{"id":20501,"date":"2026-07-02T16:03:25","date_gmt":"2026-07-02T14:03:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20501"},"modified":"2026-07-02T16:03:25","modified_gmt":"2026-07-02T14:03:25","slug":"quanto-dista-econe-da-roma-lo-scisma-e-il-decreto-di-censura-considerati-nel-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/quanto-dista-econe-da-roma-lo-scisma-e-il-decreto-di-censura-considerati-nel-tempo\/","title":{"rendered":"Quanto dista Econe da Roma? Lo scisma e il decreto di censura considerati nel tempo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilio-vaticano-I.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15708\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilio-vaticano-I-300x197.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"197\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilio-vaticano-I-300x197.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilio-vaticano-I.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">Se<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\"> si chiede ad un programma di gestione dei viaggi la distanza spaziale tra Roma ed Econe, la risposta \u00e8 817 km. Ovviamente non ci sono programmi o applications che possano rispondere alla domanda su quale sia la distanza \u201ctemporale\u201d tra Roma ed Econe. Ma questa risposta sarebbe piuttosto interessante. E forse la risposta potrebbe essere diversa se si considerasse soltanto la cerimonia di \u201cordinazione\u201d del 1 luglio, e se, invece, si ci si occupasse, in un secondo momento, dei due documenti, del 2 luglio, che questa mattina sono stati pubblicati da parte del Dicastero per la Dottrina della fede. Proviamo a soffermarci un poco sulla difficolt\u00e0 di datare, nel tempo, non solo l\u2019atto dei lefebvriani, ma anche la risposta ufficiale della Curia romana.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\"><b>La fissazione sul 1864<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">Non vi \u00e8 dubbio che, se si legge la <a href=\"http:\/\/chrome-extension:\/\/efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj\/https:\/\/fsspx.news\/sites\/default\/files\/documents\/professione_di_fede_cattolica_it.pdf\">Professione di fede cattolica<\/a> che qualche giorno prima del 1 luglio \u00e8 stata diffusa dalla FSSPX, non si fa fatica a comprendere che quella comunit\u00e0 si \u00e8 fermata al Sillabo di Pio IX, al 1864 e legge tutto ci\u00f2 che \u00e8 venuto dopo come un tradimento del vero cattolicesimo. Rispetto a quel testo \u00e8 evidente come gi\u00e0 i testi di Pio X e di Pio XII, per non parlare del Concilio Vaticano II e di larga parte del magistero postconciliare sono solo la storia di un abbaglio e di una errabonda perdita di identit\u00e0. Se ti convinci che la vera chiesa \u00e8 quella di Pio IX, \u00e8 difficile che tu possa dialogare con la cultura del 900 e del nuovo millennio. Davvero, rispetto a quella professione di fede e alla cerimonia che l\u2019ha suggellata nella logica dello scisma, si deve dire, insieme a Papa Leone: \u201cNoi dobbiamo andare avanti\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">Se per\u00f2 ci si sofferma sul decreto di scomunica e sulla nota esplicativa che lo accompagna, allora non \u00e8 cos\u00ec facile fornire una differenza di datazione tanto certa.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">Va detto, infatti, che la tradizione moderna del cattolicesimo, sulla scia della preziosa elaborazione medioevale, si \u00e8 organizzata con un ordinamento della giurisdizione secondo Congregazioni che risale al XVI secolo. DI recente \u00e8 cambiato il nome, si chiamano Dicasteri, ma non \u00e8 cambiata la procedura e neppure il linguaggio. Il dicastero che parla nel 2026, e che si pronuncia sull\u2019operato della FSSPX, usa le categorie penali e le forme disciplinari di 500 anni fa. Il rischio \u00e8 di confondere il cattolicesimo con queste forme moderne della giurisdizione. Eppure questo, per certi versi \u00e8 anche un bene: infatti, se la FSSPX \u00e8 un evidente fenomeno \u201ctardo-moderno\u201d, legato alla incomprensione della tradizione, che viene paralizzata e congelata in forme immodificabili e museali (ossia tradizionalismo in senso tecnico, come sostituzione della tradizione con un fantoccio), la risposta di Roma avviene in un registro pi\u00f9 antico, ma comunque moderno e che riduce tutta la questione ad un delitto molto semplice: lo scisma \u00e8 infatti \u201cnon osservare la subordinazione al papa\u201d, che nel caso specifico \u00e8 procedere alla nomina dei vescovi senza mandato papale. La cosa certo \u00e8 grave, dal punto di vista istituzionale, ma dobbiamo chiederci: perch\u00e9 mai il papa \u00e8 contrario a queste ordinazioni? Solo perch\u00e9 si sente \u201cscavalcato\u201d? La questione formale non \u00e8 decisiva, se non sul piano giuridico, come \u00e8 inevitabile. Ma sul piano sostanziale, dove sta la questione? Di questo, in fondo, non si \u00e8 detto nulla.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\"><b>Che cosa significa \u201cnoi dobbiamo andare avanti\u201d?<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">Se di fronte ai lefebvriani diciamo giustamente con papa Leone &#8220;Noi andiamo avanti&#8221;, dobbiamo farlo davvero. La domanda che deve essere formulata, in tutta la sua urgenza, \u00e8 la seguente: In che senso \u00e8 inaccettabile una setta che vuole fermarsi nella storia al 1864, se la Chiesa di Roma, per censurare questa opzione, usa la lingua e le categorie del 1864?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">Qui ci troviamo, davvero, nel centro della questione.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">Per semplificare, talvolta si dice: i lefebvriani sono \u201cpre-conciliari\u201d, ossia non accettano il Concilio Vaticano II. Viceversa la Chiesa di Roma \u00e8 conciliare, ossia determinata in modo significativo dai 16 documenti approvati dal CV2. Bene. Se il Concilio \u00e8 stato anzitutto un evento linguistico \u00e8 evidente che, per stare nella sua tradizione, non si pu\u00f2 parlare un linguaggio che avrebbe potuto essere scritto e detto un secolo prima del Concilio. Ecco un merito grande di ci\u00f2 che ieri si \u00e8 consumato: mettere di fronte a tutti i cattolici la evidenza di uno scisma, ma anche la inadempienza linguistica e istituzionale della Chiesa romana. Se \u00e8 vero che riusciamo a vedere l\u2019errore commesso dalla FSSPX, e questo \u00e8 certamente un dato positivo, \u00e8 altrettanto vero che non riusciamo a dire, con la stessa autorit\u00e0, il vero motivo della condanna. Ma questo non \u00e8 chiaro per una parte non irrilevante della Chiesa romana: che la libert\u00e0 di coscienza, la partecipazione attiva alla liturgia, la struttura comunionale della Chiesa, la relazione con i segni dei tempi sia costitutiva del cattolicesimo, almeno da 60 anni, non appare per nulla nei due pronunciamenti di stamattina, che parlano solo di \u201cdelitto di scisma\u201d e di \u201cconseguenze su presbiteri e fedeli\u201d. Sembra un atto di \u201cnormale amministrazione moderna\u201d, che non riesce a tematizzare la questione vera, per carenza di categorie. Nel \u201csistema\u201d non \u00e8 previsto altro che questo atto formale.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\"><b>Paradossi e crisi di crescita<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">Ai lefebvriani sembra che si possa perdonare tutto: che neghino la identit\u00e0 libera di ogni soggetto, che assumano come \u201cpeccato\u201d ogni storia diversa da quella dei cattolici, che condannino ogni religione diversa dal cattolicesimo come perversione, che non capiscano il bene che \u00e8 venuto anche alla Chiesa dal mondo tardo moderno. L\u2019unica cosa imperdonabile sembra il fatto che non accettino la sottomissione al Sovrano Pontefice. Scisma, nella definizione giuridica, \u00e8 questo e solo questo. E\u2019 una questione di potere, che certo manifesta molto pi\u00f9 di questo, ma che si riduce a questione di esercizio della giurisdizione. Questo modo di pensare, la realt\u00e0 eccleisale e i delitti che la feriscono, \u00e8 del tutto fuori dal tempo: condivide, con i lefebvriani, la mancanza di storia e di coscienza.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">Infatti, su tutto il resto, sembra che non ci siano problemi. Forse questo \u00e8 inevitabile, data la impostazione moderna della Curia romana. Forse per\u00f2, come scrivono alcuni, sar\u00e0 inevitabile che si passi dallo scisma alla contestazione della eresia: ossia che si passi da questioni formali, per quanto non secondarie, a questioni sostanziali. Solo cos\u00ec apparir\u00e0 davvero la distanza temporale di Econe da Roma. Appariranno come errori irrimediabili tutte quelle affermazioni che, negli ultimi 20 anni, alcuni, nella Curia romana, hanno pensato di poter \u201caddomesticare\u201d, fino a ipotizzare una sorta di riduzione del Vaticano II a pochi principii non negoziabili, lasciando tutti liberi sul resto (tra cui, ad es., la riforma liturgica). Il gioco al ribasso, che si \u00e8 fatto per venti anni, in alcuni settori della Curia romana, ora diventa un punto molto imbarazzante, che si pu\u00f2 cercare di nascondere, lasciando il conflitto tra Econe e Roma sul piano formale, come se si trattasse soltanto di un grave caso di insubordinazione: se non avessero ordinato quei 4 vescovi, tutto sarebbe a posto&#8230;<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">Questo passaggio sostanziale, che costringe tutti a prendere posizione, ora sar\u00e0 inevitabile, anche per far maturare una differenza meno formale tra Roma e Econe. Perch\u00e9 non si cada pi\u00f9 nella trappola di condannare una setta che parla con le parole del 1864, facendo uso di una terminologia arretrata di 150 anni. Perch\u00e9 sia pi\u00f9 chiaro che cosa significa per Roma &#8220;Noi dobbiamo andare avanti&#8221;: dal Decreto e dalla Nota esplicativa di questa mattina il nodo centrale non si capisce dove stia: forse non si doveva capire o forse non si \u00e8 ancora voluto che diventasse del tutto chiaro. Ma non tarder\u00e0 a farsi manifesto. Purch\u00e9 anche i pastori e i teologi non stiano a guardare lo spettacolo, come se non li riguardasse. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se si chiede ad un programma di gestione dei viaggi la distanza spaziale tra Roma ed Econe, la risposta \u00e8 817 km. 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