{"id":20520,"date":"2026-07-08T06:57:51","date_gmt":"2026-07-08T04:57:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20520"},"modified":"2026-07-08T06:57:51","modified_gmt":"2026-07-08T04:57:51","slug":"dopo-lo-scisma-la-tradizione-viva-7-il-papa-e-un-sacramento-il-tradizionalismo-del-linguaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dopo-lo-scisma-la-tradizione-viva-7-il-papa-e-un-sacramento-il-tradizionalismo-del-linguaggio\/","title":{"rendered":"Dopo lo scisma: la tradizione viva\/7. Il papa \u00e8 un sacramento? Il tradizionalismo del linguaggio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/onorio3sanpaolo.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-15518\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/onorio3sanpaolo.jpg\" alt=\"\" width=\"199\" height=\"253\" \/><\/a><\/p>\n<p>La domanda che figura come titolo di questo post potrebbe sembrare soltanto una provocazione: in realt\u00e0 corrisponde ad una questione decisiva che riguarda la &#8220;forma linguistica&#8221; con cui viene espresso, nel codice di diritto canonico, il delitto di &#8220;scisma&#8221;, tutto incentrato sul &#8220;rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice&#8221;. Come ho gi\u00e0 annotato alcuni giorni fa, questo modo di parlare, strettamente giuridico, ipotizza una visione unilateralmente gerarchica da cui dipenderebbe ogni comunione &#8220;cattolica&#8221;. Se da un lato questo profilo pu\u00f2 vantare precedenti abbastanza antichi, la sua formulazione, cos\u00ec come la leggiamo nel codice oggi vigente, \u00e8 il frutto di un pensiero istituzionale, teologico e giuridico tipicamente moderno (e in particolare tardo-moderno) non immune dal vizio del tradizionalismo.<\/p>\n<p>Ho sentito teologi esperti, di una generazione prima della mia, come Ghislain Lafont, che era del 1928 e Severino Dianich, che \u00e8 nato nel 1934, raccontare delle &#8220;tre cose bianche&#8221; che segnavano la devozione degli anni della loro giovent\u00f9: l&#8217;ostia, l&#8217;immacolata e il papa. Questo era, tra gli anni 20 e gli anni 50, uno degli aspetti peculiari del cattolicesimo della prima met\u00e0 del XX secolo. Una cosa sorprendente, in questa immagine, \u00e8 il fatto che l&#8217;ostia e la immacolata siano oggetti di culto, ma che, insieme a loro, lo diventi anche la persona del papa. Questa \u00e8 un evidente sviluppo delle reazioni del cattolicesimo alla perdita del potere temporale, nel 1870. Il sovrano pontefice, che perde la sovranit\u00e0 temporale, impegna la Chiesa in una complessa ricostruzione della identit\u00e0 papale ed ecclesiale. Essa viene inaugurata solennemente dal Concilio Vaticano I, che fissa due criteri decisivi, per comprendere la storia successiva del cattolicesimo, almeno fino al Concilio Vaticano II: del Romano Pontefice fissa la giurisdizione immediata e universale, e il magistero infallibile. Qui, come \u00e8 evidente, il vescovo di Roma viene considerato, in quanto papa, dotato di una giurisdizione universale <em>in regendo<\/em> e della infallibilit\u00e0 <em>in docendo<\/em>. Sono due aspetti rilevanti della tradizione di riflessione millenaria sui &#8220;poteri del vescovo&#8221;, come aspetti della &#8220;potestas iurisdictionis&#8221;. Nulla si dice, per\u00f2, della <em>potestas sacramenti<\/em>, che la tradizione affida al presbitero-sacerdote, non al vescovo. Questo assetto ecclesiale e teologico pu\u00f2 certo attribuire al papa anche un culto, ma senza le giustificazioni che l&#8217;eucaristia e Maria possono fondare.<\/p>\n<p>La domanda allora, presa nel modo pi\u00f9 diretto, suona cos\u00ec: in che senso il papa ha a che fare con quella &#8220;salvezza delle anime&#8221; che sta sullo sfondo di tutto il Codice di Diritto Canonico e anche delle ragioni invocate, come decisive, dalla setta lefebvriana? Qui, io credo, la teologia ha un difetto storico di elaborazione, che riguarda il terzo &#8220;munus&#8221;, ossia il &#8220;munus sanctificandi&#8221;. Intendo dire che molto ha lavorato sul <em>munus regendi,<\/em> molto sul <em>munus docendi,<\/em> ma poco sul <em>munus sanctificandi<\/em>. Invece, il culto del papa, insieme all&#8217;ostia e alla Immacolata, si muove totalmente sul piano meno studiato e meno elaborato. D&#8217;altra parte si pu\u00f2 ben capire la ragione di questo difetto: tutta la tradizione medievale e moderna ha pensato il papa come titolare di una giurisdizione, sia politica, sia ecclesiale. Del papa si \u00e8 studiata anzitutto il munus regendi e il munus docendi, le decisioni di governo e le decisioni sulla dottrina, insomma disciplina e dottrina. Ma in quale senso il papa sia &#8220;decisivo&#8221; per la salvezza delle anime, per la giustificazione e santificazione, questo non \u00e8 stato studiato, se non di riflesso e indirettamente. Ci\u00f2 \u00e8 accaduto sul piano del &#8220;sentimento&#8221; e sul piano dell&#8217; &#8220;ordinamento&#8221;. Una delle tendenze, che emergono con forza negli ultimi due secoli, \u00e8 quella di &#8220;santificare&#8221; i papi. Non si \u00e8 studiato il &#8220;munus sanctificandi&#8221;, ma si \u00e8 preferito &#8220;santificare i papi&#8221;.<\/p>\n<p>Questa lunga premessa mi pare molto rilevante se proviamo a giudicare, in modo meno vago, le cose accadute di recente, circa la setta dei lefebvriani e la loro condanna come &#8220;scismatici&#8221;. Nella definizione di scisma, cos\u00ec come formulata dal codice di diritto canonico, si trova alla fine del can 751, nel quale vengono definiti anche la eresi e la apostasia. Ecco il suo testo<\/p>\n<p><em>&#8220;Can. 751 &#8211; Vien detta eresia, l&#8217;ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verit\u00e0 che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa; apostasia, il ripudio totale della fede cristiana; scisma, il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Qui si pu\u00f2 solo accennare come in questo canone si distinguano tre fattispecie (scisma, apostasia e eresia) che hanno una storia molto complessa e che trovano nei testi della scrittura (in particolare in San Paolo) la loro pi\u00f9 ricca e (per noi) confusa formulazione originaria. C&#8217;\u00e8 ad es. un dibattito se scisma ed eresia siano davvero cose diverse. Ma lungo la storia abbiamo costruito necessarie distinzioni e solo ultimamente abbiamo costruito una &#8220;fattispecie penale&#8221; di reati contro la fede, sottoposti a giudizio da un tribunale speciale. E&#8217; ovvio che questa \u00e8 una costruzione moderna, potremmo dire addirittura &#8220;napoleonica&#8221;!<\/p>\n<p>Eresia, apostasia e scisma sono dunque &#8220;delitti&#8221; su cui\u00a0 la competenza spetta al Dicastero per la Dottrina della fede. Ma \u00e8 evidente che lo scisma, in quanto &#8220;rifiuto della sottomissione al Sommo pontefice&#8221; risulta un delitto &#8220;formale&#8221;. Sottomettersi al papa, infatti, esige il riferimento ad un tema, ad un argomento, ad un comportamento. Significa non obbedire ad un ordine o non condividere una proposizione (in questo senso riguarda o il munus regendi o il munus docendi). La domanda che sorge, allora, suona cos\u00ec: in che senso si pone un atto di insubordinazione al potere del Sommo Pontefice? Nel caso della setta dei lefebvriani, che cosa comporta questo rifiuto di sottomissione? Si tratta di una infrazione al &#8220;mandato papale&#8221;, come requisito per la ordinazione episcopale. Ma questo resta a sua volta un riferimento formale, per quanto di rilievo, almeno negli ultimi 500 anni. La questione vera \u00e8: perch\u00e9 il papa non concede il mandato? La ragione formale deve convertirsi in ragione sostanziale. Questo passaggio, tuttavia, \u00e8 rimasto del tutto implicito, sia nella provocazione lefebvriana, sia nella risposta romana. Parlando il linguaggio del diritto canonico, gli uni, da Econe, hanno affermato la sottomissione al Papa, ma hanno proceduto con ordinazioni prive di mandato. Gli altri, da Roma, hanno affermato la negazione della sottomissione al Papa e perci\u00f2 hanno rilavato la fattispecie dello scisma, con la relativa sanzione.<\/p>\n<p>Sembrerebbe, a leggerla giuridcamente, soltanto una questione di potere, ossia riguardante il munus regendi. Che ne \u00e8 del munus docendi e del munus sanctificandi? Del primo si occupa un altro delitto, quello di eresia. Ma del secondo non c&#8217;\u00e8 modo di trovare una trascrizione soddisfacente sul piano giuridico. Per questo, ragionando solo mediante i possibili &#8220;delitti&#8221; commessi dai lefebvriani, si apre una prima via:<\/p>\n<p>a) oltre allo scisma, che \u00e8 solo una questione di &#8220;potestas&#8221;, si profila una fattispecie di &#8220;eresia&#8221;, ossia di dottrina negata o messa in dubbio?<\/p>\n<p>Ma anche questo non basta: c&#8217;\u00e8 la realt\u00e0 della santificazione e del culto ecclesiale, che entra in questione non mediate la configurazione di &#8220;delitti&#8221; pi\u00f9 o meno gravi, ma del modo di testimoniare il Vangelo. Qui emerge un secondo punto, ancora pi\u00f9 urgente:<\/p>\n<p>b) oltre allo scisma e alla eresia, che cosa ne \u00e8 della Chiesa, non pi\u00f9 intesa come &#8220;societas perfecta e inaequalis&#8221;, ma come Corpo di Cristo vivo e partecipe, in tutte le sue componenti. Che ne \u00e8 della &#8220;piramide rovesciata&#8221;, che non pensa anzitutto con categorie giuridiche?<\/p>\n<p>La questione fondamentale mi pare quest&#8217;ultima. Ed \u00e8 proprio a questo livello che prende senso anche il ruolo del Vescovo di Roma: non come &#8220;cosa bianca da venerare&#8221;, non come &#8220;detentore unico di tutta la giurisdizione sul governo e sul magistero&#8221;, ma come Vescovo, appunto, che ha nella presidenza alla santificazione eucaristica un profilo irrducibile al diritto. Questa &#8220;differenza rituale&#8221; della tradizione, di ogni vescovo e in particolare del Vescovo di Roma, manca profondamente al dibattito contemporaneo, che tende sempre a &#8220;ridurla ad altro&#8221;: \u00e8 facile sentire, da una parte come dall&#8217;altra, la osservazione per cui la liturgia \u00e8 sostanzialmente irrilevante rispetto al problema disciplinare e dottrinale. Su questo punto dimenticato, proprio perch\u00e9 nuovo nella percezione recente inaugurata dal Movimento Liturgico, manca una riflessione comune, che permetta di riconoscere meglio la comunione cattolica non anzitutto come un &#8220;ordinamento giuridico&#8221; o come un &#8220;impianto dottrinale e disciplinare&#8221;, ma come comunione di vita e di amore, che parla anzitutto linguaggi elementari, parola biblica e azione rituale. I sacramenti sono questa comunione di vita e di amore, alla quale tutto il resta sta al servizio. Anche il papa, che non \u00e8 sacramento, ma servo dei sacramenti. Curiosamente l&#8217;aspetto &#8220;sacramentale&#8221; del papa, in quanto Vescovo, \u00e8 una acquisizione del Vaticano II, che appunto restituisce all&#8217;episcopato la dimensione del sacramento (contro la tendenza medievale e moderna a ridurre l&#8217;episcopato a ufficio). Un eccesso di verbalizzazione sulla &#8220;sottomissione al Sommo Pontefice&#8221;, comprensibile nel linguaggio canonico, distrae lo sguardo dal vero obiettivo, rispetto al quale, anche il Papa, non sta sopra, ma sotto la rivelazione e la fede: nella immagine famosa che si vede in San Paolo fuori le mura: piccolissimo inginocchiato ai piedi del Signore. Proprio su questo Roma, paradossalmente, dovrebbe essere diversa da Econe. Se non ragionasse con la mens istituzionale degli ultimi 200 anni, ma tenesse il respiro di due millenni di storia e di esperienza, come ha fatto, con bella eleganza, il Concilio Vaticano II, pi\u00f9 di 60 anni fa. Non sacramentalizzare il papa, come certamente contribuisce a fare il can 751, su cui si basa molta parte della verbalizzazione ufficiale degli ultimi giorni, \u00e8 una delle vie per uscire dagli imbarazzi dello scisma del 1 luglio. E per sancire, anzitutto linguisticamente, la distanza di autorit\u00e0 e di stile di Roma da Econe, per distinguere che cosa \u00e8 tradizione, come virt\u00f9, e che cosa \u00e8 tradizionalismo, come vizio. Un vizio che \u00e8 spettacolare a Econe, ma al quale anche Roma, ahim\u00e9, non \u00e8 del tutto immune.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La domanda che figura come titolo di questo post potrebbe sembrare soltanto una provocazione: in realt\u00e0 corrisponde ad una questione decisiva che riguarda la &#8220;forma linguistica&#8221; con cui viene espresso, nel codice di diritto canonico,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20520"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20520"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20520\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":20550,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20520\/revisions\/20550"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20520"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20520"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20520"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}