{"id":20610,"date":"2026-07-30T16:52:15","date_gmt":"2026-07-30T14:52:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20610"},"modified":"2026-07-30T17:21:15","modified_gmt":"2026-07-30T15:21:15","slug":"elaborare-il-lutto-di-summorum-pontificum-come-uscire-teologicamente-dallo-stallo-dopo-lo-scisma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/elaborare-il-lutto-di-summorum-pontificum-come-uscire-teologicamente-dallo-stallo-dopo-lo-scisma\/","title":{"rendered":"Elaborare il lutto di Summorum Pontificum: come uscire teologicamente dallo stallo dopo lo scisma"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Rembrandt.gif\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-20614\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Rembrandt-300x207.gif\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"207\" \/><\/a><\/p>\n<p>Leggendo la intervista al Tablet del Prefetto Roche (che viene <a href=\"https:\/\/infovaticana.com\/it\/2026\/07\/30\/roche-assicura-che-leone-xiv-non-invertira-le-restrizioni-alla-messa-tradizionale\/\">qui<\/a> sintetizzata) si ha sensazione che la condizione confermata con autorevolezza sia quella dello stallo. Il prefetto ribadisce, tale e quale, la posizione del 2021, con le sue specificazioni immediatamente successive. E risponde anche alla domanda su coloro che si sentono &#8220;perseguitati&#8221; da TC, ma non sanno dirne il perch\u00e9.<\/p>\n<p>Forse pu\u00f2 essere utile, per capire la situazione attuale, mettere insieme due elementi: da un lato le illusioni che in molti, nel campo dei tradizionalisti, si erano costruite intorno alla &#8220;maggiore sensibilit\u00e0&#8221; di papa Leone. Questo aveva fatto s\u00ec che da circa un anno fosse iniziata una campagna di delegittimazione di Francesco e dei suoi collaboratori davvero impressionante, costruite su menzogne, e tendenti ad accreditare l&#8217;idea che l&#8217;unica cosa seria sarebbe stata tornare a SP. D&#8217;altra parte, proprio negli ultimi mesi, si \u00e8 arrivati ad un &#8220;secondo scisma&#8221; con quella FSSPX che era stata, 40 anni fa, la pietra dello scandalo da cui tutto questo pasticcio sul &#8220;Vetus Ordo&#8221; era cominciato.<\/p>\n<p><strong>I diritti dei perseguitati?<\/strong><\/p>\n<p>Viene naturale porre la domanda. In che cosa si sentono &#8220;perseguitati&#8221; coloro che celebrano secondo il VO? Nel diritto loro attributo, nel 2007, da Summorum Pontificum. Qui sta il punto decisivo: si tratta di capire che questa invenzione azzardata e poco accorta, con cui si \u00e8 posto, <em>ex abrupto<\/em>, un diritto in capo a &#8220;infinite&#8221; comunit\u00e0, che avessero voluto celebrare secondo il rito tridentino, ha prodotto una esperienza lacerata all&#8217;interno della comunit\u00e0 cattolica. L&#8217; idea che potessero convivere, pacificamente, comunit\u00e0 di VO e comunit\u00e0 di NO \u00e8 una ingenuit\u00e0 senza radice, una idea astratta, che per\u00f2 ha una caratteristica impressionante, che abbiamo capito proprio grazie al II Scisma. SP assume, come argomentazione centrale, quella idea che Lefebvre aveva lanciato negli anni 70 per resistere alla Riforma conciliare: lasciateci continuare come prima. In questa idea si nasconde, sempre, uno scisma. Dopo averla negata per 40 anni, nel 2007 il Magistero romano ha provato a farla propria, per pacificare. Ma, come aveva limpidamente previsto il Cardinale Ruini, commentando SP su Avvenire il giorno della uscita, una intenzione di comunione poteva produrre maggiore lacerazione. E cos\u00ec \u00e8 stato.<\/p>\n<p>Tuttavia noi dobbiamo riconoscere, con molta onest\u00e0, che questa idea di &#8220;avere il diritto di celebrare con il rito che il Concilio ha voluto riformare&#8221; \u00e8 stata suggerita da Roma a tutta la Chiesa, per ben 14 anni, in modo univoco quasi indiscutibile (pochi osavano contestarne il fondamento e la mancanza di rigore, che era lampante). Anche in alcuni seminari arcinoti, come il North American College, la formazione dei futuri presbiteri avveniva, parallelamente, sui due ordines! Quando TC ha cambiato prospettiva, ha trovato una chiesa contaminata, a tutti i livelli, da questa &#8220;pretesa giuridica&#8221; da parte di soggetti, che erano stati convinti, in modo malaccorto, di aver un diritto &#8220;nativo&#8221; a celebrare con la &#8220;forma straordinaria&#8221; del rito romano. Questa costruzione sofistica, che sottraeva ai vescovi (e al Dicastero del culto) il controllo della liturgia e attribuiva alla Commissione &#8220;Ecclesia Dei&#8221; una competenza immediata e universale, aveva iniettato nel corpo ecclesiale un virus che un bravo giornalista, all&#8217;epoca, comprese nel modo pi\u00f9 limpido, chiamandola &#8220;anarchia dall&#8217;alto&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Ristabilire il principio liturgico<\/strong><\/p>\n<p>Non \u00e8 stata cosa da poco, dopo tanta distrazione e confusione, preparare cose serie. Lo si \u00e8 fatto anzitutto mediante un principio generale, sacrosanto, e classico: esiste una sola <em>lex orandi<\/em>, che corrisponde agli &#8220;ordines&#8221; approvati dopo il Concilio Vaticano II. Solo questi sono vigenti.\u00a0 Parlare come Paolo VI sembrava, nel 2021, una profezia apocalittica, percepita dagli illusi come persecuzione. Affermare questo principio, per\u00f2, non significava ancora rispondere a coloro che &#8220;pretendevano&#8221; di continuare a celebrare con una forma rituale che non era pi\u00f9 vigente. Si poteva fare, come si \u00e8 fatto largamente, creando &#8220;regimi di eccezione&#8221;. Cos\u00ec sia a livello universale, sia a livello particolare, numerose realt\u00e0 venivano autorizzate (qualche volta incoraggiate) a celebrare con un rito che il Vaticano II ha espressamente chiesto di riformare. Qui sta il problema residuo e non semplice. Al quale, tuttavia, arriva in soccorso la vicenda delle ultime settimane: ossia il rinnovarsi dello scisma lefebvriano, quasi 40 anni dopo la sua prima figura. Proprio i fatti del primo giorno del mese di luglio ci mostrano, con una evidenza impressionante, a che cosa \u00e8 destinata la celebrazione della fede cattolica che non accetti la riforma conciliare: giunge inevitabilmente ad una logica scismatica. Si esclude dalla storia della chiesa dal 1962 in poi, dalla trasformazione dei lezionari, dei calendari, dalla ricchezza di testi e di opzioni che sono entrati, tutti, inevitabilmente, nel NO e che il VO, non per sua colpa, non pu\u00f2 assumere come propri. Qui sta la potenza scismatica di ogni uso del VO successivo al 1969: di avere in s\u00e9, inevitabilmente, una componente anticonciliare devastante.<\/p>\n<p><strong>Una proposta dal dibattito teologico<\/strong><\/p>\n<p>In un modo parallelo a quanto qui raccontato, anche sulla base delle ultimissime parole del Prefetto Roche, su questo blog si \u00e8 sviluppato un dibattito in cui sono intervenuti, attivamente o passivamente, una serie di autori importanti: Enzo Bianchi, Alberto Melloni, Fr. MichaelDavide Semeraro osb,\u00a0 Umberto Rosario Del Giudice, Giorgio Bonaccorso, Paola Colombo, Alvaro Grammatica, Mons. Tomas Holub. Il quadro di questo grande dibattito ricostruisce una via di uscita che &#8220;cambia paradigma&#8221;, nella direzione gi\u00e0 intrapresa da TC, ma senza fermarsi:<\/p>\n<p>a) Un&#8217;<em>unica lex orandi<\/em> vigente significa che tutti celebrano usando il medesimo Ordo, comune a tutti. In quell&#8217;ordo, nella sua tessitura complessa e non univoca, si trova la tradizione nella sua integralit\u00e0, di cui nessuno \u00e8 l&#8217;unico depositario.<\/p>\n<p>b) L&#8217;uso dell&#8217;Ordo postconciliare \u00e8 sempre necessariamente differenziato, selettivo ed elettivo. Non per abuso, ma per uso. Ci\u00f2 significa che le diverse sensibilit\u00e0, che abbiamo provato dal 1988 ad addomesticare nella &#8220;concorrenza tra ordines&#8221; diventano ora soggetti di una legittima interpretazione differenziata del medesimo Ordo. Ci sar\u00e0 chi vuole usare soltanto il latino e solo il Canone Romano, chi vuole parlare la lingua nazionale e far uso soprattutto delle nuove preghiere eucaristiche. Ma tutti avranno in comune lezionario e calendario.<\/p>\n<p>c) Il riconoscimento reciproco di queste differenze, anche notevoli, sar\u00e0 possibile come garantito e preteso all&#8217;interno del medesimo libro. Cadr\u00e0 la proposta di &#8220;rilegare in un solo libro due ordines contraddittori&#8221;. Si affermer\u00e0 la idea di avere un solo libro di cui offrire, istituzionalmente ed ecclesialmente, letture e esecuzioni portatrici di sensibilit\u00e0 diverse.<\/p>\n<p>d)\u00a0 Ognuno avr\u00e0 il diritto di sentirsi riconosciuto nell&#8217;ambito della medesima Chiesa cattolico-romana, come portatore di una parte della tradizione, che il NO ha permesso di rielaborare, dopo l&#8217;irrigidimento moderno, che aveva trovato forma nei rituali tridentini. Troppo clericali e troppo individuali per rispondere alla domanda antica e nuova di una Chiesa popolo di Dio, Tempio dello Spirito e Corpo di Cristo.<\/p>\n<p>Elaborare il lutto di Summorum Pontificum chiede questo passaggio, che potr\u00e0 realizzarsi solo se ognuno svolger\u00e0 il proprio compito: se i teologi predisporranno gli argomenti migliori e non taceranno sui sofismi in circolazione, se i giuristi predisporranno documenti accurati, senza pretendere di fare i teologi passando per le scorciatoie, se i pastori sapranno uscire dalla logica del &#8220;doppio canale&#8221; (che viene dallo scisma e porta allo scisma) e sapranno imboccare la via della unit\u00e0 differenziata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Leggendo la intervista al Tablet del Prefetto Roche (che viene qui sintetizzata) si ha sensazione che la condizione confermata con autorevolezza sia quella dello stallo. 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