ha posto alcune domande all\u2019autore, che vi proponiamo qui di seguito.&nbsp;<em>(valerio gigante)<\/em><\/span><\/div>\n<div style=\"background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;\">&nbsp;<\/div>\n<div style=\"background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: x-small;\"><strong>Nel suo testo lei cita una frase del card. Martini: \u00abLa domanda se i divorziati possano fare la comunione dovrebbe essere capovolta. Come pu\u00f2 la Chiesa arrivare in aiuto con la forza dei sacramenti a chi ha situazioni familiari complesse?\u00bb. Crede davvero che siano maturi i tempi di un ripensamento della disciplina ecclesiastica sull\u2019indissolubilit\u00e0 e di quella sui divorziati risposati? C\u2019\u00e8 da aspettarsi qualche sorpresa dal prossimo Sinodo?<\/strong>Da un certo punto di vista, la Chiesa potrebbe continuare ad \u201callargare le braccia\u201d e a non attribuirsi alcun potere in questo ambito. Ma dovrebbe far pensare molto, anche i cardinali e i teologi, il modo con cui ci si \u00e8 mossi, nell\u2019ultimo secolo, in materia di \u201cnullit\u00e0 matrimoniale\u201d. Estendere a fattispecie sempre pi\u00f9 ampie i \u201ccapi di nullit\u00e0\u201d classici mi sembra il segnale allarmante di un disagio crescente. In certo modo dobbiamo riconoscere che la Chiesa, se non facesse nulla, si dimostrerebbe inadempiente rispetto al proprio compito. Che non \u00e8 di salvaguardare un \u201cprincipio\u201d separato dalle vite dei soggetti, ma di parlare alle vite dei soggetti in ragione del principio di unit\u00e0 e di fedelt\u00e0.&nbsp; L\u2019unica sorpresa che il prossimo Sinodo potrebbe riservarci sarebbe quella di confermare semplicemente la disciplina classica. Mentre io sono convinto che il Sinodo si far\u00e0 carico di rispondere in modo nuovo alle nuove dinamiche di crisi della vita familiare. Sar\u00e0 un approfondimento della \u201cfisiologia matrimoniale\u201d che aiuter\u00e0 ad intervenire meglio sulla \u201cpatologia\u201d. La soluzione classica, invece, si rifiuta di fare i conti con la patologia. Sembra riaffermare continuamente un dato: se la coppia esiste, non pu\u00f2 che essere sana. Ma se \u00e8 malata, allora non \u00e8 mai esistita. Gli ultimi due secoli ci hanno detto che la coppia si pu\u00f2 ammalare e pu\u00f2 anche morire. Di questo bisogna prendere atto, non ostinandosi a pensare la famiglia su modelli pre-moderni. Mentre il massimalismo disciplinare \u2013 che pensa che il vincolo o vive o non c\u2019\u00e8 mai stato \u2013 da qualche decennio ha cominciato a fare danni, non solo alle coppie, ma alla stessa Chiesa.<\/span><\/div>\n<div style=\"background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;\">&nbsp;<\/div>\n<div style=\"background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: x-small;\"><strong>Nel suo libro si parla di \u201csvolta pastorale\u201d che lasci intatta la dottrina, ma che modifichi la disciplina. Insomma, secondo lei quella condotta sinora dalla gerarchia ecclesiastica sarebbe non una difesa ad oltranza della \u201cverit\u00e0\u201d, quanto piuttosto l\u2019ostinata conservazione di una sua formulazione non pi\u00f9 adeguata ai tempi. Cosa intende, soprattutto in relazione ai concetti di \u201cindissolubilit\u00e0\u201d, \u201cunit\u00e0\u201d e \u201cindisponibilit\u00e0\u201d che usa nel suo testo?<\/strong>Mi ha molto colpito che nella Evangelii Gaudium papa Francesco si sia riferito, esplicitamente, al n. 41, a questa differenza fondamentale tra \u201csostanza dottrinale\u201d e \u201cformulazione disciplinare\u201d, che per la prima volta era apparsa nel discorso inaugurale del Concilio Vaticano II, il giorno 11 ottobre 1962, sulla bocca di papa Giovanni. Sono del parere che la richiesta di rivedere il rapporto con i \u201cdivorziati risposati\u201d risponda precisamente a questo compito di riformulazione. La categoria di \u201cindissolubilit\u00e0\u201d \u00e8 stata oggetto di una interpretazione metafisica e giuridica. Questa interpretazione, oggettivando il vincolo, prescinde totalmente dalla storia dei soggetti \u201csuccessiva al consenso\/consumazione\u201d. In tal modo si preclude ogni comprensione del \u201csoggetto moderno\u201d, come ha messo bene in luce lo stesso card. Kasper, nel suo discorso al Concistoro del febbraio scorso. Il vantaggio della categoria di \u201cindisponibilit\u00e0\u201d \u00e8 di non essere immediatamente catturata da una prospettiva oggettivante, ma di restare su un piano di \u201cintersoggettivit\u00e0\u201d, la quale, pur sottraendo il vincolo matrimoniale alla disponibilit\u00e0 dei coniugi \u2013 e quindi salvaguardando la sua differenza rispetto al ripudio\/divorzio civile \u2013 lascia la possibilit\u00e0 di costatare la morte del vincolo stesso. Un vincolo che, pur restando indisponibile, pu\u00f2 morire. Questa mi pare una interpretazione che evita i due massimalismi oggi pi\u00f9 pericolosi,&nbsp; ossia il massimalismo oggettivista e il massimalismo soggettivista.<\/p>\n<p><strong>Il teologo Giovanni Cereti, in un suo libro, parlava delle \u201cspecie\u201d del sacramento del matrimonio, che sono i coniugi stessi. Perch\u00e9 il sacramento sussista, \u00e8 necessario che perduri la materia che lo ha costituito: nel caso dell\u2019eucarestia, le specie del pane e del vino. Secondo la teologia, se le specie dell\u2019eucarestia si degradano, cessa anche la presenza reale di Ges\u00f9 in esse. Tanto pi\u00f9 questo dovrebbe avvenire se i coniugi non sono pi\u00f9 legati da vincoli affettivi. Mi pare un approccio analogo a quello che lei svolge nel libro quando parla della \u201cmorte morale\u201d del vincolo matrimoniale.<\/strong>In qualche maniera, la sapienza sacramentale medioevale aveva potuto elaborare teorie adeguate per leggere il reale e per renderlo comprensibile. Il nostro approccio al matrimonio, invece, si \u00e8 irrigidito proprio dalla fine del 1800 e poi, in particolare, con il Codice di Diritto Canonico. Dal 1917, anche nella Chiesa, l\u2019idea che il \u201cprincipio di indissolubilit\u00e0\u201d debba essere trattato come una \u201clegge generale e astratta\u201d ha reso molto pi\u00f9 difficile l\u2019ascolto delle \u201cstorie di vita\u201d che si celano e si rivelano nelle \u201cfamiglie infelici\u201d. Se a questo uniamo la tendenza\/tentazione a leggere le \u201cfamiglie allargate\u201d con le categorie di \u201cadulterio\u201d, allora possiamo comprendere bene quanto sia necessario elaborare un diverso rapporto tra dottrina e disciplina. Questa elaborazione deve tenere conto delle forme di vita degli uomini e delle donne dell\u2019ultimo secolo. Ogni scorciatoia giuridico-casuistica, che proceda attraverso \u201cfinzioni\u201d, finisce per peggiorare il problema pi\u00f9 che risolverlo.<\/span><\/div>\n<div style=\"background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;\">&nbsp;<\/div>\n<div style=\"background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: x-small;\"><strong>Le faccio la stessa domanda che lei pone ad un certo punto del suo libro, ma a cui non d\u00e0 risposta. A suo tempo, la scoperta del nuovo continente americano non cambi\u00f2 la soteriologia, lo studio della salvezza, ma le diede nuovi linguaggi, nuovi orizzonti e una coscienza pi\u00f9 fine. Allo stesso modo, pi\u00f9 recentemente, la \u201cscoperta\u201d della relazione profonda tra i coniugi e il principio della loro parit\u00e0 ha iniziato a cambiare il linguaggio della teologia del matrimonio. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec difficile continuare a pensare in questa direzione anche su temi spinosi come quello della \u201cindissolubilit\u00e0\u201d?<\/strong>Con la scoperta dell\u2019America \u00e8 cambiata la soteriologia, ma con la scoperta della libert\u00e0 di coscienza \u00e8 cambiato il modo di pensare la comunione. Non solo la comunione matrimoniale, ma anche la comunione ecclesiale, quella eucaristica, quella monastica, quella presbiterale&#8230; Ho per\u00f2 parlato della intuizione di un \u201camericano\u201d non a caso. Dobbiamo infatti ricordare che la \u201clibert\u00e0 di coscienza\u201d \u00e8 entrata nel Concilio, in particolare nella Dignitatis Humanae, grazie ai vescovi e teologi americani. E questo non arbitrarimente. Infatti la loro storia, la storia del continente che entra nella \u201cnostra storia\u201d solo poco pi\u00f9 di 500 anni fa, concepisce la libert\u00e0 come un elemento originario del soggetto, molto pi\u00f9 di quanto non possa fare un europeo, che ha cominciato dagli imperi, dalle monarchie, dai principati, e ha scoperto la libert\u00e0 anzitutto \u201ccontro\u201d qualcuno. Dico tutto ci\u00f2 perch\u00e9 a me sembra che il mutamento della \u201cteologia del matrimonio\u201d risenta oggi di questa grande sfida. Da un lato abbiamo una lettura istituzionale e canonica del matrimonio, che viene dalla vecchia Europa. Dall\u2019altro abbiamo una lettura esperienziale e personale, che \u00e8 cresciuta insieme alla democrazia, alla parit\u00e0 di genere, alle battaglie per i diritti del soggetto individuale. Mediare tra queste grandi culture \u00e8 il compito del nostro tempo. Non \u00e8 un caso che sia stato un \u201cpapa americano\u201d a porre la questione. Come avvenne con la fine dell\u2019Impero romano, quando si dovette per secoli mediare tra la interpretazione in termini di consenso, di eredit\u00e0 romana, e quella in termini di consumazione, portata dai \u201cbarbari\u201d, oggi dobbiamo trovare un nuovo equilibrio tra le interpretazioni che leggono il matrimonio \u201cindipendentemente dal sentimento d\u2019amore\u201d e quelle che lo leggono in uno stretto legame con esso. Lo sviluppo \u00e8 iniziato dalla fine del XIX secolo, quando il modello classico \u00e8 entrato in crisi. Oggi siamo a un passaggio importante, che leggiamo anzitutto in termini di \u201crimedio ad una patologia\u201d, ma che ha bisogno di una pi\u00f9 adeguata rilettura della \u201cfisiologia matrimoniale\u201d, in seno alla Chiesa e al mondo del XXI secolo, senza alcuna possibilit\u00e0 di trovare piena risposta in teorie classiche, che parlano di un altro uomo\/donna e di un altro matrimonio. Nella storia, se Dio vuole, nascono domande nuove. Alle quali all\u2019inizio proviamo a rispondere con risposte vecchie. Ma prima o poi siamo costretti ad elaborare risposte con nuove parole e con nuovi concetti, che mediano la tradizione in un mondo diverso. Siamo oggi direttamente implicati in un caso simile. Per il quale sarebbe auspicabile che si sviluppasse un ampio dibattito, ecclesiale e culturale. (Valerio Gigante)<\/span><\/div>\n<div style=\"background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: x-small;\"><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: x-small;\"><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: x-small;\"><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: x-small;\"><br \/><\/span><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IN UN \u201cVINCOLO\u201d CIECO.&nbsp;INTERVISTA&nbsp;AD ANDREA GRILLO SULLA DOTTRINA DELL\u2019INDISSOLUBILITA&#8217;&nbsp;DEL MATRIMONIO &nbsp; da&nbsp;Adista Notizie&nbsp;22 del 14 giugno 2014 &nbsp; ROMA-ADISTA. 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