{"id":20590,"date":"2026-07-20T17:05:35","date_gmt":"2026-07-20T15:05:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20590"},"modified":"2026-07-20T17:05:44","modified_gmt":"2026-07-20T15:05:44","slug":"dopo-lo-scisma-una-tradizione-viva-12-la-fine-del-vetus-ordo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dopo-lo-scisma-una-tradizione-viva-12-la-fine-del-vetus-ordo\/","title":{"rendered":"Dopo lo scisma: una tradizione viva\/12. La fine del Vetus Ordo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/EcclesiaDei.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-20540\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/EcclesiaDei.jpg\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"183\" \/><\/a><\/p>\n<p><b>La fine del Vetus Ordo<\/b><\/p>\n<p>Con lo scisma del 1 luglio scorso \u00e8 emersa in modo evidente e quasi inappellabile la fragilit\u00e0 di una lettura irenica del \u201crito tridentino\u201d. Nonostante il fatto che da circa 40 anni una serie di autorit\u00e0 della curia romana abbiano ripetuto fino alla noia la compatibilit\u00e0 tra celebrare con il VO e vivere la pienezza della comunione cattolica, il secondo scisma lefebvriano dimostra proprio il contrario: che la scelta di non accettare la riforma liturgica nasconde la opposizione a tutto il Concilio Vaticano II.<\/p>\n<p>Anche monaci, teologi, vescovi, cardinali sono caduti in questa trappola: e hanno scritto, negli ultimi tempi, parola spesso molto gravi. Come se la liturgia potesse essere una sorta di \u201caccidente\u201d, mutevole secondo i gusti, rispetto ad una sostanza cattolica che sarebbe garantita in altra sede. Con questo modo di pensare abbiamo letto di recente testi impressionanti, insieme a parole poco meditate di cardinali come Bagnasco, Koch, o di vescovi come Cordileone.<\/p>\n<p>Tutti gli altri cardinali, tutti gli altri vescovi, tutti gli altri teologi, sul tema per lo pi\u00f9, tacciono. E questo non \u00e8 un bene. E\u2019 utile invece parlare apertamente e con parresia.<\/p>\n<p><b>L\u2019argomento scismatico<\/b><\/p>\n<p>Se leggiamo la storia degli ultimi 75 anni, scopriamo una verit\u00e0 scomoda, ma illuminante. La pretesa di \u201cmantenere l\u2019uso del rito vecchio\u201d al posto del nuovo \u00e8 emersa prima in reazione a Pio XII, da parte di Giuseppe Siri, Arcivescovo di Genova, poi in reazione a Paolo VI, da parte di Marcel Lefebvre, dopo il Concilio Vaticano II. Il primo us\u00f2 l\u2019argomento contro la riforma della Veglia Pasquale, nel 1951, ma da uomo responsabile, si rese conto del potenziale sovversivo e anarchico del sofisma e lo accanton\u00f2 dopo il Vaticano II. Viceversa Lefebvre, che lo us\u00f2 proprio dopo la riforma conciliare, non solo non lo accanton\u00f2, ma lo fece diventare uno dei suoi cavalli di battaglia: per non cedere la Vaticano II occorreva resistere anzitutto sul piano liturgico. Continuare con il Vetus Ordo significava continuare con la Chiesa ottocentesca, con l\u2019antimodernismo, con la nostalgia del potere temporale&#8230;<\/p>\n<p><b>Il parallelismo rituale come effetto dell\u2019argomento scismatico<\/b><\/p>\n<p>Quando si realizz\u00f2 nel 1988 il primo scisma lefebvriano, la reazione di Roma fu sorprendente. Una parte della Curia, guidata dall\u2019allora prefetto J. Ratzinger, inizi\u00f2 a parlare di Lefebvre come di un eroe, con ammirazione e quasi elogiandolo: pur condannandone la disobbedienza al papa, se ne giustificava il gesto liturgico contro gli \u201ceccessi conciliari\u201d. Parlare di Lefebvre divent\u00f2, ben presto, il sinonimo di una riduzione del Vaticano II ai suoi eccessi nella recezione. Per questo, dal 1988 inizi\u00f2 il \u201cdispositivo di blocco\u201d del Concilio, che trov\u00f2, bello e pronto, l\u2019argomento scismatico: ossia sostenere che celebrare con il rito tridentino sia compatibile con la comunione cattolica. Dal 1988 al 2007, con un crescendo sorprendente, la Curia romana aliment\u00f2 una narrazione che ha lo stesso argomento scismatico di Lefebvre: si pu\u00f2 essere cattolici romani senza celebrare secondo la Riforma liturgica.<i> Summorum Pontificum<\/i> nel 2007 rese solenne proprio questo argomento scismatico e lo fece passare dal campo nemico al campo amico.<\/p>\n<p><b>La assenza di una teologia che giustifichi il parallelismo tra riti contraddittori<\/b><\/p>\n<p>Un secondo aspetto di rilievo fu il fatto che questa trasposizione ufficiale dell\u2019argomento scismatico si fondava soltanto su affetti e su emozioni, non su ragionamenti teologici. La cosa era gi\u00e0 chiara prima del 1988: nella sua autobiografia del 1977 J. Ratzinger aveva definito \u201ctragica\u201d la decisione di Paolo VI, di superare il messale tridentino: <span style=\"color: #111111\">\u201c<\/span><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Ora, invece, la promulgazione del divieto del messale che si era sviluppato nel corso dei secoli, fin dal tempo dei sacramentali dell\u2019antica Chiesa, ha comportato una rottura nella <\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>storia della liturgia, le cui conseguenze potevano solo essere tragiche<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>.\u201d\u00a0<\/i>La affettivit\u00e0 della catastrofe non \u00e8 una buona consigliera.<\/span><\/span><\/span><i><\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><span style=\"color: #444444\">Se <\/span><span style=\"color: #444444\">gi\u00e0 <\/span><span style=\"color: #444444\">la autobografia ratzingeriana ci lascia pensare che la Riforma dovesse assumere carattere accessorio, considerando \u00abintoccabile\u00bb il rito tridentino nella versione del 1962 \u2013 e possiamo constatare quanto di autobiografico abbia in s\u00e9 anche \u201cSummorum Pontificum\u201d \u2013 viceversa la lettura di Von Balthasar, negli stessi anni, sent<\/span><span style=\"color: #444444\">iva<\/span><span style=\"color: #444444\"> il bisogno di sottolineare con chiarezza la necessit\u00e0 insuperabile della Riforma, anche se p<\/span><span style=\"color: #444444\">oteva<\/span><span style=\"color: #444444\"> ammettere un regime limitato e provvisorio di tutela della forma precedente del rito romano, che per\u00f2 riconosce \u201cdestinata ad estinguersi\u201d.\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Altrettanto interessante \u00e8 il fatto che l\u2019unico argomento che Benedetto XVI utilizza, nella lettera che accompagna SP, \u00e8 cos\u00ec formulato:<\/span><\/span><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #444444\">\u201c<\/span><\/em><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><em><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, Times New Roman, Times, serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>Nella storia della liturgia c\u2019\u00e8 crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ci\u00f2 che le generazioni precedenti ritenevano sacro, rimane sacro e grande anche per noi, e non pu\u00f2 essere improvvisamente completamente proibito o addirittura considerato dannoso. \u00c8 dovere di tutti noi preservare le ricchezze che si sono sviluppate nella fede e nella preghiera della Chiesa, e dare loro il giusto posto\u201d.<\/i><\/span><\/span><\/span><\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Questo non \u00e8 un principio teologico, ma una elaborazione di sapore sapienziale, che si fonda soltanto sulla nostalgia e sulla paura. Da questo principio si ricava soltanto la immutabilit\u00e0 della storia e la impossibilit\u00e0 della riforma. In un certo senso, \u00e8 il trionfo di un Lefebvre obbediente o, piuttosto, la trasformazione del magistero nell\u2019elogio di Lefebvre. Purtroppo questa apparenza di teologia ha fatto scuola e Bagnasco, Koch, Cordileone ed altri ripetono formule vuote, che perpetuano uno scisma sommerso. Un poco di teologia dovrebbe risvegliare le coscienze.<\/span><\/span><\/p>\n<p><b>Promuovere l\u2019argomento scismatico<\/b><\/p>\n<p>Ma non basta: non solo Roma in 20 anni \u00e8 arrivata a fare proprio l\u2019argomento principale di Lefebvre, ma ha iniziato, dal 1988, a riconoscere ufficialmente \u201cassociazioni, fratellanze, congregazioni\u201d che fanno del <i>V<\/i><i>etus <\/i><i>O<\/i><i>rdo<\/i> il loro carisma. L\u2019argomento lefebvriano diventa, cos\u00ec, un carisma religioso cattolico. Nascono una serie di Istituti di cui qui faccio un piccolo elenco, tanto provvisorio quanto scandaloso:<\/p>\n<p>Fraternit\u00e0 sacerdotale San Pietro<br \/>\nFraternit\u00e0 San Vincenzo Ferrer<br \/>\nIstituto di Cristo Re Sommo Sacerdote<br \/>\nIstituto del Buon Pastore<br \/>\nIstituto San Filippo Neri<br \/>\nMissionari della Santa Croce<br \/>\nCanonici regolari della Madre di Dio<br \/>\nCanonichesse della Madre di Dio di Azille<br \/>\nAdoratrici del Cuore regale di Ges\u00f9 Sommo Sacerdote<br \/>\nAbbazia sainte-Marie de la Garde<br \/>\nAbbazia nostra Signora dell\u2019\u2019Annunciazione (Le Barroux).<\/p>\n<p>Si tratta di Istituti o istituzioni che fanno della celebrazione secondo il VO il loro carisma. Come \u00e8 possibile che Roma abbia consentito, approvato, alimentato, dal centro, una resistenza al Concilio Vaticano II cos\u00ec articolata e cos\u00ec frontale? A che gioco abbiamo giocato? Con quale fuoco ci siamo scottati?<\/p>\n<p><b>Traditionis Custodes e le sue eccezioni scismatiche<\/b><\/p>\n<p>Certamente, dal 2021, con il MP Traditionis Custodes, voluto da papa Francesco, la pretesa di SP di rendere universale il parallelismo tra VO e NO \u00e8 finita. Ma le mille eccezioni che sono state introdotto al regime dell\u2019unica <i>lex orandi<\/i> sono ancora la presenza di un potente \u201cargomento scismatico\u201d all\u2019interno della comunione cattolica. La trama di \u201cresistenza al Vaticano II\u201d, che ha la forma liturgica come evidenza maggiore, ma che si nutre di spirito reazionario in ogni sua espressione, gode ancora di una protezione curiale che credo si debba considerare scandalosa e che deve essere superata con urgenza. Una pace liturgica non si genera seminando di sabotatori il territorio della comunione cattolica. Magari con la benedizione di teologi disposti a chiamare questo scempio una \u201clezione di stile cattolico\u201d.<\/p>\n<p><b>La fine del Vetus Ordo e il lavoro comune sul Novus Ordo<\/b><\/p>\n<p>Una riflessione ecclesiale sulla liturgia non pu\u00f2 pi\u00f9 essere rimandata: le pi\u00f9 alte istituzioni debbono cessare di scrivere cose inesatte, generiche e talvolta scandalose. La fine del <i>Vetus Ordo<\/i> non significa che non abbiamo nulla da imparare da tutta la tradizione, compresa la tradizione tridentina. Possiamo valorizzare aspetti del rito moderno voluto dal Concilio di Trento assumendone aspetti o tratti all\u2019interno del percorso di precisazione della riforma, che non \u00e8 affatto compiuto. Ma dobbiamo farlo nella forma dell\u2019unica <i>lex orandi<\/i>, comune a tutti i cattolici romani. Mantenere, o addirittura promuovere, nella comunione con Roma, comunit\u00e0 che non accettano la riforma liturgica, significa alimentare, nel cuore della chiesa cattolica, uno scisma sommerso, una resistenza viscerale, un anticoncilio diffuso e pericoloso. Guai a pensare che questo possa essere soltanto una questione di gusto o di attaccamenti. Il secondo scisma lefebvriano dimostra che il tentativo di usare Lefebvre per bloccare il Vaticano II nella comunione cattolica era fin dall\u2019inizio un pessimo servizio alla tradizione. Si trattava di una forma di tradizionalismo curiale, benedetto dall\u2019alto. Questo approccio distorto continua in alcuni cardinali, in alcuni vescovi e in alcuni teologi (oltre che in giornalisti senza scrupoli), che si dimostrano privi di spessore teologico, di tatto pastorale e sembrano non saper imparare nulla dalla esperienza ecclesiale, restando legati ad argomenti vuoti, a sofismi pericolosi e a impostazioni pastorali e amministrative che la storia ha dimostrato legate ad un tempo che non torna pi\u00f9, nemmeno se ci infiocchettiamo come bomboniere. Questa \u00e8 solo la brutta copia dello stile cattolico: \u00e8 stile scismatico, anche se la obbedienza al papa non si nega, mai e poi mai.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La fine del Vetus Ordo Con lo scisma del 1 luglio scorso \u00e8 emersa in modo evidente e quasi inappellabile la fragilit\u00e0 di una lettura irenica del \u201crito tridentino\u201d. 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