{"id":3321,"date":"2014-12-13T02:27:00","date_gmt":"2014-12-13T01:27:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/card-velasio-de-paolis-e-i-limiti-di-una-lettura-solo-giuridica-del-sinodo\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:48","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:48","slug":"card-velasio-de-paolis-e-i-limiti-di-una-lettura-solo-giuridica-del-sinodo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/card-velasio-de-paolis-e-i-limiti-di-una-lettura-solo-giuridica-del-sinodo\/","title":{"rendered":"Card. Velasio de Paolis e i limiti di una lettura solo giuridica del Sinodo"},"content":{"rendered":"<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concvat2.jpg\" style=\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concvat2.jpg\" \/><\/a><\/div>\n<p><b>SIGNOR CARDINALE, HA MAI SENTITO PARLARE DEL VATICANO II?<\/b><br \/><b>La campagna di ostilit\u00e0 contro &nbsp;Sinodo e \u201cpensiero incompleto\u201d<\/b><\/p>\n<p>Il giorno stesso in cui sono stati pubblicati i <i>Lineamenta<\/i> in vista del prossimo Sinodo Ordinario del 2015, sul blog di S. Magister veniva pubblicata un relazione del card. Velasio de Paolis, duramente critica verso il documento conclusivo del Sinodo straordinario. Va ricordato che il card. De Paolis era uno dei 5 autori del famoso pamphlet pentaporporato, che fece scalpore prima del Sinodo. Nel frattempo non sembra aver mutato posizione, anzi, se possibile, il suo giudizio si \u00e8 fatto ancora pi\u00f9 duro e pi\u00f9 severo.<br \/>Poich\u00e9 De Paolis presenta alcuni luoghi comuni del rifiuto \u201cgiuridico\u201d del Sinodo, vale la pena soffermarsi prima sugli argomenti che presenta, poi sulla loro fragilit\u00e0, per poi concludere sul piano pi\u00f9 generale. Ma inizio con una premessa.<\/p>\n<p><b>1. Concorrenza tra dogmatiche e prospettiva pastorale.<\/b><\/p>\n<p>Nella sua grande opera \u201cVerit\u00e0 e Metodo\u201d, H. G. Gadamer ricorda che due sono le discipline che hanno bisogno di una \u201cdogmatica\u201d: la teologia e il diritto. La tradizione ha elaborato dogmatiche teologiche e dogmatiche giuridiche, con la giusta preoccupazione di renderle armoniche, sebbene non si sia mai nascosta la differenza che tra l\u2019una e l\u2019altra occorre riconoscere. Questo \u00e8 diventato, nel tardo mondo moderno, un vero rompicapo. E sarebbe ingenuo pensare che nel 2014 un teologo volesse imporre al diritto una dogmatica teologica o che un giurista volesse imporre alla chiesa una dogmatica giudirica. La difficile armonia tra le dogmatiche, tuttavia, trova da pi\u00f9 di un secolo, una sfida ulteriore: \u00e8 quella di una ripensamento pi\u00f9 complessivo, sia sul piano teologico sia sul piano giuridico, della competenza della mediazione dogmatica rispetto all\u2019approccio \u201cpositivo\u201d e a quello \u201cpratico\u201d.<br \/>Anche nella Chiesa questa nuova consapevolezza \u00e8 sorta gi\u00e0 nel XIX secolo e nel XX secolo ha acquisito una luce particolarmente intensa con il Concilio Vaticano II. In quel concilio, la scelta di \u201cnon parlare direttamente il linguaggio dogmatico\u201d (n\u00e9 della teologia n\u00e9 del diritto) ha spiazzato quasi tutti. Ma il recupero del terreno nutriente della tradizione aveva bisogno di questo gesto forte, che non \u00e8 smentita o tradimento di dottrina o di giustizia, ma riscoperta di una relazione che viene prima della rappresentazione e di una misericordia che sovrabbonda e orienta la giustizia. La vita concreta della tradizione, in altri termini, non \u00e8 mai semplicemente \u201capplicazione di una dottrina gi\u00e0 conosciuta\u201d, ma \u201cconcretezza di relazione che permette di comprenderne la dottrina\u201d.<br \/>In questo orizzonte conciliare si inserisce anche il cammino sinodale, che la Chiesa non ha inventato l\u2019altro ieri, ma che ha riscoperto, subito dopo il Vaticano II, come proprio compito e come occasione per rinnovare la propria missione.<br \/>Se, avendo alle spalle tutta questa storia, un cardinale di valore, con tutta la sua cultura giuridica, ritiene di poter giudicare una proposizione del Sinodo come se fosse semplicemente un \u201catto di governo\u201d, &nbsp;o una \u201cdisposizione legislativa\u201d e mette in piedi tutto l\u2019armamentario del giurista &#8211; per mostrarne tutti i limiti, le incongruenze, i rischi, le tragedie e le scandalose contraddizioni con la \u201ctradizione\u201d &#8211; forse \u00e8 giusto fermarsi e sollevare alcune domande, molto franche, ma in spirito di dialogo. Egli si \u00e8 espresso su una proposizione sinodale come se dovesse commentare un articolo del codice. In questo modo, con questo metodo, egli ha subito negato di dover considerare un documento di lavoro con un\u2019ottica pastorale e in vista di una mediazione di nuove condizioni di vita e di coscienza, di storia e di relazione, che l\u2019ultimo secolo ha sperimentato e che la Chiesa deve assumere. Vi \u00e8, al fondo del suo ragionamento, una mancanza di riconoscimento. Il reale \u00e8 piegato a categorie che lo deformano e lo censurano, lo rimuovono e stigmatizzano, ma senza comprenderlo.<\/p>\n<p><b>2. Gli argomenti dogmatico-disciplinari del cardinale<\/b><\/p>\n<p>In sintesi la considerazione del Sinodo proposta da De Paolis si concentra soltanto sulla proposizione n. 52, dedicata alla disciplina riguardante i divorziati risposati. Di fronte al dettato della proposizione il fuoco di fila del Cardinale giurista passa in rassegna tutti questi argomenti:<\/p>\n<p>a) Il testo non dovrebbe essere considerato \u201ctesto sinodale\u201d perch\u00e9 non ha raggiunto il \u201cquorum previsto\u201d (ma egli dimentica che il testo non \u00e8 testo definitivo, ma \u201ctesto di lavoro\u201d)<br \/>b) Il testo \u00e8 non omogeneo, con parti contrapposte, con motivazioni inadeguate, inappropriate o incomplete.<br \/>c) La proposizione ha formulazione limitata, nel senso che si riferisce a una categoria limitata di persone, che non dovrebbero meritare una attenzione particolare.<br \/>d) Si riferisce duramente al Card. Kasper, la cui proposta \u201cnon \u00e8 stata sostenuta da alcun argomento valido\u201d e, d\u2019altra parte, era gi\u00e0 stata studiata e respinta 30 anni fa.<br \/>e) La categoria dei \u201cdivorziati risposati\u201d non \u00e8 una categoria particolare, ma si risolve nella categoria generale delle \u201csituazioni irregolari\u201d.<br \/>f) Una concessione della eucaristia in questi casi potrebbe apparire un premio o un invito a stabilire nuovi vincoli<br \/>g) La vita in comune \u201cmore uxorio\u201d e la situazione permanente di peccato sono ostacolo insuperabile per la comunione sacramentale.<br \/>h) La stesura del testo genera equivoci: si parla di \u201cdisciplina attuale\u201d come se si potesse modificare tale disciplina, mentre si tratta di una disciplina fondata sul diritto divino, che pertanto esclude che la Chiesa possa agire diversamente.<br \/>i) Si tratterebbe, in caso contrario di un \u201ccambio dottrinale\u201d, in contrasto con la ripetuta affermazione di non voler cambiare la dottrina.<br \/>j) Se poi si volesse cambiare dottrina, ci\u00f2 avrebbe bisogno di studio e la competenza del sinodo dei vescovi pu\u00f2 essere revocata in dubbio.<br \/>k) D\u2019altra parte, in caso di modifica, si correrebbero rischi che una persona in stato di peccato mortale, ammessa alla comunione eucaristica, cada in una condizione di sacrilegio e di profanazione dell\u2019eucaristia; si ribadisce la necessit\u00e0 dello stato di grazia santificante per accedere all\u2019eucaristia; si vede messa in discussione la morale sessuale fondata sul VI comandamento; si da comunque rilevanza alla convivenza e ad altri vincoli, a detrimento del matrimonio indissolubile.<br \/>l) Vi \u00e8 in gioco non una questione disciplinare, ma una dottrina e un magistero indisponibile, che supera le competenza del sinodo. Il divieto di accedere all\u2019eucaristia \u00e8, dunque, insuperabile e immodificabile.<\/p>\n<p><b>3. La debolezza di un giudizio riduttivo perch\u00e9 soltanto giuridico<\/b><\/p>\n<p>Che cosa possiamo obiettare, di fronte al fuoco di fila di questa \u201cpars destruens\u201d, che manca di \u201cpars costruens\u201d? In primo luogo, che non pu\u00f2 e non vuole costruire altro che distruzione. L\u2019intento \u2013 gi\u00e0 chiaro \u201ca priori\u201d prima dell\u2019evento, nel libro dei 5 cardinali \u2013 \u00e8 il rifiuto di una logica complessa. Papa Francesco, nella famosa intervista a \u201cCivilt\u00e0 cattolica\u201d, aveva fatto l\u2019elogio di un pensiero \u201cincompleto e aperto\u201d, mentre De Paolis vuole solo parole \u201ccomplete e chiuse\u201d. E\u2019 ovvio che il Sinodo, da questo punto di vista, appaia ai suoi occhi come \u201cpericoloso a priori\u201d. Per il pensiero semplice del Cardinale, di fronte alla proposizione 52 non resta altro che ridicolizzarla. Come si fa? E\u2019 sufficiente fingere che il problema non esista. Perch\u00e9 tutto \u00e8, deve essere, o almeno deve apparire gi\u00e0 risolto con la sola \u201cdisciplina tradizionale\u201d. E lo \u00e8 in effetti: \u00e8 sufficiente chiamare i divorziati risposati come \u201cadulteri concubini\u201d e il gioco \u00e8 fatto. La dottrina &nbsp;&#8211; quella vera &#8211; ha gi\u00e0 previsto tutto, in anticipo, in modo generale ed astratto. Ecco, questa \u00e8 l\u2019idea di De Paolis: nulla pu\u00f2 mutare nella disciplina del matrimonio, perch\u00e9 la dottrina ha gi\u00e0 previsto tutto. Ma questa idea, De Paolis, da dove la prende? Non sar\u00e0 per caso proprio l\u2019idea \u2013 l\u2019ideologia \u2013 del modernissimo diritto napoleonico? Non sar\u00e0 forse che proprio il difensore della pi\u00f9 stretta disciplina ecclesiastica sul matrimonio prenda a prestito i suoi argomenti maggiori da una singolare miscela di diritto medievale e diritto napoleonico?<br \/>Questo, in fondo, \u00e8 solo un dettaglio tecnico. L\u2019aspetto pi\u00f9 preoccupante, in tutta questa difesa a spada tratta non gi\u00e0 della dottrina e del magistero immodificabile &nbsp;&#8211; che tale non \u00e8 \u2013 ma della disciplina medioevale e moderna, per come si \u00e8 evoluta nel XIX e XX secolo, \u00e8 che si tratta di una argomentazione in s\u00e9 coerente, lineare, direi quasi semplice, elementare, ma del tutto astratta, e direi estranea, rispetto alla realt\u00e0 della quale vorrebbe parlare.<\/p>\n<p><b>4. La dimenticanza della complessit\u00e0 e della storia.<\/b><\/p>\n<p>La storia dei soggetti coniugati, la libert\u00e0 di coscienza degli individui, le modificazioni delle forme della vita, delle abitazioni, dei trasporti e delle carriere lavorative, non si lasciano ridurre ad una sintesi dogmatica a priori, n\u00e9 sul piano teologico, n\u00e9 sul piano giuridico. La domanda di \u201crealismo\u201d che ci viene dalla storia non ci permette di chiuderci in un atteggiamento di sufficienza verso il suo sviluppo. Ed \u00e8 grave che, di fronte alla proposizione sinodale, il De Paolis sollevi ogni forma di \u201cautodifesa\u201d: era gi\u00e0 stato deciso diversamente, non ci sono argomenti a favore di questa proposizione, \u00e8 confusa, non \u00e8 pertinente, \u00e8 contraddittoria&#8230;Che stana forma di difesa della tradizione! Una grande tradizione non dovrebbe aver paura della storia, non dovrebbe demonizzarne gli sviluppi, non dovrebbe condannare tutti gli irregolari senza distinzione, ma dovrebbe trovare regole pi\u00f9 profonde e pi\u00f9 umane, pi\u00f9 spirituali e pi\u00f9 persuasive per additare la fedelt\u00e0 e il legame come vocazione, non invece preoccuparsi di \u201csbarrare ogni via di uscita\u201d. Non \u00e8 stato proprio il diritto medioevale e moderno ad averci insegnato tutte queste accuratissime distinzioni? E dove sono finite, ora, queste cattedrali di finezza se le confrontiamo con le parole generiche e &nbsp;forzate del Cardinale giurista?<\/p>\n<p><b>5. Un pensiero \u201cincompleto e aperto\u201d come terapia<\/b><\/p>\n<p>Il Concilio Vaticano II ci ha insegnato che, quanto \u00e8 stato gi\u00e0 disposto, non ha bisogno di essere ripetuto. &nbsp;Mentre De Paolis continua a lavorare con le categorie medioevali, con cui tutto torna alla perfezione, ma non pi\u00f9 in rapporto a questo mondo, ma ad un mondo irreale, nello stesso tempo idealizzato e incartapecorito. La legge \u00e8, per questa visione, essenzialmente pedagogica. Non prende atto di nulla, ma d\u00e0 forma a tutto. Questa \u00e8 la grande visione premoderna del diritto. Ma tale visione non regge pi\u00f9, almeno da due secoli. Ha ancora i suoi buoni diritti e i suoi grandi meriti, ma non pu\u00f2 pi\u00f9 esercitarli o vantarli da sola. Se proposta in modo esclusivo, una tale pedagogia dall\u2019alto diventa una forma pericolosa di integrismo e di massimalismo.<br \/>E\u2019 evidente che il testo di De Paolis \u00e8 anteriore ai <i>Lineamenta<\/i>. In questo nuovo testo, che certo al Cardinale non sar\u00e0 piaciuto, si trova una affermazione davvero importante: con essa si sorpassa, con un balzo, tutta questa impostazione autoreferenziale, questo autoconfermarsi tra magistero, dottrina e disciplina, che immunizza dal reale e permette solo di consultare lungamente il codice, di sollevare lo sguardo sotto l\u2019occhiale, e di dettare sentenze.<br \/>Ecco ci\u00f2 che leggiamo, invece, nel testo dei \u201cLineamenta\u201d. Si tratta di un invito che mira alla buona comprensione delle domande del questionario e che orienta ad uno stile autenticamente pastorale, che presenta i seguenti tratti:<\/p>\n<p>\u201c<i>Le domande che si propongono di seguito, con riferimento espresso agli aspetti della prima parte della Relatio Synodi, intendono facilitare il dovuto realismo nella riflessione dei singoli episcopati, evitando che le loro risposte possano essere fornite secondo schemi e prospettive proprie di <b>una pastorale meramente applicativa della dottrina<\/b>, che non rispetterebbe le conclusioni dell\u2019Assemblea sinodale straordinaria, e allontanerebbe la loro riflessione dal cammino ormai tracciato<\/i>.\u201d<\/p>\n<p>Il testo \u00e8 di una chiarezza quasi impressionante. E\u2019 figlio del linguaggio complesso e profondo dell\u2019ultimo secolo. Non parla con le evidenze intellettualistiche classiche. Ed \u00e8, per usare un eufemismo, alquanto distante da tutto ci\u00f2 che abbiamo letto in De Paolis. In esso si afferma che <b>una visione della pastorale come meramente applicativa della dottrina non rispetterebbe le conclusioni dell\u2019Assemblea sinodale straordinaria, e allontanerebbe la loro riflessione dal cammino ormai tracciato<\/b>. In questa espressione parla la sapienza ermeneutica che la Chiesa ha sempre esercitato nei secoli, con ponderazione e lungimiranza, e che ora De Paolis sembra ridurre ad una casamatta della resistenza contro la modernit\u00e0, con mitraglia spianata ed elmetto in testa. Quanta distanza, in questa presunta difesa della tradizione, dalla grande tradizione ecclesiale!<br \/>Ma qui si apre un problema fondamentale, soprattutto per il giurista, ma anche per il Cardinale. Come fa un Cardinale, il giorno stesso in cui viene pubblicato un testo ufficiale che imposta il lavoro intersinodale del prossimo semestre, a contraddire apertamente l\u2019indicazione vincolante che orienta il metodo di lavoro e lo spirito con cui si dovr\u00e0 lavorare? Non avrebbe dovuto mostrare quanto meno maggiore prudenza?<\/p>\n<p>6<b>. V. De Paolis come G. Siri: il fascino della conservazione \u201ciuris causa\u201d<\/b><\/p>\n<p>Ho l\u2019impressione che questo atteggiamento oltranzista di De Paolis assomigli a quello che tante volte abbiamo visto alzarsi nella Chiesa, al momento in cui le cose si avviavano ad una svolta, subivano una mutazione, trovavano la forza di darsi forme nuove e contenuti pi\u00f9 vivi e pi\u00f9 veri. Voglio solo ricordare ci\u00f2 che disse l\u2019Arcivescovo Giuseppe Siri, nel 1951, al momento in cui Pio XII propose ad experimentum la rinnovata \u201cveglia pasquale\u201d. Siri oppose alla novit\u00e0 ancora in rodaggio due argomenti che egli traeva dalla tradizione e che a suo avviso avrebbero sconsigliato questa novit\u00e0 di una \u201cveglia\u201d da tenersi non \u201cin mane\u201d \u2013 come si faceva da secoli in occidente &#8211; ma \u201cin nocte\u201d. Egli diceva che da un lato ne sarebbe derivato un problema \u201cdisciplinare\u201d: i preti, anzich\u00e9 confessare per tutto il sabato santo, sarebbero stati distratti dalla veglia ancora da preparare. Ma aggiungeva anche un argomento molto pi\u00f9 \u201ctranchant\u201d. La veglia notturna appariva \u201ccontraria al diritto naturale\u201d, che stabilisce che la notte \u00e8 fatta non per celebrare, ma per dormire. A onor del vero, bisogna ricordare che G. Siri aggiunse che si permetteva di &nbsp;sollevare queste obiezioni contro la \u201clex condenda\u201d e soltanto finch\u00e9 fosse stata tale. Di fronte ad una approvazione ufficiale e definitiva, si sarebbe immediatamente adeguato. E \u2013<i> mutatis mutandis<\/i> &#8211; \u00e8 certo questa stessa l\u2019intenzione, per quanto non espressa, che lo stesso De Paolis farebbe propria al momento opportuno.<br \/>Dunque, non di rado la resistenza alle riforme indossa il mantello largo e tutto pieghettato del diritto. Dovremmo trarne un duplice insegnamento. Da un lato, per una vera traduzione efficace della proposizione 52, ancora da articolare e da approfondire con coraggio, occorrer\u00e0 tutta l\u2019acribia e la precisione di bravi giuristi e una vera disponibilit\u00e0 a tradurre l\u2019anelito verso la misericordia in forme giuridiche sostenibili, affidabili, serene e fedeli. Se non lo si far\u00e0, non ci sar\u00e0 riforma vera. Il teologo dovr\u00e0 imparare dal giurista e il giurista avr\u00e0 sempre molto da insegnare. Ma, d\u2019altro canto, \u00e8 certo che se il giurista vorr\u00e0 sostituire il teologo, se pretender\u00e0 di usare come criteri sistematici dei luoghi comuni tradizionalistici, se vorr\u00e0 innalzare il \u201cdiritto divino\u201d a criterio di giudizio anche delle marche da bollo o dei termini delle notifiche, se incliner\u00e0 senza pudore verso una Chiesa non solo autoreferenziale, ma addirittura retroreferenziale, tutta \u201coculata\u201d verso il \u201cretro\u201d e dichiaratamente cieca verso l\u2019\u201dante\u201d, se vorr\u00e0 ridurre il rapporto con il reale ad un sillogismo, quando non ad un sofisma, allora sar\u00e0 inevitabile che al giurista intemperante, dimentico dell\u2019ultimo secolo di storia e memore solo dei 19 secoli precedenti, si dovr\u00e0 chiedere, con un sorriso: \u201cSignor Cardinale, ha mai sentito parlare del Vaticano II?\u201d<\/p>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SIGNOR CARDINALE, HA MAI SENTITO PARLARE DEL VATICANO II?La campagna di ostilit\u00e0 contro &nbsp;Sinodo e \u201cpensiero incompleto\u201d Il giorno stesso in cui sono stati pubblicati i Lineamenta in vista del prossimo Sinodo Ordinario del 2015,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":3488,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3321"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3321"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3321\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3608,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3321\/revisions\/3608"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3488"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3321"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3321"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3321"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}