{"id":3320,"date":"2014-12-22T08:12:00","date_gmt":"2014-12-22T07:12:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/per-un-confronto-aperto-ed-efficace-tra-teologi-e-canonisti-sul-matrimonio\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:48","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:48","slug":"per-un-confronto-aperto-ed-efficace-tra-teologi-e-canonisti-sul-matrimonio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/per-un-confronto-aperto-ed-efficace-tra-teologi-e-canonisti-sul-matrimonio\/","title":{"rendered":"Per un confronto aperto ed efficace tra teologi e canonisti sul matrimonio"},"content":{"rendered":"<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/immagine_base_sinodo-2Bpiccola.jpg\" style=\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/immagine_base_sinodo-2Bpiccola.jpg\" height=\"132\" width=\"320\" \/><\/a><\/div>\n<p><b>La teologia del sacramento e la legge della Chiesa.<\/b><br \/><b>Dibattito intersinodale e svolta &nbsp;pastorale.&nbsp;<\/b><\/p>\n<p>Anche in seguito a alle dure prese di posizione di giuristi e di teologi nel corso del recente dibattito intorno al Sinodo straordinario e ai suoi possibili sviluppi, appare evidente una serie di implicazioni che si possono desumere da tale dibattito:<\/p>\n<p>&#8211; una pastorale di \u201caccompagnamento\u201d delle famiglie felici e infelici necessita di strumenti concettuali e pratici rinnovati. La tradizione cattolica ha una teologia del matrimonio che spesso si identifica con una competenza canonistica, priva di vera profondit\u00e0 teologica e basata su concetti superati e inadeguati.<\/p>\n<p>&#8211; ci\u00f2 non significa contestare o cambiare la dottrina della Chiesa, ma tradurla e trascriverla in un contesto e per esigenze che sono obiettivamente mutate; l\u2019 esigenza di cambiamento non viene anzitutto dall\u2019esterno ( dal mondo, dalla societ\u00e0, dalla cultura&#8230;) ma dall\u2019interno della stessa Chiesa, dalla sua ecclesiologia e dalla sua ecclesiologia.<\/p>\n<p>&#8211; questa \u201criforma\u201d deve essere allo stesso tempo della mentalit\u00e0 e delle procedure. Per questo deve riguardare una nuova intesa, profonda e articolata, tra pensiero teologico e mediazione canonica. Il ruolo del diritto canonico, nonostante i limiti evidenti, rimane fondamentale e assolutamente decisivo per una buona soluzione pastorale.<\/p>\n<p>Sotto questo profilo bisogna concordare.con l\u2019analisi di un fine giurista come Carlo Fantappi\u00e8, che ha di recente pubblicato un saggio sul tema \u201cEcclesiologia e canonistica nel post-concilio\u201d (\u201cPeriodica\u201d 103[2014], 165-205) che oggi si rivela del tutto pertinente al dibattito sviluppatosi intorno al Sinodo. La questione che egli solleva deve essere seriamente considerata, per dare una risposta adeguata alle legittime aspettative che attraversano il corpo ecclesiale.<\/p>\n<p>Per favorire una Chiesa capace di un\u2019 \u201carte dell\u2019accompagnamento\u201d \u2013 come dicono bene i Lineamenta &nbsp;in vista del Sinodo del 2015 &#8211; occorre uscire da una lettura ecclesiologica della Chiesa che, in alcuni giuristi autorevoli, \u00e8 rimasta, sostanzialmente, quella del Vaticano I. Ed \u00e8 proprio la condizione di \u201cseparatezza\u201d del diritto rispetto alla teologia \u2013 favorita dalla codificazione del 1917 \u2013 ad aver accentuato oggi, in modo forse sorprendente, una funzione retrograda e chiusa del diritto canonico rispetto alle logiche nuove. Se la teologia lascia il diritto scivolare in una ecclesiologia ottocentesca, non riuscir\u00e0 a creare le condizioni per una vera riforma.<\/p>\n<p>Qui si evidenzia, in modo assai significativo, il valore iniziale, ma provvisorio, della proposta avanzata con coraggio dal card. W. Kasper. In essa, infatti, parlava la buona intenzione di una svolta, declinata, in una fase iniziale, soltanto sul piano della identit\u00e0 dei singoli battezzati. Il \u201csingolo\u201d battezzato divorziato e risposato, in quella proposta, poteva ottenere, con le dovute modalit\u00e0, riconciliazione e comunione ecclesiale. Il limite di questa proposta, come gi\u00e0 segnalato dallo stesso suo autore, consiste proprio nel precludersi, intenzionalmente, ogni giudizio sulla condizione di \u201ccomunione giuridica\u201d del soggetto in relazione di coppia. In qualche modo essa acquisisce la comunione sacramentale del singoli a scapito della comunione giuridico-cononica dei due. Il singolo cristiano scopre di appartenere alla Chiesa, pu\u00f2 comunicarsi, ma vive una condizione sostanziale di \u201cnuova unione\u201d su cui non si dice nulla.<\/p>\n<p>Viceversa l\u2019approccio giuridico, che si oppone a questa soluzione, fa valere semplicemente la contraddizione tra una comunione sacramentale possibile e la mancanza di comunione formale e canonica. Per questo la posizione di questi giuristi, formalmente, radicalizza il contrasto: se vi \u00e8 matrimonio rato e consumato non si pu\u00f2 accedere alla comunione sacramentale quando sussista una condizione di vita contraddittoria rispetto a quel legame. Se invece il legame rato e consumato risultasse nullo, allora sarebbe possibile accedere alla comunione sacramentale nella condizione di una \u201cseconda unione\u201d che potrebbe allora essere riconosciuta come \u201cprima\u201d e \u201cunica\u201d.<\/p>\n<p>Non \u00e8 chi non veda come questo ragionamento canonico dipenda da un approccio \u201cmetafisico\u201d alla tradizione matrimoniale: se c\u2019\u00e8, il vincolo deve esserci e non pu\u00f2 non esserci. Se invece appare in crisi \u00e8 perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 mai stato. L\u2019essere del matrimonio appare, in questa visione, destoricizzato e assolutizzato, al di sopra e al di l\u00e0 della coscienza dei soggetti. La storia dei soggetti non ha e non pu\u00f2 avere &nbsp;alcuna rilevanza.<\/p>\n<p>In certo modo, proprio sul piano del \u201cdiritto matrimoniale\u201d pu\u00f2 essere fatta valere una opzione \u201ccontro la libert\u00e0 di coscienza\u201d. La quale pu\u00f2 valere come una sorta di \u201cultima trincea\u201d per resistere alla modernit\u00e0, al Vaticano II e a Dignitatis Humanae. Almeno nel matrimonio, sembra possibile trovare un \u201cfronte\u201d di resistenza della ecclesiologia del Vaticano I. Di fatto, il modello di argomentazione e di pensiero del diritto matrimoniale favorisce obiettivamente questa opzione \u201cautoritaria\u201d nel promuovere la comunione.<\/p>\n<p>Come \u00e8 evidente, se un approccio teologico, pur illuminato, &nbsp;lascia fuori dalla considerazione la realt\u00e0 della \u201cnuova unione\u201d, finisce per favorire una lettura canonica basata su un approccio alla realt\u00e0 familiare di carattere formalistico. La teologia e la pastorale debbono dunque promuovere un approccio giuridico rinnovato e fedele alla svolta del Concilio Vaticano II. Senza un rapporto strutturale tra teologia, ecclesiologia, pastorale e diritto canonico, del problema del matrimonio nella Chiesa contemporanea non si potr\u00e0 venire a capo, se non per dettagli marginali, che rischierebbero di risultare contraddittori rispetto all\u2019assetto complessivo del tema e del sistema.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 significa che una \u201csvolta pastorale\u201d, per essere tale, deve modificare la legge canonica e alimentare un approccio diverso alle questioni in gioco. Questo \u00e8 un compito tutt\u2019altro che semplice. &nbsp;Poich\u00e9 la crisi del modello classico di matrimonio e di famiglia, il ripensamento profondo dei rapporti tra consenso, consumazione, la trasformazione della intimit\u00e0 e la sentimentalizzazione del matrimonio, hanno cambiato anche il sacramento e le sue logiche. Di fronte a ci\u00f2 il diritto canonico rischia di restare totalmente isolato e di reagire in modo apologetico o moralistico al mutamento della cultura e della fede. Un tale diritto canonico non servirebbe pi\u00f9 la Chiesa, ma solo i canonisti.<\/p>\n<p>Si tratta, quindi, di un compito di \u201ctraduzione\u201d e di \u201ctrascrizione\u201d della tradizione matrimoniale \u2013 della fedelt\u00e0, della indissolubilit\u00e0, della generazione, del bene dei coniugi e del bene della famiglia \u2013 in un contesto che \u00e8 mutato non solo sul piano culturale, ma anche su quello ecclesiale. Nel dibattito sulla \u201ccomunione ai divorziati risposati\u201d ci si interroga molto sui diritti e sui doveri dei divorziati risposati, come se fosse una cosa ovvia e ovviamente immutabile il significato del \u201cfare la comunione\u201d. In realt\u00e0, negli ultimi due secoli, non \u00e8 cambiata soltanto la societ\u00e0 e la cultura della intimit\u00e0, ma \u00e8 cambiata la forma della intimit\u00e0 eucaristica della Chiesa con il suo Signore. Il diritto non corrisponde pi\u00f9 non solo alla societ\u00e0 in cui vive il cristiano, ma alla risoluzione ecclesiale di rileggere la giustizia all\u2019interno dell\u2019orizzonte ampio e sorprendente della misericordia, e non viceversa. Per provvedere ad una Chiesa che si riconosce come \u201cospedale da campo\u201d occorre metter mano, coraggiosamente, ad alcuni snodi giuridici fondamentali, senza toccare i quali la Chiesa dovrebbe agire, anzitutto contro se stessa.<br \/>La reazione \u201csopra le righe\u201d di alcuni teologi e giuristi al cambiamento di stile voluto da papa Francesco indica precisamente la urgenza di questo compito: recuperare un diritto ecclesiale veramente al servizio della svolta pastorale. Per farlo occorre impegnarsi, teologicamente, in un ripensamento del \u201cparadigma matrimoniale\u201d, in una societ\u00e0 mutata e in una chiesa rinnovata. Il binomio Concilio e Codice, che tanto stava a cuore a San Giovanni XXIII, deve tornare di urgente attualit\u00e0. Le difficolt\u00e0 di collaborazione tra teologi e canonisti \u2013 rilevata correttamente da Fantappi\u00e9 nel saggio citato &#8211; deve oggi lasciar spazio a un fecondo confronto, nel quale non si cada nella polarizzazione tra una teologia che pensa una riforma guardando solo ad un futuro un poco utopico e una canonistica che la ridicolizza guardando solo indietro, verso Trento e il medioevo.<\/p>\n<p>Forse proprio un \u201ctema definito\u201d come il matrimonio e le sue crisi potrebbe favorire, da subito, un mutamento di atteggiamento. Perch\u00e9 il teologo possa additare una riforma che assuma forme istituzionali adeguate, senza fuggire nelle astrazioni o nelle istanze generiche, e perch\u00e9 il canonista non diventi il difensore dello status quo e non scivoli, progressivamente indietro, dal Vaticano II al Vaticano I e da questo alle magnifiche sorti, e regressive, del tridentino. La teologia e il diritto debbono servire l\u2019ospedale da campo. Solo collaborando in modo nuovo possono aiutare la Chiesa a annunciare il Vangelo e a realizzare la pace della comunione. Sinodo indica \u201ccammino comune\u201d: oggi esso appare come un cammino necessariamente comune anche tra teologi e canonisti. <\/p>\n<p><\/p>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La teologia del sacramento e la legge della Chiesa.Dibattito intersinodale e svolta &nbsp;pastorale.&nbsp; Anche in seguito a alle dure prese di posizione di giuristi e di teologi nel corso del recente dibattito intorno al Sinodo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":3487,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3320"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3320"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3320\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3607,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3320\/revisions\/3607"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3487"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3320"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3320"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3320"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}