{"id":20622,"date":"2026-08-01T16:40:38","date_gmt":"2026-08-01T14:40:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20622"},"modified":"2026-08-01T16:40:38","modified_gmt":"2026-08-01T14:40:38","slug":"non-basta-un-cordileone-per-custodire-la-tradizione-gli-errori-sul-vetus-ordo-del-vescovo-americano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/non-basta-un-cordileone-per-custodire-la-tradizione-gli-errori-sul-vetus-ordo-del-vescovo-americano\/","title":{"rendered":"Non basta un Cordileone per custodire la tradizione. Gli errori sul Vetus Ordo del Vescovo americano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso-1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-20436\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso-1-300x145.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"145\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso-1-300x145.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso-1-1024x496.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso-1-768x372.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso-1.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Appena ieri, su questo blog, mettevo in guardia dai pregiudizi che spesso sovraintendono ai pareri che Vescovi o teologi esprimono sulla liturgia; come in un disegno segreto, oggi ho letto <a href=\"https:\/\/infovaticana.com\/it\/2026\/07\/31\/cordileone-replica-a-roche-i-giovani-amano-la-tradizione-e-questo-e-inarrestabile\">questa intervista<\/a> di Mons. Cordileone, Arcivescovo di San Francisco, che viene interpretata come una presa di distanza dalla precedente intervista del Prefetto del Dicastero del culto, A. Roche. Essendo questo testo un piccolo capolavoro di luoghi comuni senza fondamento e di giudizi avventati, mi pare giusto esaminarne i contenuti fondamentali, per ricondurli a quella &#8220;visione distorta&#8221; che si \u00e8 originata dopo il prima scisma lefebvriano del 1988 e che ha preso una forma pericolosamente scismatica proprio con SP, a partire dal 2007. In altri termini, vorrei dimostrare che Cordileone, senza averne alcuna consapevolezza, utilizza in modo spregiudicato e non pi\u00f9 giustificato dai dati istituzionali, una idea di &#8220;rito tridentino&#8221; come &#8220;forma pi\u00f9 tradizionale&#8221; della liturgia cattolica. Qui egli commette almeno tre errori gravi, che da un Vescovo non ci si aspetterebbe e che occorre mettere in luce, perch\u00e9 sono comuni a diversi soggetti (chierici e laici) nella chiesa cattolica di oggi.<\/p>\n<p>a)<strong> L&#8217;idea di unit\u00e0 della chiesa e le &#8220;restrizioni&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Il primo punto da mettere in rilievo \u00e8 il modo di considerare quella unit\u00e0, verso la quale papa Leone ha cos\u00ec insistito dall&#8217;inizio del suo pontificato. La cosa curiosa \u00e8 che Cordileone sembra dubitare che il papa pensi ci\u00f2 che ha detto Roche: ossia che per la unit\u00e0 della Chiesa \u00e8 fondamentale avere tutti il medesimo ordo rituale. Questa, a ben vedere, non \u00e8 una idea di Roche, ma.\u00a0 \u00e8 l&#8217;idea che papa Francesco ha rimesso al centro della attenzione nel 2021 con <em>Traditionis Custodes<\/em>. Qui c&#8217;\u00e8 il primo abbaglio grave di Cordileone, che parla di TC come se fosse semplicemente una serie di &#8220;restrizioni&#8221;. Questo \u00e8 grave. Parla proprio come i tradizionalisti, che vedono soltanto il loro diritto di celebrare, conculcato dal potere della Chiesa romana. No, si tratta invece di uscire dalla tentenza scismatica con cui SP aveva introdotto, in tutta la chiesa, una concorrenza tra riti che non hanno il medesimo rapporto con la tradizione: un rito \u00e8 il frutto della tradizione viva, l&#8217;altro \u00e8 la ripresa di una tradizione che \u00e8 stata superata. Per Cordileone la unit\u00e0 si dovrebbe perseguire consentendo a ciascuno di celebrare con il rito che preferisce: ma questa \u00e8 la visione che SP ha introdotto, ma che ha spaccato la Chiesa in mille pezzi. La visione tradizionale, quella di Paolo VI, di GIovanni Paolo II e poi di Francesco, non lascia alcuno spazio per questa visione della unit\u00e0. La unit\u00e0 si realizza nell&#8217;unica <em>lex orandi<\/em> comune. Qui Cordileone aggiunge la solita &#8220;richiesta&#8221;, che dovrebbe essere una garanzia, ma che \u00e8 solo ipocrisia: egli dice che coloro che volessero celebrare con il rito tridentino, dovrebbero dare garanzie di accettare il Vaticano II. Sono 20 anni che sentiamo ripetere questa menzogna, che non diventa meno falsa per il fatto che viene ripetuta. Non si pu\u00f2 accettare il Vaticano II se si vuole celebrare con il rito di Pio V: infatti uno dei testi fondamentali del Vaticano II, Sacrosanctum Concilium, chiede di riformare il rito di Pio V. Perci\u00f2 o si obbedisce al Vaticano II, o si entra in conflitto con esso.<\/p>\n<p>b) <strong>La tradizione che i giovani desiderano<\/strong><\/p>\n<p>Cordileone passa poi al registro retorico dei giovani, di ci\u00f2 che i giovani cercano e desiderano. E qui la sua frase ad effetto suona: i giovani amano la tradizione e la forma pi\u00f9 classica con cui la chiesa celebra la sua fede. Supponiamo che questo sia vero: che cosa meritano di vedersi proposto i giovani? TC dice il rito romano riformato dai papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. Questo \u00e8 il contenuto e la forma che loro deve essere offerta: con tutte le caratteristiche &#8220;care&#8221; ai giovani, ma pensate e realizzate nel contesto del NO. La pretesa, che Cordileone sembra far salire dal popolo, di celebrare con il rito tridentino \u00e8 scismatica per la Chiesa. Sembra davvero sorprendente che Cordileone non abbia imparato nulla dalla vicenda lefebvriana, che ha rinnovato il suo scisma un mese fa: se coltivi il rito tridentino, entri in conflitto con la Chiesa cattolica di Roma, che ha camminato nella storia, non si \u00e8 fermata alle sue evidenze moderne, ottocentesche e neppure al 1962. Volendo essere realistico, Cordileone perde il senso di responsabilit\u00e0 episcopale per la unit\u00e0, che pensa di realizzare mettendo insieme &#8220;gusti diversi&#8221; in fatto di liturgia. No, la liturgia \u00e8 sostanza. Se celebri con un rito clericale, senza partecipazione attiva e solo in latino, rendi tutti pezzi da museo, non cristiani coinvolti nella storia. Se i giovani amano la tradizione, \u00e8 la tradizione il problema: Cordileone, ingenuamente, identifica la tradizione con il rito tridentino. Non ha studiato abbastanza teologia per capire che tradizione \u00e8 il rito romano vigente, non quello del 1570 o del 1962, ma quello del 1970 e del 2026. Scambiare per tradizione il tradizionalismo \u00e8 un errore che da un vescovo americano non ci si aspetterebbe e che compromette il giudizio pastorale e la autorit\u00e0 stessa.<\/p>\n<p><strong>c) Il lavoro comune sul Novus Ordo<\/strong><\/p>\n<p>Un terzo punto interessante \u00e8 costituito dal giudizio di inefficacia di TC rispetto alle esigenze attuali. Per Cordileone, che sembra capace di leggere nel futuro, la tendenza sar\u00e0 verso una sempre maggiore domanda di &#8220;liturgia tradizionale. Bene, anche qui supponiamo che questo sia vero. Come si risponde? Si prende semplicemente il dato o lo si orienta? Un Vescovo deve semplicemente &#8220;assecondare la domanda&#8221; o deve anche &#8220;governarla&#8221;. Nel parlare di questo punto il testo di Cordileone sembra attraversato da un bagliore di luce. Dice infatti l&#8217;arcivescovo che questo fenomeno non riguarda soltanto la domanda di &#8220;rito tridentino&#8221;, ma anche la forma celebrativa della messa riformata. Qui si apre un ambito di dialogo possibile e necessario, che purtroppo nella impostazione di Cordileone sembra semplicemente uno &#8220;spazio residuale&#8221;. Il lavoro sulla &#8220;celebrazione comune&#8221;, di cui Cordileone cita solo alcuni aspetti (orientamento, musica sacra, solennit\u00e0, riverenza&#8230;) sembra secondario, essendo la domanda polarizzata verso la &#8220;pretesa del rito tridentino&#8221;. Qui per\u00f2 Cordileone deve capire che TC va precisamente in questa direzione: riorienta la domanda in modo diverso. TC non \u00e8 anzitutto un elenco di &#8220;restrizioni&#8221; a SP, ma \u00e8 un cambiamento di logica, di prospettiva, di punto di vista. TC dice: non si duplica il rito romano, con il rischio di creare logiche scismatiche in ogni comunit\u00e0, ma si assume in modo pi\u00f9 ricco e complesso l&#8217;unico rito comune. Di questo \u00e8 stato consapevole anche J. Ratzinger, fino al 2001, fino a quando, di fronte al Monastero di Fontgombault, ricordava che permettere a qualcuno di scegliere tra rito tridentino e rito vaticano in modo generale avrebbe minato l&#8217;unit\u00e0 della Chiesa. La scommessa che qualche anno dopo ha giocato con SP \u00e8 andata male. Papa Francesco ha ristabilito la regola aurea: <em>un solo ordo per tutti i cattolici romani<\/em>. Ma questo ordo, il rito vaticano, ha una sua ricchezza nuova, che fa sintesi della tradizione, in modo molto pi\u00f9 ampio e alto di quanto non abbia fatto, ai suoi tempi, il rito tridentino. La tradizione \u00e8 in questo rito riformulato, ampliato, reso elettivo, selettivo e articolato. Chi ama la tradizione, non ha scelta. Altrimenti, giovane o vecchio che sia, sostituisce la tradizione con il proprio desiderio: qui si nasconde la tentazione scismatica cui si espone in modo troppo marcato il vescovo di San Francisco.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Appena ieri, su questo blog, mettevo in guardia dai pregiudizi che spesso sovraintendono ai pareri che Vescovi o teologi esprimono sulla liturgia; come in un disegno segreto, oggi ho letto questa intervista di Mons. 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