{"id":20536,"date":"2026-07-06T18:05:55","date_gmt":"2026-07-06T16:05:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20536"},"modified":"2026-07-06T18:10:11","modified_gmt":"2026-07-06T16:10:11","slug":"dopo-lo-scisma-la-tradizione-viva-5-la-liturgia-e-teologia-e-il-vizio-non-e-carisma-10-proposizioni-per-uscire-dal-guado","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dopo-lo-scisma-la-tradizione-viva-5-la-liturgia-e-teologia-e-il-vizio-non-e-carisma-10-proposizioni-per-uscire-dal-guado\/","title":{"rendered":"Dopo lo scisma: la tradizione viva\/5. La liturgia \u00e8 teologia e il vizio non \u00e8 carisma: 10 proposizioni per uscire dal guado"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/EcclesiaDei.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-20540\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/EcclesiaDei.jpg\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"183\" \/><\/a><\/p>\n<p>Tra gli aspetti pi\u00f9 singolari del dibattito che ha accompagnato lo scisma, prima e dopo il 1 luglio, c&#8217;\u00e8 un aspetto che considero assolutamente decisivo e che viene ignorato da una buona parte dei commentatori. Per introdurlo vorrei citare ci\u00f2 che ha detto, due giorni fa, uno dei massimi storici della chiesa, Alberto Melloni, quando ha osservato che il vizio che sta alla base di molti giudizi sulla liturgia deriva da un &#8220;errore di Ratzinger&#8221;, che avrebbe &#8220;teologizzato il rito tridentino&#8221;. Di fronte a questo errore, risalente agli anni 80, si dovrebbe &#8220;derubricare la messa in latino ad una questione di gusto&#8221;. Questo giudizio dimentica 1almeno 00 anni di storia e determina una serie di conseguenze piuttosto gravi, rispetto alle quali credo che sia necessario impostare le cose in modo totalmente diverso. Per capire bene come stanno le cose e per chiarirle a chi non \u00e8 esperto ho pensato di organizzare logicamente una sequenza di proposizioni, che hanno un duplice obiettivo:<\/p>\n<p>a) affermare la natura teologica della liturgia, contro la tradizione che ha considerato teologiche solo le proposizioni dogmatiche, riducendo la liturgia ad una mera &#8220;cornice cerimoniale&#8221;<\/p>\n<p>b) superare la ambiguit\u00e0 ecclesiale che discende da questa prima affermazione, che pu\u00f2 concepire un &#8220;parallelismo rituale&#8221;, tra forme tra loro contraddittorie, senza considerare questo un problema per la fede.<\/p>\n<p>La ricaduta di queste proposizioni pu\u00f2 permettere di uscire da quel &#8220;guado&#8221; nel quale siamo entrati con <em>Summorum Pontificum<\/em> e dal quale, nonostante <em>Traditionis Custodes<\/em>, non siamo ancora usciti. Ecco le 10 proposizioni<\/p>\n<ol>\n<li>La linea portante del Movimento Liturigico, la sua recezione da parte prima di Pio XII e poi del Concilio Vaticano II, fino alla Riforma liturgica ha scoperto la &#8220;natura teologica delle azioni rituali&#8221;. Se si nega questo, si fraintende la storia di un secolo di pensiero cattolico, che ha scoperto il &#8220;senso teologico della liturgia&#8221; (Vagaggini). Lo stesso Ratzinger ha riconosciuto tutto questo, dicendo che il merito maggiore del Movimento Liturgico \u00e8 stato quello di introdurre nella Chiesa cattolica un nuovo significato di &#8220;forma&#8221;. Precisamente la &#8220;forma rituale&#8221; diventa il linguaggio elementare di tutta la Chiesa, cui tutti i battezzati debbono partecipare.<\/li>\n<li>La Riforma Liturgica, realizzata dopo il Vaticano II (ma iniziata gi\u00e0 negli anni 50), ha iniziato a rendere possibile questa &#8220;teologia della liturgia&#8221;, rimuovendo gli ostacoli che gli <em>ordines<\/em> tridentini avevano introdotto da secoli nella esperienza ecclesiale. A questa riforma, gi\u00e0 negli anni 50, hanno reagito coloro che volevano ostacolarla. Anzitutto Giuseppe Siri, cui spetta il merito di aver inventato l&#8217;argomento della &#8220;riforma opzionale&#8221;: di fronte alla riforma della Veglia Pasquale, ha usato per la prima volta l&#8217;argomento delle &#8220;forme parallele&#8221;. Poi, visto il potenziale scismatico dell&#8217;argomento, lo ha abbandonato. Ma lo stesso argomento \u00e8 stato usato, 20 anni dopo, da Marcel Lefebvre, che non lo ha mai pi\u00f9 abbandonato, fino allo scisma del 1988.<\/li>\n<li>\u00a0Questo argomento, analizzato nel suo nucleo centrale, non pu\u00f2 pensare la liturgia come teologia. Pu\u00f2 al massimo considerare la liturgia come cerimonia, essendo l&#8217;unica teologia quella custodita dalla tradizione dogmatica. La liturgia non ha alcun spessore teologico. Per questo si pu\u00f2 concepire che esistano, contemporaneamente, diverse &#8220;leges orandi&#8221;, essendo solo la &#8220;lex credendi&#8221; a dare significato alla tradizione teologica.<\/li>\n<li>\u00a0La cosa interessante \u00e8 che dopo lo scisma del 1988 questo argomento inizia a diventare il cavallo di battaglia della Commissione <em>Ecclesia Dei.\u00a0<\/em>Si inizia, mediante l&#8217;indulto, a prevedere che ci siano fraternit\u00e0 o associazioni o comunit\u00e0 che usano il rito tridentino, senza perdere la comunione con la Chiesa cattolica. L&#8217;argomento scismatico di Siri e di Lefebvre inizia a circolare come argomento della stessa istituzione che si occupa del rapporto tra cattolici e lefebvriani.<\/li>\n<li>Dal 1988 al 2007 questa situazione vede il sorgere di diverse realt\u00e0, spesso favorite direttamente da <em>Ecclesia Dei,<\/em> che sviluppano non solo usi del VO, ma fratellanze, seminari, luoghi di formazione, profondamente ostili non solo alla Riforma liturgica, ma a tutto il Concilio Vaticano II.<\/li>\n<li>Nel 2007, con il MP <em>Summorum Pontificum,<\/em> lo stesso J. Ratzinger che nel 2001, proprio a Fontgombault, si rendeva conto del potenziale scismatico dell&#8217;argomento di Siri-Lefebvre, usa questo argomento per inventare un &#8220;parallelismo rituale&#8221;, tra due forme dello stesso rito romano (una ordinaria e una straordinaria). Questa invenzione canonica diventa un provvedimento generale, che colloca ogni prete e ogni comunit\u00e0 di fronte alla possibilit\u00e0 di usare una o l&#8217;altra forma, in parallelo. Questa svolta, che durer\u00e0 fino al 2021, fa diventare l&#8217;argomento scismatico la norma comune della chiesa cattolica, privando la liturgia di spessore teologico.<\/li>\n<li>Un effetto di SP \u00e8 stato che alcuni seminari, ad ed. il North American College di Roma, iniziano a proporre ai seminaristi, in parallelo, una formazione al NO e una formazione al VO. D&#8217;altra parte, grazie a SP, si inizia a considerare il VO non la resistenza alla riforma liturgica, ma una tradizione che merita di essere custodita e addirittura favorita.<\/li>\n<li>La esperienza ha mostrato che la lettura &#8220;pacificatrice&#8221; di questo parallelismo tra forme rituali era una lettura ideologica, che nascondeva sotto la forma straordinaria del rito romano una viscerale resistenza alla svolta conciliare del cattolicesimo, non solo sul piano liturgico.<\/li>\n<li>Di questo ha preso atto, dopo anni di pontificato, con prudenza, papa Francesco, con il MP <em>Traditionis custodes<\/em> (2021) che supera, definitivamente, almeno in astratto, l&#8217;argomento scismatico delle &#8220;forme parallele&#8221;. Affermare che c&#8217;\u00e8 una sola <em>lex orandi<\/em> significa che la liturgia ha una dimensione teologica ed ecclesiologica costitutiva. La medesima chiesa non pu\u00f2 usare, contemporaneamente, due forme rituali tra loro non coerenti. Qui \u00e8 chiaro che TC ha ristabilito il valore teologico della liturgia, contro il tentativo di rendere di nuovo la liturgia una mera cornice cerimoniale, come era stata per secoli.<\/li>\n<li>Purtroppo il principio di TC si \u00e8 accompagnato, contraddittoriamente, con la identificazione di un &#8220;carisma&#8221; in Istituti e Associazioni che fanno del VO , almeno in apparenza, la loro ragion d&#8217;essere. La &#8220;forma straordinaria&#8221;, di fatto abolita da TC, continua a rivivere in questa forma &#8220;spirituale&#8221;. Questa scelta, certo transitoria, con lo scisma del 1 luglio 2026 \u00e8 diventata una palese contraddizione con la comunione ecclesiale. L&#8217;unica <em>lex orandi<\/em>, ossia il Novus Ordo (per la messa come per tutti i riti ecclesiali) \u00e8 il testo comune a tutte le comunit\u00e0 cattolico-romane. Le diverse sensibilit\u00e0, pi\u00f9 classiche o pi\u00f9 dinamiche, sono accomunate dal medesimo testo, che permette &#8211; e diremmo esige &#8211; di essere impiegato selettivamente ed elettivamente. L&#8217;attaccamento al rito tridentino non \u00e8 pi\u00f9 un carisma, ma un vizio. L&#8217;unica forma del rito romano \u00e8 il NO, nella sua ricchezza e articolazione, che pu\u00f2 anche essere celebrato in latino, con una scelta dei testi e dei gesti, ma con lezionario e calendario comune. Un vizio liturgico &#8211; ossia non accettare la riforma liturgica e vivere come non ci fosse mai stata &#8211; non pu\u00f2 pi\u00f9 essere confuso con una tradizione da custodire. La parola \u00e8 sbagliata: si tratta di tradizionalismo, non di tradizione, di morte del cattolicesimo, non della sua resistenza. Il tradizionalismo possiamo lasciarlo ai lefebvriani. Ai cattolici sta a cuore la tradizione viva.<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra gli aspetti pi\u00f9 singolari del dibattito che ha accompagnato lo scisma, prima e dopo il 1 luglio, c&#8217;\u00e8 un aspetto che considero assolutamente decisivo e che viene ignorato da una buona parte dei commentatori&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20536"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20536"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20536\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":20544,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20536\/revisions\/20544"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20536"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20536"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20536"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}