{"id":20496,"date":"2026-07-01T17:27:45","date_gmt":"2026-07-01T15:27:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20496"},"modified":"2026-07-01T17:27:45","modified_gmt":"2026-07-01T15:27:45","slug":"il-grande-scisma-e-il-piccolo-scisma-i-diversi-tradizionalismi-alla-resa-dei-conti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-grande-scisma-e-il-piccolo-scisma-i-diversi-tradizionalismi-alla-resa-dei-conti\/","title":{"rendered":"Il grande scisma e il piccolo scisma: i diversi tradizionalismi alla resa dei conti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13948\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio2-296x300.jpg\" alt=\"\" width=\"296\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio2-296x300.jpg 296w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio2.jpg 949w\" sizes=\"(max-width: 296px) 100vw, 296px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Lo scisma consumatosi quest\u2019oggi, 1 luglio 2026, non \u00e8 una grande novit\u00e0 e conferma una situazione che si \u00e8 costruita negli ultimi 40 anni, progressivamente, dopo lo scisma del 1988. Una parte della curia romana e della chiesa universale, dopo quella data, ha iniziato a pensare che quello scisma fosse il segnale di eccessive aperture del cattolicesimo. E ha iniziato a lavorare per riavvicinare le posizioni: in altri termini per far rientrare i lefebvriani mediante una serie di concessioni da parte della curia romana. Le cose sono iniziate con Giovanni Paolo II, ma si sono intensificate con il pontificato di Benedetto XVI, che \u00e8 arrivato a concedere ai lefebvriani il loro argomento pi\u00f9 antico: <i>che la riforma liturgica non fosse normativa per tutti e concedesse, a qualcuno, di farne a meno, <\/i><i>senza perdere la comunione con Roma<\/i>. Se questa idea, che Lefebvre aveva imparato da Giuseppe Siri, fosse diventata \u201cparola comune della chiesa romana\u201d, forse si sarebbe potuto ridurre la distanza e aprire una fase nuova. Ovviamente il prezzo pagato, dopo il 2007, \u00e8 stato assai alto. Per ridurre le distanze dal tradizionalismo scismatico, si \u00e8 alimentato un tradizionalismo istituzionale ancora pi\u00f9 pericoloso, perch\u00e9 illudeva alcuni gruppi di cattolici di poter restare cattolici fermando l\u2019orologio della liturgia a prima del Concilio Vaticano II.<\/p>\n<p>Lo scisma di oggi segnala, ufficialmente, che quella prospettiva \u00e8 priva di fondamento. Certo, la liturgia \u00e8 solo una componente della vita cattolica. I lefebvriani hanno problemi con tutti i documento del Concilio, non solo con <i>Sacrosanctum Concilium<\/i>. Ma ancor pi\u00f9 se la prendono con la libert\u00e0 di coscienza, con il pluralismo delle culture, con la forma ecclesiale di comunione, e con mille altre determinazioni della chiesa degli ultimi 60.<\/p>\n<p>Ma questo vale anche per i tradizionalisti che chiedono \u201csolo\u201d la messa in latino secondo il messale del 62 (ultimo messale tridentino). Anche loro, in modo trasparente, non accettano non solo la riforma liturgica, ma il volto ecclesiale emerso dal Concilio, a tutti i livelli.<\/p>\n<p>Qui allora sta il problema: che fare di questi cattolici illusi di poter restare cattolici senza accettare il Vaticano II? Sono stati illusi negli ultimi 20 anni in modo scandaloso, direi vergognoso. Una delle conseguenze dello scisma di oggi \u00e8 il fatto di aver smontato definitivamente questa illusione. Come ha osservato in un recente articolo ben fondato Arthur Holquin, tutte le soluzioni predisposte per la questione della \u201cmessa antica\u201d risultano fallite: sia la prelatura personale, sia la parrocchia personale, sia la soluzione tipografica di due ordines in un solo libro, sia il parallelismo di forme istituito da Summorum Pontificum.<\/p>\n<p>Che cosa resta, allora, come concreta possibilit\u00e0?<\/p>\n<p>Mi pare che non resti altro che riconoscere il valore di mediazione della riforma liturgica, che offre una liturgia accogliente per tutti: per chi vuole una forma pi\u00f9 classica e per chi vuole una forma pi\u00f9 dinamica. A tutti coloro che sono stati illusi da 20 anni di ubriacatura sul Vetus Ordo, non resta che tornare nell\u2019unica chiesa e nell\u2019unica liturgia. Una chiesa che, nel Novus Ordo, permette alle comunit\u00e0, se lo vogliono, di celebrare solo in lingua latina e di usare solo il Canone Romano. Ma non permette che il calendario e il lezionario sia spezzato tra prima e dopo il Concilio. N\u00e9 permette che, sotto la liturgia tridentina, possa covare una ostilit\u00e0 alla libert\u00e0 di coscienza, al dialogo interreligioso, al riconoscimento della dignit\u00e0 delle persone e alla integrazione delle forme irregolari di vita e di famiglia. Tutta questa ipocrisia, che predica la compatibilit\u00e0 tra forme ecclesiali incompatibili, finisce con lo scisma del 2026. E tutti, i fedeli come i pastori, i vescovi come i cardinali, gli intellettuali come i teologi, dovranno evitare di fare affermazioni vuote, di usare principi sofistici, di pensare a concordanze impossibili, pur di negare la evidenza. La parola pi\u00f9 chiara l\u2019ha detta papa Leone: \u201cNoi andiamo avanti\u201d. Questo non vale solo per lo scisma grande, ma anche per quello piccolo. Provvedere al secondo significa dire \u201cnoi andiamo avanti\u201d anche sul piano liturgico: chi vuole il latino e le forme classiche, le trova nei riti di Paolo VI e Giovanni Paolo II, non altrove. Una parola chiara, che oggi possiamo pronunciare con maggiore evidenza, visto che il rito tridentino, usato nel 2026, pu\u00f2 generare solo scisma e divisione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scisma consumatosi quest\u2019oggi, 1 luglio 2026, non \u00e8 una grande novit\u00e0 e conferma una situazione che si \u00e8 costruita negli ultimi 40 anni, progressivamente, dopo lo scisma del 1988. 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