{"id":20514,"date":"2026-07-04T05:24:04","date_gmt":"2026-07-04T03:24:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20514"},"modified":"2026-07-04T14:40:32","modified_gmt":"2026-07-04T12:40:32","slug":"dopo-lo-scisma-la-tradizione-viva-2-una-lezione-da-econe-non-puo-esserci-una-chiesa-cattolica-senza-il-concilio-vaticano-ii-di-luigi-mariano-guzzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dopo-lo-scisma-la-tradizione-viva-2-una-lezione-da-econe-non-puo-esserci-una-chiesa-cattolica-senza-il-concilio-vaticano-ii-di-luigi-mariano-guzzo\/","title":{"rendered":"Dopo lo scisma: la tradizione viva\/2. Una lezione da \u00c9c\u00f4ne: non pu\u00f2 esserci una Chiesa cattolica senza il Concilio Vaticano II  (di Luigi Mariano Guzzo)"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilio-vaticano-I.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15708\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilio-vaticano-I-300x197.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"197\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilio-vaticano-I-300x197.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilio-vaticano-I.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>In questo secondo intervento, parla un canonista: Luigi Mariano Guzzo, che ringrazio. La questione sollevata dallo scisma mette a nudo la inadeguatezza drammatica delle categoria con cui il diritto canonico pensa e serve la Chiesa cattolica. Uscire da una visione della Chiesa come &#8220;stato toecratico&#8221; \u00e8 la via obbligata per essere davvero &#8220;altro dai lefebvriani&#8221;. Lo scisma mette a nudo non solo la posizione degli scismatici, ma ma fatica della comunione cattolica nel porre con chiarezza la elaborazione della identit\u00e0 voluta ed imposta dal Concilio Vaticano II, non solo sul piano liturgico, ma anche sul piano istituzionale.\u00a0<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\"><b>Una lezione da \u00c9c\u00f4ne: non pu\u00f2 esserci una Chiesa cattolica senza il Concilio Vaticano II <\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\">di Luigi Mariano Guzzo <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\">Non deve sorprendere pi\u00f9 di tanto il fatto di nuovi quattro vescovi consacrati nella Fraternit\u00e0 San Pio X senza mandato pontificio. I lefebvriani, li conosciamo, si sentono i custodi di una sacra tradizione da mantenere e tramandare. Tant\u2019\u00e8 che la scomunica arriva come automatica. Il decreto romano non infligge, bens\u00ec \u201cdichiara\u201d uno stato di fatto, facendo riferimento al delitto di scisma. Ma condivido quanto scrive Andrea Grillo: con lo strumento della scomunica la Chiesa cattolica pretende di andare \u201cavanti\u201d, continuando ad usare un linguaggio \u201cantico\u201d per rispondere a fedeli che rivendicano la loro posizione \u201cantica&#8221;. La questione meriterebbe ovviamente una riflessione molto pi\u00f9 ampia, che tocca il nodo centrale del rapporto tra \u201cpeccato\u201d e \u201cdelitto\u201d nell\u2019ordinamento canonico, nonch\u00e9, pi\u00f9 in generale, il senso e il significato della potest\u00e0 punitiva in una Chiesa che si \u00e8 autocompresa, e continua ad autocomprendersi, pi\u00f9 come uno Stato teocratico di stampo medievale che non come un <\/span><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\"><i>sacramento<\/i><\/span><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\"> di salvezza, luogo in cui poter testimoniare la grazia divina.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Tensioni ecclesiali irrisolte<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\">Comunque sia, mi sembra che il decreto e la relativa nota esplicativa del Dicastero per la dottrina della fede rappresentino una cartina tornasole di tensioni ecclesiali irrisolte. Parlare di scisma significa fare riferimento ad un problema di disobbedienza nei confronti dell\u2019autorit\u00e0 pontificia. Come se essere essere cattolici significasse soltanto essere \u201cromani\u201d. Eccoci, nuovamente nel vortice di una visione assolutista del ministero petrino. D\u2019altronde \u00e8 cos\u00ec che \u00e8 stata liquidata la questione dei lefebvriani persino sui media vaticani: un atto di disobbedienza al Papa. Cos\u00ec facendo, per\u00f2, si mette nel cassetto in maniera deliberata tutta la riflessione pluridecennale sulla conversione del papato in chiave ecumenica. Il problema a me sembra diverso e pi\u00f9 profondo: al di l\u00e0 della disobbedienza o meno, l\u2019atto della Fraternit\u00e0 San Pio X come deve essere interpretato sul piano sostanziale? Provo ad essere pi\u00f9 esplicito: se ci fosse stato l\u2019assenso del Papa all\u2019ordinazione di quei quattro vescovi, il rito di \u00c9c\u00f4ne avrebbe comunque rappresentato un\u2019espressione liturgica di una comunit\u00e0 cattolica? Immagino gi\u00e0 che molti saranno portati a dare una risposta positiva a questa domanda, considerandola banale e proponendo gli argomenti noti circa il fatto che il <\/span><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\"><i>vecchio<\/i><\/span><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\"> rito non sia mai stato abrogato. Sul piano formale, potrei persino pensare di dare ragione ad una simile lettura. Eppure, mi sembra chiaro che non si possa parlare di comunit\u00e0 \u201ccattolica\u201d laddove la liturgia antica sia utilizzata come clava per rinnegare il Concilio Vaticano II.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>La relazione tra liturgia e chiesa<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\">A me le immagini e i video proveniente dalla controversa cerimonia che si \u00e8 tenuta a \u00c9c\u00f4ne mi hanno trasmesso solo un\u2019evidente ostentazione barocca del gusto dell\u2019antico, visibilmente fuori dai tempi, fuori dai nostri tempi. Una roba da museo d\u2019antiquariato, quasi. \u00c8 un errore fermarsi alla superficie, derubricando lo sfarzo di pizzi, merletti, pianete riccamente decorate d\u2019oro e gesti ieratici a un semplice fatto estetico. La forma \u00e8 sostanza, tocca la fede. <\/span><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\"><i>Lex orandi lex credendi. <\/i><\/span><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\">Vale a dire, il <\/span><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\"><i>come <\/i><\/span><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\">preghiamo rappresenta il <\/span><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\"><i>cosa <\/i><\/span><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\">crediamo. Ed \u00e8 evidente che i seguaci del vescovo Lefebvre non credono in una delle acquisizioni teologiche fondamentali che il Concilio Vaticano II ha fatto maturare nella Chiesa cattolica: la necessit\u00e0 di interpretare la rivelazione del Vangelo alla luce dei \u201csegni\u201d dei tempi. Ne consegue: essere fuori dai tempi, dal tempo, significa non riconoscerne i <\/span><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\"><i>segni<\/i><\/span><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\">. Che, sia chiaro, \u00e8 cosa ben diversa dall\u2019adeguarsi alle mode del momento. Vuol dire, pi\u00f9 propriamente, dimenticare che \u00e8 il principio stesso dell\u2019incarnazione divina, sul quale si fonda la nostra fede in Ges\u00f9 Cristo, ad imporre di non estraniarsi dal contesto storico e sociale che si abita. Da questo punto di vista, la faglia teologica relativa alla discussione tra vecchio e nuovo rito deve essere reinterpretata. Si \u00e8 di fronte a due modi di pregare una stessa fede oppure a due modi di intendere la Chiesa? La seconda, per quanto mi riguarda. Basti pensare che il rito tridentino esalta l\u2019immagine di un presbitero, unico e vero sacerdote, mediatore delle grazie celesti, isolato dal mondo e separato dal popolo. Mentre, la riforma conciliare restituisce la liturgia all\u2019intero popolo di Dio, di cui anche il pastore fa parte; che \u00e8, in tutte le sue componenti, popolo sacerdotale mediante il battesimo.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Il rito tridentino e i giovani preti<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\">Se l\u2019idea della Chiesa come popolo di Dio \u00e8 una questione di fede, com\u2019\u00e8 possibile continuare ad ammettere un rito che esprime visibilmente una realt\u00e0 teologica ormai superata? Si dice (semplifico): \u201cma santi e padri della Chiesa hanno pregato in quel modo\u201d. Vero, dal punto di visita storico. Ma oggi come Chiesa abbiamo maturato una consapevolezza differente, che \u00e8 una consapevolezza teologica, perch\u00e9 ha a che fare con la dimensione divina della realt\u00e0 in cui si crede, e crediamo.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\">Mi preoccupa pensare che oggi a diversi giovani presbiteri cattolici le immagini di \u00c9c\u00f4ne abbiano potuto fare una certa impressione positiva per il modo in cui la liturgia \u00e8 stata celebrata. In questo momento non ho dati sociologici in mano, ma \u00e8 sotto gli occhi di tutti un certo fascino di ritorno che sta contagiando la parte pi\u00f9 giovane del clero. \u00c8 sufficiente scrollare qualche post su Facebook, quale foto su Instagram o qualche video su TikTok per fare i conti con talari d\u2019ordinanza rispolverate, fasce di seta, cappelli d\u2019altri tempi, mantelline nere completamente in disuso fino ai pochissimi anni addietro, pianete ostentate nelle occasioni liturgiche pi\u00f9 diverse. Probabilmente, come Chiesa, come Chiesa italiana, dovremmo essere pi\u00f9 diretti nel dire che l\u2019utilizzo della pellegrina nera o di altri indumenti dal sapore barocco non \u00e8 questione di gusto estetico, di decoro, di eleganza, di senso del sacro. Tutt\u2019altro. Dietro la riesumazione di questi simboli si nasconde il tentativo, pi\u00f9 o meno consapevole, di introdurre surrettiziamente l\u2019ecclesiologia della quale il <\/span><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\"><i>vecchio rito<\/i><\/span><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\"> \u00e8 espressione (piramidale, gerarchica e clericale) dentro una Chiesa che ha scelto la strada della comunione, della sinodalit\u00e0 e della prossimit\u00e0. Bisognerebbe cos\u00ec imparare a prendere le distanze da una rigidit\u00e0 formale che cerca risposte rassicuranti in un passato idealizzato, ponendosi in aperta, e talvolta consapevole, rottura con il cammino tracciato dal Concilio Vaticano II.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Vaticano II, non paura della storia<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\">La lezione che proviene da \u00c9c\u00f4ne \u00e8 chiara: non pu\u00f2 esserci, non pu\u00f2 pi\u00f9 esserci, una Chiesa cattolica senza il Concilio Vaticano II, come ha dimostrato il profetico magistero di Papa Francesco. Cos\u00ec l\u2019esperienza della Fraternita San Pio X ci mette davanti alla responsabilit\u00e0 di non frenare, non bloccare, non fare arretrare di un millimetro il soffio di novit\u00e0, di libert\u00e0, di fiducia nel presente e nel futuro che \u00e8 promanato dal Concilio Vaticano II. Questa verit\u00e0 bisogna affermarla anche, e soprattutto, nelle nostre liturgie. Una fede che si barrica dentro un museo per paura della storia non \u00e8 pi\u00f9 cattolica. \u00c8 solo l\u2019idolo di se stessa. Un idolo che rassicura le fragilit\u00e0 esistenziali di chi ci si scherma dietro, ma non \u00e8 pi\u00f9 capace di parlare alle donne e agli uomini del nostro tempo della speranza e della libert\u00e0 evangelica. <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questo secondo intervento, parla un canonista: Luigi Mariano Guzzo, che ringrazio. 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