{"id":3352,"date":"2014-08-17T16:54:00","date_gmt":"2014-08-17T14:54:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/pace-senza-canto-e-senza-gesto-problemi-di-un-documento-poco-chiaro\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:49","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:49","slug":"pace-senza-canto-e-senza-gesto-problemi-di-un-documento-poco-chiaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/pace-senza-canto-e-senza-gesto-problemi-di-un-documento-poco-chiaro\/","title":{"rendered":"Pace senza canto e senza gesto? Problemi di un documento poco chiaro"},"content":{"rendered":"<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/guitton-home.jpg\" style=\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/guitton-home.jpg\" height=\"320\" width=\"248\" \/><\/a><\/div>\n<h2>UNA PACE SENZA CANTO E SENZA GESTO?<br \/>I problemi di una circolare poco opportuna e male argomentata<\/h2>\n<p>Un recente documento della Congregazione per il Culto Divino e per la Disciplina dei Sacramenti \u2013 <i>L\u2019espressione rituale del dono della pace nella messa<\/i>, \u201cLettera circolare\u201d datata 8 giugno 2014 \u2013 affronta la questione della collocazione, del senso e dell\u2019adeguata celebrazione del \u201crito della pace\u201d, incluso nei riti di comunione della celebrazione eucaristica. &nbsp;Vorrei presentare il contenuto del breve documento \u2013 di soli 8 paragrafi \u2013 per sollevare poi alcune questioni, che riguardano la opportunit\u00e0 e la forma argomentativa del documento.<\/p>\n<p>1. <b>Le istanze del Sinodo dei Vescovi e la risposta della Congregazione<\/b><\/p>\n<p>Dopo aver sommariamente presentato il senso teologico del \u201crito della pace\u201d all\u2019interno della celebrazione eucaristica (1-2), il documento chiarisce di intervenire su una questione che era sorta dal Sinodo sull\u2019Eucaristia e di cui l\u2019esortazione postsinodale Sacramentum Caritatis parlava al n.49, delegando alla Congregazione competente di affrontare la questione successivamente, sia per quanto riguarda la collocazione del gesto nella sequenza dei riti eucaristici, sia per quanto riguarda le sue modalit\u00e0, invitando comunque a recuperare una certa sobriet\u00e0. E\u2019 da notare che questa indicazione deriva proprio dalla urgenza di una adeguata testimonianza della pace, in un mondo carico di conflitti e di discordie (3-4). Dopo la consultazione delle Conferenze Episcopali la Congregazione stabilisce che il rito della pace rimanga nella collocazione classica per il rito romano, ossia all\u2019interno dei riti di comunione, tra il Padre Nostro e la frazione del pane (5). Dopo aver ribadito l\u2019importanza della testimonianza della pace, il documento offre una serie di \u201csuggerimenti pratici\u201d: a) il rito della pace \u201cpossiede gi\u00e0 il suo significato di preghiera e di offerta della pace nel contesto dell\u2019Eucaristia\u201d. Quindi pu\u00f2 anche essere omesso! b) In base a cio \u00e8 possibile prevedere che al posto di \u201cgesti familiari o profani di saluto\u201d si prevedano altre modalit\u00e0; c) vengono esplicitamente indicati come \u201cabusi\u201d: l\u2019 introduzione di un \u2018canto per la pace\u2019, lo spostamento dei fedeli dai loro posti, l\u2019allontanamento del presbitero dal presbiterio, la sovrapposizione tra scambio della pace e auguri, congratulazioni, condoglianze&#8230;d) Si invita a preparare opportune catechesi sul significato e sulle modalit\u00e0 del rito liturgico (6). Il documento si conclude con un auspicio: che una maggiore chiarezza sul piano liturgico possa contribuire ad una pi\u00f9 efficace testimonianza sul piano della testimonianza esistenziale, tra gli operatori di pace (7): la pace del Risorto \u00e8 annunciata e realizzata nella celebrazione \u201canche attraverso un gesto umano elevato all\u2019ambito del sacro\u201d (8). <\/p>\n<p>2.<b> Il \u201crito della pace\u201d in quanto tale: una argomentazione confusa e contraddittoria<\/b><\/p>\n<p>La prima impressione che si ha, leggendo il testo di questo documento, \u00e8 quella del disagio e della sproporzione. Il rito della pace \u00e8, infatti, frutto del recupero di una prassi celebrativa che la grande tradizione medioevale e moderna aveva quasi totalmente emarginato o perduto. Nella tradizione che precedeva il Concilio Vaticano II era presente soltanto nella Messa Solenne e con una limitazione sostanziale ai chierici. Veniamo, dunque, da secoli nei quali il \u201crito della pace\u201d o non era presente o era ridotto ad un gesto brevissimo, anche se significativo. Da meno di 50 anni lo abbiamo recuperato ed \u00e8 sorprendente che le resistenze siano, anzitutto, contro la sua \u201ceccessiva visibilit\u00e0 e durata\u201d. E\u2019 vero, accade, talvolta, che il \u201crito della pace\u201d esca dagli argini, coinvolga la reciprocit\u00e0 dell\u2019intera assemblea, con movimenti e migrazioni e spostamenti e saluti&#8230;ma questo \u00e8 solo negativo? Per chi, mai, il modello del rito eucaristico deve essere una assemblea assolutamente immobile? Quale ufficio burocratico pu\u00f2 avere questo come un ideale?<br \/>Dunque, se \u00e8 ragionevole pensare che ordinariamente il \u201csegno di pace\u201d possa riguardare lo scambio con chi mi sta vicino, non c&#8217;\u00e8 alcun bisogno di definire &#8220;abuso\u201d una pratica diversa, pi\u00f9 ampia e pi\u00f9 articolata. Avrei preferito che si dessero linee interpretative organiche, piuttosto che elenchi di abusi. Questa logica, vecchia e superata, di favorire gli \u201cusi\u201d con elenchi di abusi deve essere segnalata come poco efficace e poco lungimirante. E\u2019 una strategia di retroguardia.<br \/>Vorrei inoltre segnalare un grave problema di \u201cordine logico\u201d del documento. Forse la sua stesura \u00e8 frutto di troppi compromessi, ma \u00e8 certo che la versione finale doveva tener conto che una lingua ha bisogno di una grammatica e di una sintassi attendibile. Il testo della circolare presenta diversi \u201crefusi\u201d che si concentrano, in particolare, al paragrafo 6. Lo riporto integralmente per farne l\u2019analisi:<\/p>\n<p><i>\u201cVa definitivamente chiarito che il rito della pace possiede gi\u00e0 il suo profondo significato di preghiera e offerta della pace nel contesto dell\u2019Eucaristia. Uno scambio della pace correttamente compiuto tra i partecipanti alla Messa arricchisce di significato e conferisce significativit\u00e0 al rito stesso. Pertanto, \u00e8 del tutto legittimo asserire che non si tratta di invitare \u201cmeccanicamente\u201d a scambiarsi il segno della pace. Se si prevede che esso non si svolger\u00e0 adeguatamente a motivo delle concrete circostanze o si ritiene pedagogicamente sensato non realizzarlo in determinate occasioni, si pu\u00f2 omettere e talora deve essere omesso\u201d (6, a)<\/i><\/p>\n<p>Questo testo avrebbe avuto bisogno di una buona risistemazione, prima di essere pubblicato. Cos\u00ec com\u2019\u00e8 appare di difficile comprensione, se non si vuole cadere in continue contraddizioni. In esso si afferma che:<\/p>\n<p>&#8211; il rito della pace ha gi\u00e0 senso per il contesto in cui \u00e8 collocato;<br \/>&#8211; il rito della pace prende senso dal modo con cui \u00e8 compiuto (e non dal contesto)<br \/>&#8211; lo scambio della pace non pu\u00f2 essere ridotto ad un atto meccanico<br \/>&#8211; lo scambio della pace deve essere compiuto solo quando pu\u00f2 assumere significato, e quindi pu\u00f2 o addirittura deve essere omesso perch\u00e9 non \u00e8 necessario!<\/p>\n<p>Appare francamente paradossale che si scriva una intera circolare per ricordare che il rito, che comporta problemi, pu\u00f2 essere facilmente celebrato omettendone la parte pi\u00f9 delicata, ossia lo scambio della pace. Di fatto, se seguissimo punto per punto questo paragrafo faticoso e contraddittorio, rischieremmo di arrivare ad un esito paradossale: ossia allo svuotamento del \u201crito della pace\u201d, ritornando al regime preconciliare, ovviamente solo \u201cpro opportunitate\u201d!<\/p>\n<p>3. <b>Pace, rito e canto: una difficolt\u00e0 a stare nella logica della Riforma Liturgica<\/b><\/p>\n<p>Una seconda difficolt\u00e0, ancora maggiore, si deve rilevare quando il documento presenta l\u2019elenco degli \u201cabusi\u201d, in cima ai quali brilla il divieto di introdurre \u201cun canto per la pace, inesistente nel Rito romano\u201d (6). Qui si deve sostare e meditare. Che cosa significa l\u2019espressione \u201cinesistente nel Rito romano\u201d? La cosa sembra a tutta prima abbastanza chiara. Non esiste tradizione canora riferita al rito della pace. Bene. Questo \u00e8 certo. Ma domandiamoci: esisteva davvero, nella Chiesa medioevale o nella Chiesa moderna un rito della pace che potesse suscitare una tradizione di canto? Anche in questo caso, purtroppo, dobbiamo rispondere: no. Ed \u00e8 questo il punto pi\u00f9 delicato. Se la storia millenaria della pax Domini, come attestano Jungmann, Raffa e tanti altri studiosi, aveva perso ogni evidenza rituale per l\u2019assemblea, come \u00e8 possibile invocare la \u201cinesistenza della tradizione\u201d per impedire che oggi, di fronte ad un rito che ha acquisito una sua nuova consistenza e potenza, possa sorgere una tradizione di canto? Perch\u00e9 mai dovremmo far dipendere la tradizione futura da una \u201ctradizione non sana\u201d? &nbsp;E se la tradizione non era pi\u00f9 sana, nel \u201clegittimo progresso\u201d, dovuto proprio alla sua qualit\u00e0 decaduta, non dovrebbe essere compresa anche la esperienza di un rito della pace non solo agito, ma sentito, cantato e vissuto? Perch\u00e9 mai \u201ccantare la pace\u201d dovrebbe essere qualificato, senza mezzi termini, come un \u201cabuso\u201d? Non \u00e8 forse, proprio questo, il peggior abuso? Non &nbsp;\u00e8 restare chiusi, in modo autoreferenziale, nelle pratiche gi\u00e0 conosciute, senza lasciare allo Spirito di poter soffiare con libert\u00e0, attraverso le nuove forme di esperienza e di espressione ecclesiale?<br \/>Oltretutto a me pare che una \u201ctradizione di canto della pace\u201d sia ben presente nella grande tradizione dell\u2019Agnus Dei. \u201cDona nobis pacem\u201d \u00e8 una espressione che si \u00e8 arricchita di mille melodie e mille armonie diverse. Perch\u00e9 mai non dovrebbe accadere la stessa cosa anche per la \u201cPax Domini\u201d?<\/p>\n<p>4. <b>Il rapporto tra \u201crito della pace\u201d e \u201cvita di pace\u201d: una correlazione del tutto estrinseca<\/b><\/p>\n<p>Una terza difficolt\u00e0, iniziale e finale, deriva dal rapporto ambiguo che nel documento si istituisce tra \u201cpace esistenziale\u201d e \u201cpace rituale\u201d. L\u2019insistenza con cui il documento parla della esigenza di una pi\u00f9 adeguata \u201cformazione alla pace\u201d della intera compagine ecclesiale appare singolarmente in tensione con questa \u201cminimizzazione\u201d del rito della pace. Sembra quasi che una vera \u201ccatechesi di pace\u201d possa essere assicurata solo da una marginalizzazione, da una contrazione, fino ad una parziale omissione, del rito della pace. Questo \u00e8 forse uno degli aspetti pi\u00f9 paradossali di questo strano documento. Che si preoccupa solo di limitare il rito della pace, indicando come abusi tutte le forme di \u201cesplicitazione simbolica\u201d e di \u201ccorrelazione alla vita\u201d del rito stesso, salvo poi pretendere che proprio questa contrazione e rimozione del rito di pace possa assicurare a tutta la Chiesa una testimonianza luminosa nel costruire la pace nel mondo.<br \/>Non vi \u00e8 dubbio che i riti introducano una certa stilizzazione nella esperienza quotidiana. Scambiarsi la pace, nell\u2019assemblea eucaristica, \u00e8 espressione di un dono ricevuto, di una ulteriorit\u00e0 gratuita, che poi il banchetto eucaristico sigilla. Ma la pretesa che la celebrazione eucaristica si immunizzi dai gesti di pace ordinari, non acceda alle simboliche corporee, canore, spaziali e personali del \u201cvissuto di pace\u201d appare il segno, preoccupante, di una grave incomprensione della tradizione. Tanto di quella umana quanto di quella liturgica. Il che appare sorprendente quando viene proprio da una Congregazione romana.<\/p>\n<p>5. <b>Conclusione<\/b><\/p>\n<p>Questa lettera circolare si inserisce in una catena di documenti che sollevano da anni troppe perplessit\u00e0. Si \u00e8 cominciato, nel 2001, con <i>Liturgiam Authenticam<\/i>; si \u00e8 continuato, nel 2004, con <i>Redemptionis Sacramentum<\/i> e oggi si arriva, quasi in tono minore, a questa infelice circolare. E\u2019 molto difficile sostenere che per \u201craggiungere un serio impegno dei laici per la pace\u201d occorra ridurre ogni impatto simbolico e rituale del gesto di pace. Una cosa \u00e8 evitare la confusione, altra cosa \u00e8 trasformare una messa con il popolo in una messa privata, cosa che talvolta sembra sottesa alla circolare. Si tratta di un intervento sostanzialmente clericale e che rischia di irrigidire la celebrazione ad una modalit\u00e0 fredda e autoreferenziale. <br \/>Se anche ci sono problemi, nell\u2019attuale celebrazione del \u201crito della pace\u201d, ci\u00f2 non di meno il rimedio qui suggerito appare, francamente, peggiore del male. <\/p>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UNA PACE SENZA CANTO E SENZA GESTO?I problemi di una circolare poco opportuna e male argomentata Un recente documento della Congregazione per il Culto Divino e per la Disciplina dei Sacramenti \u2013 L\u2019espressione rituale del&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":3484,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3352"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3352"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3352\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3638,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3352\/revisions\/3638"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3484"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3352"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3352"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3352"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}