{"id":20572,"date":"2026-07-12T16:33:05","date_gmt":"2026-07-12T14:33:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20572"},"modified":"2026-07-12T16:37:26","modified_gmt":"2026-07-12T14:37:26","slug":"dopo-lo-scisma-la-tradizione-viva-10-ratzinger-su-lefebvre-nel-1988-e-le-reazioni-fuorvianti-allo-scisma-del-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dopo-lo-scisma-la-tradizione-viva-10-ratzinger-su-lefebvre-nel-1988-e-le-reazioni-fuorvianti-allo-scisma-del-2026\/","title":{"rendered":"Dopo lo scisma: la tradizione viva\/10. Ratzinger su Lefebvre nel 1988 e le reazioni fuorvianti allo scisma del 2026"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Obispos_y_cardenal_Ratzinger-Chile-1988.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-20573\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Obispos_y_cardenal_Ratzinger-Chile-1988-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Obispos_y_cardenal_Ratzinger-Chile-1988-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Obispos_y_cardenal_Ratzinger-Chile-1988-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Obispos_y_cardenal_Ratzinger-Chile-1988.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>(J. Ratzinger a Santiago nel luglio del 1988)<\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\">In questi giorni ho letto alcune dichiarazioni di Mons. G. Gaenswein, ex segretario di papa Benedetto XVI, che dimostrano una tendenza umananamente comprensibile, ma ecclesialmente non giustificabile: ossia la inclinazione a non imparare nulla dalla esperienza e a reagire in modo fuorviante alla decisione di Econe di rompere con Roma. Egli sostiene infatti, dopo lo scisma del 1 luglio 2026, che sarebbe venuta l\u2019ora di superare le limitazioni all\u2019uso del Vetus Ordo, tornando sostanzialmente al regime voluto dal \u201csuo\u201d papa Benedetto. Questa affermazione, che emerge anche da altri pareri di giornalisti, di teologi e di pastori, mi pare del tutto priva di fondamento e pericolosamente segnata da un forma piuttosto grave di amnesia: la memoria degli ultimi 40 anni sembra svanita ed \u00e8 come se ci trovassimo, di colpo, di fronte a una cosa nuova.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\">Proprio oggi, grazie al resoconto settimanale che viene pubblicato on line da Luis Badilla (<i>Osservazioni casuali<\/i> \u2013 n.127), ho avuto modo di leggere il testo di un discorso del 1988 che J. Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, aveva pronunciato il 13 luglio di quell\u2019anno, a pochi giorni dallo scisma lefebvriano del 30 giugno 1988 (il testo originale in spagnolo si pu\u00f2 leggere <a href=\"https:\/\/www.humanitas.cl\/teologia-y-espiritualidad-de-la-iglesia\/alocucion-a-los-obispos-de-chile-unidad-en-la-tradicion-de-la-fe.\">qui<\/a>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\">Quel testo, riletto oggi, \u00e8 davvero rivelatore. Vorrei presentare brevemente la struttura di tale discorso, per poi mostrare in che modo pu\u00f2 essere utile considerarlo a fondo, non solo per confutare le false affermazioni di Mons. Gaenswein, ma anche per indicare i compiti fondamentali della Chiesa nei prossimi mesi e anni, affinch\u00e9 non cada di nuovo nel gioco di specchi iniziato quasi 40 anni fa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><b>1. Il discorso del 1988 in Cile<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\">Ci\u00f2 che sorprende, nel discorso ai vescovi cileni di J. Ratzinger, \u00e8 l\u2019uso dello scisma, appena occorso, come \u201cgiudizio sulla Chiesa postconciliare\u201d. Fin dall\u2019inizio, infatti, la strategia della curia romana, guidata dalla CDF e quindi dallo stesso Ratzinger, \u00e8 stata proprio questa: <i>far rientrare lo scisma mediante una revisione\/correzione della recezione del Vaticano II<\/i>. In quel discorso Ratzinger preannunciava con grande chiarezza le tre direttive fondamentali su cui si sarebbe mossa la Chiesa cattolica nei decenni successivi, proponendo una lettura dello scisma come<span style=\"font-size: medium\"> \u201cesame di coscienza\u201d per la Chiesa a tre livelli:<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">a) <b>santo e profano<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">Dice Ratzinger:<\/span><\/span><\/p>\n<p>\u201c<span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Ci sono molte ragioni che potrebbero avere indotto tantissima gente a cercare un rifugio nella vecchia liturgia. Una, primaria e importante, \u00e8 che li trovano che si custodia la dignit\u00e0 del sacro.\u201d<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">Il richiamo della figura di Lefebvre, per cui Ratzinger non nasconde una certa ammirazione, indica per Ratzinger i limiti di quella che lui giudica una \u201cdesacralizzazione\u201d che tende ad identificare, tout-court, nella riforma liturgica. La \u201cvecchia liturgia\u201d diventa allora, per lui, non l\u2019argomento degli scismatici, ma la speranza della Chiesa in comunione. Qui troviamo una prima radice di ci\u00f2 che accadr\u00e0, progressivamente, negli anni successivi.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">b) l<b>a non-arbitrariet\u00e0 della fede e della sua continuit\u00e0<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">Al secondo punto Ratzinger trae, dallo scisma, la occasione per proporre una versione obiettivamente \u201criduttiva\u201d del Vaticano II. Ecco le sue parole pi\u00f9 chiare, che sottostimano il valore del concilio::<\/span><\/span><\/p>\n<p>\u201c<span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>La verit\u00e0 \u00e8 che il Concilio stesso non ha definito alcun dogma e ha voluto consapevolmente esprimersi su un livello pi\u00f9 modesto, meramente come Concilio pastorale; tuttavia, molti lo interpretano come se fosse quasi il super dogma che sminuisce tutto il resto.\u201d<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">Come mai la \u201cindole pastorale\u201d viene tradotta non come qualcosa di pi\u00f9, ma come qualcosa di meno? Da dove viene questo timore che il Vaticano II abbia davvero una pretesa dottrinale, sia pure in forma nuova? Come ha fatto, Ratzinger, a rimuivere completamente le intenzioni espresse da Giovanni XXIII e da Paolo VI sulla \u201cindole pastorale\u201d, che non parlano di \u201cmodestia\u201d, ma di \u201cprogetto di riforma\u201d, per esaminare, ordinare ed esprimere ci\u00f2 che la Chiesa pensa di s\u00e9?<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">Il prefetto Ratzinger aggiunge inoltre, in modo ancora pi\u00f9 forte:<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u201c<span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Tutto ci\u00f2 porta molti a chiedersi se la Chiesa di oggi sia davvero ancora la stessa di ieri, o se sia stata semplicemente sostituita da un&#8217;altra a loro insaputa. L&#8217;unico modo per rendere credibile il Concilio Vaticano II \u00e8 presentarlo chiaramente per quello che \u00e8: una parte dell&#8217;intera e unica Tradizione.\u201d<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">Non \u00e8 difficile sentire riprese qui, in forma piuttosto esplicita, alcune delle idee portanti di Marcel Lefebvre.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">c) <b>l<\/b><b>&#8216;unicit\u00e0 della verit\u00e0<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">Il terzo punto riguarda il resto delle obiezioni lefebvriane, quelle che riguardano la libert\u00e0 di coscienza e le relazioni con le altre religioni. Anche qui Ratzinger, anzich\u00e9 criticare le posizioni di Lefebvre, sembra quasi giustificarle:<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u201c<span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Tuttavia, \u00e8 vero che, nel movimento spirituale del tempo post-conciliare, si riscontrava spesso un oblio, e persino una soppressione della questione della verit\u00e0; forse qui tocchiamo il problema cruciale della teologia e della pastorale odierne.\u201c<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">Questi tre punti mostrano bene come lo scisma venga letto come la occasione per porre un freno alla recezione del Vaticano II, appiattendone l\u2019impatto sugli errori e cos\u00ec, in qualche modo, giustificando il \u201cseguito\u201d di cui gode la figura di Lefebvre, alla cui persona Ratzinger dedica un passaggio impressionante, che segner\u00e0 a fondo gli sviluppi successivi e che merita di essere citato integralmente:<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u201c<span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Dobbiamo riflettere su questo fatto: che tantissimi uomini, lontani dalla cerchia stretta della fraternit\u00e0 di Lefebvre, vedono questo uomo come guida, in un certo senso, o almeno come alleato utile. Non bisogner\u00e0 attribuire tutto a motivi politici, a nostalgia, o a fattori culturali di importanza secondaria. Queste cause non sono capaci di spiegare l\u2019attrattiva che \u00e8 sentita anche dai giovani, e particolarmente dai giovani, che vengono da molte nazioni davvero differenti e che sono immersi in realt\u00e0 politiche e culturali completamente diverse. Certamente, la visione stretta e unilaterale, \u00e8 visibile dappertutto; tuttavia, il fenomeno nel suo insieme non sarebbe pensabile se non ci fossero in gioco anche elementi positivi, che generalmente non trovano sufficiente spazio vitale nella Chiesa di oggi.\u201d<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\"><b>2. La storia successiva al 1988<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">Dopo il 1988 questa lettura dello scisma diventa, progressivamente, una sorta di \u201cbasso continuo\u201d del Magistero romano. Tutta la seconda parte del magistero di Giovanni Paolo II si orienta ad una delimitazione progressiva degli effetti del Concilio, fino a mettere in piedi un vero e proprio \u201cdispositivo di blocco\u201d. Soprattutto negli ultimi anni di pontificato 1994-2004 questa tendenza si amplifica in modo consistente. Nel frattempo, la Commissione <i>Ecclesia Dei<\/i>, nata subito dopo lo scisma,con l\u2019aggettivo \u201cadflicta\u201d, come segno di afflizione, inizia a lavorare per un avvicinamento delle posizioni della comunione cattolica alla posizione lefebvriana. In questa direzione si possono leggere una serie di documenti che attestano, in modo evidente, un modo di considerare \u201cchiusa\u201d la esperienza conciliare, almeno in questo senso specifico: <i>come il Concilio aveva rivendicato la autorit\u00e0 di \u201criformare la Chiesa\u201d (la liturgia, la relazione con la Parola di Dio, la struttura della comunione ecclesiale, il rapporto con il mondo, con la libert\u00e0 di coscienza e con le altre confessioni e religioni), cos\u00ec la Chiesa cattolica, trent\u2019anni dopo, inizia a \u201cnegare di avere la autorit\u00e0\u201d per modificare la tradizione<\/i>: sul tema della ordinazione delle donne, sul tema del ministro della unzione dei malati, sul tema delle traduzioni liturgiche o sul tema del modo di \u201cfare la comunione\u201d tutto viene di fatto congelato in una prassi strettamente controllata, amministrata, con un approccio di stile tridentino. Questo accade fino alla elezione di papa Benedetto XVI: il prefetto che diventa papa introduce una accelerazione evidente a questa tendenza, che era gi\u00e0 chiara nel 1988.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\"><b>3. Le accelerazioni tra il 2007 e il 2011 con papa Benedetto<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">Dopo la elezione di J. Ratzinger a Vescovo di Roma, come papa Benedetto XVI, si raggiunge la pi\u00f9 grande accelerazione di ci\u00f2 che era stato enunciato quasi 20 anni prima: la \u201cvecchia liturgia\u201d diventa lo strumento da un lato per un riavvicinamento significativo ai lefebvriani; dall\u2019altro per una evidente correzione della tendenza riformatrice della comunione cattolica. Si deve rilevare, come ho gi\u00e0 fatto altrove, che per questa accelerazione si introduce, come argomento dottrinale di Roma, uno degli argomenti che in origine erano stati tipici di Lefebvre: Roma inizia a parlare con le parole di Lefebvre! Quando di afferma, in modo troppo audace, che nella Chiesa cattolica romana esistono due forme del rito romano, una ordinaria e una straordinaria, e se ne afferma la piena compatibilit\u00e0, allora accade un fenomeno di grande rilievo: la riforma liturgica, come voleva gi\u00e0 alla fine degli anni 60 Marcel Lefebvre, viene dichiarata opzionale. <i>Si pu\u00f2 essere in comunione con Roma celebrando come se il Concilio e la Riforma non ci fosse mai stat<\/i><i>i<\/i>. La fragilit\u00e0 teologica e canonica di questa decisione appare clamorosa, ma traduce, in modo solenne, la intenzione che Ratzinger aveva espresso in Cile nel 1988: recuperare la dimensione del sacro, che non ha storia. Un approccio tradizionalistico alla liturgia entra nel cuore della Chiesa romana e vi rester\u00e0 fino al 2021, creando, di fatto, nuove divisioni, polarizzazioni e lacerazioni. Sempre dopo il 2007 vengono rilanciati i dialoghi con la FFSPX, sbandierando che uno degli argomenti fondamentali di contestazione di Roma era caduto: si era data ragione a Lefebvre e il Vetus Ordo tornava, per tutti i cattolici, un rito riconosciuto. A ci\u00f2 si univa il gesto di \u201cremissione delle scomuniche\u201d dei Vescovi ordinati da Lefebvre, come gesto di buona volont\u00e0, cui per\u00f2 non corrispose nessuna reale concessione da parte della FSSPX, tanto pi\u00f9 dopo il cambiamento del Priore, nella persona di D. Pagliarani.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\"><b>4. Lo stop nel 2021 con papa Francesco<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">Dopo la elezione di papa Francesco, nel 2013, con graduale crescita di coscienza, si comprese, almeno a Roma, che la impostazione del rapporto con i lefebvriani e le conseguenze di questa impostazione guidata dal \u201csenso di colpa\u201d non poteva continuare. In sequenza si \u00e8 assistito a questi passaggi: spostamento della Commissione <i>Ecclesia Dei<\/i> all\u2019interno della CDF, soppressione della Commissione <i>Ecclesia Dei<\/i>, motu proprio <i>Traditionis Custodes<\/i> che supera<i> Summorum Pontificum<\/i>. Finisce la teoria della \u201cdoppia forma\u201d e si torna, come \u00e8 stato per secoli, alla unica forma comune del rito romano, alla unica \u201clex orandi\u201d. Che cosa ha fatto Francesco: ha interrotto la inspeigabile concessione agli scismatici dell\u2019argomento-chiave: la compresenza, nella medesima chiesa romana, di una forma rituale e di quella che la aveva esplicitamente riformata. Dal 2021 al 2025, in un regime transitorio e con forte \u201cinerzia\u201d dei linguaggi e degli atteggiamenti dell\u2019ultimo ventennio, si \u00e8 affermata la logica classica dell\u2019unica forma, concedendo per\u00f2 a numerosi Istituti di poter fare eccezione e di trovare addirittura la propria \u201cvocazione\u201d e il proprio \u201ccarisma\u201d nella custodia del \u201crito tridentino\u201d: strana forma di valorizzazione ecclesiale di un vizio contro la unit\u00e0 della Chiesa! La Chiesa incentiva come carisma ci\u00f2 che divide comunit\u00e0 da comunit\u00e0: una forma particolarmente grave di degenerazione burocratica dello spirito reazionario. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\"><b>5. Il nuovo scisma e la sua radice nella ambiguit\u00e0 ecclesiale<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">Dopo la elezione di papa Leone XIV, questo settore del cattolicesimo tradizionalista, ma non scismatico, ha potuto illudersi su un \u201ccambio di direzione\u201d. Cardinali, qualche teologo, molti giornalisti, hanno iniziato a parlare di un \u201cnuovo spazio\u201d da dare alla forma \u201cantica\u201d del rito romano. Oggi, dopo lo scisma del 1 luglio, \u00e8 chiaro che questa via si \u00e8 definitivamente chiusa. La domanda di celebrare con il rito tridentino ha in s\u00e9 il rifiuto del Concilio Vaticano II, anche quando non appare come \u201cdisobbedienza al papa\u201d: essa \u00e8 costitutivamente scismatica, anche se non arriva tecnicamente al delitto di scisma. E\u2019 contro la fede anche se non integra un delitto contro la fede. La radice di questo atteggiamento si trova nel senso di colpa con cui, di fronte allo scisma del 1988, una parte della Curia romana ha potuto pensare che si potesse ricucire lo strappo inseguendo Lefebvre nella critica radicale al Concilio Vaticano II. Il discorso di Santiago del luglio del 1988, dal quale siamo partiti, mostra bene, per quanto \u201cin nuce\u201d, tutti i limiti di una analisi troppo unilaterale del fenomeno scisma, che avrebbe portato nei decenni successivi a quei provvedimenti, che hanno illuso troppi cattolici di poter restare in comunione con Roma, ignorando o addirittura contraddicendo l\u2019insegnamento del Concilio Vaticano II. Se alla fine di questa storia un pastore pensasse oggi, nei Paesi Baltici, negli USA, in Francia o in Italia, che la \u201capertura al rito tridentino\u201d possa essere la cura contro lo scisma, vorrebbe dire che negli ultimi 38 anni si \u00e8 distratto da quanto accadeva nella realt\u00e0 e ha coltivato soltanto le sue illusioni di comporre in unit\u00e0 ci\u00f2 che \u00e8 inevitabilmente contraddittorio. Paralizzare la storia della Chiesa non \u00e8 mai un modo per servire la tradizione. E\u2019 piuttosto un modo per rendersi immuni dalla tradizione, sotto quel principio di \u201cimmutabilit\u00e0 del sacro\u201d che non viene affatto dalla teologia, ma dal prevalere del sentimento e dell\u2019attaccamento sulla prudenza della ragione e della fede.\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(J. Ratzinger a Santiago nel luglio del 1988) In questi giorni ho letto alcune dichiarazioni di Mons. G. 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