{"id":20694,"date":"2026-09-22T09:17:57","date_gmt":"2026-09-22T07:17:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20694"},"modified":"2026-09-22T09:21:15","modified_gmt":"2026-09-22T07:21:15","slug":"il-tradizionalismo-e-la-questione-del-sacro-di-girolamo-g-m-pugliesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-tradizionalismo-e-la-questione-del-sacro-di-girolamo-g-m-pugliesi\/","title":{"rendered":"Il tradizionalismo e la questione del sacro (di Girolamo G.M. Pugliesi)"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/missavetus.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15419\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/missavetus-300x218.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"218\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/missavetus-300x218.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/missavetus.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Con una riflessione ampia e profonda, Girolamo Pugliesi, professore di Fenomenologia del rito e del sacro presso l&#8217;ILP di Padova, illustra i limiti della visione che il tradizionalismo pretende di avere sul &#8220;sacralit\u00e0&#8221; del rito romano. In realt\u00e0, come si legge alla fine del testo, il tradizionalismo \u00e8 una forma di incomprensione razionalistica del rito, tipica di una reazione alla crisi della tradizione tridentina che non sarebbe sbagliato definire &#8220;modernistica&#8221;. Il professor Pugliesi\u00a0 ha appena pubblicato il suo dottorato nella collana &#8220;Caro Salutis Cardo&#8221; dell&#8217;Istituto presso cui insegna, con il titolo <\/em>Girolamo Pugliesi<em>, <\/em><strong>La realt\u00e0 della liturgia. La correlazione tra rito e sacro in prospettiva fenomenologico-trascendentale<\/strong><em> (Roma-Padova, CLV-Abbazia di S. Giustina, 2026 [CARO SALUTIS CARDO -STUDI,27]. Ringrazio di cuore il collega e amico, per aver scritto questo testo per il blog) (ag)<\/em><\/p>\n<h2 align=\"justify\"><b>Il tradizionalismo e la questione del sacro<\/b><\/h2>\n<p align=\"justify\">di Girolamo G.M. Pugliesi<\/p>\n<p align=\"justify\">Fra i temi su cui il dibattito sul <i>Vetus Ordo<\/i> richiede un discernimento credo sia centrale la questione della dimensione del <i>sacro<\/i>, dai \u201cconservatoristi\u201d ritenuta assai carente nel <i>Novus Ordo<\/i>, quanto invece \u201ctipica\u201d nelle celebrazioni con il <i>Vetus Ordo<\/i>, tanto da costituirne una delle qualit\u00e0 principali.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per cercare di impostare un discernimento teologico su questo tema, \u00e8 utile tornare a un documento che, di fatto, quasi vent\u2019anni fa ha riaperto la questione del <i>Vetus Ordo<\/i> in seno alle tradizioni liturgiche latine, ponendola nei termini (problematici) con cui ancora adesso se ne parla: due riti coesistenti, il VO \u2013 in quanto \u201crito extraordinario\u201d \u2013, e il NO \u2013 in quanto \u201crito ordinario\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>La questione del sacro in \u201cSummorum Pontificum\u201d<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">Mi riferisco, ovviamente, al MP <i>Summorum Pontificum<\/i>; in particolare per\u00f2 vorrei commentare alcuni passaggi della <i>Lettera<\/i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a> che accompagnava SP, in cui papa Benedetto XVI offriva le sue argomentazioni teologiche a supporto del <i>Motu proprio<\/i>.<\/p>\n<p align=\"justify\"><em>\u00abNon c\u2019\u00e8 nessuna contraddizione tra l\u2019una e l\u2019altra edizione del\u00a0Missale Romanum. Nella storia della Liturgia c\u2019\u00e8 crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ci\u00f2 che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non pu\u00f2 essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso\u00bb.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">Qui si contesta, innanzitutto, che il messale del Vaticano II abbia abrogato il messale tridentino e, inoltre \u2013 in virt\u00f9 del principio \u201cdell\u2019assenza di contraddizione\u201d e di \u00abcrescita e progresso, ma nessuna rottura\u00bb della storia della liturgia \u2013 sembra si contesti la possibilit\u00e0 che con una riforma liturgica la Chiesa possa realmente abrogare dei sistemi rituali precedenti a favore di un rinnovamento liturgico.<\/p>\n<p align=\"justify\">Eppure, il Concilio di Trento, per esempio, aveva soppresso i riti \u201cparticolari\u201d precedenti per fare spazio a un solo e unico rito romano (con pochissime eccezioni, come il rito Ambrosiano). La Chiesa del Concilio di Trento non ha avuto scrupoli nell\u2019abrogare riti certamente sacri \u00abper le generazioni anteriori\u00bb, i quali per secoli avevano certamente alimentato la fede e la santit\u00e0 di intere porzioni di Chiesa. La Chiesa post-tridentina ha abrogato tali riti perch\u00e9 ha valutato che \u2013 per molteplici fattori non soltanto di tipo teologico-liturgico, ma anche di tipo culturale, storico, politico, sociale \u2013 un sistema rituale frammentato non era pi\u00f9 adeguato alla vita della Chiesa; si potrebbe dire che l\u2019abbia effettivamente \u00abgiudicato dannoso\u00bb in quel contesto storico (crisi luterana).<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Riti tridentini e riti vaticani<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">Il Vaticano II, in un momento storico molto diverso rispetto al tempo del tridentino, ha giustamente considerato di operare in modo simile \u201caggiornando\u201d la liturgia, e non ha semplicemente abrogato o soppresso un messale precedente, ma pi\u00f9 profondamente ha ri-formato la liturgia.<\/p>\n<p align=\"justify\">E, dunque, se la Chiesa tridentina aveva teorizzato e realizzato la sostituzione di un sistema rituale anteriore, perch\u00e9 oggi noi, invece, dovremmo far sopravvivere tale e quale il rito tridentino alla riforma liturgica del Vaticano II? La risposta \u00e8 pacifica: non \u00e8 possibile; a meno che non si giudichi il rito tridentino pi\u00f9 sacro (e immutabile) rispetto a tutti i riti precedenti e successivi, ma ci\u00f2 \u00e8 difficile, se non impossibile, da dimostrare.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il passaggio della <i>Lettera<\/i> gi\u00e0 citato dice: \u00abCi\u00f2 che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande\u00bb. Si potrebbe pensare che la criticit\u00e0 risieda nel semplice riferimento al \u201csacro\u201d. Ma credo che, invece, il cuore della questione sia soprattutto nel modo in cui si intende il riconoscimento della sacralit\u00e0 <i>di qualcosa<\/i> (\u201cci\u00f2\u201d) \u2013 in questo caso si sta parlando del VO.<\/p>\n<p align=\"justify\">In un altro passaggio della <i>Lettera<\/i> si dice:<\/p>\n<p align=\"justify\"><em>\u00abDel resto, le due forme dell\u2019uso del Rito Romano possono arricchirsi a vicenda: nel Messale antico\u00a0potranno e dovranno essere inseriti nuovi santi e alcuni dei nuovi prefazi. [\u2026] Nella celebrazione della Messa secondo il Messale di Paolo VI potr\u00e0 manifestarsi, in maniera pi\u00f9 forte di quanto non lo \u00e8 spesso finora, quella sacralit\u00e0 che attrae molti all\u2019antico uso\u00bb.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">Qui sembra trasparire un\u2019idea leggermente diversa rispetto al cammino lineare di \u00abcrescita e progresso\u00bb della liturgia nella storia: \u00abDel resto le due forme dell\u2019uso del Rito Romano possono arricchirsi a vicenda\u00bb, qui sembra trasparire piuttosto l\u2019idea di un \u201cdeficit\u201d dei due riti, seppure fortemente asimmetrico (a favore del VO). Secondo questa lettura con il Messale di Paolo VI il progresso si inceppa. Cos\u00ec, il NO pu\u00f2 cedere al VO qualche elemento eucologico e del santorale (non una novit\u00e0, visto che il rito tridentino \u00e8 sempre stato \u201critoccato\u201d anche prima del Vaticano II); ma, pi\u00f9 sostanzialmente, il concomitante uso del VO pu\u00f2 &#8220;insegnare\u201d al NO come fare per manifestare \u00abin maniera pi\u00f9 forte di quanto non lo \u00e8 spesso finora, quella sacralit\u00e0 che attrae molti all\u2019antico uso\u00bb (la ricetta \u00e8 un modo rubricista di celebrare, come si vedr\u00e0 pi\u00f9 avanti). In ogni caso, anche qui emerge il nodo centrale della questione del sacro. Un nodo che va osservato pi\u00f9 attentamente.<\/p>\n<p align=\"justify\"><i><b>In che senso per le generazioni precedenti il VO era sacro? Era sacro perch\u00e9 ne percepivano la sacralit\u00e0 celebrandolo? <\/b><\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">Non credo sia errato affermare che \u201cdalle generazioni anteriori\u201d il VO fosse considerato sacro su due differenti livelli.<\/p>\n<ol>\n<li>\n<p align=\"justify\">Il primo livello era quello \u201cpopolare\u201d, secondo cui il VO era sacro non in forza del tipo di ritualit\u00e0 che esso esprimeva o delle sue qualit\u00e0 rituali, ma in quanto culto pubblico e ufficiale della Chiesa, ossia aveva un suo valore sacrale a prescindere dalla considerazione dei suoi \u201celementi\u201d rituali. Si trattava piuttosto di una sensibilit\u00e0 \u201cdevozionale\u201d (non a caso ai fedeli laici erano richieste pie pratiche individuali da compiere parallelamente allo svolgimento del rito della messa).<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">Altro livello era quello teologico, ma anche in questo caso non era il rito in quanto celebrazione in atto a manifestare sacralit\u00e0, quanto piuttosto il rito nel suo fondamento e nel suo contenuto dogmatico. Si trattava di una sacralit\u00e0 del rito, per cos\u00ec dire, \u201cesterna\u201d al rito.<\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"justify\">Se ci\u00f2 \u00e8 vero, mi pare si possa concludere che questa critica rituale al NO e al suo deficit sacrale rispetto al VO non sia affatto centrata, perch\u00e9 le \u201cgenerazioni anteriori\u201d non si ponevano il problema della adeguatezza dei riti in ordine alla sacralit\u00e0: secondo la mentalit\u00e0 delle \u201cgenerazioni anteriori\u201d il VO era sacro allo stesso modo in cui NO avrebbe potuto esserlo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><i><b>In che senso oggi la sacralit\u00e0 del VO \u00abattrae molti\u00bb? \u00c8 la stessa concezione e percezione del sacro quella di ieri e quella di oggi?<\/b><\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">Al di l\u00e0 delle accezioni che possiamo ritrovare nell\u2019uso delle locuzioni \u201csacro\u201d, \u201csacralit\u00e0\u201d, \u201csacralit\u00e0 che attrae\u201d, mi pare che l\u2019utilizzo stesso di queste categorie manifesti in realt\u00e0 una proiezione nel passato di un modo valutare il sacro e il rito che \u00e8 divenuto possibile soltanto quando grazie al lavoro del Movimento liturgico si \u00e8 messo in discussione il VO. Chi si appella alla percezione della sacralit\u00e0, che sarebbe propria nel VO (\u00abche \u2013 appunto \u2013 attrae molti\u00bb), sta recependo un principio che ha mosso il ML e la riforma liturgica del Vaticano II, e che il VO non riusciva a mediare efficacemente: l\u2019integrazione piena della soggettivit\u00e0 (della Chiesa e dei singoli cristiani) nella liturgia.<\/p>\n<p align=\"justify\">Pertanto, come gi\u00e0 notato, se \u00e8 la sacralit\u00e0 tipica della teologia del VO ci\u00f2 di cui si parla, non occorre tornare al VO, il NO pu\u00f2 funzionare ugualmente. Se, invece, si parla di una percezione della sacralit\u00e0 <i>nel <\/i>rito in quanto celebrato, da chiunque vi partecipi, il VO \u00e8 comunque insufficiente.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/PUGLIESI-La-realta-della-liturgia-ILP-STUDI-27.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-20695\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/PUGLIESI-La-realta-della-liturgia-ILP-STUDI-27-196x300.jpg\" alt=\"\" width=\"196\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/PUGLIESI-La-realta-della-liturgia-ILP-STUDI-27-196x300.jpg 196w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/PUGLIESI-La-realta-della-liturgia-ILP-STUDI-27-668x1024.jpg 668w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/PUGLIESI-La-realta-della-liturgia-ILP-STUDI-27-768x1177.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/PUGLIESI-La-realta-della-liturgia-ILP-STUDI-27-1002x1536.jpg 1002w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/PUGLIESI-La-realta-della-liturgia-ILP-STUDI-27-1336x2048.jpg 1336w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/PUGLIESI-La-realta-della-liturgia-ILP-STUDI-27.jpg 1670w\" sizes=\"(max-width: 196px) 100vw, 196px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><i><b>C<\/b><\/i><i><b>he cosa \u00e8 \u201csacro\u201d e che cosa \u00e8 \u201cil sacro\u201d secondo una teologia liturgica avveduta?<\/b><\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">La liturgia \u00e8 un \u201crito sacro\u201d perch\u00e9 l\u2019esperienza di Dio in Ges\u00f9 \u00e8 originariamente rituale. Un rito, pertanto, non \u00e8 sacro perch\u00e9 Dio (o la Chiesa) lo abbia sacralizzato con un atto esterno al rito stesso. La stessa \u201cistituzione eucaristica\u201d \u00e8 stata realizzata da Ges\u00f9 <i>ritualmente<\/i>; Ges\u00f9 istituisce il rito eucaristico <i>celebrandolo<\/i>. Peraltro, la sacralit\u00e0 che dipende dall\u2019istituzione dovrebbe valere tale e quale anche per il NO, dal momento che l\u2019istituzione del rito eucaristico, come \u00e8 evidente, non coincide con la formazione del VO, ma permaneva in esso come oggi permane nel NO.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un rito \u00e8 <i>sacro<\/i> perch\u00e9 sin dalla sua origine vi si fa esperienza <i>del sacro<\/i>, perch\u00e9 Dio vi si fa sperimentare. La sacralit\u00e0 rituale \u00e8, in una parola, \u201cperformativa\u201d; per questo motivo, anche se necessaria, la sola \u201cdefinizione\u201d dogmatica non basta, e l\u2019esperienza umana (soggettiva e intersoggettiva) del sacro concorre necessariamente a restituire la bont\u00e0 e l\u2019efficacia di un rito (e anche della sua definizione dogmatica).<\/p>\n<p align=\"justify\">Soltanto cos\u00ec si pu\u00f2 comprendere perch\u00e9 la Chiesa ha sempre operato delle riforme liturgiche: per fare in modo che nel corso della storia l\u2019essere umano (che \u00e8 storico) possa continuare a fare efficacemente esperienza (umana) di Dio: il \u201csacro rituale\u201d consiste in questa esperienza, che per compiersi ha bisogno, appunto, di riti concreti, operati da esseri umani, che vivono i diversi tempi della storia. Ma tutto questo con il VO e con la teologia del VO non risultava pi\u00f9 adeguatamente sperimentabile. Ecco pertanto i due limiti fondamentali della visione tradizionalista.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Il <\/b><b>duplice <\/b><b>limite insito nella visione tradizionalista<\/b><\/p>\n<ol type=\"A\">\n<li>\n<p align=\"justify\">Da un lato di tipo antropologico: dal momento che non assume la cognizione che l\u2019umano concreto-storico \u00e8 integrale all\u2019esperienza liturgica, il tradizionalismo difficilmente riesce ad accettare (sia teoreticamente sia concretamente) che non soltanto <i>si<\/i> <i>possa<\/i>, bens\u00ec <i>si debba<\/i>\u00a0riformare il rito, quando certi cambiamenti storico-antropologici impediscono che una data conformazione rituale (messa a punto dalla Chiesa in relazione a un contesto culturale precedente) continui a mediare efficacemente l\u2019esperienza (umana) di Dio.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">Il secondo versante \u00e8 di tipo teologico. Quando si dice che il VO \u00e8 in grado di manifestare il sacro, cosa si intende? Come mai il NO non avrebbe questa capacit\u00e0? La <i>Lettera<\/i> afferma che c\u2019\u00e8 una \u00absacralit\u00e0 che attrae molti all\u2019antico uso\u00bb, si tratta quindi di una sacralit\u00e0 \u201cesperita\u201d, ma l\u2019esperienza non \u00e8 mai astratta, fissa, sempre identica, perch\u00e9, se si prende in considerazione l\u2019esperienza del sacro, non \u00e8 tanto in gioco la garanzia teologica di efficacia (sacramentale), quanto piuttosto la partecipazione soggettiva e le condizioni soggettive di accesso all\u2019evento celebrato, al sacro sperimentato.<\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"justify\">In linea di principio, si dovrebbe quindi dire che anche celebrando col VO il soggetto potrebbe fare esperienza del sacro (\u201cne \u00e8 attratto\u201d) ogni volta con intensit\u00e0 diverse. Ma questo vale pure per il NO. Non pu\u00f2 esserci, pertanto, in linea di principio, una prerogativa del VO circa l\u2019esperienza del sacro. Anzi, considerando la tendenza fortemente rubricista, dovuta alla conformazione non rituale bens\u00ec legalistica del rito tridentino, dovremmo ritenere che il VO, in realt\u00e0, renderebbe meno semplice l\u2019accesso all\u2019esperienza <i>rituale<\/i> del sacro (tant\u2019\u00e8 che dai fedeli laici il VO veniva e viene letto prevalentemente in modo \u201callegoristico\u201d e devozionale).<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Il valore del Movimento Liturgico<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">Non dimentichiamo, inoltre, che il Movimento Liturgico e tutto il processo di riforma liturgica \u2013 sorti prima del Vaticano II e che hanno portato a <i>Sacrosanctum Concilium<\/i> e al NO \u2013 erano nati (e fortemente sostenuti) all\u2019interno di una Chiesa che viveva esclusivamente dentro il regime rituale tridentino, e che aveva maturato la chiara consapevolezza dell\u2019urgenza e della necessit\u00e0 di superarne i grandi limiti liturgici (rituali e sacramentari), teologici ed ecclesiologici.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per converso, potremmo fare un\u2019ulteriore considerazione: quando i conservatoristi si appellano alla <i>forza di attrazione<\/i> della sacralit\u00e0 insita nel VO, anche in questo caso stanno utilizzando delle categorie del Movimento Liturgico e del Vaticano II, che per il VO di per s\u00e9 sarebbero difficilmente assimilabili. Si tratta, infatti, di categorie che nascono dalla consapevolezza della necessit\u00e0 (teologico-liturgica) di integrare la percezione del soggetto anche nella valutazione teologica del rito. Ma per la teologia liturgica del VO il soggetto non \u00e8 integrato nell\u2019atto celebrativo, ma pu\u00f2 soltanto ottenere i frutti \u201coccasionalisticamente\u201d: secondo la teologia del VO, la sacralit\u00e0 che attrarrebbe i fedeli al rito, pertanto, potrebbe essere soltanto <i>ispirata<\/i> da questo, perch\u00e9 non coincide con la sacralit\u00e0 propria del rito, che invece \u00e8 di tipo dogmatico e giuridico, e comunque non \u201crituale\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Il tradizionalismo \u00e8 una forma del razionalismo moderno<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">Il tradizionalismo vive l\u2019estrema difficolt\u00e0 (tutta moderna) nel tenere simbolicamente e liturgicamente (ritualmente) il nesso (costituito da Dio in Cristo) tra Dio e l\u2019uomo (la <i>communicatio idiomatum<\/i>), in modo tale che l\u2019essere umano che fa esperienza di Dio non si illuda (anche soltanto inconsapevolmente) di poter \u201cpossedere Dio\u201d. Il rischio che il tradizionalismo corre \u00e8, infatti, quello di \u201csaturare il sacro\u201d, ossia il rischio del fondamentalismo, il quale fingendo di difendere le prerogative di Dio, finisce per rendere Dio un prodotto <i>razionale<\/i><i> <\/i>tutto a disposizione dell\u2019essere umano \u2013 non a caso la reificazione rubricistica della liturgia si accompagna sempre a forme di dottrinalismo dogmatico: sono forme attraverso cui si cerca di \u201cafferrare\u201d Dio <i>razionalmente<\/i>. (Il tradizionalismo con cui oggi abbiamo a che fare, pu\u00f2 sembrare un paradosso, condivide tutti presupposti della \u201crazionalismo moderno\u201d, \u00e8 un fenomeno della modernit\u00e0).<\/p>\n<p align=\"justify\">La <i>Lettera<\/i> sembra proporre un utilizzo \u201cmore antiquo\u201d del NO:<\/p>\n<p align=\"justify\"><em>\u00abLa garanzia pi\u00f9 sicura che il Messale di Paolo VI possa unire le comunit\u00e0 parrocchiali e venga da loro amato consiste nel celebrare con grande riverenza in conformit\u00e0 alle prescrizioni; ci\u00f2 rende visibile la ricchezza spirituale e la profondit\u00e0 teologica di questo Messale\u00bb.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">Come dire: vino nuovo (NO) in otri vecchi (rubricismo). E viene da pensare che forse l\u2019insoddisfazione verso le celebrazioni del NO e, insieme, la mancata piena attuazione della riforma liturgica del Vaticano II derivino proprio da una forma pi\u00f9 sottile (e forse pi\u00f9 diffusa) di elusione conservatorista della riforma liturgica: celebrare il NO con la <i>mens<\/i> e l\u2019<i>habitus<\/i> del VO.<\/p>\n<p align=\"justify\">La crisi lefebvriana, per eterogenesi dei fini, ci permette oggi di poter osservare pi\u00f9 chiaramente alcune resistenze verso il Vaticano II ancora presenti all\u2019interno della Chiesa, e finisce per confermarci nel percorso che ci attende: praticare vere iniziazioni e formazioni liturgiche (come gi\u00e0 auspicava R. Guardini all\u2019indomani del Vaticano II e come hanno ribadito con estrema chiarezza papa Francesco, con la sua <i>Desiderio desideravi<\/i>,<i> <\/i>e pi\u00f9 recentemente papa Leone XIV nelle sue catechesi su <i>Sacrosanctum Concilium<\/i>), affinch\u00e9 la liturgia possa essere vissuta realmente per quello che \u00e8, esperienza piena di Dio in Ges\u00f9 per opera dello Spirito, <i>culmen et fons<\/i> della vita della Chiesa.<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"sdfootnote\" align=\"justify\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> Lettera di Sua Santit\u00e0 Benedetto XVI ai Vescovi in occasione della pubblicazione della Lettera Apostolica &#8220;Motu proprio data&#8221; <i>Summorum Pontificum<\/i><b> <\/b>(7 Luglio 2007)<b>.<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">Girolamo G.M. Pugliesi<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con una riflessione ampia e profonda, Girolamo Pugliesi, professore di Fenomenologia del rito e del sacro presso l&#8217;ILP di Padova, illustra i limiti della visione che il tradizionalismo pretende di avere sul &#8220;sacralit\u00e0&#8221; del rito&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20694"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20694"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20694\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":20697,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20694\/revisions\/20697"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20694"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20694"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20694"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}