{"id":3345,"date":"2014-09-17T15:40:00","date_gmt":"2014-09-17T13:40:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/a-quale-comunione-sacramentale-dovrebbero-accedere-i-divorziati-risposati\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:49","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:49","slug":"a-quale-comunione-sacramentale-dovrebbero-accedere-i-divorziati-risposati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/a-quale-comunione-sacramentale-dovrebbero-accedere-i-divorziati-risposati\/","title":{"rendered":"A quale comunione sacramentale dovrebbero accedere i divorziati risposati?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viandanti.jpg\" style=\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viandanti.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel corso del Convegno dei &#8220;Viandanti&#8221; del 13 settembre scorso a Bologna ho tenuto una relazione sul rapporto tra divorziati risposati e comunione eucaristica. Rimando al sito dei Viandanti per leggere il pdf della relazione integrale (<a href=\"http:\/\/www.viandanti.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Grillo_Eucarestia_Def-Sito.pdf\">http:\/\/www.viandanti.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Grillo_Eucarestia_Def-Sito.pdf<\/a>&nbsp;).<\/p>\n<p>Qui riprendo soltanto l&#8217;<i>incipit<\/i> e l&#8217; <i>explicit<\/i> della relazione.<\/p>\n<p><b>\u201cEucaristia: generoso alimento per i deboli\u201d. Simbolo rituale senza \u201cretorica ecclesiale\u201d<\/b><br \/><b>Teologie lungimiranti e teologie di corte (vedute).<\/b><\/p>\n<div style=\"text-align: right;\">\u201cLa domanda se i divorziati possano fare la Comunione dovrebbe essere capovolta. Come pu\u00f2 la Chiesa arrivare in aiuto con la forza dei sacramenti a chi ha situazioni familiari complesse?\u201d &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <span style=\"white-space: pre;\">       <\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: right;\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Carlo Maria Martini&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: right;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: right;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: right;\">&#8220;Rifiutando di dare a se stessi il posto della verit\u00e0, [i cristiani] possono confessare la loro fede in ci\u00f2 che osiamo chiamare Dio &#8211; Dio, indissociabile per noi dall&#8217;esperienza che rende gli uomini contemporaneamente irriducibili e necessari gli uni agli altri. Non so che cosa diventer\u00e0 la religione domani, ma credo fermamente all&#8217;urgenza di cercare questa teologia pudica e radicale&#8221; <span style=\"white-space: pre;\">   <\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: right;\"><span style=\"white-space: pre;\">     <\/span>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;M. de Certeau&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: right;\"><\/div>\n<p>La prospettiva che vorrei sviluppare, in rapporto al tema del Convegno, \u00e8 una analisi pi\u00f9 diretta del rapporto tra \u201clegame matrimoniale\u201d e \u201ccomunione sacramentale\u201d. Noi dobbiamo infatti riconoscere pi\u00f9 apertamente di quanto non si faccia di solito che la \u201cdomanda di comunione\u201d, avanzata da parte di soggetti che vivono forme di relazione sentimentale &nbsp;familiare che non godono di pieno (o di nessun) riconoscimento ecclesiale, spesso avviene in un linguaggio e in una forma non adeguata non solo ai tempi, ma alla \u201cres\u201d in questione. Mi spiego meglio, e lo faccio in modo lapidario: negli ultimi 200 anni non sono cambiate solo le forme della vita matrimoniale, ma anche le forme della comunione sacramentale. E\u2019 del tutto comprensibile che, nella discussione che oggi mettiamo in campo, appaia anzitutto la \u201cnovit\u00e0 matrimoniale\u201d rispetto alla tradizione del \u201cfare la comunione\u201d nella Chiesa. Ma non dovremmo affatto dimenticare che, mentre cambiava il modo di vivere la relazione matrimoniale, a partire dalla met\u00e0 del 1800, iniziava anche un lento fenomeno di ripensamento della \u201ccomunione sacramentale\u201d. Quando oggi pensiamo all\u2019\u201daccesso alla comunione\u201d per i \u201cseparati, divorziati e risposati\u201d dobbiamo pensare correttamente non solo i soggetti, ma anche l\u2019atto a cui potrebbero, dovrebbero accedere. Vorrei allora sintetizzare, in primo luogo, le novit\u00e0 con cui nella Chiesa possiamo e dobbiamo pensare questo \u201catto\u201d del \u201cfare la comunione\u201d. Alla luce di questa novit\u00e0 condurr\u00f2 la mia riflessione sui soggetti cosiddetti \u201cirregolari\u201d:<\/p>\n<p>a) Fare la comunione non \u00e8 pi\u00f9, anzitutto, un atto di culto personale di un soggetto, ma il \u201crito di una comunit\u00e0\u201d. Vi \u00e8 ancora, nel linguaggio ecclesiale, un modo di pensare la \u201ccomunione sacramentale\u201d come l\u2019azione di un individuo, per la santificazione personale. Senza negare questa dimensione, dobbiamo ricontestualizzarla nel suo ambito rituale, ecclesiale e spirituale proprio<\/p>\n<p>b) Fare la comunione \u00e8 la conseguenza di un \u201cduplice dono dello Spirito\u201d: quello che scende sui \u201cdoni\u201d del pane e del vino e quello che scende sui soggetti, riunendoli in un solo corpo. La duplice dimensione della \u201cepiclesi\u201d eucaristica richiede, evidentemente, un contesto pi\u00f9 ricco di quello al quale ci eravamo abituati. La comunione sacramentale non \u00e8 semplicemente la \u201cconseguenza della consacrazione\u201d, ma \u00e8 il rito che segue una liturgia della parola e una liturgia eucaristica in cui non solo &#8220;si riceve&#8221;, ma \u201csi diventa\u201d il Corpo di Cristo<\/p>\n<p>c) Partecipare tutti all\u2019unico pane spezzato e all\u2019unico calice condiviso \u00e8 la forma pi\u00f9 piena di \u201csegno\u201d di quella unit\u00e0 che la Eucaristia realizza. D\u2019altra parte, bisogna ricordarlo con forza, l\u2019effetto di grazia della Eucaristia \u00e8 la unit\u00e0 della Chiesa, rispetto a cui la \u201cpresenza reale\u201d di Cristo sotto le specie \u00e8 soltanto \u201ceffetto intermedio\u201d.<\/p>\n<p>Come \u00e8 ovvio, questa lettura della \u201ccomunione sacramentale\u201d conduce ad una relazione assai profonda tra la vita del soggetto in relazione e la forma eucaristica della comunione. Ma impedisce una lettura individualistica del \u201cricevere la comunione\u201d, che risulta sfasata sia storicamente, sia tematicamente rispetto alla discussione che vogliamo qui condurre. Rifletto ora sui \u201csoggetti\u201d che possono\/debbono accedere alla logica ecclesiale del \u201cfare la comunione\u201d, per tornare, alla fine, sul livello della \u201ccomunione sacramentale\u201d.<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p>11. Una grande riconciliazione tra la dottrina e l\u2019esperienza \u00e8 ci\u00f2 che il Concilio Vaticano II ci ha voluto insegnare, in modo magistrale. Oggi, intorno al rilancio di questa grande opzione, possiamo accordare una attenzione nuova alle dinamiche di quei soggetti che vedono \u201cmorire\u201d il vincolo del loro matrimonio e non sanno come poter accettare le uniche due soluzioni che la Chiesa offre alla loro coscienza: o di riconoscere che quel vincolo non c\u2019era mai stato, o di impegnarsi a far morire tutto ci\u00f2 che nella nuova realt\u00e0 di coppia potrebbe contraddirlo. Affrontare la questione nuova con gli strumenti di una chiesa e di una societ\u00e0 che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 \u00e8 una risorsa tipica di una \u201cistituzione autoreferenziale\u201d. Un aiuto decisivo per affrontare questa sfida \u00e8 costituita dalla rinnovata &nbsp;esperienza di \u201ccomunione sacramentale\u201d cui la Chiesa si lascia iniziare dal proprio riformato rito dell\u2019eucaristia. In esso, infatti, essa sperimenta con maggior evidenza, alcune \u201csimboliche\u201d del tutto decisive:<\/p>\n<p>a) la correlazione strutturale tra \u201ccorpo di Cristo sacramentale\u201d e \u201ccorpo di Cristo ecclesiale\u201d: lo Spirito Santo scende, contemporaneamente, sulle offerte e sugli offerenti: partorisce, amando, la unit\u00e0 della Chiesa.<br \/>b) Tale correlazione ci fa uscire da una lettura troppo angusta della \u201cpresenza del Signore come sola consacrazione\u201d. La Presenza del Signore \u00e8 non solo l\u2019intera \u201cpreghiera eucaristica\u201d, ma anche la \u201cpresenza nella parola proclamata\u201d e \u201cpresenza nel pane spezzato e nel calice condiviso\u201d.<br \/>c) La forma stessa sia della ministerialit\u00e0 (articolata) della Parola, sia del rito di comunione (con la articolazione della materia e del rapporto con essa) dicono una nuova percezione del \u201cfare comunione\u201d e dell\u2019\u201dessere comunione\u201d.<\/p>\n<p>Sintonizzare questo livello simbolico-rituale della \u201ceucaristia\u201d con la \u201ctrasformazione della intimit\u00e0\u201d non \u00e8 cosa semplice, ma \u00e8 una urgenza ecclesiale. D\u2019altra parte, proprio nella logica della urgenza, &nbsp;resta vero che anzitutto \u201ccaritas Christi urget nos\u201d: far spazio ad un \u201csurplus\u201d di misericordia e di amore esige dalla Chiesa di oggi e di domani una grande forza e una grande franchezza, per poter essere nello stesso tempo intelligente nel leggere la propria tradizione \u2013 matrimoniale e eucaristica &#8211; e coraggiosa nel volerla profondamente rilanciare e rinnovare. Con pudore intelligente e con radicalit\u00e0 coraggiosa.<br \/>Come ha detto, in modo indimenticabile, un grande teologo del XX secolo come M. De Certeau:<\/p>\n<p>&#8220;Rifiutando di dare a se stessi il posto della verit\u00e0, [i cristiani] possono confessare la loro fede in ci\u00f2 che osiamo chiamare Dio &#8211; Dio, indissociabile per noi dall&#8217;esperienza che rende gli uomini contemporaneamente irriducibili e necessari gli uni agli altri. Non so che cosa diventer\u00e0 la religione domani, ma credo fermamente all&#8217;urgenza di cercare questa teologia pudica e radicale&#8221; <span style=\"white-space: pre;\">      <\/span><br \/>Una teologia che sappia evitare la tentazione cortigiana della spudoratezza e della superficialit\u00e0, avr\u00e0 il solo fine di meglio distinguere e articolare &#8211; nel matrimonio contemporaneo e nella esperienza della comunione sacramentale &#8211; \u201cci\u00f2 che non muore, e ci\u00f2 che pu\u00f2 morire\u201d, come ha scritto &nbsp;un \u201cteologo\u201d del XIV secolo come Dante in una terzina indimenticabile della sua Commedia (Paradiso, XIII, 52-54), con cui voglio qui concludere:<\/p>\n<p><i>Ci\u00f2 che non more e ci\u00f2 che pu\u00f2 morire<\/i><br \/><i>Non \u00e8 se non splendor di quella idea<\/i><br \/><i>Che partorisce amando il nostro Sire<\/i><\/p>\n<div><\/div>\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel corso del Convegno dei &#8220;Viandanti&#8221; del 13 settembre scorso a Bologna ho tenuto una relazione sul rapporto tra divorziati risposati e comunione eucaristica. 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