{"id":3351,"date":"2014-08-28T06:24:00","date_gmt":"2014-08-28T04:24:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/mistagogia-e-teologia-dei-sacramenti-una-questione-aperta\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:49","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:49","slug":"mistagogia-e-teologia-dei-sacramenti-una-questione-aperta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/mistagogia-e-teologia-dei-sacramenti-una-questione-aperta\/","title":{"rendered":"Mistagogia e teologia dei sacramenti: una questione aperta"},"content":{"rendered":"<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DSCF1864.jpg\" style=\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DSCF1864.jpg\" height=\"240\" width=\"320\" \/><\/a><\/div>\n<p><span style=\"font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;\">E&#8217; appena uscito il libro L. Girardi (ed.), <i>La mistagogia. Attualit\u00e0 di una antica risorsa<\/i>, Roma, CLV, 2014. Del mio articolo (237-258) pubblico qui le prima 3 pagine.<\/span><\/p>\n<p><b>Mistagogia e prospettiva teologica<\/b><br \/><b>Recezione della \u201cprovocazione mistagogica\u201d e ripensamento iniziatico della \u201cprima comunione\u201d.&nbsp;<\/b><\/p>\n<p>Una valutazione delle \u201cprospettive teologiche\u201d della mistagogia \u00e8 ancora lontana dall\u2019essere stata adeguatamente considerata e compiutamente articolata. Questo si deve precisamente alla novit\u00e0 che questo termine ha portato nella esperienza ecclesiale dell\u2019ultimo secolo, che ha generato, gradualmente, un profondo ripensamento della teoria e della prassi dei sacramenti, che esamineremo nella prima parte del nostro studio (\u00a7.1), cui faremo seguire una seconda parte, in cui metteremo alla prova l\u2019\u201dapproccio mistagogico\u201d intorno al problema del ripensamento della \u201cprima comunione\u201d, con tutte le sue ampie conseguenze di carattere pastorale, ecclesiologico e spirituale (\u00a7.2), per concludere infine con una significativa relazione tra \u201cmistagogia\u201d e \u201cpreghiera\u201d nella esperienza del cristiano in via di iniziazione (\u00a7.3).<\/p>\n<p><b>1. La mistagogia e la crisi della \u201cteologia classica\u201d dei sacramenti<\/b><\/p>\n<p>Proviamo a proporre una prima lettura della \u201cmistagogia\u201d, costruendo il ragionamento anzitutto su alcune importanti \u201cpolarit\u00e0 aporetiche\u201d, ossia su alternative che, senza escludersi, manifestano possibilit\u00e0 di \u201csoluzioni fittizie\u201d: il recupero della sensibilit\u00e0 non contro, ma a vantaggio di una \u201cratio\u201d sacramentale pi\u00f9 profonda (\u00a7.1.1); la coscienza di un mutamento del linguaggio, ma non solo strumentale-espressivo, bens\u00ec anzitutto esperienziale (\u00a7.1.2); la irruzione di una coscienza storica in liturgia, ma senza lasciar cadere la necessaria \u201ccoscienza iniziatica\u201d (\u00a7.1.3). In tal modo potremo riconsiderare pi\u00f9 complessivamente la questione della mistagogia come \u201ccaso tipico\u201d di una rinnovata cura per la \u201ccontingenza della grazia\u201d (\u00a7.1.4).<\/p>\n<p><i>1.1. La mistagogia: sensibilit\u00e0 rituale e &nbsp;concetto teologico<\/i><\/p>\n<p>Mistagogia indica senza dubbio i limiti strutturali di un approccio sistematico impostato sul primato dell\u2019intelletto. L\u2019approccio all\u2019atto simbolico-rituale non sopporta pi\u00f9 \u2013 n\u00e9 dal punto di vista teorico, n\u00e9 dal punto di vista pratico \u2013 una \u201criduzione intellettualistica\u201d della esperienza. L\u2019intera storia del Movimento Liturgico, prima, e della teologia liturgica, poi, attesta una tale dinamica di superamento del primato intellettualistico in teologia. Cionondimeno, l\u2019esperienza simbolico-rituale ha bisogno \u2013 costitutivamente \u2013 di una coscienza sistematica, che non pu\u00f2 essere sostituita da conoscenze storiche o da metodi teoretici mutuati da un passato pi\u00f9 o meno lontano. Il concetto di mistagogia, in altri termini, ha avuto, come effetto inevitabile, una forte contestazione della \u201cteologia sistematica\u201d. E questo, voglio ripeterlo, \u00e8 stato un passaggio inevitabile e anche assai fruttuoso. Ma occorre oggi essere avvertiti su un rischio, che pu\u00f2 arrivare anche a mettere a repentaglio ci\u00f2 che di buono \u00e8 stato acquisito attraverso questa contestazione: se il recupero del carattere \u201cmistagogico\u201d e \u201ciniziatico\u201d dei sacramenti non riesce a darsi una \u201cratio\u201d sistematica \u2013 che assuma un concetto pi\u00f9 ampio e pi\u00f9 articolato di ragione &nbsp;\u2013 corre il pericolo di essere un guadagno effimero, che non mette radici, che secca e che il vento della storia travolge in meno di una generazione. Se oggi lavoriamo sulla \u201cmistagogia\u201d solo in ambito \u201cpratico\u201d, trascurandone la teoria, finiremo per duplicare i piani anche noi, per offrire una comprensione \u201cessenziale\u201d del sacramento, cui affincheremo, inultilmente, una \u201cpratica mistagogica\u201d senza alcuna caratteristica di \u201cfons\u201d. La \u201cconoscenza simbolica\u201d, come affermava Romano Guardini , non \u00e8 qualcosa che si aggiunge alla teologia, ma \u00e8 l\u2019organo del sapere teologico-liturgico.<\/p>\n<p><i>1.2. &nbsp;Il grande cantiere conciliare: &nbsp;il rinnovamento del linguaggio ecclesiale e la svolta linguistica<\/i><\/p>\n<p>Mistagogia, proprio a motivo di quanto abbiamo appena riconosciuto, \u00e8 un termine che costringe tutti (pastori, teologi, soggetti pastorali) a un profondo rinnovamento del linguaggio ecclesiale. La grande tradizione mistagogica rappresenta certo un modo di concepire e di riflettere, ma \u00e8, anzitutto, un modo di parlare. Il linguaggio \u201cmetaforico\u201d e \u201canalogico\u201d , che mutua dalla tradizione biblica e culturale le proprie \u201cfigure di parola e di pensiero\u201d, comporta una diversa esperienza della rivelazione\/fede. Cionondimeno questo rinnovamente del linguaggio \u00e8 una \u201clogica diversa\u201d che irrompe. Una \u201corationis ratio\u201d diversa dalla \u201cratio\u201d che si \u00e8 imposta dalla scolastica in poi, anche se mai del tutto e ovunque. Il linguaggio che muta non \u00e8 semplice \u201crinnovamento della espressione pastorale, omiletica o catechetica\u201d, ma nuova esperienza della verit\u00e0 e del mistero. Questa grande novit\u00e0, che ci permette oggi di considerare e di apprezzare il Concilio Vaticano II come \u201cevento linguistico\u201d , riposa sulla consapevolezza che il linguaggio non \u00e8 semplicemente uno \u201cstrumento del pensiero\u201d. Nessuna mistagogia sar\u00e0 mai possibile se non avremo maturato questa nuova consapevolezza, che di fatto contraddice quegli stili ecclesiali che affidano solo al concetto il ruolo di \u201ciniziazione\u201d. Solo accettando che la \u201ciniziazione alla fede\u201d proceda non solo dalla \u201csapienza dei concetti\u201d, ma anche dalla \u201csapienza delle azioni, delle narrazioni, delle musiche, degli spazi, dei tempi, dei contatti e dei profumi&#8230;\u201d potremo far spazio ad una \u201curgenza mistagogica\u201d e \u201ciniziatica\u201d al fondamento della esperienza della rivelazione e della fede.<\/p>\n<p><i>1.3. Una mediazione della \u201cstoria della salvezza\u201d e la \u201ciniziazione al tempo\u201d<\/i><\/p>\n<p>Mistagogia, in terzo luogo, \u00e8 un modo sorprendente, ma del tutto coerente, di far entrare la \u201cstoria\u201d all\u2019interno del concetto di Rivelazione. Da un lato, infatti, la teologia del \u2018900 ha recepito potentemente la irruzione della \u201cstoria della salvezza\u201d come concetto per un approccio pi\u00f9 ricco alla Rivelazione. Cionondimeno, con la mistagogia il \u201ctempo\u201d diventa non semplicemente una modalit\u00e0 del rivelarsi stesso di Dio, ma la forma dell\u2019apertura di fede dell\u2019uomo dinanzi al revelatum. La mistagogia pretende una teologia, una catechesi, una pastorale che conoscano e gustino il valore temporale della iniziazione. Ogni iniziazione ha bisogno di tempo, per assimilare linguaggi, forme, modalit\u00e0, abiti, costumi. In altri termini, la \u201cstoria della salvezza\u201d non \u00e8, anzitutto, una nozione, un concetto o una proposizione, ma piuttosto un evento. Per questo ci viene comunicata in forma pi\u00f9 complessa di una serie di \u201cverit\u00e0 su Dio, mondo e uomo\u201d. &nbsp;L\u2019importanza della riflessione ecclesiale sulla \u201cmistagogia\u201d sta proprio in questo punto di equilibrio, delicatissimo, tra i contenuti della storia della salvezza e le forme storico-temporali capaci di mediarli. E la riscoperta della \u201crituum forma\u201d, non a caso, \u00e8 stata una delle grandi novit\u00e0 del XX secolo , non tanto come \u201coggetto\u201d teologico, ma come \u201cforma che consente la risposta di fede alla rivelazione\u201d.<\/p>\n<p><i>1.4. Il recupero della \u201ccontingenza della grazia\u201d: tatto liturgico e significato teologico \u201cin periferia\u201d<\/i><\/p>\n<p>Quanto ho detto fino a qui ci permette di valutare il \u201cfenomeno mistagogia\u201d da un punto di vista piuttosto interessante. Un dato acquisito da questo nostro Convegno \u00e8 stato, precisamente, il risalto attribuito alla differenza tra le forme di \u201comelia mistagogica\u201d del IV e V secolo rispetto alla ripresa della nozione che abbiamo registrato con sorpresa nell\u2019ultimo secolo. Da un lato, abbiamo guardato a quel modello con nuovo interesse e con crescenti aspettative; ma dall\u2019altro abbiamo dovuto anche ammettere che tra noi e quella antica esperienza concettuale &#8211; tra noi e quella forma di linguaggio e di temporalit\u00e0, tra noi e quell\u2019epoca del lavoro teologico &#8211; si estende un lungo periodo, nel quale \u00e8 stata lungamente elaborata una diversa comprensione e una diversa esperienza dei sacramenti e della liturgia. In altri termini, per molti secoli, nel lavoro teologico \u201cde sacramentis\u201d ci siamo concentrati &nbsp;sul sacramento come significato e come effetto . Una tale \u201criduzione\u201d ha avuto un esito deflagrante su ogni possibilit\u00e0 mistagogica della Chiesa: ha causato la essenzializzazione dei significati e degli effetti, l\u2019irrigidimento dei linguaggi e la minimalizzazione dei tempi e degli spazi. Potremmo dire che questo fenomeno, assunto sempre pi\u00f9 al centro della teoria e della pratica ecclesiale, ha determinato una progressiva perdita di quella \u201ccura del contingente\u201d che \u00e8 decisiva per ogni pratica mistagogica, che \u00e8 fatta anzitutto di tatto, di sensibilit\u00e0, di spazi e tempi adeguati. Proprio su questa determinazione \u201ctattile\u201d della liturgia e della mistagogia mi soffermer\u00f2 nella parte finale del mio percorso. Per ora voglio solo sottolineare che quando diciamo \u201cmistagogia\u201d mettiamo in gioco non soltanto una caratteristica della \u201ccatechesi\u201d o della \u201comiletica\u201d, ma il complessivo assetto del sapere teologico nella tradizione occidentale.<br \/>Se quindi la grande tradizione mistagogica \u00e8 nata dalle riflessioni pastorali e teologiche sui grandi sacramenti della iniziazione cristiana (anzitutto su battesimo e eucaristia), oggi sono proprio questi sacramenti ad essere \u201cspiazzati\u201d rispetto al luogo mistagogico, essendo ancora preda di letture e di pratiche minimalistiche ed essenzialistiche. Per cos\u00ec dire: abbiamo iniziato duemila anni fa una pratica mistagogica dal battesimo e dalla eucaristia. Oggi proprio su questi versanti sacramentali troviamo ad ostacolarci un sapere teologico e una pratica ecclesiale poco sensibile allo \u201cspazio-tempo della iniziazione\u201d.<br \/>Forse oggi le \u201cfigure\u201d e le \u201cforme\u201d pi\u00f9 promettenti, per un recupero della mistagogia, sono quelle pi\u00f9 \u201cdecentrate\u201d rispetto alla logica strettamente sacramentale. La mistagogia \u00e8 nata con il battesimo e con l\u2019eucaristia, ma oggi pu\u00f2 rinascere solo \u201cdalle periferie del sacramento\u201d. Voglio dire, in altri termini, che oggi \u00e8 pi\u00f9 facile recuperare il senso \u201cmistagogico\u201d del mistero attraverso la \u201cliturgia delle ore\u201d, attraverso l\u2019anno liturgico, oppure attraverso una liturgia della parola o una liturgia penitenziale. Queste pratiche rituali, che la tradizione non ha considerato sacramenti, sfuggono meglio alla cattura delle logiche minimalistiche ed essenzialistiche, anche se non ne sono affatto del tutto immuni .<br \/>In questo modo sarebbe possibile, passando attraverso queste \u201cesperienze minori\u201d, il recupero anzitutto delle logiche elementari della mistagogia, come capacit\u00e0 di \u201cincontro\/raduno\u201d, di penitenza, di ascolto, di offerta, di memoria, di rendimento di grazie, di lode, di benedizione, di comunione, di congedo e di missione. Ognuno di questi passaggi non \u00e8 solo \u201ccontenuto\u201d, ma anzitutto atteggiamento, stile, sensibilit\u00e0 e forma di vita. &nbsp;Su questa tensione, che la riscoperta della mistagogia ha contribuito a portare all\u2019attenzione ecclesiale, dobbiamo ora soffermarci nel contesto della \u201ciniziazione alla prima comunione\u201d&#8230;<\/p>\n<p>(per il seguito, rimando al volume citato all&#8217;inizio)<\/p>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; appena uscito il libro L. Girardi (ed.), La mistagogia. Attualit\u00e0 di una antica risorsa, Roma, CLV, 2014. Del mio articolo (237-258) pubblico qui le prima 3 pagine. 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