{"id":20675,"date":"2026-08-29T17:22:08","date_gmt":"2026-08-29T15:22:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20675"},"modified":"2026-08-29T17:22:08","modified_gmt":"2026-08-29T15:22:08","slug":"il-rifiuto-della-e-e-lerrore-sistematico-di-a-holquin-la-tradizione-ridotta-a-fiction","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-rifiuto-della-e-e-lerrore-sistematico-di-a-holquin-la-tradizione-ridotta-a-fiction\/","title":{"rendered":"Il rifiuto della &#8220;e&#8221; e l&#8217;errore sistematico di A. Holquin. La tradizione ridotta a &#8220;fiction&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso-1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-20436\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso-1-300x145.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"145\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso-1-300x145.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso-1-1024x496.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso-1-768x372.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso-1.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Avevo letto con grande interesse gli ultimi articoli di Arthur Holquin sul tema del conflitto liturgico all&#8217;interno del cattolicesimo contemporaneo. Ho trovato piuttosto stupefacente la posizione da lui assunta dopo la catechesi di mercoled\u00ec 26 agosto di papa Leone. Egli ha espresso la sua convinzione in un post (Il rifiuto della &#8220;e&#8221; che spu\u00f2 leggere a questo link: <a href=\"https:\/\/liturgyandtruth.substack.com\/p\/the-refusal-of-the-and\">https:\/\/liturgyandtruth.substack.com\/p\/the-refusal-of-the-and<\/a>). Vorrei presentare brevemente la sua lettura della situazione, mettere in rilievo l&#8217;errore sistematico che manifesta nel modo di comprendere la tradizione e la giusta comprensione della posizione che da parte sua mi viene attribuita, in modo del tutto infondato. Ma procediamo con ordine.<\/p>\n<ol>\n<li><strong>La &#8220;e&#8221; dimenticata (che sarebbe tipica del cattolicesimo)<\/strong>.\u00a0 Holquin inizia da una costatazione del tutto chiara: da quando papa Leone ha concluso con la sua 8 catechesi i suoi interventi sulla Costituzione conciliare SC, sono piovute da ogni parte critiche pesanti. Tutte le riserve, che si sono manifestate, secondo Holquin, dipendono da un grave fraintendimento non tanto delle parole di Leone, quanto del testo conciliare. Holquin si riferisce a SC 23 che recita: &#8221; Per conservare la sana tradizione e aprire nondimeno la via ad un legittimo progresso&#8221;. Egli rileva che sana tradizione e legittimo progresso sono collegate da una &#8220;e&#8221;. Questa &#8220;e&#8221; viene totalmente dimenticata da coloro che accusano papa Leone di ogni peggiore errore: la accusa \u00e8 che la apertura al legittimo progresso \u00e8 in realt\u00e0 il modo di affossare la tradizione e di negarla. Queste posizioni negano il progresso per affermare la tradizione. Ma Holquin vuole osservare che anche una posizione antitetica (attribuita ad un &#8220;noto teologo progressista&#8221; che non \u00e8 difficile identificare in me che scrivo) propone di capovolgere il modello: per affermare il progresso, intende negare la tradizione (ma non \u00e8 affatto questa la mia posizione). Insomma, per Holquin le critiche mosse a Leone non hanno voluto considerare che la preposizione &#8220;e&#8221; \u00e8 una congiunzione, che rende possibile, allo stesso tempo, tradizione e progresso. Quella &#8220;e&#8221; non \u00e8 una contraddizione da liquidare.<\/li>\n<li><strong>L&#8217;errore sistematico: che cosa congiunge la &#8220;e&#8221;?\u00a0<\/strong>Il punto delicato, dal punto di vista sistematico, \u00e8 la comprensione di quali siano i concetti che la &#8220;e&#8221; congiunge. Il dettato conciliare del n.23 non pu\u00f2 essere ridotto ad uno slogan: tradizione e progresso sono compatibili. Il testo non usa semplicemente <em>traditio<\/em> e <em>progressio<\/em>, ma, in latino suona: &#8220;Ut <em>sana traditio<\/em> retineatur et tamen via <em>legitimae progressioni<\/em> aperiatur&#8221;. La tradizione \u00e8 quella &#8220;sana&#8221;, mentre il progresso \u00e8 quello &#8220;legittimo&#8221;. Questo significa che Holquin, preso dalla foga di voler ricondurre tutte le posizioni critiche ad una stessa logica, dimentica che la relazione tra progresso e tradizione non \u00e8 detto che sia sempre una relazione di coerenza. Rispetto ad una &#8220;tradizione malata&#8221; il progresso \u00e8 &#8220;altro&#8221;, senza alcun dubbio. Detto in forma pi\u00f9 diretta: la &#8220;e&#8221; di SC non significa in nessun modo che accanto al Novus Ordo rimanga un Vetus Ordo. Questa \u00e8 una finzione che abbiamo costruito negli ultimi 40 anni e che ha assunto soprattutto tra il 2007 e il 2021 una sorta di &#8220;autorevolezza papale&#8221;, ma che resta una costruzione teorica e pratica segnata da una logica scismatica. Se si interpreta la &#8220;e&#8221; di SC 23 come convivenza di VO e NO, si finisce prima o poi in uno scisma. Qui Holquin non vede un errore sistematico grande come una casa: filtra i moscerini, ma ingoia il cammello.<\/li>\n<li><strong>La posizione del legittimo progresso compatibile con la sana tradizione (ma solo con quella).<\/strong> Se \u00e8 chiaro che Holquin ha intepretato male e ideologicamente la congiunzione &#8220;e&#8221;, passando da un contesto ad un altro senza controllo della sua argomentazione, mi resta da difendere come mio diritto quello che ho scritto, senza vederlo distorto dagli occhiali distorti di Holquin. E&#8217; vero che ho scritto: &#8220;Il VO \u00e8 morto dal 1970&#8221; (e rispettivamente questo vale per tutti gli &#8220;Ordines&#8221; liturgici, al di l\u00e0 del Messale). La tradizione sana, grazie al legittimo progresso, si libera dei suoi difetti. Per questo non ha alcun senso che, una volta approvato il NO, qualcuno celebri con il VO. Lo si pu\u00f2 capire per una generazione, come pensarono Paolo VI e H. U. Von Balthasar. Sarebbe un errore sistematico e spirituale imperdonabile pensare che il VO sia la tradizione, rispetto al NO identificato col progresso. Non \u00e8 cos\u00ec. Nel NO troviamo allo stesso tempo tradizione sana e progresso legittimo. Il VO \u00e8 la tradizione malata, che abbiamo il compito di superare. Il giochetto con cui Holquin penserebbe di identificare la tradizione con il VO non fa onore alla sua teologia. Per questo, non gli \u00e8 in nessun modo permesso di collocare anche me tra i &#8220;critici feroci&#8221; di papa Leone. Nei miei commenti alla Catechesi del 26 agosto ho fatto solo considerazioni positive per le parole del papa. L&#8217;elemento critico \u00e8 riservato ad alcuni ambienti della Curia romana, che sembrano ragionare come Holquin e credono di poter promuovere la liturgia partecipata, proteggendo chi celebra solo con il VO. Il progresso legittimo non \u00e8 compatibile con ogni tradizione, ma solo con quella sana. Non si fa un servizio alla tradizione rianimando continuamente, con accanimento terapeutico, un VO che \u00e8 morto da 60 anni. La sua morte \u00e8 perch\u00e9 la tradizione viva, grazie ad un legittimo progresso. Questa idea, che \u00e8 gi\u00e0 chiara in me dal 2007, dopo lo scisma del 1 luglio 2026 \u00e8 diventata del tutto evidente e non scusa pi\u00f9 nessuno nell&#8217;attardarsi su forme nostalgiche nel modo di concepire e di gestire la tradizione liturgica cattolico-romana.<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avevo letto con grande interesse gli ultimi articoli di Arthur Holquin sul tema del conflitto liturgico all&#8217;interno del cattolicesimo contemporaneo. 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