{"id":20681,"date":"2026-09-10T13:08:58","date_gmt":"2026-09-10T11:08:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20681"},"modified":"2026-09-10T15:23:08","modified_gmt":"2026-09-10T13:23:08","slug":"le-chiese-tendono-al-suicidio-per-difetto-o-per-eccesso-liturgico-in-dialogo-con-fulvio-ferrario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/le-chiese-tendono-al-suicidio-per-difetto-o-per-eccesso-liturgico-in-dialogo-con-fulvio-ferrario\/","title":{"rendered":"Se le chiese tendano al suicidio: per difetto o per eccesso liturgico? in dialogo con Fulvio Ferrario"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso-1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-20436\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso-1-300x145.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"145\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso-1-300x145.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso-1-1024x496.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso-1-768x372.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso-1.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Con un <a href=\"https:\/\/www.settimananews.it\/chiesa\/suicidio-del-protestantesimo\/\">testo dal titolo forte<\/a>, non meno del suo contenuto, Fulvio Ferrario solleva in modo nuovo la antica questione del &#8220;culto&#8221; rispetto alla vita. Questione assai dibattuta non solo tra i protestanti, ma anche tra i cattolici. E desume, con una analisi molto severa, il &#8220;suicidio del Protestantesimo&#8221; nella sempre maggiore lontananza dei &#8220;credenti&#8221; rispetto alla convocazione liturgica domenicale.\u00a0 La questione non \u00e8 solo di &#8220;numeri&#8221;, anche se le percentuali di &#8220;pratica domenicale&#8221; in contesto protestante come in contesto cattolico sono allarmanti (3 per cento contro 7 per cento).<\/p>\n<p>Letto con gli occhiali di Ferrario, che sono preziosi, il problema \u00e8 molto serio: la secolarizzazione \u00e8 anzitutto &#8220;autosecolarizzazione&#8221;. Dice Ferrario, in modo plastico, alla fine del suo testo: la domanda sulle parole da trovare per parlare al mondo, che oggi assilla le chiese, forse deriva dalla dimenticanza che una &#8220;parola&#8221; ha gi\u00e0 trovato la Chiesa ed \u00e8 quella che la convoca, almeno ogni domenica.<\/p>\n<p>In questa impostazione della riflessione, che considero molto importante, il &#8220;culto evangelico&#8221; e la &#8220;messa cattolica&#8221;, pur con le loro importanti differenze, sono pratiche assai simili. Il loro difetto rende fragile la &#8220;identit\u00e0&#8221; ecclesiale. Per questo il compito di evangelizzare, dice ancora Ferrario, che accomuna tutti i cristiani, dovrebbe iniziare dalla evangelizzazione di s\u00e9, della chiesa stessa, disponibile a farsi toccare, a fondo, alla Parola e, aggiungiamo noi cattolici, dal Sacramento.<\/p>\n<p>Come evitare questa &#8220;eutanasia collettiva&#8221;, che si giustifica con formule che sono diventate transconfessionali? Proviamo ad evocarle, partendo da quelle ricordate da Ferrario:<\/p>\n<ul>\n<li>il culto e la vita non sono diversi<\/li>\n<li>la nostra parrocchia \u00e8 il mondo<\/li>\n<li>i sacramenti non sono riti, ma incontri personali<\/li>\n<li>ci\u00f2 che conta \u00e8 la carit\u00e0, tutto il resto \u00e8 secondario<\/li>\n<li>la verit\u00e0 del pane eucaristico \u00e8 il pane spezzato per il povero<\/li>\n<\/ul>\n<p>Queste affermazioni, che di per s\u00e9 sono tutte legittime e in qualche caso hanno anche segnato alcune tradizioni in modo assai accentuato, se assunte in modo assoluto, interrompono la relazione tra Cristo e la Chiesa, che passa sempre anche attraverso la mediazione rituale, con i suoi spazi e con i suoi tempi.<\/p>\n<p>Giustamente Ferrario ricorda un punto-chiave, che distingue le pratiche evangeliche dalle pratiche cattoliche. La mancanza, presso i fratelli protestanti, del tema del &#8220;precetto festivo&#8221;. Viceversa in contesto cattolico una maggiore resistenza (non troppo consolante) viene dalla insistenza sul piano &#8220;imperativo&#8221;, unita al valore di testimonianza (che Ferrario chiama di propaganda) che nel cattolicesimo svolge il papato, anche sul piano esterno, oltre che sul piano interno. Ci\u00f2 non toglie, tuttavia, che proprio tutti gli ultimi papi, da Giovanni Paolo II a Leone, hanno prima o poi sottolineato la insufficienza della categoria di &#8220;precetto&#8221; per salvare la pratica liturgica.<\/p>\n<p>Forse proprio qui possiamo trovare una chiave interpretativa feconda della questione. Nell&#8217;ultimi secolo, sia il protestantesimo, sia il cattolicesimo ha ripensato il rapporto con la &#8220;pratica liturgica&#8221;, scoprendolo come un livello particolarmente delicato di identit\u00e0. La parola stessa &#8220;pratica&#8221; rischia di essere fraintesa, decandendo a mera &#8220;osservanza esteriore&#8221;. Una pratica \u00e8 invece una forma di vita, un modo di ordinare il mondo e la storia. Un destino comune, nonostante le differenze delle rispettive tradizioni, riguarda evangelici, cattolici (e tradizioni orientali): come recuperiamo il valore originario della &#8220;convocazione ecclesiale&#8221;, della &#8220;assemblea liturgica&#8221;, del culto domenicale, della messa festiva, della divina liturgia? Un teologo evangelico cos\u00ec importante per il XX e XXI secolo lo ha detto con una espressione forte: culto rituale e culto spirituale sono cooriginari. Letta da un cattolico, questa frase diventa destabilizzante, in modo fecondo. In fondo, con questa espressione si pu\u00f2 interpretare tutto il travaglio che anche il cattolicesimo ha vissuto negli ulti 200 anni, a partire da Rosmini e Gueranger, e che oggi tocca la identit\u00e0 stessa delle nostre comunit\u00e0: quale ruolo attribuiamo alla &#8220;frequenza liturgica&#8221; per la identit\u00e0 dei cristiani cattolici, evangelici, bizantini?<\/p>\n<p>Credo che su questo, il contesto cattolico ragiona ancora in modo troppo burocratico. Non si pone la questione che, per il battesimo di un bambino, nessuno dei parenti si accosti alla comunione. Non si pone la questione che, alle mille feste patronali che agitano le vite delle comunit\u00e0 italiane, il centro sia la festa di famiglia e non l&#8217;ascolto della Parola o la partecipazione alla comunione. La pratica rimane, ma che cosa forma? Come forma?<\/p>\n<p>Forse proprio qui, nel modo di ragionare, dobbiamo riconoscere il debito che il cattolicesimo ha contratto verso le altre confessioni cristiane, in questi 60 anni. Per questo, leggendo le parole di Fulvio Ferrario, ho visto, in una tradizione diversa, le medesime questioni che il cattolicesimo deve affrontare, sia pure con immaginari e abitudini diverse. Da questo punto di vista, mettere in comune le questioni pu\u00f2 fare solo bene. E la forza con cui Ferrario pu\u00f2 parlare di suicidio protestante, per carenza di partecipazione, ci permette di parlare, per analogia, di suicidio cattolico, per distorsione di partecipazione: la sostituzione del santorale all&#8217;anno liturgico \u00e8, ad esempio, una delle forme in cui possiamo vivere, da cattolici, una nuova irrilevanza della fede e della chiesa, pur salvaguardando la banda, il sindaco con la fascia e i fuochi artificiali. Questa nuova irrilevanza &#8220;per eccesso&#8221; \u00e8 almeno tanto drammatica quando la crisi liturgica evangelica &#8220;per difetto&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con un testo dal titolo forte, non meno del suo contenuto, Fulvio Ferrario solleva in modo nuovo la antica questione del &#8220;culto&#8221; rispetto alla vita. 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