{"id":3335,"date":"2014-10-14T06:38:00","date_gmt":"2014-10-14T04:38:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-relatio-post-disceptationem-e-lo-stile-del-concilio-vaticano-ii\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:48","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:48","slug":"la-relatio-post-disceptationem-e-lo-stile-del-concilio-vaticano-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-relatio-post-disceptationem-e-lo-stile-del-concilio-vaticano-ii\/","title":{"rendered":"La &#8220;relatio post disceptationem&#8221; e lo stile del Concilio Vaticano II"},"content":{"rendered":"<h2><span style=\"background-color: white; font-weight: normal; line-height: 17.0499992370605px;\"><span style=\"font-family: Trebuchet MS, sans-serif; font-size: small;\"><br \/><\/span><\/span><\/h2>\n<h2><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concvat2.jpg\" style=\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concvat2.jpg\" height=\"320\" width=\"251\" \/><\/a><span style=\"background-color: white; line-height: 17.0499992370605px;\"><span style=\"font-family: Trebuchet MS, sans-serif; font-size: small;\"><i>Disceptatio non inutilis.<\/i><\/span><\/span><\/h2>\n<h2><span style=\"background-color: white; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: small; line-height: 17.0499992370605px;\">La svolta del Sinodo e la forza \u201cfiliale\u201d di un \u201cdolce stil novo\u201d<\/span><\/h2>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"background-color: white; line-height: 17.0499992370605px;\"><span style=\"font-family: Trebuchet MS, sans-serif;\">Se volessimo proporre una analisi del Sinodo \u201csecondo il prima e il poi\u201d, e se facessimo esercizio filologico di sinossi tra il testo della \u201crelatio ante\u201d e il testo della \u201crelatio post\u201d, vedremmo bene quanto diverso sia l\u2019approccio che trapela dal secondo testo rispetto al primo e potremmo valutare fino in fondo la profondit\u00e0 e la importanza del mutamento che si \u00e8 verificato in una sola settimana nelle parole del \u201crelatore\u201d. La discussione non \u00e8 stata invano, il confronto e l\u2019ascolto hanno inciso sulle parole e sui pensieri, la parres\u00eca ha reso ora il 30, ora il\u201960, ora il 100. Chi chiedeva che nulla cambiasse avrebbe voluto che il confronto fosse uno \u201cscontro pubblico\u201d, in diretta, magari sotto l\u2019occhio delle telecamere. Pretendeva il diritto soggettivo alla democrazia per continuare a godersi la piccola rendita di sovrano assoluto. Chi ha lavorato per il cambiamento, invece, ha accompagnato con rispetto e con pazienza l\u2019emergere graduale di evidenze nuove, lasciando che se ne discutesse con libert\u00e0 e franchezza. &nbsp;&nbsp;<\/span><\/span><\/div>\n<div><span style=\"background-color: white; line-height: 17.0499992370605px;\"><span style=\"font-family: Trebuchet MS, sans-serif;\">Effettivamente si tratta di \u201cnuove evidenze\u201d. Il secondo testo dice quasi tutto ci\u00f2 che era gi\u00e0 stato detto prima, ma lo fa con un altro approccio, con un altro linguaggio, con un altro stile. E, soprattutto lo inserisce in uno \u201csguardo diverso\u201d. Nel quale sguardo non si pone pi\u00f9 una distanza\/differenza\/opposizione tra Ges\u00f9 Signore e la contingenza del prossimo e della storia. Anzi, si teorizza apertamente che lo \u201csguardo su Ges\u00f9\u201d libera dall\u2019integralismo, libera dal massimalismo, permette alla Chiesa di riscoprire la gradualit\u00e0 e la pazienza, il rispetto e la cordialit\u00e0, di intraprendere strade nuove e possibilit\u00e0 impensate&nbsp;<\/span><\/span><\/div>\n<div><span style=\"background-color: white; line-height: 17.0499992370605px;\"><span style=\"font-family: Trebuchet MS, sans-serif;\">Ecco, proprio su questo crinale delicatissimo della identit\u00e0 ecclesiale, tale mutamento di toni e di accenti, questa virata decisa e desiderata &#8211; ma impensata e quasi impensabile fino a qualche mese fa &#8211; corrisponde al \u201cmutamento di paradigma\u201d che il Concilio Vaticano II aveva gi\u00e0 inaugurato, pi\u00f9 di 50 anni fa. E\u2019 lo stesso metodo. Quel metodo che grandi storici del Concilio riconoscono aver prodotto un \u201cevento di linguaggio\u201d e un \u201cevento di stile\u201d. S\u00ec, in questa svolta sinodale \u00e8 facile riconoscere la stessa impronta e lo stesso tono di voce: quella impronta e quel tono che con piede fermo e con voce emozionata prima Giovanni XXIII e poi Paolo VI \u2013 profeticamente e rischiosamente \u2013 hanno proposto, gi\u00e0 allora con urgenza, a tutta la Chiesa.&nbsp;<\/span><\/span><\/div>\n<div><span style=\"background-color: white; line-height: 17.0499992370605px;\"><span style=\"font-family: Trebuchet MS, sans-serif;\">D\u2019altra parte \u00e8 la stessa \u201crelatio post\u201d ad autointerpretarsi cos\u00ec. Gli esempi che offre al lettore sono integralmente conciliari e perci\u00f2 lontani da ogni integralismo! Il rapporto tra la Chiesa cattolica e le altre Chiese (<i>Lumen Gentium e Unitatis Redintegratio<\/i>), tra la fede cristiana e le altre religioni (<i>Nostra Aetate<\/i>), tra la cultura europea e le altre culture (<i>Ad Gentes<\/i>) costituiscono il modello ermeneutico \u2013 e la chiave interpretativa \u2013 per aver accesso ad una valutazione \u201cgraduale\u201d e \u201cpacata\u201d della famiglia contemporanea, nella quale si apprezzano piuttosto i valori che vi sono custoditi che non i limiti e le mancanze che vi si manifestano. Questo pu\u00f2 condurre ad affermazioni di grande onest\u00e0, come quelle che si leggono tra i nn.20-23, sulle famiglie sposate civilmente o conviventi. Lo spirito che le anima \u00e8 quello della apertura di credito, della prossimit\u00e0, senza quella contrapposizione sterile tra giustizia e misericordia che aveva caratterizzato finora molte parole ufficiose e purtroppo anche non poche parole ufficiali.<\/span><\/span><\/div>\n<div><span style=\"background-color: white; line-height: 17.0499992370605px;\"><span style=\"font-family: Trebuchet MS, sans-serif;\">Per questo si tratta, anzitutto, di \u201cconversione del linguaggio\u201d (29). La quale appare in maniera assai significativa proprio nei numeri successivi, dove le famiglie sposate solo civilmente e le coppie di conviventi sono descritte con linguaggio assai positivo: anzi, si prescrive che la pastorale si rinnovi imparando ad iniziare sempre \u201cdal positivo di queste esperienze\u201d. Dal n. 39 ci si avvicina al tema \u201cprimario\u201d, almeno per il dibattito pubblico, ossia quello dei \u201cdivorziati risposati\u201d. Per i quali si contesta la possibilit\u00e0 di una soluzione drastica: \u201co tutto o niente\u201d. Non \u201cdottrina da applicare\u201d, ma \u201ccammino verso Cristo da percorrere\u201d. La regola generale, valida per tutti &#8211; pastori, religiosi e laici &#8211; dovr\u00e0 essere l\u2019arte dell\u2019accompagnamento: \u201cimparare a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell\u2019altro\u201d. &nbsp;<\/span><\/span><\/div>\n<div><span style=\"background-color: white; line-height: 17.0499992370605px;\"><span style=\"font-family: Trebuchet MS, sans-serif;\">Dobbiamo confessarlo: siamo solo all\u2019inizio. Ma, per cos\u00ec dire, il pi\u00f9 \u00e8 fatto. Ci siamo sbloccati. Siamo usciti dalla pretesa di tutto giudicare e di trovare immediatamente una soluzione teorica\/dottrinale\/metafisica per ogni problema. La dottrina, di per s\u00e9, non risolve i problemi. Essa illumina le strade da percorrere per trovare soluzioni realistiche, accompagnando gli uomini e le donne, nelle diverse famiglie che vivono. Dando alle famiglie felici le parole per leggere la loro gioia nel profondo di una comunione in Cristo, ricevuta in dono; e dando a quelle infelici le parole per leggere i loro dolori nella prospettiva di una comunione in Cristo che rielabora un passato da non rimuovere e che apre a un futuro che pu\u00f2 essere anche \u201dnuovo inizio\u201d, spazio di promessa e terra di speranza. A questa \u201cconversione di linguaggio\u201d, iniziata cos\u00ec autorevolmente, potr\u00e0 contribuire un vivace dibattito ecclesiale, una lungimirante prudenza pastorale e una teologia fresca e dotata di spina dorsale, che sappia sempre essere tanto radicale da non perdere mai il pudore e tanto pudica da non fermarsi mai alla superficie.<\/span><\/span><\/div>\n<div><span style=\"background-color: white; line-height: 17.0499992370605px;\"><span style=\"font-family: Trebuchet MS, sans-serif;\">Non \u00e8 parso inutile sottolineare che, in tutta questa ampia considerazione delle \u201ccrisi familiari\u201d, va lasciato uno spazio speciale allo \u201csguardo\u201d che i figli maturano su tutto questo. E\u2019 una vera priorit\u00e0. Come \u00e8 vero che questa conversione di linguaggio \u00e8 divenuta possibile solo dal momento in cui il Concilio ha potuto essere letto non pi\u00f9 solo dai suoi \u201cpadri\u201d, ma finalmente anche dai suoi figli.&nbsp;<\/span><\/span><\/div>\n<div><span style=\"background-color: white; line-height: 17.0499992370605px;\"><span style=\"font-family: Trebuchet MS, sans-serif;\">E\u2019 il primo vescovo di Roma \u201cfiglio del Concilio\u201d \u2013 e non \u201cpadre\u201d &#8211; ad aver reso possibile la piccola grande pagina di questo documento di svolta, segno ancora incipiente del \u201cdolce stil novo\u201d che potr\u00e0 nascere &#8211; al di qua e al di l\u00e0 del caso serio delle famiglie infelici &#8211; nel grande mare di tutta la Chiesa. Di una Chiesa che assuma la storia e la coscienza come spazio di rivelazione, senza aver paura della contingenza e senza doversi proteggere, a tutti i costi, dal dolore.&nbsp;<\/span><\/span><\/div>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Disceptatio non inutilis. La svolta del Sinodo e la forza \u201cfiliale\u201d di un \u201cdolce stil novo\u201d Se volessimo proporre una analisi del Sinodo \u201csecondo il prima e il poi\u201d, e se facessimo esercizio filologico di&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":3488,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3335"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3335"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3335\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3621,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3335\/revisions\/3621"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3488"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3335"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3335"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3335"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}