{"id":3355,"date":"2014-07-06T10:56:00","date_gmt":"2014-07-06T08:56:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/matrimonio-complesso-e-nuovo-rito-italiano-del-2004-contributo-al-sinodo\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:49","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:49","slug":"matrimonio-complesso-e-nuovo-rito-italiano-del-2004-contributo-al-sinodo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/matrimonio-complesso-e-nuovo-rito-italiano-del-2004-contributo-al-sinodo\/","title":{"rendered":"Matrimonio complesso e nuovo rito italiano  del 2004: contributo al Sinodo"},"content":{"rendered":"<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/papa-Francesco-3.jpg\" style=\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/papa-Francesco-3.jpg\" \/><\/a><\/div>\n<p>E&#8217; uscito sul numero 26\/2014 di &#8220;Settimana&#8221; questa riflessione sul Nuovo Rito del Matrimonio in rapporto al prossimo Sinodo dei Vescovi.<br \/><b><br \/><\/b><b><br \/><\/b><b><br \/><\/b><b><br \/><\/b><b><br \/><\/b><b><br \/><\/b><b><br \/><\/b><b><br \/><\/b><b><br \/><\/b><\/p>\n<h2><b>Il Matrimonio \u201ccomplesso\u201d e &nbsp;la salvezza dell&#8217;altro.&nbsp;<\/b><b>L&#8217;edizione italiana del 2004 come contributo al dibattito del prossimo Sinodo<\/b><\/h2>\n<p>1. <i>Premesse<\/i><\/p>\n<p><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>E\u2019 bene cominciare considerando un piccolo assunto teorico che si rivela di una importanza davvero decisiva per cogliere il senso pi\u00f9 profondo del sacramento della coppia. E&#8217; il Catechismo della Chiesa Cattolica a suggerircelo, quando con brevit\u00e0 incisiva afferma al n. 1534 che i due sacramenti del servizio (cio\u00e8 l&#8217;ordine e il matrimonio) &#8220;sono ordinati alla salvezza altrui&#8221;.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Questa idea, non nuova alla tradizione teologica e catechistica, sembra essere in grado di assumere oggi un ruolo di grande rilievo &#8211; e persino di sostanziale priorit\u00e0 &#8211; a patto che venga compresa secondo una prospettiva di &#8220;primo annuncio simbolico-rituale della fede&#8221;, piuttosto che nella sua (pur possibile) rilettura semplicemente giuridico-morale . &nbsp;Il fatto che il matrimonio sia &#8220;ordinato alla salvezza altrui&#8221; costituisce in effetti la attestazione di una rilettura cristiana della storia, che si apre alla logica pasquale e che sa testimoniarla nella quotidianit\u00e0 della vita a due (e poi a tre, a quattro&#8230;), persino nei suoi dettagli pi\u00f9 nascosti e apparentemente secondari.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Questa particolare ermeneutica del &#8220;matrimonio&#8221; come &#8220;forma potentissima di desiderio, di quotidiana pratica efficace e di eloquente &nbsp;testimonianza della salvezza dell&#8217;altro&#8221; mi pare una bella prospettiva con cui sintetizzare in un sol punto ben cinque dimensioni delle nuove possibilit\u00e0 celebrative e teologiche offerte dal nuovo Rito del matrimonio alla vita cristiana della Chiesa italiana. Tale ermeneutica permette di leggere, in positivo, secondo una \u201cteologia serena\u201d, il contesto nel quale la Chiesa si accinge ad affrontare alcuni snodi delicati della \u201cpatologia matrimoniale\u201d. Ci\u00f2 comporta, evidentemente, una serena chiarificazione anzitutto della \u201cfisiologia matrimoniale\u201d.<\/p>\n<p>2. <i>Il diritto del desiderio, il dovere della natura e il dono della grazia&nbsp;<\/i><\/p>\n<p><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Lo statuto del matrimonio &#8211; persino nella cultura post-moderna della &#8220;trasformazione della intimit\u00e0&#8221; &nbsp;&#8211; nonostante tutto mantiene profeticamente la caratteristica di essere nello stesso tempo ultimo e primo dei sacramenti. Luogo primario di evangelizzazione e di annuncio, per la forza antropologica di officium naturale che esso conserva, talvolta anche ad una certa distanza dalla sua potenza di segno cristologico ed ecclesiale. Esso evoca comunque &#8211; scritto a fondo nella carne stessa della coppia &#8211; un &#8220;primato della alterit\u00e0&#8221; che non \u00e8 solo &#8220;pi\u00f9 esterno della mia esteriorit\u00e0&#8221;, ma anche intimior intimo meo, &#8220;pi\u00f9 intimo della mia interiorit\u00e0&#8221; (Agostino).<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Il dono che l&#8217;altro \u00e8 per me e che io sono per l&#8217;altro &nbsp;si fa carne e sangue nella quotidianit\u00e0 sponsale della coppia-famiglia, che cos\u00ec pu\u00f2 aprirsi al nuovo, al figlio come allo straniero, al vicino come al passante. Potremmo dire, ancor pi\u00f9, che il matrimonio sacramentale ha in s\u00e9 una potenza quasi ineguagliabile all&#8217;interno dell&#8217;intera esperienza ecclesiale, nel far trasparire una particolare peculiarit\u00e0 di tutti i sacramenti, ossia di essere &#8220;luoghi originari&#8221; e fontali della Chiesa e non semplicemente luoghi di esercizio o di amministrazione da parte di una Chiesa gi\u00e0 esistente .<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>In effetti, la Chiesa nasce proprio da questo sorprendente consenso tra disegno\/desiderio di Dio e desiderio\/disegno dell&#8217;uomo, che si manifesta nel lavacro di una nuova nascita, nel profumo di una nuova identit\u00e0 compiuta, riconosciuta e riconoscibile, nel pasto comune che associa tutti nell&#8217;offerta di s\u00e9 al Padre e poi anche nel patto di reciproco amore fedele e di comunione feconda tra maschio e femmina.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>La fedelt\u00e0 dell&#8217;amore, la santit\u00e0 del legame e la fecondit\u00e0 del rapporto, scrutati da questa prospettiva, appaiono donati al &#8220;s\u00ec&#8221; della coppia da un &#8220;s\u00ec&#8221; che la precede e che la istituisce, che la istruisce e che la promuove, che la consola e che si &#8220;dice&#8221; anzitutto nella solennit\u00e0 indimenticabile di un simbolo rituale. &nbsp;Ed \u00e8 il loro &#8220;s\u00ec&#8221; consensuale a consentire , quasi in seconda battuta, al grande s\u00ec con cui Dio, in prima istanza, manifesta fedelmente, indissolubilmente ed in modo felicemente fecondo il suo amore gratuito per l&#8217;uomo maschio e femmina. &nbsp;<\/p>\n<p>3. <i>Il contesto &nbsp;ecclesiale del matrimonio come &nbsp;sacramento<\/i><\/p>\n<p><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Su questa base, come appare evidente, l&#8217;ambiente in cui si celebra il sacramento non pu\u00f2 pi\u00f9 essere espresso con indicazioni semplicemente &#8220;occasionali&#8221; &#8211; &#8220;nel corso della messa&#8221; o &#8220;senza la messa&#8221;, come ancora diceva la stessa Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, con terminologia ancora troppo timida rispetto al nuovo contenuto &#8211; ma piuttosto \u00e8 sempre un ambiente simbolicamente e ritualmente qualificato a dover essere evocato: le nuove espressioni del rituale (&#8220;nella celebrazione della parola&#8221; o &#8220;nella celebrazione eucaristica&#8221;) indicano esplicitamente, celebrativamente ed ecclesialmente, un contesto di ascolto, di preghiera, di lode, di rendimento di grazie, entro cui la celebrazione del matrimonio trova la &#8220;sua&#8221; parola.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>E&#8217; per gli sposi una &#8220;alterit\u00e0 cristico-ecclesiale&#8221; che li precede, che li ospita e che li accoglie, quasi a conformazione e in solidariet\u00e0 rispetto al loro percorso che comincia e che si svilupper\u00e0 in profondo dialogo con tale interlocutore. Anzi, \u00e8 una alterit\u00e0 nella quale potranno riconoscersi riconosciuti soltanto nella relazione che la coppia e la famiglia scriver\u00e0 &#8211; d&#8217;ora in poi &#8211; nel loro cuore e sul loro volto, nella loro interiorit\u00e0 e nella loro esteriorit\u00e0. Aver un altro (e poi altri ancora, nella conseguente generazione materna\/paterna) cui strutturalmente corrispondere, da attendere e da prevenire, da ascoltare e cui parlare, costituisce l&#8217;orizzonte teologico della esperienza matrimoniale-familiare e in pari tempo l&#8217;orizzonte antropologico di una approfondita esperienza ecclesiale. E\u2019 la cifra di questa \u201ccomplessit\u00e0\u201d a costituire il primato del VII sacramento.<\/p>\n<p>4. <i>La ricchezza e la vivacit\u00e0 della esperienza ecclesiale<\/i><\/p>\n<p><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Per questo, allora, le parole pi\u00f9 sacre del consenso sono ora articolate in una forma pi\u00f9 ampia e libera, raccordate ad una pi\u00f9 ricca gamma di solenni ascolti biblici e collegate pi\u00f9 intimamente alle altre parole sante della benedizione (anch&#8217;esse ripensate e ampliate di molto). Il consenso &#8211; sotto questa angolatura &#8211; non pu\u00f2 non essere sorretto, ispirato, orientato e guidato dalla &#8220;grazia di Cristo&#8221;. Tale inedita esplicitazione, che introduce nella formula &#8220;asettica&#8221; in uso fino al 2004 una limpida nota cristiana, raccorda gi\u00e0 il consenso alla benedizione, la libert\u00e0 umana alla grazia divina: si potrebbe quasi dire che essa sintetizza e intona armonicamente ministerialit\u00e0 familiare e ministerialit\u00e0 ecclesiale. Dice la complessit\u00e0 del sacramento.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Le novit\u00e0, da questo punto di vista, appaiono sostanziali molto prima che formali:<br \/>&#8211; il verbo della formula del consenso, che passa da &#8220;prendere&#8221; ad &#8220;accogliere&#8221;, sposta in primo piano l&#8217;aspetto di &#8220;dono&#8221; del sacramento, pur non attenuando affatto l&#8217;aspetto di &#8220;compito&#8221;;<br \/>&#8211; la formula &#8220;dialogata&#8221; del consenso, con la quale ogni coniuge pone all&#8217;altro la domanda iniziale, porta poi entrambi a formulare la solenne promessa insieme e ad una sola voce, con una sorta di espressione &#8220;duale&#8221; della volont\u00e0 e del reciproco riconoscimento, che costituisce una espressione singolarmente efficace della ministerialit\u00e0 familiare ed ecclesiale dei coniugi.<\/p>\n<p>5. <i>Una ministerialit\u00e0 non univoca, ma articolata<\/i><\/p>\n<p><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>D&#8217;altra parte, al di l\u00e0 della formula del consenso in senso stretto, la logica del rapporto consenso\/benedizione e la soggettivit\u00e0 &#8220;laicale&#8221; del matrimonio vanno di pari passo e anche qui, dietro piccole novit\u00e0, che potrebbero anche passare inosservate, possiamo scoprire l&#8217;aprirsi di ampie prospettive teologiche e pastorali tutt&#8217;altro che trascurabili .<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>In verit\u00e0 nessuno ignora che consenso e benedizione indicano non soltanto due centri del sacramento (di cui la tradizione occidentale e quella orientale si sono quasi spartite la valorizzazione), ma anche due diverse visioni della ministerialit\u00e0 propria di questo sacramento. Tale raccordo dice anche il superamento di una visione ecclesiale antitetica, che pu\u00f2 finalmente sperimentare la verit\u00e0 della comunione laicale solo in relazione ad una ministerialit\u00e0 ecclesiale non derivata, ma che sa riconoscere la verit\u00e0 della gerarchia soltanto nel servizio testimoniale ad una possibile e reale comunione di laici battezzati.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Almeno in questo caso, \u00e8 del tutto necessario parlare qui &#8211; e non se ne pu\u00f2 proprio fare a meno, se non si vuole rischiare un abuso &#8211; di &#8220;assemblea celebrante&#8221;, in cui presidenza e ministerialit\u00e0 sacramentale, debitamente distinte, contribuiscono organicamente all&#8217;unica celebrazione.<\/p>\n<p>6. <i>Iniziazione cristiana e &#8220;forma&#8221; celebrativa<\/i><\/p>\n<p><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Infine, bisogna notare con un certo rilievo la articolazione pastorale delle &#8220;forme&#8221;, che mira anche linguisticamente a parlare in modo differenziato da un lato a cristiani &#8220;iniziati&#8221; e dall&#8217;altro a cristiani &#8220;in via di (rinnovata) iniziazione&#8221;. Se \u00e8 vero quanto abbiamo detto fin qui, allora \u00e8 chiaro che la diversificazione tra due grandi &#8220;forme celebrative&#8221; (nella celebrazione della eucaristia e nella celebrazione della parola) costituisce anche la adeguazione dell&#8217;atto celebrativo alle concrete condizioni di iniziazione cristiana e di inserimento ecclesiale della coppia degli sposi.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Essa ha la funzione di rimediare ai due eccessi, che spesso attraversano la pastorale &#8211; nonostante tutti i pur lodevoli corsi di preparazione &#8211; tra una sorta di &#8220;universale diritto acquisito a sposarsi in Chiesa&#8221;, garantito da una Chiesa intesa spesso come &#8220;agenzia di grazie&#8221; da una parte, mentre dall&#8217;altra parte vi sarebbe una sorta di selettivo concorso a numero chiuso, per il quale il matrimonio sacramentale potrebbe essere soltanto il frutto di una dura formazione specifica, affine (se non pi\u00f9 ardua) di quella riservata ai candidati al diaconato-presbiterato. Questo trionfo parallelo di una pericolosa indifferenza (con ammissione indiscriminata) o di una selettiva differenza (con sbarramento duro), pu\u00f2 trovare nella via seguita dal nuovo Rito del Matrimonio e nella sua saggia articolazione tra diverse forme celebrative una delicata e attenta possibilit\u00e0 di mediazione pastorale.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Purch\u00e9 tale risorsa non venga subito dilapidata con una gestione assurda (ma possibile!) della differenziazione e della articolazione in termini di penalizzazione e\/o di emarginazione di alcuni soggetti ecclesiali a scapito di altri, piuttosto che di promozione e di accoglienza di ogni storia di fede nelle forme ad essa pi\u00f9 accessibili, pi\u00f9 adeguate e pi\u00f9 umanamente vivibili.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span><\/p>\n<p>7. <i>Famiglia e Chiesa: una relazione reciproca<\/i><\/p>\n<p><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Dobbiamo aggiungere, tuttavia, un&#8217;altra considerazione: il fatto che il matrimonio sia ordinato &#8220;alla salvezza altrui&#8221; non significa per\u00f2 soltanto una particolare forma di &#8220;abnegazione&#8221; che la chiesa avrebbe sacramentalizzato e che essa pretenderebbe poi di applicare e di esigere dai cristiani.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>E&#8217; piuttosto il prendere corpo concreto, testimoniale, storico e visibile del &#8220;mistero grande&#8221; come rapporto tra Cristo e Chiesa: \u00e8 l&#8217;esperienza che la Chiesa fa di s\u00e9, ad assumere qui una particolare eloquenza ed efficacia di segno. Il sacramento \u00e8, in tal senso, evento che riconosce come esistente una presenza di grazia, la quale si manifesta e si realizza come accoglienza qui e ora della rinascita dell&#8217;uomo nella sua relazione &#8220;duale&#8221; a Dio.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Questo \u00e8 un modo assai forte e potente di assumere &#8211; da parte del battezzato &#8211; la identit\u00e0 di alter Christus in un contesto inatteso, e di viverne la logica sorprendente, che gi\u00e0 il battesimo e l&#8217;eucaristia avevano solennemente inaugurato. Infatti, come gi\u00e0 battesimo, cresima e eucaristia inaugurano per ognuno una esperienza di comunione &#8211; mentre penitenza e unzione per tutti recuperano e guariscono tale comunione quando sia stata perduta &#8211; cos\u00ec il matrimonio, muovendo da un contesto potente sul piano naturale come quello del sentimento-desiderio-generazione, scopre il &#8220;prendere&#8221; come accogliere e il convivere come dono. Eppure, con questa sua harmonia discors nei confronti dell&#8217;officium naturale, il matrimonio sacramento ha davvero una potenza ricostruttiva della identit\u00e0 in relazione e della esistenza vissuta nel grazie all&#8217;altro, per il dono di s\u00e9, che \u00e8 capace di supportare e sopportare il vangelo nella quotidianit\u00e0 delle opere e dei giorni, tra le piccole cose di ottimo gusto di cui essa \u00e8 costellata.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Ma proprio per questo il matrimonio non \u00e8 soltanto un documento, n\u00e9 soltanto un monumento, ma \u00e8 anzitutto un testamento. In effetti, il matrimonio non \u00e8 solo informazione, n\u00e9 solo ammonimento, ma \u00e8 testimonianza di vita per l&#8217;altro, non per s\u00e9. E&#8217; un &#8220;non vivere pi\u00f9 per se stessi&#8221;, come ripete tante volte S. Paolo. Ecco la potenza di annuncio che il matrimonio pone in luce con una forza e una eloquenza che lo hanno portato ad essere giudicato &#8220;il primo&#8221; tra tutti gli altri sacramenti. Nel matrimonio il vangelo di Cristo, il Dio per l&#8217;Altro, viene annunciato non solo per concetti o per precetti, ma &#8211; se \u00e8 lecito esprimersi cos\u00ec liberamente &#8211; per contatti e per confetti; non anzitutto mediante idee e visioni, ma mediante vite e cose, tempi e spazi di comunione, ritmi e stili pazienti nell&#8217;attesa, lontani dalla pretesa, lenti alla contesa e rapidi nella resa.<\/p>\n<p>8. <i>Le risorse pastorali del nuovo Rito del Matrimonio e il prossimo Sinodo dei Vescovi<\/i><\/p>\n<p><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Ho cercato di portare alla luce una serie di elementi di sfondo, senza la cui incidenza non potremmo comprendere appieno tutto il significato e il grande ruolo che il matrimonio svolge per la edificazione della Chiesa di Cristo.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>La occasione della traduzione e dell&#8217;adattamento del nuovo Rito del Matrimonio ha offerto alla Chiesa italiana la opportunit\u00e0 di una rilettura complessiva dell&#8217;intera struttura rituale del sacramento, riconsiderando anche l&#8217;impatto ecclesiale e culturale che tale celebrazione determina sulla coscienza cristiana dei battezzati.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Cos\u00ec ne \u00e8 scaturita una serie di attenzioni testuali che possono tradursi in preziose risorse pastorali. Una analisi puntuale di tali novit\u00e0 \u2013 che esula da questa breve riflessione \u2013 permetterebbe di cogliere in pienezza le nuove possibilit\u00e0 che la celebrazione &#8211; nella sua sintesi simbolica e rituale &#8211; pu\u00f2 offrire al lavoro pastorale delle chiese, strutturando una complessiva teologia del matrimonio, che faccia memoria della sapienza con cui la Chiesa non ha mai dimenticato la struttura \u201cnaturale\u201d e \u201cistituzionale\u201d di quel matrimonio, che legge come sacramento, ma le cui logiche pescano profondamente nelle logiche naturali e sociale dell&#8217;\u2019uomo e della donna, la cui realt\u00e0 non pu\u00f2 essere facilmente addomesticata.<br \/><span style=\"white-space: pre;\"> <\/span>Anche il prossimo Sinodo non dovr\u00e0 dimenticare di dover fare una \u201cteologia serena\u201d a proposito del matrimonio, ossia una teologia capace di non cedere a quel massimalismo ontologico-giudico, che spesso \u00e8 solo frutto di memoria corta e di esperienza limitata. E che rischia di affronta anche ogni \u201cpatologia\u201d sulla base di una esperienza troppo limitata e troppo unilaterale della fisiologia matrimoniale. <\/p>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; uscito sul numero 26\/2014 di &#8220;Settimana&#8221; questa riflessione sul Nuovo Rito del Matrimonio in rapporto al prossimo Sinodo dei Vescovi. 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